460. 1 ottobre – videoclip indonesiano n. 0.

che cosa successe esattamente in Indonesia fra il 30 settembre e l’1 ottobre 1965 non è stato mai completamente chiarito; quello che sappiamo è che l’1 ottobre iniziò uno dei massacri più orribili e dimenticati della storia umana; un massacro mai visto prima in queste dimensioni di comunisti, di atei, di cinesi, di studenti, di sindacalisti.

il 30 settembre 1965 quattro colonnelli della guardia di palazzo di Sukarno – il leader storico del paese, al potere da 16 anni,  cioè dalla fine della guerra di indipendenza dall’Olanda, conclusa nel dicembre del 1949, dopo avere provocato da 70.000 a 200.000 vittime indonesiane – giustiziarono sei generali membri dello stato maggiore, della fazione di centro destra, proclamarono «un governo rivoluzionario» e si asserragliarono nella base aerea di Halim presso Jakarta: un colpo di Stato poco comprensibile.

Sukarno andò a visitarli in quella base; loro sostennero di avere agito per proteggerlo da un colpo di stato imminente; Sukarno li abbandonò al loro destino, ma fu immediatamente travolto dagli avvenimenti; e il segretario del Partito Comunista Indonesiano Aidit ordinò invano ai membri del partito di restare calmi.

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questo non bastò a salvarli: Suharto, unico scampato all’eccidio di tutti gli altri membri dello Stato Maggiore dell’Esercito, nel quale rivestiva il ruolo di responsabile delle truppe riserviste nazionali (KOSTRAD), l’1 ottobre 1965 – eccolo, l’anniversario – prese il controllo di Jakarta e da lì iniziò la repressione che dilagò immediatamente a Bali e alle altre circa 20.000 isole dell’arcipelago.

anche Aidit il 22 novembre fu preso ed ucciso.

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fu l’inizio a sorpresa di un anno di incredibili massacri: di leader, funzionari, membri e simpatizzanti del Partito Comunista Indonesiano; il bagno di sangue si estese anche anche al movimento sindacale, a intellettuali e artisti, ai partiti democratici, ai leader studenteschi, a giornalisti, a persone di etnia cinese, agli atei additati all’odio religioso, nonché a tante altre vittime casuali, uomini donne e bambini che si erano trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Alla strage parteciparono anche squadre della morte private come la Gioventù Pancasila, che contava 3 milioni di aderenti.

il paese cadde in uno stato di follia collettiva: molti corpi vennero gettati nei fiumi, seppelliti in fretta o abbandonati ai lati delle strade.

il numero esatto elle vittime non è conosciuto; secondo molte stime fu di oltre un milione di persone; le valutazioni più prudenti non scendono al di sotto di mezzo milione di persone.

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Il coinvolgimento nell’operazione della Cia, dell’ambasciata degli Stati Uniti, così come dei servizi segreti britannici sono provati. Furono gli Stati Uniti a contribuire alla formazione per la guerra contro-isurrezionale degli ufficiali indonesiani nella Scuola ufficiali a Bandung (SESKOAD).

La Cia svolgerà inoltre un ruolo chiave nell’elaborazione della propaganda anticomunista dei golpisti, non solo facendo circolare false notizie sulle atrocità commesse dai comunisti, ma fomentando l’ odio razziale contro i cinesi o religioso contro gli atei.

L’ambasciata e l’intelligence degli Usa avevano anche stilato un elenco di 5,000 quadri di tutti i livelli del Pki per l’esercito indonesiano, facilitando così la decapitazione del partito.

tutto questo è “ben raccontata/confessata dall’analista della Cia Helen Louise Hunter nel suo rapporto pubblicato nel libro «SUKARNO AND THE INDONESIAN COUP: THE UNTOLD STORY» (può essere ordinato da Amazon)” – questa citazione e molte altre informazioni sono tratte da un post di Francesco Cecchini sul blog di Daniele Barbieri; nel post si trova anche una bibliografia su questo periodo e qualche trailer da documentari. naturalmente va anche citato il film “Un anno vissuto pericolosamente”.

sono i delitti e i genocidi della democrazia, questi.

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l’iniziativa della guardia del corpo di Sukarno è poco comprensibile né i golpisti fecero nulla per cercare sostegno nella popolazione: agirono come se effettivamente il loro unico scopo fosse stato, come dissero, di salvare Sukarno da un complotto, ma non volessero sostituirsi a lui.

erano stati manipolati con false informazioni? questo è a mio parere lo scenario più probabile.

e chi si può più facilmente pensare che sia stato il protagonista di questa manipolazione? proprio Suharto.

comunque siano andate le cose, fu a partire da questo pretesto incredibile che l’operazione riuscì benissimo a spostare l’Indonesia nel campo degli alleati degli USA ponendo fine alla sua posizione neutrale, ed eliminò il pericolo che alle spalle dell’Indocina che gli americani cercavano di tenere sotto controllo con una guerra così impegnativa (che alla fine persero) potesse consolidarsi un governo loro ostile nello stato più potente dell’area.

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quanto alla insensatezza di un colpo di stato di estrema sinistra, si pensi a questo: il 17 agosto, in occasione della festa nazionale,  il leader storico del paese, Sukarno, al potere da 18 anni,  dalla guerra di indipendenza dall’Olanda, conclusa nel dicembre del 1949, dopo avere provocato da 70.000 a 200.000 vittime indonesiane, aveva tenuto un discorso, noto con la sigla TAVIP, Tahun vivere pericolosamente (le due ultime parole in italiano!) .

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era un discorso strategico, oltre che inconsapevolmente profetico e destinato a diventare il titolo di u filma, che indicava la via di un più netto distacco dalla politica americana, da parte di un paese che, assieme all’India, alla Algeria e alla Jugoslavia di Tito, faceva parte dello schieramento degli stati neutrali, che non si schieravano né con gli USA né con l’URSS, e che avevano meglio definito le loro convergenze politiche nella conferenza Asia Africa di Bandung, appunto in Indonesia, tenuta nel 1955: erano perlopiù le nazioni protagoniste della vittoriosa lotta contro il colonialismo europeo.

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nell’agosto dell’anno precedente gli Stati Uniti avevano totalmente inventato di avere subito (senza morti dalla loro parte), un attacco nord-vietnamita e comunista a un loro cacciatorpediniere in perlustrazione nel Golfo del Tonchino, al largo della costa nordvietnamita; e su questa base il presidente Johnson, subentrato a Kennedy dopo la sua liquidazione a Dallas, si era fatto dare dal Congresso un’autorizzazione illimitata a condurre azioni militari nell’area: su questa base si arrivò ben presto ad inviare nel Vietnam del Sud un esercito di 550.000 soldati americani.

era iniziata così la fase più dura dell’intervento armato nel Sud-Vietnam, per impedire la diffusione della guerriglia dei vietcong e la riunificazione del paese.

ma l’1 agosto 1965, nell’anniversario del finto attacco del Tonchino, l’Indonesia di Sukarno aveva riconoschiuto il Nord-Vietnam.

era stata intensificata la “konfrontasi”, una guerricciola strisciante di confine, con la Malesia, alleata degli Sta ti Uniti nell’area.

il Partito Comunista Indonesiano, che aveva un milione di iscritti (numero terribilmente coincidente col numero presunto delle vittime della repressione, era stato favorito dal governo di Sukarno, fino all’autorizzazione di organizzare proprie milizie, come contrappeso alle crescenti pressioni dell’esercito: era iniziato un movimento contadino di occupazione delle terre nel quadro di un  progetto di riforma agraria; si erano aggiunte manifestazioni degli operai e degli studenti, che anticipavano in Indonesia il clima della rivoluzione culturale cinese, iniziata l’anno successivo, e del Sessantotto in Occidente.

nel frattempo però il paese era precipitato in una crisi economica provocata e via via aggravata dal taglio degli aiuti e dal sabotaggio dell’Occidente.

insomma, l’iniziativa di questo piccolo gruppo di fedelissimi di Sukarno, totalmente cervellotica e insensata, si era inserita in una politica estera ed interna già chiaramente orientata a sinistra molto più che in precedenza e molto pericolosa per gli Stati Uniti.

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I responsabili di questo inaudito massacrodal genocida numero uno, il generale Suharto, definito il più grande cleptocrate della storia, all’ultimo degli assassini da strada – non sono stati mai puniti.

Sotto la dittatura di Suharto ogni riferimento agli eventi del 1965 era vietato e ancor oggi viene largamente taciuto.

la dittatura durò 33 anni e Suharto fu abbattuto solo nel 1998; ma le elezioni del 2002 le vinse sua figlia Megawati; dal 2004 l’Indonesia ha un nuovo capo del governo, Habibie, ma i seguaci di Suharto sono ancora inseriti in posizioni dominanti nella società indonesiana e continuano ad impedire l’apertura di una riflessione storica e giudiziaria su quanto accaduto.

solo nel 2012 un rapporto della Commissione nazionale indonesiana per i diritti dell’uomo (Komnas-HAM) riconobbe per la prima volta la repressione anticomunista del 1965 come crimine contro l’umanità.

fino a quel momento lì, i comunisti non erano considerati tali.

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questa data ha attraversato nella mia mente tutto il mio recente viaggio in Indonesia: era giunto il momento che io ne parlassi.

il video relativo è nero, è un unico lunghissimo nero tombale, muto e silenzioso…

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