rieccoti, Natale – 695.

non ho mai avuto un buon rapporto con te, lo sai: neppure da bambino, quando credevo con particolare devozione.

sarà stata l’abitudine ai regali sempre sbagliati la mattina sotto l’albero: sempre quello che volevano loro, i miei genitori, e in particolare lei; che non era mai quello che desideravo io, perché i miei desideri erano sbagliati.

questo era il messaggio che ricavavo scartando il modesto pacchetto: il meccano o Non t’arrabbiare! (anche la beffa, oltre al danno), ma il teatrino delle marionette mai: fossi mica diventato un artista? che già mostravo preoccupanti inclinazioni fantastiche…

oppure sarà stato questo carattere spigoloso che temo resterà per qualche tempo il mio unico ricordo di me, quello che mi fa scrivere, due minuti fa:

la mia amicizia è pesante, ma fondata sulla sincerità.

chi non ama la sincerità non cerchi la mia amicizia.
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ditemi voi come conciliare l’amore per la sincerità con l’amore per il Natale, allora.
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questa festa prettamente cattolica, che è quindi il trionfo dell’ipocrisia.
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fin dal festeggiato, che apparentemente soltanto è Jeshu, in realtà è il Sol Invictus, è il dio Mitra, al quale i primi cristiani solerti fregarono perfino la festa di compleanno.
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e tutto il seguito viene da sé.
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lo chiamiamo Natale cristiano, e sono soltanto dei Saturnalia pagani e goderecci: la festa del consumismo, che sta passando necessariamente di moda.
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aggiungete, se proprio volete, che 45 anni fa a quest’ora tornavo a casa dall’ospedale dove mio padre era stato portato due giorni prima, lasciando la casa con un “addio Colle Fiorito, non ti vedrò mai più“, e riferivo a mia madre che papà stava molto male: andandomene io, si era girato verso il muro, nel gesto inequivocabile del don Gesualdo che vuol morire da solo.
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questo non disturbò lo svolgimento programmato del pranzo e solo nel pomeriggio avanzato ritornammo alla sua stanzetta tutti e tre (madre, sorella e me), per trovarlo oramai sull’orlo del coma.
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una broncopolmonite se lo stava portando via, dopo che il cancro, entrato nella colonna vertebrale, lo aveva paralizzato completamente dalla testa in giù pochi giorni prima.
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era il pomeriggio di Natale, io avevo vent’anni, come un dolorante Nizan qualunque, e stringevo la mano a mio padre che se ne stava andando rantolando ad occhi chiusi.
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che fosse ancora lucido fino a quel momento me lo disse, alle 5 del pomeriggio, l’ultima stretta delle dita, dopo di che non reagì più, e smise di respirare del tutto altre 4 ore natalizie dopo.
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fu il suo addio a me e al mondo.
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buon Natale dunque a chi ci crede, passino le cornamuse sotto le finestre come stanotte, suonino le campane a distesa.
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ma sparisca il Natale dal calendario di chi non lo sopporta più.

31 risposte a “rieccoti, Natale – 695.

          • allora ti abbraccio. sì. ti abbraccio. e ti sorrido. 🙂
            io sono molto schiva anche se molto affettuosa e timida, in un certo senso.
            più che timida, direi, rispettosa all’estremo della privacy altrui.

            • altro tratto che abbiamo in comune, direi.

              (fino a che non si mette di mezzo il blog, per quanto mi riguarda…, nel senso che qui a volte divento sfacciato ed esibisco la mia privacy in maniera eccessiva).

                • eh eh, capisco.

                  però, come vedi, si può finire di parlare di se stessi anche nei blog altrui…

                  certo, la privacy (scritta giusta, stavolta) è un po’ più tutelata dal fatto che i commenti sono sparsi, ma è una difesa relativa…

                  il vero fatto è che siamo entrati in un tempo in cui il concetto stesso di privacy è completamente stravolto: non voglio dire che è cancellato, mi parwe un’analisi un poco rozza, ma certamente è sostituito (se lo è) da una üprivatezza che non ha più nulla a che fare con quella di prima.

                  da un certo punto di vista siamo diventato dei sudditi di un grande fratello che ci spia soltanto per sapere che cosa venderci…

                  ma di questo si dovrebbe tornare a parlare ancora una volta in un post, perché la riflessione su questo punto non è mai abbastanza.

      • mio padre è morto l’ultimo giorno dell’anno.
        non amo queste feste da allora, pochi anni fa.
        sì. apparentemente sono sempre la stessa.
        dentro no.
        gb

        • oh, finalmente qualcuno che può capire che razza di peso sia dovere considerare un giorno di festa, perché socialmente è tale, quella che per te è una ricorrenza drammatica.

          per anni, quando avevo i bambini piccoli, dovevo forzarmi di dimenticare per non privare loro della loro festa, e anche oggi devo sdoppiarmi e vivere su due piani paralleli; ho dei nipotini che crescono e festeggio con loro, come è giusto.

          però risolvo la contraddizione concentrando la festa la vigilia e restandomene abbastanza per conto mio il Natale vero e proprio…

          • “che razza di peso sia dovere considerare un giorno di festa, perché socialmente è tale, quella che per te è una ricorrenza drammatica.”
            sì. talvolta è veramente difficile e tristissimo.
            ridi e ti viene da piangere.

            • in me oggi l’emozione è diventata meno acuta, dopo tanti anni.

              però mi ha lasciato dentro la traccia non cancellabile del distacco irrimediabile tra convenzioni e realtà autentica: direi che oggi in me quel dolore è diventato questa consapevolezza.

                  • ho amici nottambuli che sanno che non mi disturbano! 😉

                    so che era una battuta la tua. lo so. 🙂

                    amo l’ironia, bortocal. moltissimo.
                    gb

                    • allora questo amore per l’ironia è un’altra coincidenza.

                      io tendo a ricondurlo anche alle mie origini venete: i lombardi fra cui vivo non sono altrettanto ironici…

                      tanto meno i tedeschi.

                      ci dev’essere una relazione tra l’ironia e il viaggiare…

                    • l’ironia, per me, è l’unico modo con cui cogliere la vita.
                      e la vita si capta molto di più viaggiando.
                      e, poi, senza ironia,come fai a viaggiare e a prendere rutto quello che ti si presenta?
                      🙂
                      gb

  1. Io ti ringrazio, bortocal.
    Abbiamo condiviso qualcosa, qualcosa di molto importante.
    E’ bellissimo riuscire a farlo.

    Ti abbraccio e ti sorrido.
    A presto!
    gb

  2. “l’ultima stretta delle dita”
    l’ultimo sorriso
    l’ultimo sguardo.
    l’ultimo bisbiglio.
    e il mio papà si trovava di fronte alla morte.
    io gli stringevo le mani, ma lui era solo.
    io tentavo, ma…
    lo so.

    e, fuori, c’erano i “botti” per la fine dell’anno.

    • ancora più terribile la tua esperienza, con quei rumori di festa da fuori…, è da brividi.

      la morte è poi il trionfo supremo della solitudine: morire significa proprio diventare completamente e definitivamente soli.

      • mio padre era totalmente lucido e quindi… sapeva benissimo il mio sorriso che vedeva era l’ultimo e che…
        io volevo, a tutti i costi, essergli vicino e sapevo che non potevo più di tanto.
        lottavo quasi, conscia che era tutto inutile.
        avrei voluto vincere la morte. ero consapevole che non era possibile. eppure…
        non è stato facile. no.
        poi…
        oh, è tremendo ricordare.
        e fuori la gente si augurava “buon anno nuovo”.

        • credo che non ti racconterò mai la morte di mia madre: era un giorno qualunque, ma la sceneggiatura preparata da non so chi fu da film dell’orrore.

          i nostri due padri, almeno, a quando capisco se ne sono andati soffrendo certamente, ma in un modo intimo e discreto, direi così, non cè stato il festival del dolore e della disperazione, diciamo così.

          ti sono vicino come solo chi ha vissuto l’esperienza della morte del genitore da giovane può esserlo.

          spero di morire tra qualche anno ancora, non per me stesso, ma per chi mi vuole bene: la morte di una persona molto anziana fa sempre molto meno male a chi le vuole bene.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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