pensioni e legge di stabilità: stato di incostituzionalità permanente – 693.

certo, rischia di essere troppo irritante leggere un post che parla di pensioni scritto da bortocal, neo-pensionato relativamente benestante (almeno rispetto a tanti giovani che se la sfangano in qualche modo col precariato e con salari da terzo mondo).

comunque giuro che cercherò di non scrivere pro domo mea e premetto e deposito qui in garanzia la pubblica dichiarazione, non nuova per me, che sono i benestanti che devono contribuire per primi e più di tutti gli altri al bilancio dello stato in un momento di crisi; e, anche tra i benestanti, chi lo è di più deve contribuire di più di chi ha meno – come dice anche la Costituzione.

si chiama principio della progressività delle imposte e sta in Costituzione, art. 53:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

è questo principio della progressività delle imposte che è stato pesantemente calpestato nei due decenni berlusconiani senza vera opposizione.

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mentre scompariva il principio che chi ha, in assoluto, di più deve contribuire anche in proporzione di più, perché la contribuzione gli pesa meno, hanno cominciato a diffondersi strane teorie che individuavano in alternativa particolari categorie di vittime predestinate al risanamento del bilancio statale.

sistema che sostituisce alla democrazia egualitaria dei tempi moderni il ritorno ai diritti differenziati per categoria di feudale memoria.

ovviamente sono state le grandi èlites privilegiate a diffondere questa caccia all’untore, per distogliere l’attenzione da sè; e Beppe Grillo è stato, assieme a Berlusconi, uno dei protagonisti di questa manovra di distrazione di massa, che è passata facilmente in un popolo credulone, bigotto e conformista come quello italiano.

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insomma, secondo i super-ricchi d’Italia, che non desiderano pagare le tasse e quasi farsene vanto come altrove succede nelle nazioni con tradizioni calvinisticheggianti, tocca ai pensionati farsi carico del risanamento del bilancio pubblico.

e infatti, da anni, le principali manovre di contenimento della spesa passano attraverso i tagli alle pensioni, non attraverso la riorganizzazione della fiscalità generale.

(scusate la battuta, ma mi è scappato di parlare di fiscalità generale per un paese dove la fiscalità riguarda quasi soltanto i lavoratori dipendenti, cioè la stessa larga massa di pensionati che, prima, ha pagato le tasse alla fonte, anche per pagarsi la pensione, e poi viene tartassata sulle pensioni stesse) .

tagliano le pensioni e poi si domandano, dubbiosi, come rilanciare i consumi…: spassoso, se non fosse così ipocrita.

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ora che in Italia essere pensionati sia una condizione quasi privilegiata qualche volta (per le classi alte) non lo negherò.

ma uno stato di diritto si fonda su un principio legale che ha nome diritti acquisiti; chi ha lavorato sulla base di un contratto di lavoro che prevedeva una determinata pensione non può essere privato a posteriori di quello che gli viene in base al contratto sottoscritto dalle due parti.

se sono troppo alti certi redditi garantiti dalle pensioni ad alcune persone, che vengono agitate come un drappo rosso sotto gli occhi stupidi del toro opinione pubblica d’Italia, vanno tassati in quanto redditi, assieme a tutti gli altri dello stesso livello, anche non pensionistici, e non ridotti in quanto pensioni.

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è la cosa elementare detta dalla Corte Costituzionale con la sentenza 5 giugno 2013, n. 116 con la quale ha dichiarato incostituzionale e cancellato – retroattivamente, ca va sans dire – l’articolo 18, comma 22-bis, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, che fissava un “contributo di solidarietà” per i pensionati con più di 90.000 euro di pensione annua.

sentenza che non era una novità, in quanto preceduta dalla analoga sentenza 11 ottobre 2012 n. 223.

a giudizio della Corte queste disposizioni governative si pongono ”in evidente contrasto” con gli articoli 3 e 53 della Costituzione, dove viene sancito come tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge e tutti siano tenuti a concorrere alla spesa pubblica in ragione della loro capacità contributiva.

ovviamente, le sentenze citate hanno anche stabilito l’obbligo dello stato di risarcire a tutti gli interessati i contributi trattenuti.

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bene, che dire allora se, nella Legge di Stabilità appena approvata dal Parlamento ritorna il contributo di solidarietà per i pensionati e soltanto per loro?

“Scatta da gennaio e per un periodo di tre anni un nuovo contributo di solidarietà sulle pensioni superiori a poco più di 90.000 euro lordi annui. Il prelievo è del 6% sulla parte tra 14 e 20 volte il minimo Inps, al 12% tra 20 e 30 volte e al 18% per la parte oltre 30 volte il minimo. Il contributo vale anche per i vitalizi e le rendite degli organi costituzionali, di regioni e province autonome”.

ci potete credere? si ripropone una legge appena cancellata dalla Corte per manifesta incostituzionalità.

è un braccio di ferro con la Corte Costituzionale che ne prepara altri.

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un parlamento eletto in modo incostituzionale approva leggi già dichiarate incostituzionali.

è una follia, se non altro perché poi si devono anche restituire i soldi.

ma questa è l’improvvisazione, arrogante e stolida, con cui siamo governati

basterebbe fissare che a CHIUNQUE guadagna più di 90.000 euro l’anno sia richiesto un simile contributo straordinario, e non ci sarebbe discussione possibile.

perché non lo fanno?

giuro che non riesco neppure a capirlo fino in fondo…

e giuro anche che la cosa non mi tocca personalmente perché non ho certo una pensione così alta…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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