441. due papi al posto di uno: vita dura per gli atei come Odifreddi in Italia…

due papi scrivani, due gagliardi ottantenni, più o meno: uno, quello in carica, scrive a Scalfari; l’altro, quello emerito, punta Odifreddi, che è un osso più tosto.

e io che ho appena affrontato in alcuni post particolarmente impegnati proprio gli stessi temi di cui si occupano loro?

a me scrivono certe blogger sensibili e acute, e quindi lo sapete tutti, vero?, che il fortunato sono io…

* * *

pensate che piacere e che sollievo per Odifreddi ricevere da un papa, sia pure dimesso, dei messaggini come questi, dietro il quale si sente ancora friggere la carne degli eretici:

Ciò che Lei dice sulla figura di Gesù non è degno del Suo rango scientifico.

Se Lei pone la questione come se di Gesù, in fondo, non si sapesse niente e di Lui, come figura storica, nulla fosse accertabile, allora posso soltanto invitarLa in modo deciso a rendersi un po’ più competente da un punto di vista storico.

Le raccomando per questo soprattutto i quattro volumi che Martin Hengel (esegeta dalla Facoltà teologica protestante di Tübingen) ha pubblicato insieme con Maria Schwemer: è un esempio eccellente di precisione storica e di amplissima informazione storica.

Di fronte a questo, ciò che Lei dice su Gesù è un parlare avventato che non dovrebbe ripetere.

chissà che cosa avrà scritto di tanto avventato Odifreddi…

che la figura di Jeshu sia poco conoscibile ed enigmatica storicamente è noto a tutti color che hanno studiato l’argomento.

posso dirlo in questa maniera un poco dogmatica e non aggiungere altro?

dai, per una volta, sì.

(comunque, se qualcuno volesse godersi almeno un piccolo assaggio, può aprire, in fondo al post, una breve nota relativa al personaggio storico dell’Egiziano in Giuseppe Flavio (e negli Atti degli apostoli)).

* * *

basta dunque citare un fatto, uno soltanto, anche solo lontanamente riferito o riferibile alle origini del cristianesimo, per trovarsi immersi nella totale confusione di notizie leggendarie raccolte da una tradizione orale di un secolo prima, che ci si ostina a volere considerare ricordo di fatti storici e non fantasia e leggenda costruita su fatti lontani.

però Ratzinger, e chi crede come lui, sostiene che “l’esegesi storico-critica è necessaria per una fede che non propone miti con immagini storiche, ma reclama una storicità vera e perciò deve presentare la realtà storica delle sue affermazioni anche in modo scientifico”.

e nello stesso tempo non coglie la spettacolare contraddizione di aggiungere poco dopo: “tutti i miei sforzi hanno l’obiettivo di mostrare che il Gesù descritto nei Vangeli è anche il reale Gesù storico; che si tratta di storia realmente avvenuta”. 

ma, siccome su questo ho scritto due soli giorni fa, perché ripetermi?

* * *

però lo stesso Ratzinger che è così sicuro di potere ricostruire in maniera attendibile la vita di un personaggio dalla fisionomia incerta, come Jeshu, scrive in altri passi della sua lettera che “l’esegesi storico-critica può essere usata anche dall’anticristo – il che è un fatto incontestabile” (a Odifreddi fischino le orecchie, ma più ancora a chi so io…). 

e non ha pudore di aggiungere queste sciocchezze:

4. La fantascienza esiste, d’altronde, nell’ambito di molte scienze.

Ciò che Lei espone sulle teorie circa l’inizio e la fine del mondo in Heisenberg, Schrödinger ecc., lo designerei come fantascienza nel senso buono: sono visioni ed anticipazioni, per giungere ad una vera conoscenza, ma sono, appunto, soltanto immaginazioni con cui cerchiamo di avvicinarci alla realtà.

Esiste, del resto, la fantascienza in grande stile proprio anche all’interno della teoria dell’evoluzione.

Il gene egoista di Richard Dawkins è un esempio classico di fantascienza.

Il grande Jacques Monod ha scritto delle frasi che egli stesso avrà inserito nella sua opera sicuramente solo come fantascienza.

Cito:

“La comparsa dei Vertebrati tetrapodi… trae proprio origine dal fatto che un pesce primitivo “scelse” di andare ad esplorare la terra, sulla quale era però incapace di spostarsi se non saltellando in modo maldestro e creando così, come conseguenza di una modificazione di comportamento, la pressione selettiva grazie alla quale si sarebbero sviluppati gli arti robusti dei tetrapodi.

Tra i discendenti di questo audace esploratore, di questo Magellano dell’evoluzione, alcuni possono correre a una velocità superiore ai 70 chilometri orari…” (citato secondo l’edizione italiana Il caso e la necessità, Milano 2001, pagg. 117 e sgg.). 

dunque, a stare a Ratzinger, se i vangeli sono storia, la scienza potrà ben essere dichiarata fantascienza!

* * *

su un punto tuttavia Odifreddi ha torto e Ratzinger ha ragione di pizzicarlo, anche se poi ha torto anche lui.

scrive Odifreddi:

Nella Natura si manifesta dunque un ordine universale, che si chiama Logós in greco, Ratio in latino e Ragione in italiano. – no, uffa, perché farmi fare la parte del pedante? non si chiama Logòs, si chiama lògos, con un altro accento e senza la maiuscola.

Il che ci permette di dare un senso letterale al versetto metaforico del Rig Veda, poi annesso dal versetto 1,1 di Giovanni: “in principio era la Ragione, e la Ragione era presso Dio, e Dio era la Ragione”.

il versetto del Rig Veda “annesso” al Vangelo secondo Giovanni? questa è cultura New Age pura!

Intendendo, naturalmente, per “Dio” la Natura.

Analogamente possiamo interpretare il versetto 1,14: “la Ragione si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, intendendolo nel senso che la ragione umana è uno dei modi in cui la Ragione cosmica si manifesta nell’ordine della Natura.

sciocchezze enormi.

lògos è “la parola”, non la ragione, ed il confronto con formule simili ritrovate nei rotoli del Mar Morto persuade che il termine intende riferirsi alla “Parola” di Dio, come si è manifestata nella Bibbia ebraica.

niente a che fare con le elucubrazioni razional-misticheggianti di Odifreddi, che finisce per convalidare un testo espressione massima dell’irrazionalismo religioso, ponendolo a base della sua personale religione panteistica che lui pretende razionale : penoso!

* * *

Ratzinger infatti gli risponde:

Con il 19° capitolo del Suo libro torniamo agli aspetti positivi del Suo dialogo col mio pensiero. (…)

Anche se la Sua interpretazione di Gv 1,1 è molto lontana da ciò che l’evangelista intendeva dire, esiste tuttavia una convergenza che è importante. (…)

In ogni caso, però, valuto molto positivamente il fatto che Lei, attraverso il Suo confrontarsi con la mia Introduzione al cristianesimo, abbia cercato un dialogo così aperto con la fede della Chiesa cattolica e che, nonostante tutti i contrasti, nell’ambito centrale, non manchino del tutto le convergenze.

capito dove vanno a finire gli atei spericolati ma in fondo devoti (Odifreddi o Scalfari), che non si informano filologicamente prima di parlare?

* * *

non rinuncio tuttavia ad un piccolo assaggio almeno di uno dei problemi minori posti dalla ricostruzione storica della figura di Jeshu, che si apre quando si lasciano da parte per un attimo gli scritti evangelici e ci si rivolge ad uno storico vero del tempo: 

Giuseppe Flavio, Guerra giudaica 2:13.4-5 (259-263):

Individui falsi e bugiardi, fingendo di essere ispirati da Dio e macchinando disordini e rivoluzioni, spingevano il popolo al fanatismo religioso e lo conducevano nel deserto promettendo che ivi Dio avrebbe mostrato loro segni premonitori della liberazione.

Contro costoro Felice, considerandoli come istigatori alla ribellione, mandò truppe a cavallo e a piedi e ne fece gran strage.

Ma guai ancor maggiori attirò sui giudei il falso profeta egiziano.

Arrivò infatti nel paese un ciarlatano che, guadagnatasi la fama di profeta, raccolse una turba di circa trentamila individui che s’erano lasciati abbindolare da lui, li guidò dal deserto al monte detto degli ulivi e di lì si preparava a piombare in forze su Gerusalemme, a battere la guarnigione romana e a farsi signore del popolo con l’aiuto dei suoi seguaci in armi.

Felice prevenne il suo attacco affrontandolo con i soldati romani, e tutto il popolo collaborò alla difesa sì che, avvenuto lo scontro, l’egizio riuscì a scampare con alcuni pochi, la maggior parte dei suoi seguaci furono catturati o uccisi mentre tutti gli altri si dispersero rintanandosi ognuno nel suo paese.

Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, 20:6 (167-171):

In quel tempo venne dall’Egitto a Gerusalemme un uomo che diceva di essere un profeta e suggeriva alle folle del popolino di seguirlo sulla collina chiamata Monte degli Ulivi, che è dirimpetto alla città, dalla quale dista cinque stadi.

Costui asseriva che da là voleva dimostrare come a un suo comando sarebbero cadute le mura di Gerusalemme e attraverso di esse avrebbe aperto per loro un ingresso alla città.

Udita tale cosa, Felice ordinò ai suoi soldati di prendere le armi; e con una notevole forza di cavalleria e di fanti, uscirono da Gerusalemme e si lanciarono sull’egiziano e sui suoi seguaci uccidendone quattrocento e catturando duecento prigionieri.

L’Egiziano fuggì dalla battaglia e si dileguò.

le analogie con le vicende narrate di Jeshu sono evidenti e impressionanti.

ma non sono limitate alle vicende di Jeshu, anzi!

Atti degli apostoli, cap. 21

il comandante della coorte di Gerusalemme salva a stento Paolo di Tarso, arrestandolo, dall’essere massacrato in un tumulto popolare per l’accusa di avere fatto profanare il tempio facendovi entrare un suo amico greco.

37Sul punto di essere condotto nella fortezza, Paolo disse al comandante:

«Posso dirti una parola?».

Quello disse:

«Conosci il greco? 38Allora non sei tu quell’Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto nel deserto i quattromila ribelli?». 

39Rispose Paolo:

«Io sono un giudeo di Tarso in Cilìcia, cittadino di una città non senza importanza.

Ti prego, permettimi di parlare al popolo».

e, secondo questo resoconto, che noi dovremmo ritenere storico, il comandante acconsente!

e Paolo tiene agli ebrei un discorso così provocatorio che i tumulti riprendono…

siccome entrambi questi fatti si svolsero poco prima dello scoppio delle guerra ebraica (Felice fu procuratore della Palestina dal 52 al 60 d.C.), la cronologia impedisce di credere che questo egiziano fosse Jeshu stesso, del resto venuto dall’Egitto pure lui; però non impedisce di credere che alcune delle azioni di questo personaggio senza nome siano confluire in una biografia leggendaria di Jeshu il rabbi, scritta dopo la distruzione di Gerusalemme e la cancellazione del popolo ebraico dalla Palestina…

e rimane non spiegato come mai i due principali intellettuali ebrei del I secolo, cioè vissuti o contemporaneamente a Jeshu (Filone di Alessandria) o poco dopo (Giuseppe Flavio) non nominano Jeshu – salvo il secondo in un passo di uno dei suoi libri che ha tutta l’aria di essere inserito dopo o in un altro per ricordare suo fratello Giacomo (sempre che il passo sia stato interpretato bene….).

5 risposte a “441. due papi al posto di uno: vita dura per gli atei come Odifreddi in Italia…

    • e a chi dovevo pensare se non anche a te, a proposito di blogger sensibili e acute?

      la tua osservazione mi è stata utile: credo che quella lunga divagazione sull’egiziano fosse dispersiva, e adesso l’ho messa in fondo, come se fosse stata una nota a piè pagina.

      sì, mi pare che adesso il discorso scorra meglio e spero sia anche più comprensibile.

  1. da un commento di spam (secondo la piattaforma):

    Inviato il 25/09/2013 alle 08:25

    Una ulteriore “prova” della storicità di Gesù di Nazaret è il suo genio come è narrato dai Vangeli. Perché aveva un’intelligenza simile nel metodo a quella di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, che stupidi non erano. Come dimostra Ravecca Massimo nel suo ebook: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Un intelligenza che si esplicava in processi ricorsivi, giochi di specchi. Nella parabola di Lazzaro e il ricco epulone, Lazzaro resuscita, poi resuscita l’amico Lazzaro, e come profetizzato nella parabola, Gesù non viene creduto, ma anzi condannato a morte. Dopodiché resuscita Lui, è attualmente non molti gli credono… Un intelligenza nel metodo comune a tutti i principali geni della storia che non poteva essere invenzione di qualche evangelista. A prescindere da molte altre considerazioni, questa è una prova indiretta ulteriore dalla storicità di Gesù di Nazaret.
    Saluti.

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