437. è domenica, bortocal, che cosa credi? – CCMC 2

mi è difficile sentire che oggi è domenica nell’artificiale clima di domenica permanente indotto dalla condizione di pensionato in cui sono entrato da tre settimane, ma il suono delle campane me ne convince e schiude la mente del blog ad un post di argomento religioso.

– del resto nella vita reale non sto forse a impelagarmi nel progetto della costruzione di un centro per il dialogo inter-religioso?

dove per religione sarà da intendere ogni forma di pensiero che contribuire a legare e col-legare gli uomini FRA LORO, per cui anche l’ateismo è a pieno titolo una forma di pensiero “re-ligioso”.

però, chissà perché, sorrido mentre scrivo, a me pare piuttosto che religioso faccia rima con litigioso… 🙂 🙂 🙂

* * *

vorrei dire infatti qualcosa di polemico.

mi sono astenuto dall’intervenire sinora sul dialogo apertosi fra Scalfari e papa Francesco, con l’interessante appendice dell’intervento del teologo Mancuso, perché – posso dirlo? tanto che sono presuntuoso quel che basta si sa già… – l’ho trovato di un livello culturale piuttosto modesto e decisamente non all’altezza della fama, nel primo caso, e del ruolo, nel secondo, dei due personaggi.

e, a tacere, mi prudevano le mani, come può immaginare chi ben mi conosce.

la mancata conoscenza del tema delle origini storiche del cristianesimo da parte di Scalfari e la debolezza delle prospettive teologiche, ma purtroppo anche culturali, di papa Francesco hanno reso quel dialogo veramente poco interessante.

se qualcuno vorrà discutere questi giudizi, risponderò volentieri a domande precise nei commenti, ma qui voglio spostare l’asse del discorso.

non ha senso dal mio punto di vista una discussione sul cristianesimo che non muova su basi scientifiche, cioè da una rigorosa e filologica conoscenza dei testi, dato che la filologia è per le scienze umane quel che il metodo scientifico è per le scienze naturali.

e dunque, fatemi discutere di questo, per favore, come premessa di ogni altro discorso…

* * *

per chi si pone con mente libera di fronte alla domanda SE il cristianesimo possa dare un contributo alla ricerca della verità l’attendibilità complessiva della narrazione che fonda la fede si sonda anche attraverso il giudizio sulla qualità del discorso e sulla sua fondatezza.

l’essenza del cristianesimo consiste, vero?, nella fede nella resurrezione del suo fondatore, quello che i contemporanei chiamavano rabbi, maestro, e “figlio di Dio“, espressione generica ancora per esprimere ammirazione.

se la resurrezione è il fondamento della fede cristiana, ma viene narrata dalle fonti della fede in modi incoerenti fra loro che parzialmente si smentiscono, che cosa stiamo mettendo a fondamento della fede?

il fatto, narrato in modo complessivamente confuso e inattendibile, oppure la fede stessa in maniera aprioristica?

* * *

personalmente sono convinto che la seconda risposta sia quella giusta e che l’uomo di fede rifiuti di considerare i fatti che possono dare ombra alla sua fede semplicemente perché non desidera mettere in discussione la sua fede nelle sue radici acritiche, come atto di volontà, forse anche inconscia.

applicando il principio del rasoio di Occam, si potrebbe quindi anche concludere che la critica pignolesca delle fonti, l’analisi terminologica approfondita, il confronto delle versioni sarebbero una speculazione inutile, almeno se rivolte al credente.

ma il credente non è il vero destinatario di questa critica: sarà sempre protetto dalla sua fede, che è un bisogno per lui, da ogni forma di riflessione che può mettergliela in discussione.

si arriva al paradosso, ben visibile nel caso di altre fedi di carattere politico che inquinano la nostra vita pubblica: che, per il fanatico o il credente per motivi irrazionali di pura fede, il fatto stesso che qualcuno metta in discussione la sua fede gliene conferma l’importanza e la centralità: quanto più qualcuno si affanna a dimostrargli gli errori di fatto che contraddicono la sua convinzione cieca, tanto più il credente fanatico ne sente irrazionalmente l’importanza e vi attacca emotivamente sentendosi minacciato.

paradosso più che paradossale: lo sforzo razionale di dimostrare la mancanza di basi oggettive di una fede la rafforza nelle sue basi emotive, che sono il suo vero fondamento: se non ci fossero i nemici della loro fede, i credenti dovrebbero inventarseli, perché sono proprio questi nemici razionali che li costringono quasi a credere con ancora più forza…

* * *

dunque lo scopo vero dell’analisi della credibilità razionale delle basi del cristianesimo ha come destinatario soltanto chi non crede pregiudizialmente, cioè chi è disposto ad accoglierla.

però ci si potrebbe chiedere che utilità ha anche per lui, se chi non crede è già per suo conto al di fuori del ricatto emotivo della fede, e a sua volta non ha affatto bisogno dell’analisi storica dettagliata e dei suoi risultati per confermare questo atteggiamento.

c’è forse bisogno di una analisi storica sofisticata per capire che non ha molto senso razionale fondare su testimonianze confuse ed incerte di quasi due millenni fa la propria sicurezza emotiva di essere immortali e di sopravvivere dopo la morte, sia pure sottoposti a giudizio?

e a che cosa serve davvero, per questa scelta, comprendere i dettagli, sempre in via ipotetica, delle forme nelle quali questa convinzione si è formata?

nessun senso, lo ammetto, neppure da questo punto di vista…

* * *

la conclusione di questa premessa è che la comprensione più accurata del vero significato dei testi fondativi della fede cristiana non ha NESSUNA funzione rispetto alla scelta personale di fede di ciascuno, né di chi la fa come credente, né di chi rifiuta questa scelta.

è semplicemente un problema storico come tanti altri, anche se per qualche verso molto più importante di tanti altri.

come in tanti altri campi di ricerca il rischio è di non riuscire ad approdare a nessuna interpretazione, di girare a vuoto in un coacervo di osservazioni sparse: rischio ancora più grave e quasi certo in un campo così profondamente caratterizzato dallo scontro dei convincimenti e delle passioni.

ma non è così: gradualmente e per approssimazioni successive, senza il conforto o la schiavitù di una qualche verità assoluta, la discussione chiarifica invece progressivamente diversi punti, illumina una situazione storica e culturale, restituisce in ultima analisi una loro verità più forte all’esperienza degli uomini che scrissero quelle parole.

* * *

anche se certamente ci lascia di fronte all’enigma di una religione, quella cristiana, che, in perfetta continuità in questo con quella ebraica, è fondata sulla manipolazione dei testi, sulla confusione delle fonti, sulla rissosità congenita e irrimediabile.

il cristianesimo ha ereditato dall’ebraismo una natura intrinsecamente conflittuale: la contrapposizione delle letture al suo interno è costitutiva, in forma più aspra che in tutte le altre religioni, dove pure, ovviamente, in parte esiste, e caratterizza la sua storiain modo più profondo che altrove.

per paradosso, questo conflitto permanente, che già cogliamo nei rapidi mesi della predicazione del suo fondatore, è la base della maggiore democraticità e frammentazione delle civiltà occidentali che lo hanno assunto e fatto proprio, oppure già ne erano contrassegnate e lo hanno riprodotto anche sul piano religioso.

* * *

è domenica e bisogna essere buoni, se suonano le campane, o almeno andare a messa…

però senza premesse come queste è inutile parlare di fede, caro Scalfari, come di tante altre cose di cui si parla troppo genericamente.

e, se dobbiamo parlare dei fondamenti della fede cristiana, dobbiamo misurarci prima di ogni altra cosa, prima ancora di un discorso sui vangeli, col problema delle Lettere di san Paolo.

perché se le Lettere inserite sotto il suo nome nel canone cristiano sono autentiche, allora è difficile pensare che la fede cristiana non abbia un suo nucleo almeno originale e vero, nel senso di storicamente esistito, nel I secolo.

ma se quelle Lettere sono frutto di una falsificazione del secolo successivo, allora davvero le basi razionali, cioe` storiche, della fede cristiana non dipendono quasi per nulla dalla predicazione di Jeshu e vanno spiegate in tutt’altra maniera.

* * *

è quel che si vedrà più avanti, promesso.

* * *

questo post fa parte di una serie organica di post in via di elaborazione, raccolta con la sigla CCMC Contributi alla comprensione della mitologia cristiana; inserendo nel motore di ricerca del blog in alto a destra la sigla si troveranno anche gli altri.

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15 risposte a “437. è domenica, bortocal, che cosa credi? – CCMC 2

  1. Pingback: la struttura della raccolta delle Lettere paoline e alcuni problemi connessi -CCMC 8, 675. | Cor-pus·

  2. si le regoline ci sono da espletare…ma non volevo farla vivere come un obbligo e così mi sono presa la libertà di dire “nessun obbligo” 😀
    poi se vuoi espletare…te le indico….

  3. non ho approfondito il dialogo fra il papa e scalfari,due personaggi che non trovo molto interessanti perchè prigionieri: il primo di una struttura antiquata ed autoreferenziale,il secondo del suo iperego che lo illude di essere un grande “maitre a penser”.

    mi ha tuttavia colpito una frase di francesco….”dio perdona anche chi non crede”…..! ma se santa romana chiesa da sempre ripete che la fede e’ un dono di dio…..questi alla fine non dovrebbe perdonare se stesso per la discriminazione piuttosto che l’uomo ????

    • non solo.

      “dio perdona coloro che ha deciso di non salvare rifiutandogli il dono della fede”…:quindi li salva, direi.

      mica male come ossimoro logico: insomma, li salva o non li salva?

      questo è peggio del paradosso del cretese bugiardo.

  4. Ciao! Ho nominato il tuo Blog per il ” Versatile Blogger Award.”
    Nessun obbligo, solo apprezzamento per il tuo blog, per le cose che scrivi, per come le scrivi e per quel fermento neuronale che scateni quando ti leggo…quindi prendilo solo come una carezza…
    un abbraccio
    Pan

  5. Troppo “complicato” per me. 😦
    Forse perchè non so…scarso interesse?

    E’ inutile se non si studia tutto questo bel pò di lettere, scritture vecchie e nuove….come si fa a pronunciarsi?

    Io dal canto mio sono solo una dissacratrice e contestatrice, sempre…anche senza conoscenze … 😉

    buona serata
    .marta

    • lo scarso interesse non mi stupirebbe

      non c’è bisogno, effettivamente, di occuparsi della autenticità delle lettere paoline, per decidere di non credere…

      poi c’è qualcuno come me che quarant’anni fa ha imparato un mestiere, e che deve pure continuare ad esercitarsi… 🙂

      • In fondo hai ragione…però io ho una certa intolleranza verso le religioni. diciamo allergia va…che è meglio.

        Non mi incuriosisce per niente e nemmeno sento che mi manchi qualcosa…

        Sono grave?

        • mica tanto, direi… 😉

          “chi non crede è già per suo conto al di fuori del ricatto emotivo della fede, e a sua volta non ha affatto bisogno dell’analisi storica dettagliata e dei suoi risultati per confermare questo atteggiamento”.

          mi sembra che parli proprio di te, e sta scritto lì sopra… 🙂 🙂 🙂

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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