546. parte da New York la svolta mondiale?

la svolta politica che il mondo aspetta parte da immigrato italiano negli USA, Bill De Blasio, che martedì verrà eletto sindaco di New York, certamente, visto che i sondaggi gli danno il 40% di vantaggio”?

gli anni, e i Clinton e gli Obama ci hanno insegnanto ad essere prudenti, per non dire scettici, o meglio cinici; ma intanto prendiamo quel che ci passa la storia.

un candidato che verrà eletto a furor di popolo sulla base di un sano e corretto “populismo” di sinsitra, cioè di rivendicazione chiara e comprensibile della giustizia sociale.

mi sono un po’ scocciato con gli anni non solo dei populisti alla Grillo, che alla fine si rivelano fascisti, ma anche dei perbenisti moderati che schifano il “populismo” semplicemente perché dice delle cose chiare e la loro rivendicazione del politically correct si rivela alla fine semplice piacere del dire e non dire o paura di chiamare pane il pane, e complicità con i maneggi sottobanco che in questo modo vengono consentiti.

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i contenuti di un suo comizio li ritrovo sul Corriere:

Parlare dei problemi di chi, pur lavorando sodo, fatica ad arrivare a fine mese è onesto e patriottico. Oggi il 46 per cento della gente di New York vive in povertà : servono 200 mila case popolari, basta chiudere gli ospedali di quartiere. E i ricchi devono dare di più con le tasse per finanziare gli asili e il doposcuola delle scuole medie. Basta privatizzazioni.

Non c’è solo una New York sempre più divisa tra foreste di condomini per plurimilionari e mezza città che scivola verso l’indigenza. Un modello progressista, per correggere squilibri che sono diventati eccessivi serve in tutta l’America, è nell’interesse di tutti. 

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l’ultima affermazione è allo stesso tempo molto ottimista e tipicamente americana, così come l’obiettivo, come sindaco, “di ridurre le diseguaglianze e modificare i meccanismi di distribuzione del reddito senza rinnegare l’economia di mercato”.

il personaggio ha dentro di sé alcune ambiguità: forse cavalca soltanto, col fiuto dell’arringapopolo, i discorsi che molti si aspettano di sentirsi fare e riveste solo a fini elettorali l’immagine del campione della lotta degli oppressi in un sistema dominato dal grande capitale finanziario.

perché, a fianco, ci sta anche quella del candidatoche fa pace con Wall Street e incassa l’apprezzamento dei banchieri“.

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teniamoci tutte le nostre diffidenze, chiediamoci che interesse ha il Corriere a sostenere questa candidatura fin da noi, ma in ogni caso si prospetta una bella svolta nel primo cittadino della Grande Mela, dopo Michael Bloomberg, un imprenditore della finanza diventato sindaco.

ed ancora più interessante è che i risultati di questa campagna elettorale siano attentamente osservati dal Partito Democratico, quello americano, intendo, “che intende focalizzare proprio su lavoro e riduzione delle diseguaglianze le presidenziali del 2016”.

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