527. province, Renzi e Del Rio: il nuovo che ci avanza.

“Subito via le Province, io dell’appello dei costituzionalisti non so che farmene.

Riduciamo i posti della politica, non è un dramma se qualche politico torna a lavorare”.

Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie locali Graziano Delrio, che per tutta la mattina è stato sul palco a fianco del sindaco di Firenze lanciando gli interventi degli amministratori, sfodera una gelida determinazione. 

così scrive Repubblica.

ma il problema non sta nei costituzionalisti, questo è un eufemismo: sta nella Corte Costituzionale.

* * *

a proposito delle province, nella sentenza n. 220 del luglio scorso, dichiarando la illegittimità costituzionale del Decreto Legge del governo Monti, col quale si era già intervenuti per abolirle, la Corte Costituzionale ha stabilito:

La trasformazione per decreto-legge dell’intera disciplina ordinamentale di un ente locale territoriale, previsto e garantito dalla Costituzione, è incompatibile, sul piano logico e giuridico, con il dettato costituzionale, trattandosi di una trasformazione radicale dell’intero sistema, su cui da tempo è aperto un ampio dibattito nelle sedi politiche e dottrinali, e che certo non nasce, nella sua interezza e complessità, da un «caso straordinario di necessità e d’urgenza».

* * *

ma la Corte Costituzionale non ha soltanto escluso il potere di intervenire sui poteri delle province per Decreto Legge; ha detto molto di più: che serve una legge ordinaria e una procedura complessa:

Sull’ordinamento degli enti locali si può intervenire solo con legge costituzionale  (…) solo se si intenda sopprimere uno degli enti previsti dall’art. 114 Cost., o comunque si voglia togliere allo stesso la garanzia costituzionale. (…)

Questa Corte ha riaffermato implicitamente l’indefettibilità del procedimento previsto dall’art. 133, primo comma, Costituzione.

vale la pena di rileggerselo, questo articolo:

Art. 133.

Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.

La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

se, per istituire nuove province o modificarne i confini occorre che l’iniziativa parta dai Comuni e si senta la Regione, che a sua volta deve sentire le popolazioni interessate, a maggior ragione, osserva la Corte Costituzionale, questo deve essere fatto se si vogliono riordinare radicalmemte con una legge ordinaria le loro funzioni.

e su questo occorre sentire le popolazioni interessate: sono davvero convinte di abolire questo livello di democrazia nel loro territorio?

* * *

ma se si vuole saltare questa procedura, allora occorre una legge costituzionale, afferma la Corte Costituzionale, con i suoi tempi comunque più lunghi e la doppia lettura dei due rami del Parlamento a distanza di tre mesi.

sentiamo questo disinvolto ministro Del Rio, allora, che cosa ne pensa e se tiene conto del parere della Corte nel procedere (gli conviene farlo, pena un nuovo annullamento, del resto…):

“Stiamo procedendo, stiamo per affrontare la discussione nella commissione affari costituzionali della Camera”.

“L’idea è quella di ridurre le varie materie di competenza oggi assegnate alle Province”.

“E per questo, parallelamente al testo in esame alla Camera, ci sarà un disegno di legge per una modifica costituzionale che verrà presentato entro l’anno”.

“A maggio non si voterà più per le Province perché nel frattempo saranno diventate enti di secondo grado.

Non verranno cioè eletti dai cittadini e non ci sarà bisogno di votare per le Province”.

qui sgrammaticato è il ministro o sgrammaticato il giornalista che non lo corregge? un bel dilemma, eh? entrambi, probabilmente…

rileggete pure: prima faranno la legge, in fretta e furia e senza consultare nessuno, e poi cambieranno la Costituzione che vieta di farla a quel modo.

dem dem: dementi, oltre che Democratici.

* * *

ci sarebbero anche dei problemi pratici da risolvere, intanto, in tutta questa fretta.

Chi si occuperà della manutenzione delle strade e delle scuole che oggi sono in carico alle Province?

“La competenza sulle scuole passerà direttamente ai Comuni.

Mentre la manutenzione delle strade, che è una tipica competenza intercomunale, resterà in carico alle Province. 

ma non saranno abolite?

i Comuni hanno già la competenza per le scuole primaria e secondaria di primo grado; non hanno la competenza per le scuole secondarie di secondo grado, il cui bacino di utenza, evidentemente, è più ampio del territorio comunale…

anche la competenza sulle scuole superiori è una tipica competenza inter-comunale; non si capisce perché i comuni che ospitano ad un esempio un liceo debbano sostenerne i costi anche per conto degli alunni che lo frequentano provenendo da altri comuni.

ma è solo un esempio della improvvisazione selvaggia che sta guidando gli interventi sulla materia.

* * *

E il patrimonio immobiliare delle Province?  I debiti fin qui contratti, il personale?

Poi vedremo il patrimonio.

nessuna risposta sui debiti e sul personale!

Saranno le stesse assemblee dei sindaci a decidere di volta in volta quali competenze e quali cose affidare alle amministrazioni locali e quali invece lasciare alla nuova Provincia come agenzia intercomunale. 

affermazione in contrasto diretto con quanto dichiarato immediatamente prima!

* * *

ultima domanda di Repubblica, che forse crede di fare propaganda a favora di Renzi, scrivendo così:

Ha voluto essere presente alla Leopolda per sostenere la candidatura di Renzi alla segreteria del Pd?

“Con Matteo c’è una comunanza di idee e di approccio alla politica e alla società.

Per questo l’ho sempre sostenuto e continuerò a sostenerlo finché rimane così”. 

* * *

questo è il renzismo che avanza, presentandosi come “il nuovo”.

e non ditemi che ho delle pregiudiziali ideologiche.

oramai il berlusconismo dilaga ovunque in un ceto politico imparaticcio ed arrogante, abituato a muoversi al di fuori delle regole.

e la Costituzione vogliono cambiarla per questo; meglio sarebbe per loro se potessero abolirla del tutto.

* * *

questo non è il nuovo che avanza, questo è il nuovo che ci avanza.

per fortuna, sono costretto a dire, leggo che almeno la Lega – che cosa mi tocca dire! – propone in alternativa l’abolizione delle Prefetture, organi di controllo del territorio da parte del governo locale, non presenti in Costituzione, e molto più costose delle Province.

come propongo da un paio d’anni anche io, direi, se non temessi di fare la figura ridicola della mosca cocchiera.

il resto è improvvisazione confusa, illegalismo e anti-costituzionalismo dilagante, concorrenza grezza e scoraggiante al populismo di Grillo.

e lotta dura senza paura alla democrazia territoriale.

* * *

per chi volesse ripassare, mi sono ricopiato tutto quel che dice la Costituzione Italiana calpestata sulle Province.

Art. 114 

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Art. 116 

(…) La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano. (…)

Art. 117 

(…) Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: (…)

p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane

(…) Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza. (…)

Art. 118 

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. (…)

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

Art. 119 

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio. (…)

Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato.

Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

Art. 133

Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.

La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

2 risposte a “527. province, Renzi e Del Rio: il nuovo che ci avanza.

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