Vendola, Schopenauer e l’Arte di avere ragione – 589.

ricevo da una persona molto vicina e cara:

Penso sia utile far circolare questa intervista!

Daniela Preziosi intervista Nichi Vendola

Siamo di fronte ad un atto delinquenziale, un’operazione costruita da una centrale di diffamazione e calunnie che ha le sue radici a Taranto, e non solo. Agirò in ogni sede legale. Mi difenderò.
Se sono credibili queste diffamazioni, allora ho imbrogliato sempre: a Trino Vercellese e Montalto di Castro nelle battaglie antinucleariste degli anni ’80, nei centri per l’ambiente della Fgci che ho fondato, negli anni da deputato e quando da governatore ho dato vita alla più incalzante calvacata di leggi ambientali mai prodotte in una regione.

bubbole: siamo di fronte ad un rinvio a giudizio per concussione: motivato da queste intercettazioni, v. 583. Vendola e l’arte di suonare l’ARPA (di Puglia per l’Ilva di Taranto).

il 30 giugno 2010 Archinà viene intercettato mentre dice al segretario provinciale della Cisl di Taranto Daniela Fumarola:
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“l’avvocato Manna (allora capo di gabinetto di Vendola) e l’assessore Fratoianni erano stati incaricati dal presidente Vendola di ‘frantumare Assennato’”.
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il 2 luglio 2010 viene invece intercettato l’allora direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso e uno degli avvocati dell’Ilva, il quale “riferisce che Archinà ha avuto contatti con il capo di gabinetto di Vendola il quale ha riferito che sono contro Assennato e che cercheranno di farlo fuori”.
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Assennato dirige l’ARPA della Puglia e stava sollevando il problema del gravissimo inquinamento prodotto dall’ILVA: un intervento di Vendola di questa natura, se confermato, sarebbe cento volte più grave della concussione sul caso Ruby per la quale Berlusconi è stato condannato in primo grado a sette anni.
Vendola, con la complicità del Manifesto in questo caso, sta conducendo una tipica operazione descritta bene da Schopenauer nell’Arte di avere ragione.

 
ma l’operazione è condotta oltre che da Vendola da TUTTA la stampa senza eccezione.
 
le risate sul giornalista sono un dettaglio: il cuore del problema sta nel motivo per cui Vendola viene rinviato a giudizio: la concussione.
 
quindi si sposta l’attenzione dalla sostanza al dettaglio.
 
ossia le garanzie date da vendola all’ILVA e seguite dai fatti, che avrebbe ostacolato l’azione dell’ARPA sui danni ambientali prodotti dall’ILVA.

* * *

Vendola è indagato, insieme ad altre 53 persone, per concussione nell’inchiesta sul disastro ambientale dell’Ilva.

riporto un articolo del Fatto del 30 ottobre scorso: uno spaccato impressionante della classe dirigente di Taranto e dell’Italia in generale,s e questo vale come esempio del comune modo di procedere dei poltici nel nostro paese:

C’è anche il governatore di Puglia Nichi Vendola tra i 53 indagati nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto. Concussione ai danni del direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato. È questa l’ipotesi di reato contestata dal pool di inquirenti guidati dal procuratore Franco Sebastio che ha notificato gli avvisi di conclusione dell’indagine nella quale sono accusati del disastro ambientale e sanitario di Taranto Emilio, Nicola e Fabio Riva, i vertici della fabbrica e, con capi d’imputazione differenti, anche politici, funzionari ministeriali e locali, membri delle forze dell’ordine, un ex consulente della procura, un sacerdote e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano.

Negli atti dell’inchiesta “Ambiente svenduto” condotta dalla Guardia di finanza di Taranto, il governatore era stato indicato come protagonista di una “vicenda concussiva in danno del direttore regionale di Arpa Puglia Giorgio Assennato” e chiamato in causa per l’ipotesi di “mancato rinnovo nell’incarico, in scadenza nel febbraio 2011, per effetto delle sollecitazioni rivolte al governatoreVendola ed ai suoi più stretti collaboratori — tra gli altri l’allora capo-segreteria, Manna — proprio dai vertici Ilva”. In sostanza Vendola avrebbe fatto pressioni su Assennato, su richiesta dei Riva, perché si ammorbidisse nei confronti del siderurgico tarantino. Nelle diverse informative i finanzieri, guidati dal colonnello Salvatore Paiano e dal maggiore Giuseppe Dinoi, hanno infatti spiegato che “all’esito di quella vicenda concussiva e per effetto di essa, in realtà il prof. Assennato ridimensionerà (nei confronti dell’Ilva, ndr) il proprio approccio, fino a quel momento improntato al più assoluto rigore scientifico”.

Il suo intervento, secondo l’accusa, su richiesta dei Riva avrebbe permesso all’Ilva di neutralizzare le ostilità del direttore generale dell’Arpa che, secondo quanto riferito in un intercettazione captata dai militari, dopo l’intervento di Vendola “si è molto… responsabilizzato”. Una “responsabilizzazione” che spinge l’avvocato Franco Perli a suggerire a Fabio Riva di non intervenire oltre per la sua sostituzione perché “potremmo trovarcene anche uno molto peggio”. Il nome di Vendola, secondo le indiscrezioni, era già finito nel registro degli indagati da tempo, ma era rimasto segreto perché il presidente della regione Puglia non era mai stato destinatario di alcuna misura cautelare. Ma il lungo elenco di indagati è un vero e proprio terremoto per l’intera Regione Puglia.

Nel registro degli indagati sono finiti infatti anche l’assessore regionale all’ambiente ex ex magistrato Lorenzo Nicastro, l’ex assessore alle politiche giovanili Nicola Fratoianni, accusati di favoreggiamento nei confronti nei confronti di Vendola. Non solo. Dello stesso reato dovranno rispondere il direttore generale dell’Arpa Assennato e il direttore scientifico Massimo Blonda. Secondo il pool di inquirenti, anche dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dai sostitutiti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano (che ha coordinato le inchieste di due operai morti nell’Ilva ora confluite nell’inchiesta per disatsro ambientale) i vertici della Regione Puglia e dell’Arpa nell’interrogatorio dinanzi ai finanzieri come persone informate sui fatti, avrebbero negato le pressioni del governatore tentando così di coprire l’operato di Vendola.

Ma non è tutto. Perché nell’ultimo atto delle indagini preliminari spuntano anche i nomi di Donato Pentassuglia, consigliere regionale Pd accusato di favoreggiamento nei confronti di Archinà, e quelli del capo di Gabinetto Francesco Manna, del dirigente del settore Ambiente Antonello Antonicelli, dell’ex direttore dell’area Sviluppo economico della regione Puglia, Davide Filippo Pellegrino. Per i pm, insomma, un intero apparato al servizio dell’Ilva che scende anche nelle amministrazioni provinciali e comunali. Tornano infatti i nomi dell’ex presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, e l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva arrestati entrambi a maggio scorso con l’accusa di aver fatto pressione su alcuni dirigenti perché concedessero all’Ilva l’autorizzazione all’utilizzo delle discariche interne (poi autorizzate con decreto del governo) e del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, accusa di non aver messo in atto come primo cittadino le misure necessarie per bloccare i danni alla salute dei tarantini causati dall’azienda.

* * *

ma torniamo all’intervitsa del Manifesto:

(D) Presidente, andiamo per ordine. Qual è per lei l’atto delinquenziale?

be’, domanda strana ad un indagato per un reato molto pesante, che cerca di ribaltare la frittata su chi testimonia contro di lui, in questo caso i fatti…

(R) Il primo: far credere che in quella telefonata io rida per i morti di tumore. È inaccettabile. (…) Chi ascolta la telefonata si rende conto che rido del guizzo felino del dottor Archinà.

lascio perdere il resto, di nessun interesse, per i motivi già detti.

(D) Quali erano i suoi rapporti con i Riva?

(R) Avevo nei Riva interlocutori duri e litigiosi, tant’è che si rivolgono alla giustizia amministrativa per quasi tutti i provvedimenti che assume la Regione.
Il capo del personale, De Biase, è il più ostico, i nostri incontri erano sempre molto tesi.
Invece Archinà, che io fin lì conosco per il ruolo che ha e non alla luce di quello che anche io scopro poi, è più disponibile a far ragionare i Riva.
I Riva sono un potere stratificato a Taranto, a Milano e nel sistema non solo politico italiano;
il 2010 è l’anno in cui entrano in Alitalia come capitani coraggiosi.
E aggiungo: dal 2008 ho una polemica con Confindustria perché le nostre normative ambientali creano, dicono loro, uno svantaggio competitivo per la Puglia: perché non esistono in nessun’altra regione d’Italia.
In tutta questa diffamazione, sparisce la solitudine che ha accompagnato la nostra sfida all’Ilva, un azzardo grande per cambiare Taranto, darle ossigeno.
Ma vorrei farla io una domanda.

Dica.

(R) Non sono stati trovati diamanti né lingotti d’oro.
Allora perché in quegli anni ho l’ansia di non andare mai alla rottura con i Riva, se non perché sento l’urgenza di offrire dei risultati alla città?
Sostituisco il direttore di Arpa Puglia Alfredo Rampino, cugino dell’ex governatore e da tre giorni indagato per lo scandalo della Asl di Brindisi, con Giorgio Assennato (oggi anche lui indagato nella stessa inchiesta del presidente della Puglia, ndr).
Assennato è consulente delle procure lombarde nell’indagine su Seveso.
È l’uomo che ci ha insegnato a parlare di asbestosi e di mesotelioma pleurico.
Uno scienziato, un medico del lavoro, uno con la schiena dritta.
Ai suoi insegnamenti debbo, ad esempio, il mio primo atto di giunta, una delibera per chiudere la partita dell’amianto del sito Fibronit di Bari.

(D) Ora torniamo all’inizio. Chi ha ’preso la mira’ contro di lei?

(R) C’è un momento della storia di Taranto in cui si determina una rottura. (…) Comincia un clima di sospetto che precipita nella richiesta di chiusura della fabbrica. E nel referendum. Io mi schiero con la difesa dei posti di lavoro: chiudere la fabbrica è la nostra sconfitta, ambientalizzarla è il nostro obiettivo.
Io non criminalizzo chi la pensa diversamente, ma alcuni di quelli che la pensano diversamente hanno lavorato per criminalizzare la mia scelta.

(D) Parla del mondo dell’ambientalismo?

(R) Di una parte di quel mondo.

(D) La telefonata diffusa ieri non contiene notizie di reato. Ma lei è indagato e presto sarà sentito dai magistrati. (…)

Per chi ha abitato nelle trincee della lotta per la giustizia e per la legalità, ritrovarsi nel registro degli indagati, talvolta con accuse infamanti, è una prova molto importante.
Ho usato il dolore come una bussola per migliorarmi come essere umano e per non dimenticare mai i miei doveri pubblici.

(D) Ora Pdl, 5 stelle e il verde Bonelli le chiedono di dimettersi. Lo farà?

figuriamoci, non sarebbe Vendola, che si è candidato contro legge al Parlamento, senza dimettersi da presidente della Regione Puglia, se lo facesse.

(R) Ci ho pensato mille volte in questi anni, e mille volte ho pensato che non ci sono vie di fuga quando si è carcerati dal senso del dovere.
Vivo oggi il mio lavoro politico con un sentimento di infelicità. (…) Chi sono io, nella speculazione politica che si sta costruendo, che serve a dimostrare un teorema che l’ambiente è stato svenduto dalla politica? (…)

(D) C’è un teorema contro di lei?

(R) Anche nell’atto di accusa della procura ci sono alcune intercettazioni e alcune mail.

eh già: perchè Vendola non le spiega?

La mia bussola è sempre stata il rispetto dei principi di legalità e l’orizzonte il cambiamento. (…)
Persone come me possono fare errori politici, ma non pratiche al di fuori della legge.
La mia vita è stata un’altra.

questo, con tutto il rispetto ora tocca ai giudici deciderlo. e un uomo politico indagato, per rispetto degli elettori, toglie il disturbo fino a che non è provata la sua innocenza.

vale per la Cancellieri che non è neppure indagata e non vale per Vendola?

ma andiamo!

* * *

come lontanissimo collaboratore del Manifesto, sul quale scrivevo negli anni Settanta, come corrispondente locale da Brescia, dico che questa “intervista” è al di sotto degli standard qualitativi minimi richiesti ad un giornalista.

non è una intervista: chi fa una intervista si documenta prima, e fa domande mirate.

soprattutto se intervista acriticamente Vendola, che già in altre circostanze si è rivelato maestro dell’arte di rigirare frittate.

117. mi interessa di più Frisullo. 2009

86. Frisullo nove mesi fa. 2010

altrimenti, se deve riportare solo i farfugliamenti di chi non porta argomenti concreti, ma solo appelli emotivi ai propri seguaci, è una velina.

Una risposta a “Vendola, Schopenauer e l’Arte di avere ragione – 589.

  1. Pingback: Vendola faccia di bronzo – 239 – Cor-pus 2020·

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