l’indagine OCSE-PISA e la scuola italiana – 637.

parlo malvolentieri di scuola da quando sono andato in pensione; effettivamente soffro un poco di sindrome dell’abbandono (mio) e mi pare che il modo migliore di parlarne sarebbe stato restarci, se proprio il tipo di relazioni interne e la fatica crescente di cercare di fare andar bene le cose (dal mio punto di vista, naturalmente) non mi avessero indotto a fare la scelta giusta.

ma adesso che, appunto, me ne sono andato, quando avrei potuto restare a tirare la carretta ancora per due anni, e lo avevo già chiesto, non è più dignitoso tacere? non c’è una contraddizione nel parlare, avere l’aria di fare la predica, quando non si è più in trincea a combattere, ma si sono scelte le piu comode retrovie?

suvvia, pensa, che dati gli anni che crescono e la salute che dà i suoi grattacapi, se tu fossi ancora al lavoro saresti a casa da due settimane per via di questa bornchite che non ti dà tregua: meglio così.

quindi, bortocal, non farla tanto lunga, e vai avanti a dire la tua sui risultati dell’ultima indagine OCSE – PISA sui risultati formativi dei sistemi scolastici dei principali paesi del mondo: e vediamo che cos’hai da dire di nuovo…

* * *

1. intanto si comincia a vedere qualche attenzione al problema sulla stampa, e in questo l’Italia sta diventando un pochino più europea, finalmente.

dati i precedenti, la pagina virtuale del Corriere interamente dedicata al tema è semplicemente un fatto entusiasmante.

2. poi i risultati restano complessivamente scadenti, perché sotto la media, però confermano un miglioramento già registrato tre anni fa.

3. il miglioramento riguarda soprattutto l’area matematica e quella scientifica, che effettivamente la riforma Gelmini ha valorizzato un poco: quindi premia questa riforma, probabilmente, che per tanti altri aspetti rimane criticabile.

4. tuttavia l’ipotesi più fondata per spiegare il miglioramento sta, a mio sommesso parere, soprattutto nel fatto che la scuola italiana sta cominciando a familiarizzarsi con i test con i quali vengono misurate le competenze degli studenti.

5. giusto per chiarire a chi non è del settore, in questo caso l’INVALSI non c’entra con questi test, ma il fatto che si debbano fare i criticatissimi test iNVALSI in tutte le scuole d’Italia significa che poi, quando arrivano i test OCSE a campione, tutti, docenti e studenti, sono un poco più preparati a farli.

6. il rapporto OCSE mette finalmente il dito giusto sulla piaga principale che affossa la scuola italiana nel confronto con le altre scuole, ed è rappresentata dal buonismo e dall’illegalismo insegnati fin da piccoli: i docenti italiani (per quel che vale un mio giudizio occasionale di confronto con quelli tedeschi) non sono affatto peggiori in se stessi, anzi (a parte le eccezioni dovuti ai mancati controlli e allo sbraco totale per cui anche individuate le mele marce, queste restano al loro posto, e semmai i problemi toccano a chi si è permesso di stanarle).

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il vero problema della scuola italiana, dice l’OCSE, sta nella mancanza di puntualità e nelle assenze ingiustificate: in Italia il 35% e il 48% degli studenti, rispettivamente, hanno riferito di aver rispettivamente saltato almeno un giorno o almeno un’ora di scuola nelle due settimane prima del test Pisa: “la più alta percentuale registrata tra i grandi paesi dell’Ocse”.

solo in Argentina, Giordania e Turchia di registrano percentuali più alte; l’Ocse ha quantificato un danno pari a 37 punti in meno in matematica. 

nel clima rituale penoso delle occupazioni pre-natalizie, queste cose, ad un ex preside che nella sua vita professionale si è sforzato di essere dalla parte degli studenti (quella vera, non quella di comodo), bisognerebbe avere il coraggio di dirle.

una scuola che insegna il disimpegno, il menefreghismo delle regole e la forza della trasgressione di massa delle norme è una scuola che ha mancato in partenza il suo obiettivo educativo.

e tuttavia questo è il sengo di un malessere più profondo, che andrebbe pure messo a fuoco meglio: il 76 per cento degli studenti italiani dichiara di sentirsi felice a scuola (in linea con la media Ocse dell’80 per cento), ma solo il 32 per cento degli studenti considera la situazione della propria scuola come «ideale» (contro il 61 per cento Ocse) e il 69 per cento si dice soddisfatto della scuola che frequenta (contro una media Ocse del 78 per cento).

perché?

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7. le indagini, tutte le indagini, non solo questa, confermano da anni l’abisso della scuola del Sud (e l’assoluta eccellenza a livello europeo di quella del Nord-Ovest).

se il paese nel suo complesso è leggermente sotto la media OCSE, questo nasce dal fardello di una scuola meridionale che è spaventosamente al di sotto delle medie internazionali e della decenza.

credo che, se è giusta l’analisi OCSE – PISA al punto 6, questa sia anche la spiegazione della catastrofe della scuola meridionale, che assume il carattere di una vera emergenza.

anni di “scuola” passati saltuariamente dietro i banchi per uscire menefreghisti e privi di senso del dovere producono una massa di giovani INOCCUPABILI in qualsiasi sistema economico.

qualcuno ogni tanto prova a dirle queste cose, salvo essere sottoposto a linciaggio; io le dico qui, tanto non saranno lette.

mi piacerebbe che qualcuno si ponesse il problema di una strategia per affrontare questa vera emergenza nazionale che è peggio di una alluvione permamente che dissesta il Sud.

* * *

alcuni dati di questo disastro:

studenti italiani con competenze molto basse in matematica: 25% (erano il 32 nel 2006%); nel Sud sono il 34%; i valori degli studenti siciliani sono intermedi fra quelli della Romania e della Turchia.

Germania 17%, la Svizzera 12%, Shanghai 4%.

studenti italiani con competenze molto alte in matematica: 10% (erano il 7,1%)

Germania ?%, la Svizzera 21%, Shanghai 55%.

studenti italiani con competenze molto basse in ambito scientifico: 18,7% (erano il 24,3%)

studenti italiani con competenze molto basse in ambito scientifico: 6,1% (erano il 4,6%)

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infine una nota molto positiva, per fortuna, in questo quadro complessivamente scadente:

la scuola italiana è meno discriminatoria socialmente di quella di altri paesi: in media, negli altri paesi, il 15% della variazione di risultati fra gli studenti è attribuita alle condizioni socio economiche delle famiglie, mentre in Italia il dato scende al 10%.

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e questo è stato realizzato nonostante la diminuzione dell’8% dell’investimento di risorse nella scuola avvenuto in Italia negli ultimi 10 anni.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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