472. lettere paoline ed epistolografia antica – CCMC 3

in questo la mitologia cristiana si differenzia da quella pagana: pretende di essere storica: la resurrezione di Jeshu non sarebbe un mito, come quella di Osiride, ma è presentata come un fatto storico ed è il fatto presunto di esserlo che le ha dato un vantaggio competitivo rispetto all’altra.

ma il vero fondamento della storicità del cristianesimo non sta tanto nei Vangeli, dove il carattere semi-leggendario della narrazione e le numerose incongruenze storiche sono evidenti e inoltre i problemi della loro datazione sono tutti aperti.

sono le Lettere degli apostoli, soprattutto di Saul/Paulus, auto-nominatosi tale, che danno fondamento apparentemente indistruttibile alla cronologia fantasiosa delle origini cristiane, provenendo da autori che si presentano come contemporanei ai fatti e testimoni oculari.

del resto la loro importanza è confermata dal fatto che nella liturgia pre-conciliare la lettura, in latino, di brani delle Lettere, dal lato destro dell’altare, a cornu epistulae, precedeva quella, tuttora in uso, dei brani di un vangelo, e che si faceva allora dal lato sinistro, a cornu Evangelii; e “cantare l’epistola” si diceva di quella prima recitazione noiosa.

non mancano, tra queste, lettere palesemente false, escluse dal canone sacro, come la Lettera degli Apostoli, oggi datata fra il 130 e il 170, oppure le presunte lettere scambiate tra Paulus e Seneca, ma non è nulla di eccezionale nella sterminata massa di falsi o apocrifi che costituisce la letteratura cristiana delle origini: più straordinario, semmai, è che tra tanta massa di falsificazioni vi sia, sorprendentemente, qualche documento che, se fosse autentico, sarebbe decisamente fuori posto.

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nell’insieme delle Lettere apostoliche, entrate fra le tante a far parte del canone sacro, le lettere di Paulus si distinguono perché formano un vero e proprio piccolo corpus a sé stante, una vera e propria raccolta.

ma è qui che occorre porsi una domanda apparentemente semplice, ovvia e scontata: come può essere sorta questa raccolta, che è entrata a far parte del canone dei testi sacri del cristianesimo chiamato Nuovo Testamento?

questa domanda molto elementare non è stata, a mia conoscenza, posta con tutta la semplicità e la chiarezza che merita, eppure è chiarificatrice su un punto essenziale della storia di questa religione, dato che è proprio alle Lettere di San Paolo che è affidata la definizione delle basi teologiche del cristianesimo nascente.

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occorre muovere da una osservazione che rende molto meno scontata la domanda: per noi è normale che esistano raccolte organiche di lettere di uomini famosi per i più diversi motivi: noi viviamo nell’era della stampa, e per noi scrivere e pubblicare è un’operazione abbastanza semplice: ma nell’antichità non era così, scrivere era una operazione lenta, costosa e faticosa.

anche scrivere una lettera, figuriamoci raccogliere più lettere.

esaminiamo quindi prima l’epistolografia antica come genere letterario, perché  anche le Lettere di Paulus si inseriscono in un contesto culturale.

ma nello studio della epistolografia antica, che si è dovuta occupare ampiamente delle Lettere di Paulus, occorre distinguere con chiarezza due aspetti nettamente diversi: lo studio di come si scrivevano le lettere reali e quello che riguuarda le lettere fittizie, scritte con finalità esclusivamente letterarie e come parte di un vero e proprio genere.

la distinzione non sembra sia stata fatta con chiarezza negli studi sul tema; occorre invece chiedersi in partenza dove e quando sorge questo genere, che ha un illustre precorritore e poi un vero e proprio inventore, ed ebbe anche un suo teorico, Demetrio, vissuto tra il I sec. a.C. e il I d.C., il quale scrisse il Περι ερμηνειας (Sullo stile), dove definiva la lettera “l’altra parte del dialogo (το ετερον μερος του διαλογου)”.

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per la verità il genere lettera come forma letteraria per esprimere delle idee filosofiche ha precursori molto illustri in Aristotele, autore presunto di una Lettera ad Alessandro sul governo del mondo, giudicata da alcuni un falso, e soprattutto in Epicuro, che espose i fondamenti della sua filosofia in tre lettere, assolutamente autentiche, A Pitocle Sulla conoscenza, A Erodoto sulla fisica, A Meneceo sulla morale.

tuttavia  non si trattava di una raccolta organica, ma di tre testi distinti, che furono raccolti per essere ripubblicati in periodo molto tardo, ad opera di Diogene Laerzio, che nel III secolo le allegò alle sue Vite dei filosofi.

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il primo e forse anche l’unico nel mondo antico che risulta avere composto una raccolta di lettere realmente e sicuramente tali fu Attico, con le lettere di Cicerone indirizzate a lui, ai familiari e a Bruto, dopo la morte dell’amico fatto assassinare da Antonio: sono centinaia di lettere autentiche, ovviamente scritte in latino, che danno uno spaccato straordinario della politica romana e tracciano la biografia dell’autore.

la più grande raccolta di lettere che ci è pervenuta dall’antichità, quella di Cicerone, è formata quindi da 900 lettere vere e proprie, scritte non in vista della pubblicazione, ma per varie occasioni della vita pubblica o privata, e raccolte solo dopo, come straordinario ricordo dell’autore: un monumento immenso.

ci si trovò dunque davanti ad un esempio veramente innovativo, di raccolta di testi strettamente legati ad una biografia personale, capaci di ripercorrerla e farla vivere dall’interno; in una civiltà che non aveva ancora inventato l’autobiografia e che dovrà attendere ancora qualche secolo, prima che essa apparisse nella storia con la luce sfolgorante delle Confessioni di Agostino, la risonanza che ebbe la casuale invenzione di questo vero e proprio genere letterario fu enorme.

ma rimase un episodio isolato per quanto riguarda l’utilizzo di lettere realmente scritte e spedite, reso possibile dal fatto eccezionale che Attico pubblicò, in 16 libri, le lettere che Cicerone aveva inviato a lui e, in altri 19, lettere inviate a diversi familiari e facilmente raccolte presso di loro o in un archivio personale di Cicerone nell’ipotesi un po` peregrina che se ne fosse fatto fare una copia per consultazione.

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vorrei che si facesse attenzione a questo passaggio: normalmente non si conservavano le lettere in copia: era troppo costoso.

scrivere una lettera complessa poteva comportare giorni di lavoro da parte di uno scrivano alla quale la lettera veniva normalmente dettata.

per lo stesso motivo molte lettere cercavano una sintesi comunicativa essenziale: per ridurre i costi.

Generalmente:

1 – si dettava verbatim (una parola per volta) o syllabatim (una sillaba alla volta) a uno scriba professionale (cf. Gal 6, 11ss; Rm 16, 22 ecc.);

2 – si poteva affidare a un amanuense o segretario di comporre la lettera dandogli istruzioni orali;

3 – si poteva dare l’ordine di scrivere a un segretario di fiducia («Ti prego di spedire la lettera a mio nome a quelli ai quali è necessario, come tu dici»; Cicerone, ad Atticum 3,3,21);

4 – esisteva anche la figura del “tachigrafo” che raccoglieva il contenuto prendendo appunti con speciali segni – come avviene nella moderna stenografia -, poi stendeva la lettera in scrittura comprensibile.

– Velocità e lunghezza

La posizione dello scrivente era molto scomoda (seduto a terra, senza tavolo, con la sinistra teneva il foglio, con la destra scriveva), e la ruvidezza del papiro rendevano faticosa e lenta la scrittura.

Secondo i calcoli, forse troppo pessimistici, di O. Roller (1933) si riuscivano a scrivere tre sillabe al minuto e 72 parole all’ora.

In base a questi calcoli sarebbero state necessarie 98 ore continuate per scrivere la lettera ai Romani, che ha 7101 parole, mentre la lettera a Filemone che ha 335 parole, avrebbe richiesto 4 o 5 ore. 

Le lettere private pervenute a noi su papiro sono brevi (da 18 fino a 209 parole): le 769 di Cicerone hanno una media di 295 parole, le 13 di Paolo una media di 2500 parole. Rm è la più lunga del NT e dell’antichità (7101 parole), 3Giov la più breve (185 parole) del NT. 

Estratto da Giancarlo Biguzzi Paolo e l’epistolografia antica

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una raccolta di lettere di Platone, in greco, che sono 13 in tutto, si potrebbe pensare che sia esistita prima della pubblicazione della raccolta di Cicerone, dato che sarebbe di un autore precedente di secoli: però la critica moderna le considera tutte false, tranne per alcuni la VII e per pochi altri anche l’VIII, anche se poi le due si contraddicono in alcuni dettagli: perché è molto spiacevole considerare spurie delle opere così ricche.

non mi immergerò in questa discussione e neppure proverò a dire a quale epoca possano risalire questi falsi: certamente a prima dell’edizione che ne fece Trasillo, vissuto al tempo dell’imperatore Tiberio, di cui era l’astrologo, e che le inserì a conclusione dei Dialoghi platonici da lui curati; sempre che non ne sia stato proprio lui l’autore della maggior parte.

Trasillo inserì nella sua raccolta anche alcuni dei dialoghi attribuiti a Platone falsamente, ma se vogliamo credere, in qualche caso contro l’evidenza, che queste lettere siano vere, allora dobbiamo pensare che siano state raccolte successivamente alla morte dell’autore, e non da lui: senza riuscire a capire chi avrebbe potuto recuperare gli originali da diversi destinatari.

possiamo aggiungere però, perché queste false lettere platoniche appaiono un possibile modello delle lettere paoline, che il tema centrale della maggior parte delle lettere attribuite a Platone sono i suoi viaggi e che nell’insieme esse costituiscono una specie di piccolo romanzo biografico, anche se in apparenza cronologicamente dissestato…

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a parte questi due episodi, possiamo trovare, prima dell’epoca cristiana, soltanto un altro tipo di raccolte di lettere, e sono le raccolte di Epistulae in versi scritte da Orazio o da Ovidio, queste dal Ponto, dove era stato esiliato da Augusto: col che ritorniamo ad epoca di poco antecedente all’edizione delle opere di Platone da parte di Trasillo, che per primo vi inserì delle lettere palesemente false, e immediatamente successiva, anzi quasi contemporanea, alla pubblicazione delle lettere reali di Cicerone.

qui si creò un genere letterario distinto, quello della lettera poetica, con destinatari a volte fittizi, come strumento di espressione di stati d’animo occasionali o di discussione di temi slegati da una trattazione complessiva.

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in sostanza soltanto nel caso di Cicerone l’antichità pagana ci ha restituito una raccolta di lettere autenticamente scritte a dei destinatari.

dobbiamo arrivare a Seneca, qualche anno dopo, per trovare di nuovo una raccolta di lettere certamente autentiche e composte dall’autore, le Epistulae ad Lucilium.

ma si tratta di lettere fittizie, un semplice e geniale artificio letterario per dare vita ad una esposizione sciolta e frammentaria di diverse problematiche esistenziali in chiave filosofica: insomma, una raccolta di pseudo-lettere scritte in prosa anziché in poesia.

(per la verità è tuttora in discussione se si tratta di un epistolario reale (varie lettere richiamano quelle di Lucilio in risposta), che sarebbe comunque integrato da lettere fittizie, quelle più ampie, col carattere di veri e propri trattatelli morali; ma l’argomento del richiamare delle risposte è di per se stesso poco persuasivo, può palesemente trattarsi di un artificio letterario tipico del genere, e comunque ai fini che qui importano è che nel suo insieme questo epistolario è palesemente fittizio). 

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per le Lettere di Seneca del resto, il vero modello era rappresentato dalle Diatribe in greco di Epitteto, vissuto circa trent’anni prima.

Epitteto aveva dato un nuovo modello di discussione filosofica, con l’immediatezza e la ricercata frammentarietà di una apparente quotidianità.

anche la lettera filosofica, più vicina nella forma alla vera lettera, proponeva il modello di una riflessione filosofica intrecciata alla vita di ogni giorno, una specie di meditazione esistenziale occasionata dalla quotidianità.

protagonisti di questo genere di riflessione filosofica, cui modernamente potremmo attribuire una impostazione esistenzialistica, erano stati i cinici, col loro rifiuto dello spirito di sistema, a cui ben si addiceva una meditazione filosofica problematica e aperta attraverso il genere letterario della lettera, spesso fra loro anche apocrifa.

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di altre raccolte di lettere di altri autori di questo periodo sappiamo ben poco: possiamo aggiungere la raccolta delle lettere di Plinio, si discute se reali o letterarie: e siamo alla fine del I secolo e all’inizio del II: probabilmente sono autentiche lettere quelle del X libro a Traiano, forse pubblicate da lui, in appendice, ma quelle dei primi nove libri hanno invece un carattere più letterario, nonostante la presentazione che lui ne fa come di lettere reali, in un presuntuoso paragone con Cicerone:

Mi hai spesso esortato a raccogliere e pubblicare le mie lettere, se ne ho scritte alcuna con una certa cura.

Le ho raccolte non in ordine cronologico – infatti non stavo scrivendo un testo di storia –, ma come ciascuna mi capitava in mano.

questa dedica della raccolta all’amico Setticio Claro pone, proprio nell’ambiguità della descrizione della struttura e della formazione dell’opera, queste lettere a metà strada fra il letterario e il reale.

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possiamo però dire che Plinio stesso testimonia che, dopo Seneca e per un paio di secoli, si scatenò una vera e propria moda che portò alla pubblicazione di diverse raccolte di lettere fittizie, particolarmente negli ambienti filosofici di opposizione all’impero che si raccoglievano appunto attorno ai cinici: la lettera proseguiva in loro con naturalezza la tradizione della diatriba, cioè della discussione critica di diversi temi esistenziali e politici.

nel nuovo clima di popolarizzazione della cultura (vedi il mio post precedente) compaiono numerose raccolte di pseudo-epistole, cioè di lettere attribuite falsamente a diversi personaggi, soprattutto filosofi o grandi della storia; e la moda delle lettere apocrife si diffonde in particolare tra i predicatori cinici, che potremmo quasi chiamare dei filosofi da strada, la cui attività precedette quella dei cristiani e finì per diventarne un modello.

mi sono occupato anni fa per la mia tesi giusto di un papit\ro del II secolo, Gen. 271, che conteneva due lettere pseudo-epigrafe, una di Eraclito e una ad Alessandro Magno di bramini indiani dediti alla vita ascetica e detti gimnosofisti perche` vivevano nudi.

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con Seneca siamo però già al periodo nel quale viene collocata anche la vita di Paulus: Seneca fu costretto al suicidio da Nerone nel 65; Paulus avrebbe subito il martirio ad opera di Nerone tra il 64 e il 67 (del resto successivamente furono composte delle Epistulae fittizie di grossolana fattura che i due si sarebbero scambiati, come già ricordato).

la formazione della raccolta delle lettere di san Paolo secondo le tesi correnti si colloca esattamente in questo momento culturale, ne condivide alcune caratteristiche e dunque va analizzata ponendosi per questa raccolta esattamente le stesse domande che ci si pone per le altre raccolte di lettere del periodo.

non si può parlare della raccolta delle lettere di San Paolo fuori dalla storia del genere letterario della raccolta di lettere, che nacque soltanto con Cicerone verso il 40 a.C., che ebbe una manifestazione importante con la pubblicazione di una raccolta di false lettere di Platone, avvenuta quanto meno in concomitanza, se non prima, con l’edizione delle sue opere complete attorno al 30 d. C., e diventò una vera e propria moda per esporre una dottrina filosofica attraverso una raccolta di lettere fittizie, a partire dalla pubblicazione delle Lettere a Lucilio di Seneca, composte dopo il ritiro dalla politica attiva, a partire dal 62 e rimaste incomplete per la morte nel 65; quindi pubblicate dopo.

per motivi cronologici evidenti, visto che la morte di Paulus viene attribuita agli anni fra il 64 e il 67, questa raccolta senechiana però non potrebbe avere influito né sulla composizione delle singole lettere paoline né sulla loro raccolta, se le lettere fossero autentiche.

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ed eccoci ad una prima incongruenza: che la raccolta delle lettere paoline, se attribuita all’autore, rappresenterebbe la PRIMA e più antica opera antica del genere “raccolta di lettere”, a parte quella delle lettere di Cicerone, vere, di un secolo prima, e quella delle lettere di Platone, false, costruita 30-40 anni prima almeno.

è difficile veramente riconoscere alla cultura cristiana degli anni 50-60 dopo Cristo una simile capacità di guidare addirittura la cultura dominante di quel tempo, ed è molto più logico pensare il contrario: che la pubblicazione e la raccolta di lettere degli apostoli e di quelle paoline in particolare abbia invece SEGUITO il diffondersi di questa moda nella cultura ufficiale.

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questo sposta a mio parere con decisione la composizione della raccolta delle lettere all’inizio del II secolo.

la cosa di per se stessa non pregiudica del tutto la possibilità che le lettere siano autentiche, ma apre una serie di problemi sul modo nel quale avrebbero potuto essere raccolte, essendo da escludere completamente che di esse Paulus potesse avere mantenuto copia, per i motivi già detti: le ristrettezze economiche in cui vivevano le prime comunità cristiane non consentono di pensare che vi fosse la possibilità, assurda per quel tempo, di pagare il lavoro di un secondo copista che le trascrivesse.

anche se, per la verita`, il loro costo molto elevato, per via della straordinaria lunghezza della maggior parte di loro, mostra una straordinaria disponibilita` per Paulus della forza lavoro di un copista.

ma se questa raccolta venne composta in seguito e dopo la morte di Paulus, come furono raccolte queste lettere tra i diversi destinatari, che oltretutto erano sparsi in un territorio molto disperso e dunque erano difficili da raggiungere, e a volte erano rappresentati da comunità di fedeli, a volte da fedeli singoli?

e chi potrebbe averlo fatto?

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e dunque sono vere lettere quelle attribuite a san Paolo?

la domanda andrebbe posta con la stessa naturalezza e spontaneità con le quali si discute della autenticità delle lettere attribuite a Platone, per negarla in genere.

ma la serenità degli animi non è facile da mantenere su questo tema.

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ho già fatto in un’altra occasione su  questo blog una importante osservazione sul fatto che, dall’esame della loro impostazione e della sorprendente ricorsività delle formule introduttive e di saluto, impossibile da mantenere in lettere scritte effettivamente nell’arco di più di 15 anni senza conservarne copia, si ricava l’impressione non di lettere scritte via via nel tempo, ma di una raccolta organica, composta di seguito in quanto tale.

aggiungo la singolare autoreferenzialità di queste lettere, che rimangono tutte senza risposta, perché non pongono neppure mai domande, e non appartengono ad un dialogo, come è naturale in uno scambio epistolare (ricordarsi come aveva definito Demetrio la lettera autentica!), ma hanno costantemente la forma del monologo: comunicano, ma non chiedono informazioni.

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ma poi, chi ha raccolto queste lettere? l’autore, ad un certo punto della sua vita, attingendo ad un proprio personale archivio, del quale non esisteva traccia allora di solito, se non presso personaggi pubblici importanti come, forse, Cicerone o Plinio? oppure qualcun altro, per lui, attingendo sempre a tale archivio di cui è ben difficile ipotizzare l’esistenza?

oppure le lettere sono state raccolte dopo la morte di Paulus, andando a ricercarle presso le varie comunità alle quali aveva scritto da vivo?

operazione complicatissima con i mezzi dell’epoca e difficile persino da immaginare… e poi, ad opera di chi?

queste lettere sono allora fittizie, cioè meramente letterarie, ma mai scritte davvero in quanto tali, come quelle a Lucilio di Seneca, ma pur sempre composte dall’autore?

oppure, infine, sono lettere apocrife, composte da qualcun altro sotto falso nome, per diffondere proprie tesi a cui dare una patina di autorevolezza?

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i diversi  indizi esposti sopra portano piuttosto ad escludere che le lettere di Paolo siano lettere reali, e tra le due domande finali mi farebbero propendere per quest’ultima tesi, ma sono soltanto indizi, appunto, e di per se stessi deboli.

solo l’analisi interna dei testi potrà portare altri indizi o prove.

ma, prima, vorrei affrontare due apparenti divagazioni, studiando il rapporto fra le Lettere di Paulus e il loro modello possibile, la raccolta delle Lettere di Platone, e poi paragonando i temi e lo stile delle Lettere di Paulus con quelle della Lettera degli apostoli, tranquillamente e unanimemente riconosciuta come un falso.

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questo post fa parte di una serie organica in via di elaborazione, raccolta con la sigla CCMC Contributi alla comprensione della mitologia cristiana; inserendo nel motore di ricerca del blog in alto a destra la sigla si troveranno anche gli altri.

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2 risposte a “472. lettere paoline ed epistolografia antica – CCMC 3

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