454. il laboratorio artistico di Affandi a Yogyakarta – videoclip indonesiano n. 53.

il commento di questo video riparte dalla sintetica cronaca del 30 aprile, scritta dalla postazione internet della Guest House di Borobudur nella quale sto per arrivare in modo alquanto avventuroso: poche parole, scritte in fretta, sia per la stanchezza della intensissima giornata (anche gli spettatori eventuali dei videoclip credo se ne stiano rendendo conto… 😉 sia per il risveglio precoce che mi attendeva l’indomani.

faccio tardi per andare a visitare il museo di Affandi, una specie di Picasso locale

206. riassunto di tre giorni molto movimentati. My Indonesia 10.

ma è come se la fretta avesse coinvolto non solo i resoconti, ma l’intero mondo mentale delle mie reazioni durante il viaggio: sindrome di Stendhal da eccesso di esperienze che fosse, oppure esaurimento psico-fisico per gli stress continuati, mai ho vissuto l’esperienza strana che sto vivendo in questo viaggio: il suo riviverlo attraverso i lunghi montaggi video per la prima volta mi dà delle soddisfazioni maggiori di quelle che ricordo del viaggio stesso.

prendiamo questa strana decisione che ho preso, all’uscita dal Kraton, di andare – nel pomeriggio che oramai avanza e nell’Indonesia equatoriale ha tutt’altra misura e consistenza che da noi – con l’autobus urbano che è quasi un metrò di superficie su gomma, al museo-casa-laboratorio del grande e per me sconosciuto pittore indonesiano Affandi del secolo scorso.

e l’ho fatto soltanto perché il giorno prima, tornando da Prambanan, mi aveva colpito la forma bizzarra dell’edificio, con la sua sagoma imponente e arrotondata e le sue torri dal tetto conico, che emergeva, vista da quello stesso autobus che mi portava a casa dalle meraviglie dei tempi induisti e buddisti, sulla riva di un fiume sporco e  miserabile, ma tra una vegetazione esplosiva.

mi rendo conto meglio oggi di non avere visitato tanti altri punti interessanti di Jogja, così che un altro viaggio ci starebbe tutto, tante sono ancora le cose da vedere di questa città (tra cui il mercato principale o la zona del fiume), ma non sono affatto pentito di averli sacrificati al paio d’ore trascorse per esplorare questo posto – anche se questa visita la sentii allora come una stranezza estemporanea e bizzarra (anche se avevo seguito un criterio molto preciso, e volevo variare il tipo di esperienze che stavo compiendo ed inserirci qualcosa dell’Indonesia moderna).

ma poi ero tornato con un senso sciocco di distacco da questo pittore, che avevo definito Picasso locale per il grande ruolo storico esercitato sull’arte locale e per una certa analogia di posizioni politiche che mi era sembrato di cogliere dalle sue opere, ma che aveva ribadito certi miei stupidi pregiudizi (a cui ho dato ampia voce anche in qualche post precedente) sulla mancanza di spirito artistico figurativo in Indonesia – solo perché la loro pittura è molto più fondata sul colore che sulla forma e a noi appare rozza e populista.

(qualcuno ha letto e si ricorda del post 443. il mio primo amico di blog indonesiano.? ecco, la svolta verso la comprensione della moderna pittura indonesiana per me è avvenuta lì, e mi permette di capire meglio anche la pittura di Affandi che è il retroterra storico artistico anche di quel tipo di arte; che è poi in continuità con quello che in altro post ho chiamato il kitsch artistico indonesiano).

* * *

bene, ho invece rivalutato Affandi proprio grazie al paio d’ore passato a montare il videclip: queste opere sono davvero straordinarie per l’intensità che le attraversa.

credo che sia durata di più la mia visita virtuale al suo museo negli ultimi due giorni di lavoro concentrato sul videoclip, che 5 mesi fa nella realtà; e mi ha fatto capire molto di più di lui, tanto che in questo momento le cose da dire mi si affastellano nella mente in modo confuso e devo provare a districarle, anche se questo comporta il rischio di scrivere un post molto lungo, povero me (ma non poveri voi, che tanto lo salterete, appena sentito questo annuncio, se qualcuno è arrivato davvero fino a qui…. ;)).

* * *

comincio allora nel modo più classico, con un ripasso di quel niente che ne diceva la Lonely Planet e che era tutto quello che avevo a disposizione allora per provare a conoscerlo:

Considerato uno degli artisti più celebri dell’Indonesia (perché poi “considerato”? la celebrità di qualcuno non è un’opinione, è un dato oggettivo: Affandi è uno dei padri della moderna Indonesia artistica, anzi per me è “il” padre, dato che non ho incontrato altre figure artistiche della sua portata nel mio viaggio), Affandi ha vissuto e lavorato in un atelier all’aspetto piuttosto bizzarro situato lungo il fiume 6 km circa a est del centro di Yogyakarta. 

oggi la sua abitazione (ma come è riduttivo definirla così, fino a che non la vedi, sinuosa ed avvolgente emergere quasi da una piscina azzurra – ora danneggiata dal terremoto di Yogyakarta del 2006 -, che ospita un mostro marino in forma di pesce che ingoia una figura umana come i  mostri serpente nei templi buddisti di Prambanan) dallo stile molto simile a quello di Gaudì (ma un Gaudì ripensato in una logica prettamente indonesiana) ospita il Museo Affandi, al cui interno è stata allestita una vasta collezione dei suoi dipinti (sono 250) compresi alcuni straordinari autoritratti. (…)

* * *

ma la voce italiana di wikipedia a lui dedicata, alla quale chiedo oggi aiuto, per saperne un po’ di più, è quasi più concisa della guida turistica.

Kasuma Affandi (Bandung1910 – 1990) è stato un pittore indonesiano.

È considerato il maggiore esponente della pittura del suo Paese, sin dal 1938, quando a Giacarta fu fondata l’Unione Degli Artisti, cui seguì l’Esposizione di Bandung l’anno successivo.

Kusuma si rifà all’espressionismo tedesco, caratterizzato da forti pennellate, e dalla tecnica di stendere i colori sulla tela usufruendo direttamente del tubetto.

In Italia ha ottenuto, nel 1977, il premio Dag Hammarskjoeld.

– però, insomma, ci sono le date di nascita e di morte (sbagliata la prima!), tanto per cominciare.

mi viene la tentazione di lavorarci su e di integrarla io 🙂 – e lo sto facendo davvero! 

per cui, se volete controllare la voce, che ho corretto in base ad altre fonti, ci troverete la mia nuova versione e non quella che avete letto qui sopra.

(metto in appendice questa voce come l’ho corretta su wikipedia italiana).

*  * *

Affandi, che nacque a Cirebon e non a Bandung, dove visse soltanto per un certo periodo, si colloca storicamente in una generazione successiva a quella di Picasso, che è vissuto circa trent’anni prima, dal 1881 al 1973; Affandi è più vicino cronologicamente semmai a Dalì (1904 – 1989), nato sei anni prima di lui e morto un anno prima soltanto.

e questa enorme casa-atelier, progettata da lui, potrebbe giusto ricordare la straordinaria casa/opera d’arte di Dalì a Figueras, con la quale condivide ad esempio perfino il gusto dell’esposizione di un’auto come oggetto artistico: Dalì espose quella di non so quale gangster che ci era stato ammazzato dentro in una sparatoria, mi pare (ma non trovo nulla in internet a riguardo e devo fidarmi della mia memoria e delle mie fotografie di quando la visitai), Affandi ci mette la sua Galant del 1967 dipinta in giallo e verde vivacissimi, accanto alla sua bicicletta.

a Dalì Affandi si avvicina soltanto alla lontana per lo sfrenato narcisismo che è del resto tipico di ogni artista di successo (come di ogni politico di successo): spesso il successo è direttamente proporzionale al lavoro che fai per ottenerlo e non si arriva senza un impegno terrificante (pensiamo anche ad un altro grande artista del Novecento, Warhol).

con Affandi siamo di fronte, palesemente, ad un uomo precocemente baciato dal successo, che è stato capace di costruirlo e mantenerlo lucidamente e spudoratamente per decenni, con una sua cifra originale, che è quella di una specie di guru artistico e di sapiente bizzarro: difficile dimenticare la sua statua coloratissima che lo rappresenta come santone con una pipa in mano all’ingresso del giardino di quella che fu la sua casa e dove sono conservate le sue ceneri…

* * *

Affandi quindi ci ricorda Van Gogh per l’uso del colore che si fa quasi materia e rilievo, Picasso per lo spirito innovativo della sua pittura e per le posizioni politiche di sinistra e per il pacifismo, Dalì per lo sguardo surreale sul mondo, gli espressionisti tedeschi e Schiele per la deformazine della realtà, Gaudì come architetto un poco folle.

è fortemente influenzato dalla pittura europea e nello stesso tempo è prettamente indonesiano.

solo ora che visito il suo museo capisco meglio i numerosi graffiti che ho trovato a Cirebon e Yogyakarta, che ho spesso fotografato perché mi sono piaciuti: in molti c’è un’eco diretta della sua pittura, che del resto, proprio attorno a questa casa museo ha portato alla fondazione di una scuola (sia una figlia che una nipote hanno continuato a lavorare come pittrici) e in un piano di questa casa museo, spettacolare per suo conto anche come opera architettonica, sono conservate diverse opere di seguaci che si richiamano a lui, anche se purtroppo senza raggiungere neppure lontanamente la sua potenza espressiva.

* * *

tra i disegni di Affandi, oltre a quello che suscitò un enorme scandalo nel paese allora, perché si rappresentò nudo, seduto ad un tavolo, e ad un altro che rappresentano Volendam, un paesino in Olanda (si sono stato anche io!), ne ho fotografato, anche per motivi affettivi, un paio sull’Italia: Roma, che rappresenta in un rapido schizzo, durante una manifestazione comunista, e Venezia, ridotta quasi a raccolta di simboli; il disegno successivo, dell’enorme monumento di Borobudur, vale quasi come introduzione alla prossima tappa del mio viaggio.

* * *

un significato e una potenza particolari ha la serie degli autoritratti, che ricordano molto da vicino quelli di Rembrandt, anche per la sequenza autobiografica che rappresenta quasi il misterioso interrogarsi di ciascuno di noi che la fortuna di invecchiare, sulle trasformazioni del proprio corpo.

vediamo Affandi giovane, col suo sguardo quasi spiritato lanciato verso il futuro, poi trasformato in giovane padre e uomo maturo, che progressivamente si logora e dissolve nella vecchiaia, lasciandoci alla fine una immagine totalmente rarefatta e sfilacciata nella quale è così difficile riconoscere l’io originario.

bello, insomma, intenso, significativo: una tappa davvero importante in un viaggio intorno all’Indonesia per cercare di capirla.

ed ecco la nuova versione della voce Affandi su wikipedia versione italiana, scritta da me.

Kasuma Affandi (Cirebon1907 – 1990) è stato un pittore indonesiano. Era figlio di R. Koesoema, un sorvegliante di una locale fabbrica di zucchero; il padre voleva che diventasse medico, ma Kasuma, terminati gli studi secondari superiori a Giacarta, non li proseguì per il desiderio di diventare un artista. Dal 1934 Affandi cominciò a studiare pittura come autodidatta. Sposò Maryati, un’artista sua seguace, e una dei suoi figli, Kartika, divenne pure pittrice. È il più noto esponente della nuova pittura del suo Paese, che ebbe la sua data ufficiale di nascita nel 1938, quando a Giacarta fondò l’Unione Degli Artisti (Persatuan Ahli Gambar), poi meglio conosciuta come gruppo Persagi, cui seguì l’Esposizione di Bandung l’anno successivo. Dal 1949 al 1951 Affandi vive e lavora in India e da lì si reca in Europa (Parigi, Londra, Brusseles, Roma); da questo periodo inizia a dipingere con uno stile personale che si rifà all’espressionismo tedesco, caratterizzato da forti pennellate, e dalla tecnica di stendere i colori sulla tela usufruendo direttamente del tubetto. Si reca poi negli Stati Uniti, dove insegna alla Ohio State University e dipinge un murale nell’East-West Center delle Hawaii. Espone alla Biennale di Venezia (1954) e di San Paolo (1956) e viaggia attraverso l’Asia, realizzando una serie di quadri per un collezionista giapponese. Fra le sue opere più importanti i numerosi autoritratti, di cui molti nella sua casa-museo di Yogyakarta, dove si conservano 250 dei suoi quadri. In Italia ha ottenuto, nel 1977, il premio Dag Hammarskjoeld.

2 risposte a “454. il laboratorio artistico di Affandi a Yogyakarta – videoclip indonesiano n. 53.

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