Senkaku-Diaoyu: il pericolo giallo – 621.

non chiamiamole isole Senkaku, per favore: questo è già un modo di schierarsi; le isole si chiamano così secondo i giapponesi, ma secondo i cinesi sono le isole Diaoyu.

grandi soddisfazioni stanno dando queste isole agli Stati Maggiori americano, cinese popolare, giapponese, sud-coreano; provano a mettercisi in mezzo anche i cinesi di Formosa e perfino l’Australia ha convocato l’ambasciatore cinese per chiedergli spiegazioni.

intanto sulle isole hanno cominciato a volare, a scopo dimostrativo, gli aerei di combattimento un po’ di tutte le parti in causa: hanno iniziato qualche giorno fa (martedì) gli americani, adesso Giappone e Corea del Sud hanno subito seguito l’esempio del loro alleato.

giusto per far capire che non siamo all’asilo, ma che si fa sul serio, giapponesi e coreani, momentaneamente alleati, hanno fatto sapere che i loro aerei hanno continuato a volare nella zona questa settimana senza informare Pechino.

la Cina, che pretende che quell’arcipelago e il relativo spazio aereo sia suo, ha fatto sapere oggi di avere mandato caccia da guerra sulla zona nell’ambito di operazioni di “pattugliamento di routine”.

si attende l’incidente che possa scatenare il casus belli da un momento all’altro.

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il vicepresidente americano Joe Biden, domenica inizia una missione a Pechino, Tokyo e Seul: se si troverà un accordo, oppure no, lo sapremo probabilmente dopo, a meno che qualcuno non abbia interesse a far saltare i negoziati prima ancora che comincino.

vogliamo avere chiaro il quadro politico delle forze in campo?

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l’America (USA) è governata da un presidente Democratico, Obama, che nelle elezioni si è presentato come meno militarista del suo avversario repubblicano ed è premio Nobel per la Pace, ma non ha chiuso nessuna guerra aperta, ha fatto intervenire l’aviazione in Libia e poco tempo fa sembrava determinato a fare altrettanto in Siria, non fosse stato il Congresso a tirarlo per la giacca.

la Cina (RPC) è guidata dal Partito unico Comunista Cinese; è la potenza emergente, destinata a superare, in tempi brevi e salvo fatti nuovi, gli Stati Uniti per potenza economica; negli ultimi tempi gli accenti nazionalisti si sono molto raffozati nel paese.

il Giappone, terza potenza economica del mondo, se non consideriamo l’Unione Europea una realtà unica, storico alleato degli USA dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale, è guidato, da meno di un anno, da Shinzo Abe, esponente dell’ala più conservatrice e nazionalista del Partito Liberale, la destra giapponese: Abe ha lanciato campagne politiche contro l'”eccessiva educazione sessuale” nelle scuole e contro l’educazione fisica svolta con squadre miste; poco dopo la vittoria elettorale del dicembre scorso ha ribadito la sovranità giapponese sulle isole in questione, facendone uno dei punti caratterizzanti della sua azione politica.

la Corea del Sud è la quarta potenza economica asiatica: le sue relazioni col Giappone storicamente non sono buone, ma in questo caso si trova forzatamente alleata con lui per respingere le rivendicazioni cinesi.

però una delle isole, che è riemersa dal mare tempo fa, secondo i sud-coreani non è dei giapponesi e neppure dei cinesi, ma della Corea del Sud.

che sta a più di mille km di distanza, ma insomma il petrolio fa gola a tutti.

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ed ora un’occhiata alla carta geografica:

250px-Senkaku_Diaoyu_Tiaoyu_Islands

queste isole, che si trovano a nord-ovest delle Ryukyu meridionali, pacificamente giapponesi, a circa 170 km dalla più vicina, furono storicamente cinesi nei secoli passati, ma furono cedute al Giappone, assieme a Taiwan, a seguito della sconfitta cinese nella guerra sino-giapponese del 1894-95.

dopo la sconfitta giapponese nella seconda guerra mondiale, dal 1945 le isole furono amministrate dagli USA assieme alle non troppo lontane isole Ryukyu: meriterebbe di essere raccontata a parte la loro storia di regno autonomo, con una propria cultura locale, sottoposto nell’Ottocento al doppio protettorato cinese e giapponese, e alla fine spietatamente sottomesso e assimilato dai giapponesi, 

con i trattati del 1951-52 il Giappone rinunciò a Taiwan e alle “isole vicine”, ma queste isole non sono nominate nel trattato: in quel momento non si erano scoperti ancora i giacimenti petroliferi e non interessavano a nessuno.

le isole erano peraltro anche di proprietà di una famiglia giapponese.

nel 1972 gli americani restituirono la loro amministrazione al Giappone, che ne vietò l’accesso ed ogni forma di sfruttamento economico; ma nel 1969 si erano scoperte le possibilità legate a giacimenti di petrolio e di gas.

le due Cine protestarono subito contro la decisione americana, sostenendo che questo arcipelago non è legato alle Ryukyu, ma si trova già all’interno del Mar Cinese meridionale, e rivendicandolo.

nel settembre 2012 il Giappone, che ha continuato a controllare le isole, le ha acquistate dai proprietari privati, per ribadire la loro appartenenza al paese: la cosa ha determinato una forte ondata di proteste e manifestazioni in Cina.

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nelle isole vive una specie unica al mondo, la talpa di Senkaku (ogni allusione ironica è casuale) e una queste isole è l’unica zona di nidificazione dell’albatro codacorta.

la talpa è già in via di estinzione per conto suo, ma non scommetterei neppure una vecchia lira sulle possibilità di sopravvivenza neppure dell’albatro.

sia nel caso di qualche confronto militare, anche limitato, sia nel caso si inizi lo sfruttamento “pacifico” delle risorse petrolifere della zona.

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