474. paradisMo in terra e conti in tasca.

Non è tanto il debito Americano a far paura (benché 16 trilioni di dollari non siano noccioline) ma è la quantità (100 volte superiore) di tutta la massa dei derivati finanziari che naviga sostanzialmente incontrollata in giro per tutto il mondo a far veramente paura. 

, Il Fatto Quotidiano

già, ma come affrontare almeno il debito pubblico?

e come cancellare questa massa incredibile di finanza speculativa priva perfino di corrispondente valore reale?

eppure gli stati potrebbero farlo se volessero e anche facilmente…

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un commento:
CiriPro 

L’irpef è il vero strumento che ci può portare fuori dalla crisi.

Ricordo solo che nel 74 erano 32 scaglioni dal 10% fino a 15 mil. di lire; al 72 % oltre i 500 mil lire.

Oggi si potrebbe introdurre oltre i 500 mila € (quello che non guadagna il 99.9% della popolazione-in usa ca 5.5 mil $) un aliquota del 60% cominciando a ridistribuire il reddito e abbattere con le risorse trovate le tasse sulle imprese che investono.

Cercate studiate e diffondete la democrazia del benessere con importante concetto del limite sociale del profitto adottato dai paesi scandinavi.

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questo commento mi ha incuriosito e sono andato a ripassarmi le attuali aliquote IRPEF, frutto delle successive riforme di questi anni.

Per i redditi fino a 15mila euro l’aliquota IRPEF è del 23%.

Per chi guadagna fino a 7.500 euro l’anno di allora l’aliquota è aumentata del 13% rispetto al 1972

Per i redditi oltre 15mila euro e fino a 28.000 euro l’aliquota IRPEF è del 27%.

Per i redditi oltre 28mila euro e fino a 55.000 euro l’aliquota IRPEF è del 38%.

Per i redditi oltre 55mila euro e fino a 75.000 euro l’aliquota IRPEF è del 41%.

Per i redditi oltre 75.000 euro l’aliquota IRPEF è del 43%.

Per chi guadagna oltre 250.00 euro l’anno di allora l’aliquota è diminuita del 29% rispetto al 1972, cioè intascano quasi un terzo di reddito in più.

e poi ci vengono a raccontare che la lotta di classe non esiste.

* * *

la crisi è il frutto di un preciso e continuato trasferimento di risorse dalla parte povera della popolazione alla minoranza dei super-ricchi.

e si risolve ristabilendo criteri di giustizia sociale e redistributiva.

ma la linea berlusconiana continua anche nella Camera dei dem dem: e più si concentra la ricchezza in poche mani, più si rafforzano i motivi di crisi. 

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ma nell’Italia, in realtà tutta berlusconiana anche quando finge di scandalizzarsi moralisticamente per i reati del Capo, su tutto questo vige una censura perfetta.

del resto i poveracci non si fanno sentire in alcun modo e tutti, compreso il milionario Grillo, sono occupatissimi a dargli cento finti colpevoli perché si occupino d’altro.

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uno degli strumenti del potere mediatico con cui l’élite conserva bene stretti e anzi accresce continuamente i suoi privilegi è nel feticcio della specializzazione che escluderebbe la gente comune dal poter capire.

un recente articolo, che ho letto non so dove, illustrava bene il metodo seguito: metteva in guardia dalle soluzioni semplicistiche, e tra le tante citava fra queste en passant la patrimoniale.

a ciascuno di noi sembra di potere capire senza troppi sforzi che, anziché svenarci di anno in anno nell’inseguimento di un monte dei debiti e relativi interessi che continua a crescere, sarebbe meglio chiedere un contributo straordinario alla ristretta élite che si è mostruosamente arricchita più o meno dagli anni Ottanta in poi.

ma in qualche modo che non possiamo capire, questo dimostra solamente che siamo degli ignoranti, degli incompetenti e dei semplicisti, incapaci di comprendere i segreti dell’economia.

dobbiamo fidarci di loro, degli esperti, di coloro che sono stati messi nelle università e vi vengono pagati perché davano in genere le garanzie necessarie.

non importa che si stanno portando visibilmente al disastro: siamo noi che non capiamo niente.

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la verità è questo disastro è positivo per loro; i super-ricchi si stanno arricchendo sempre più rapidamente.

il disastro ce lo agitano davanti per farci stringere ancora la cinghia per loro.

tanto noi mica lo abbiamo capito che toccherebbe a loro stringerla.

e fra breve saranno anche perfettamente in grado di fare a meno dell’umanità comune: la loro ricchezza sarà diventata tale e il loro controllo della ricerca e della tecnologia così pervasivo che potranno organizzare una nuova realtà tecnocratica automatizzata.

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la relativa teoria si sta già sviluppando e si chiama paradismo.

“L’obiettivo è che l’essere umano dedichi la propria vita alla ricerca, alle arti, agli studi, o allo sviluppo personale.

Lasciando ogni incombenza alle macchine che “libereranno l’individuo dalla schiavitù del lavoro e del denaro”.

tranquilli, non stanno mica parlando di noi.

la maggior parte del genere umano non è assolutamente in grado di dedicarsi “alla ricerca, alle arti, agli studi, o allo sviluppo personale”; le basta avere un lavoro, meglio se non degradante, cui dedicare la vita per mantenere se stessi e la propria famiglia.

nel paradisMo che si prepara non sembra che ci sarà troppo posto per loro…, ops, per noi.

e per il resto lascio la parola a loro e alle loro meraviglie (per pochi, ma non lo dicono).

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“Le macchine? Al servizio dell’uomo.
Il Paradismo è la filosofia del futuro”

L’idea utopica del “paradiso in terra” sta accogliendo adepti in diverse nazioni del mondo: l’obiettivo è che l’essere umano dedichi la propria vita alla ricerca, alle arti, agli studi, o allo sviluppo personale. Lasciando ogni incombenza alle macchine che “libereranno l’individuo dalla schiavitù del lavoro e del denaro”. Ecco come di LUDOVICA AMOROSO

"Le macchine? Al servizio dell'uomo.  Il Paradismo è la filosofia del futuro"

UOMINI amministratori e automi manovali. O meglio: uomini creativi, intellettuali, scienziati, artisti e robot creatori di forza lavoro. Una teoria racchiude questo pensiero in una parola: Paradismo, sinonimo di “tecnologia al servizio dell’uomo”.

Un mondo in cui l’innovazione libererà l’umanità dalla schiavitù di denaro e di lavoro.

Dimentichiamo perciò la concorrenza uomo-macchina, quella su cui economisti, ricercatori,  sociologi stanno da tempo dibattendo perché considerata come crescente piaga del futuro per la perdita di 5-10 milioni di posti di lavoro ogni anno. Opinione condivisa è che sia fondamentale competere con le macchine e non andare contro di esse.  “E’ la chiave per vincere la gara”: lo avevano scritto  Andrew McAfee ed Erik Brynjolfsson, ricercatori  del MIT, nel loro libro “Race against the machine”.

“In medicina, nella ricerca scientifica, così come nel diritto, nella finanza, nel commercio e nella produzione”, la componente umana deve costituire l’elemento essenziale. Per il futuro, ci ha dichiarato qualche tempo fa il professor Emanuele Micheli, coordinatore didattico della Scuola di Robotica di Genova, “è plausibile che si prefigurerà uno scenario di professioni qualificatissime, intellettuali e/o creative, mentre ai droidi spetterà il compito  di sostituire l’uomo nelle mansioni più complesse e pericolose”.

Il Paradismo, invece, elimina l’intervento umano nella gestione e in futuro anche nella realizzazione dei prodotti e dei servizi. Va perciò molto oltre quanto sopra riferito dai ricercatori che abbiamo citato. Tutto è affidato nelle mani degli instancabili robot, programmati per il cento per cento di efficienza. Solo per fare qualche esempio: si lavora allo sviluppo di materiali intelligenti che trasformeranno e che si trasformeranno in oggetti (ovvero la materia riprogrammabile o “Claytronics”, quel settore emergente dell’ingegneria relativo a robot nanometrici riconfigurabili); stampanti in 4D (dove la quarta componente è il tempo); o macchinari che possono produrre tutto ciò che vogliamo o che possiamo immaginare. Insomma si lavora alla nascita di una “tecnologia che ci renderà liberi”.

In quella parola, Paradismo, sarebbe racchiusa la soluzione di salvezza globale sul nostro pianeta. Un movimento che ha alla radice l’idea di un sistema sociale, economico e politico che libererà l’uomo, come dicevamo, dalla schiavitù del lavoro e del denaro.

Per quanto paradossale ed utopica possa sembrare, l’idea del “paradiso in terra” sta accogliendo adepti in diverse nazioni del mondo (sono già 10 i paesi in cui si sta agendo concretamente) con la nascita di una serie di movimenti paradistici coordinati da un’organizzazione internazionale denominata ‘Earth People Organisation’, il cui slogan si può riassumere in: “Dai il lavoro alle macchine e libera le persone”.  E che fa a capo ai raeliani: per intenderci, un movimento religioso fondato negli anni ’70 e basato sulla credenza che la vita sulla terra sarebbe stata creata da alcuni extraterrestri attraverso l’ingegneria genetica.

Gli utopici sostenitori del Paradismo desiderano che l’uomo dedichi la propria vita alla ricerca, alle arti, agli studi, o allo sviluppo personale. Insomma viva in una società del tempo libero. Il punto di partenza è che le gravi crisi economiche saranno sempre più frequenti e che il futuro della produzione passerà, comunque, quasi interamente nelle mani dei robot, anche se non possiamo sapere in quanto tempo si verificherà questa transizione e in che modo le economie verranno regolate con la sostituzione progressiva della forza lavoro. Per questo, affermano, la soluzione “radicale ed efficace” è concentrare gli “sforzi sullo sviluppo delle più moderne tecnologie, così da poter delegare ogni incombenza lavorativa alle macchine, redistribuendo gratuitamente ed equamente a tutta la popolazione la produzione di beni e servizi. Il proletariato verrà così sostituito da robot e computer, ed ognuno potrà gioire di un mondo senza più denaro”. La loro teoria si basa sul concetto di “nazionalizzazione” dei beni e servizi  attraverso un “Governo Mondiale che elargirà reddito universale minimo e condividerà le risorse con saggezza”.

Intanto nel gennaio del 2011 è nato in Italia il primo Movimento per il Paradismo, già presente anche in Francia, Svizzera, Slovenia, Romania, Svezia, Australia, Belgio, Brasile e Costa d’Avorio.

7 risposte a “474. paradisMo in terra e conti in tasca.

  1. Davvero bella questa teoria.
    Anche se più che alle macchine forse dovrebbe pensare agli schiavi.

    Ma ammettiamo per un attimo che solo di macchine si tratti e che possa persino estendersi a tutti gli uomini… tutti? No, secondo logica, a meno di non voler essere i totale balia di “Matrix”, almeno 1 uomo dovrebbe ancora lavorare. Evvai
    Secondo problema: se anche lavorasse 1 uomo solo (o poche decine), quale immenso potere acquisirebbero su tutti gli altri?

    Quest’ultima mi pare una considerazione veramente interessante… sembra di tornare a “Jacques il fatalista”, ma effettivamente il lavoro è potere (sociale).

    • mi piace questo commento, perché si sviluppa lungo linee di pensiero completamente diverse dalle mie e mi fa vedere il problema da un altro punto di vista.

      io vedo in questa teoria, confusamente alimentata da un movimento religioso molto New Age, la preparazione sottotraccia di un futuro in cui gli “uomini inferiori”, quelli che non sanno cosa farsene del tempo libero, perché non sono capaci di “dedicare la propria vita alla ricerca, alle arti, agli studi, o allo sviluppo personale” verranno eliminati per essere sostituiti dai droidi, e il pianeta resterà nella mani dell’élite creativa e intelligente.

      negli incubi fantascientifici di Wells, La macchina del tempo, c’era la previsione di una simile differenziazione anche su base genetica; ma il futuro automatizzato rende la conservazione della parte più esecutiva dell’umanità del tutto inutile, dal punto di vista dei dominatori.

      una pandemia ben guidata da cui solo una élite vaccinata possa proteggersi negli scenari della tecnologia prossima ventura potrebbe essere una scelta: e gli storici del futuro successivo potrebbero evitare di interrogarsi sulla sua casualità.

      tu invece vedi davvero come positivo un futuro automatizzato? o forse eri ironico?

      anche da punto di vista del contadino asiatico che non saprebbe più che cosa fare del suo tempo libero?

      mi dirai che l’abbandono dell’agricoltura è avvenuto anche in Italia: sì, ma per il lavoro di fabbrica.

      e tu pensi davvero che qualcuno si preoccuperebbe di mantenere degli ex-contadini diventati assolutamente inutili produttivamente?

      • Bhè, basterebbe rileggere “il nuovo mondo” di Huxley in cui gli uomini sono programmati geneticamente per svolgere certe funzioni: da meccanici a dirigenti d’azienda.

        Il “bella” era ironico.

        • mi spiego meglio (forse).

          quel che mi ha spiazzato del tuo commento non era il “bella”, chiaramente ironico, ma questo passaggio:

          “almeno 1 uomo dovrebbe ancora lavorare. Evvai.
          Secondo problema: se anche lavorasse 1 uomo solo (o poche decine), quale immenso potere acquisirebbero su tutti gli altri?”

          mi pare che si continui a pensare al lavoro come valore.

          mentre resterebbe un mondo di puri programmatori, cioè di padroni di schiavi automatizzati, dove il lavoro sarebbe totalmente disprezzato come nelle altre società schiavistiche della storia.

          la rivalutazione del lavoro è strettamente connessa alla democrazia, infatti.

          – anche Huxley, certamente, che credo si sia ispirato a Wells.

  2. in italia il popolo dei produttori,che e’ in minoranza,deve mantenere le larghe schiere dei parassiti,che sono maggioranza.

    in decenni di cattiva politica si sono decuplicate le cariche,carichette,consulenze,uffici e prebende che nutrono una enorme massa di parassiti che essendo politicizzati portano voti e tessere.

    la stessa burocrazia,incubo di chi fa impresa e non,e’ formata da troppi centri di inutile potere,ai quali non si può sfuggire grazie a leggi fatte ad hoc per tutelare sprechi e parassiti.

    ed eccoci al punto…:tutta questa inutile e macchinosa struttura costa circa 800 miliardi l’anno ed invece di cominciare ad abbatterla i nostri politici non hanno saputo trovare 3 dico 3 miliardi per non aumentare l’iva.

    la mia e’ una osservazione stupida perche’ e’ come chiedere ad una banda di ladri di vigilare una oreficeria.

    per me finira’ in maniera semplice…:partira’ una rivolta fiscale,probabilmente dal veneto che si estendera’ a buona parte del centro-nord e finalmente ci sara il dissolvimento di questa pseudo repubblica democratica.

  3. Pingback: 484. quanto siamo inutili? – ce lo dice il rapporto Credit Suisse 2013 sulla ricchezza mondiale. | Cor-pus·

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