a me no, a me no (Renzoni e il deja vu: le trattative sul nuovo colpo di stato) – 679.

a voi sembra normale che il nuovo segretario del Partito Democratico, Renzi, a fronte di una sentenza della Corte Costituzionale che dichiara totalmente illegittima la normativa elettorale varata dal medesimo pregiudicato Berlusconi nel 2007, per prima cosa si metta a trattare con questo criminale fascista la nuova legge elettorale?

a me no, a me no, a me no , a me no, a me no.

no! no! no! no!

* * *

trattativa all’insegna della fretta, da chiudere entro il 31 gennaio.

per un ritorno al Mattarellum, ma col premio di maggioranza.

e tanta fretta ha un motivo solo, che ho perfino ripugnanza a dire, eppure è qui sotto la luce del sole per chiunque lo vuole vedere.

battere sul tempo la pubblicazione della sentenza da parte della Corte Costituzionale.

* * *

perché la Corte ha dichiarato incostituzionale il premio di maggioranza; e i due compari, il pregiudicato già anti-costituzionale, e il segretario del maggior partito italiano che si auto-definisce Democratico, vogliono rimetterlo.

cosa proprio dura da farsi dopo che la Corte avrà pubblicamente motivato quel che per ora ha soltanto accennato: che il premio di maggioranza, se non è un puro ritocco tecnico per rafforzare un partito già prescelto dai cittadini per governare con una maggioranza molto evidente, viola l’eguaglianza dei cittadini nel voto, così come la mancanza di preferenze viola il carattere personale del voto: due principi essenziali della nostra Costituzione democratica.

ma Renzi sta provando a mettersi d’accordo con Berlusconi per fare una legge diversa con lo stesso principio incostituzionale.

tanto poi la Corte ci metterà altri 7 anni a dichiararla incostituzionale, fanno conto.

* * *

insomma detto con tutta la delicatezza possibile Renzi chiede consiglio a Berlusconi su come capovolgere la Costituzione di nuovo.

del resto, l’esperto e il maestro vero nel calpestamento della costituzione repubblicana ed anti-fascista chi è, se non Berlusconi?

e non c’è nessuna nessunissima esagerazione nel dire che provare a cancellare la Costituzione su un punto essenziale come la legge elettorale è fare un colpo di stato.

del resto, questo solo sanno fare (anzi, neppure questo): discutere su come mantenersi al potere.

io però sono convinto che neppure questa volta ce la faranno…

* * *

avevo profetizzato negli anni scorsi a Renzi un incerto futuro, e ho sbagliato: il personaggio mi sembra vuoto e televisivo, ma sono sempre un inguaribile ottimista e non avrei mai immaginato che i demdem potessero arrivare così in basso: e questa volta non potranno prendersela altro che con se stessi e battersi lo zoccolo duro sulla testa.

in fila, ordinati, in tre milioni, a due euro a cranio, perfino, per dare la prova che l’entusiasmo è vero, se lo sono scelto in maniera plebisicitaria.

conosco la situazione: qualche anno fa ero uno dei fondatori del Partito Democratico di Stoccarda e votavo diligente Veltroni, non potendo votare la Bindi, lì: e non capivo neppure un decimo delle cose che mi sono chiare oggi: segno che forse c’è anche qualcosa di positivo nell’invecchiare, se si invecchia a occhi aperti.

avevo comunque deciso di cospargermi il capo di cenere, di ammettere che non capisco nulla “di politica”, e perfino di aspettare Renzi con disponibilità alla prova dei fatti.

avevo perfino trovato un paio di scelte che al momento mi parevano lodevoli e stavo per scriverne.

ma non c’è nulla da fare: devo ribadire la mia opinione; i tre milioni che hanno votato alle primarie democratiche hanno scelto un Veltroni più sguaiato, ma altrettanto bugiardo ed improvvisatore, che sta ripetendo per filo e per segno, come seguisse un percorso fotocopia, gli errori di Veltroni fine 2007, quando il più stupido leader che il Partito Democratico abbia mai avuto pensava davvero di fare le scarpe a Prodi e di prendere il suo posto, battendo Berlusconi alle elezioni che aveva deciso di fare.

in quel caso Veltroni decise di discutere della legge elettorale con Berlusconi – che in quel momento era in crisi pesante dentro il suo partito; ma Veltroni decise di discutere con lui e non con Fini, che stava cercando di prendere il suo posto.

la stessa cosa che aveva fatto qualche anno prima con la Bicamerale D’Alema: la trama è sempre uguale, cambia soltanto il co-protagonista di sinistra, l’altro, quello vero, quello di destra, è sempre uguale e neppure la morte riesce a scalfirlo ancora.

loro sono lì in fila, a farsi fregare regolarmente ogni volta, dopo essersi fatti sputtanare…; sembrano incapaci di imparare, oppure legati ad un copione a trama fissa, perché non ne sanno recitare nessun altro.

i demdem: gli oramai innominabili; il peggio del peggio, perchè almeno gli altri dichiarano apertamente quello che sono e questi imbrogliano soltanto, e non gli interessa altro che il potere, voltagabbana.

* * *

siccome siamo nel paese degli smemorelli, riporto un articolo del Corriere, 30 novembre 2007: rileggerlo oggi ha davvero dell’incredibile: mettete mentalmente il nome dell’oscuro emissario di Renzi al posto di Veltroni e il nome di Brunetta, emissario ovviamente di Berlusconi, al posto di Berlusconi stesso, e avete la cronaca in diretta che potevate leggere stamattina su tutti i quotidiani.

l’unica variante è che ora Renzi non si fida più di contattare direttamente Berlusconi.

la cosa più sconcertante di tutta questa vicenda è che l’apparato propagandistico pro-demdem rinfaccia a Grillo di cercare intese con Berlusconi; per esempio con foto-montaggi come questo.

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ci sono stati nei mesi scorsi in effetti contatti anche tra un emissario di Grillo e Berlusconi, altrettanto schifosi e disgustosi; ma vi pare che i Democratici siano in grado di fare la morale a nessuno dopo vent’anni di accordi sotto-banco?

* * *

SI COMINCIA DALLA LEGGE ELETTORALE. IL CAVALIERE: «DIALOGHIAMO, MA POI SI VOTA»

Veltroni-Berlusconi: intesa possibile

Il leader dell’opposizione: «Data delle elezioni non pregiudiziale». Il sindaco: «Convergenze rilevanti»

Un recente incontro tra Veltroni e Berlusconi (Ansa)

ROMA – Il ghiaccio è rotto. Walter Veltroni e Silvio Berlusconi hanno intrapreso, con un’ora e mezzo di discussione su legge elettorale e riforme, ovvero sulle «regole del gioco», il dialogo per dare un volto nuovo alla politica del Paese. Di «intesa possibile» ha parlato Silvio Berlusconi; e Veltroni gli ha fatto eco usando più volte il termine «convergenze rilevanti», confortato soprattutto dal fatto che il Cavaliere non abbia posto «alcuna pregiudiziale» sulla data del voto e sulla caduta del governo Prodi. «Berlusconi non ha posto il voto come pregiudiziale per il confronto sulle riforme. Questa è la novità del giorno», ha sottolineato Veltroni.

VIA AL DIALOGO – Insomma, tra i leader dei due maggior partiti italiani sembra poter nascere quel dialogo che si potrà tradurre, come ha detto Veltroni, «nell’arco di 12 mesi», in riforme per il paese: «Si comincia dalla legge elettorale», ha detto il segretario del Pd, che ha anche sottolineato come «convergenze rilevanti» (anche nel merito) siano riscontrabili anche sul terreno nelle riforme istituzionali (abolizione del bipartitismo perfetto, Senato delle Regioni, maggiori poteri per il presidente del Consiglio) e nella modifica dei regolamenti parlamentari. «Tre punti di convergenza» che fanno dire a Veltroni che con Berlusconi «c’è stata la condivisione che bisogna passare a un nuovo bipolarismo, da un bipolarismo forzoso a un bipolarismo fondato sulla coesione programmatica». A cominciare da quella legge elettorale che per entrambi dovrà dare vita a un «sistema proporzionale, che però non rinunci al bipolarismo».

BERLUSCONI – Un discorso non molto diverso da quello fatto dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, dopo l’incontro del pomeriggio con il capo del Pd: «Per garantire democrazia e il bipolarismo è indispensabile che ci siano due grandi partiti alternativi tra loro. Siamo disponibili al confronto su una nuova legge elettorale. Ma la nostra posizione politica non cambia ed è che si torni al più presto al voto perché lo chiedono i cittadini e la situazione del Paese».

«RIFORME? NON C’E’ TEMPO» – I due leader si sono confrontati circa un’ora e mezza in una saletta di Montecitorio, affiancati dai rispettivi bracci destri, Gianni Letta e Dario Franceschini. Berlusconi ha riferito di aver parlato a Veltroni delle proprie preoccupazioni per la crisi in cui versa il governo Prodi, che inducono il suo schieramento a sostenere la posizione del ritorno immediato alle urne. Fatta salva, ovviamente, la modifica del sistema elettorale. Non è invece disponibile, Berlusconi, ad estendere questa apertura anche alle riforme istituzionali, perché non ce ne sono i tempi tecnici («mentre sui contenuti saremmo favorevoli, visto che si torna a parlare delle stesse proposte che erano contenute anche nella nostra riforma della Costituzione») e perché l’allungamento dei tempi significherebbe allungare anche la sopravvivenza dell’attuale esecutivo. «La data delle elezioni non è pregiudiziale – ha però precisato il leader forzista – Non abbiamo fissato alcuna data. Lo scioglimento delle Camere spetta al capo dello Stato».

IL SISTEMA ELETTORALE – Per quanto riguarda la legge elettorale, Berlusconi ha fatto sapere di essere pronto anche a studiare il cosiddetto Vassallum, il sistema elaborato dai costituzionalisti Vassalli e Ceccanti (un proporzionale con sbarramento che mette insieme i sistemi tedesco e spagnolo), in testa nei gradimenti del Pd. «Abbiamo cercato di essere pragmatici e di confrontarci sul modello proposto da Veltroni – ha detto il Cavaliere – che presenta punti di convergenza e altri di divergenza ma a mio avviso risolvibili». Una disponibilità che fa felice Veltroni: «Bisogna accelerare – avverte il sindaco – perché se no c’è il referendum…».

LE APERTURE – I toni usati da Berlusconi nel corso della conferenza stampa sono stati accomodanti nei confronti di Veltroni, verso il quale il Cavaliere ha ribadito stima. «Mi auguro che il clima del colloquio di oggi – ha aggiunto – dia la possibilità di un confronto normale, e uso un vocabolo caro a qualcuno, come è giusto che sia tra forze protagoniste che si rispettino». Ma il confronto non sarà limitato solo a Forza Italia (o al nascente Partito della libertà) e Partito democratico. Sulla legge elettorale, che è legge che fissa le regole, ha detto Berlusconi, «credo si debba cercare di ottenere il più vasto consenso». A giudizio del Cavaliere, sulla legge elettorale «non debbono essere solo i due più grandi partiti ad essere d’accordo».

PASSI AVANTI – Anche Veltroni, c’è da dire, è sembrato confortato dal dialogo con il leader dell’opposizione: «È una materia da affrontare con grande prudenza e responsabilità, un passo per volta. Ma certo dal clima che c’era un mese fa si sono fatti grandi passi avanti», ha ammesso Veltroni. «Mai come oggi il Paese sembra vicino a dotarsi di quelle regole tanto a lungo inseguite», ha comunque aggiunto il leader del Pd, che ha anche sottolineato che il partito di Silvio Berlusconi e il Partito democratico restano due forze che nascono e restano alternative, ma che stanno dialogando per riscrivere le regole. «Proprio per questa loro alternatività – ha detto Veltroni dopo l’incontro avuto con Silvio Berlusconi – è significativo che abbiano cominciato a dialogare sulle riforme istituzionali. Così si fa nelle democrazie moderne. Per questo l’incontro, che è stato avvolto da tante attese tra me e Berlusconi dovrebbe essere considerato naturale in una democrazia moderna. Cosa che in Italia non è stata possibile per tanto, troppo tempo».

DODICI MESI – In questa situazione di collaborazione e rispetto reciproco, Veltroni si è sentito in condizione di sbilanciarsi: «Mai come oggi abbiamo la possibilità di dare a questo paese, nei prossimi 12 mesi, riforme certe e nuove. Questa è la condizione che si è creata», ha detto il segretario del Partito democratico. Che ha anche inteso confortare il premier: «Più la legislatura va avanti più aumenta la possibilità di fare le riforme costituzionali. Ho una ragione in più – ha detto Veltroni – per auspicare che il governo duri il più a lungo possibile».

GROSSE KOALITION – Il nuovo clima di confronto tra i due principali partiti non deve però far ipotizzare un’intesa politica per un possible governo istituzionale. «Non si è parlato di grosse koalition nel modo più assoluto – ha detto Berlusconi -. E preciso che anche in passato non ho mai parlato di governo di coalizione, se non quando mi hanno chiesto cosa avrei fatto in caso di una nostra vittoria risicata dopo il voto e io ho detto, come avevo già fatto dopo le elezioni del 2006, che avrei scelto di condividere le responsabilità di governo con l’altra parte».

30 novembre 2007 (ultima modifica: 01 dicembre 2007)

3 risposte a “a me no, a me no (Renzoni e il deja vu: le trattative sul nuovo colpo di stato) – 679.

    • sì, concordo con te sull’incasinamento irreversibile della politica italiana, maionese impazzita che non si può rimettere insieme…

      non mi fanno paura le contro-repliche amichevoli fra noi, ma i deliri normativi di cui è capace questa gente incompetente persino nell’unico campo che gli interessa e che è vitale per loro…

      a me di essere governato da un Renzi dà davvero fastidio, quasi fisicamente: è l’immagine vivente della superficialità e della faciloneria spocchiosa di questa ultima generazione di politici.

      però sono convinto (e vediamo se mi sbaglio di nuovo) che questa faciloneria e presunzione non aiuterà a trovare la soluzione, e che andremo a votare abbastanza presto con l’unica legge elettorale possibile: quella proporzionale che uscirà dalla sentenza della Corte Costituzionale…

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