sara b., un paio di mesi all’Ambasciata (per un visto per l’Italia!).

questo post è di sara b., che non ha mai scritto prima su questo blog

* * *

Ne ho una io da raccontare!

Chi vive fuori dall’Italia spesso legge delle storie buffe sulla politica e sulla gestione dello stato, si prendono sempre come barzellette o racconti per ravvivare una cena con gli amici. Si sa gli italiani ridono per non piangere. La questione dei visti d’ingresso in Italia non è sicuramente uno dei grandi cancri d’Italia, ma può essere uno dei tanti piccoli dolori che rispecchiano la nostra arretratezza non solo burocratica ma anche culturale.

Vorrei raccontarvi l’ultima che ho sentito.

* * *

Un uomo un giorno si sveglia, fa due conti sul suo conto corrente e scopre di avere un bel po’ di risparmi. Ci pensa su e poi si dice: “Mah, quasi quasi me ne vado in Italia per Pasqua”. Controlla i prezzi dei voli e poi si informa su come richiedere il visto turistico.

Sul sito dell’ambasciata ci sono una serie di documenti da presentare e il visto ha il suo costo, 60 Euro. Pensa: ”Eh, vabbeh, per lo spettacolo che sarà l’Italia, lo faccio eccome!”. L’uomo controlla anche le tempistiche per il rilascio del visto, ma non trova un periodo preciso. Sul sito appare un annuncio nascosto in un angolino con scritto che da metà gennaio l’ambasciata accetta le pratiche per le interviste di febbraio e poi da li l’ufficio ha tempo da 3 a 7 giorni lavorativi per rilasciare il visto. (Per i visti dell’Unione Europea e dell’area Schengen, tutte le persone devono fare due chiacchiere con un addetto per dimostrare che vanno in Europa davvero per viaggiare).

L’uomo ci rimane un po’, in altri paesi un visto turistico si fa in giornata online! Ad ogni modo prende un calendario, ragiona e dice: se vado domani dovrei essere largamente sicuro di poter avere il mio visto in tempo!

L’ambasciata riceve solo due giorni alla settimana per un’ora al giorno: Grazie a dio domani è proprio uno di quei giorni!

* * * 

L’indomani, arrivato all’ambasciata, si avvicina all’ingresso e una voce da dietro un vetro oscurato gli dice di attendere li, sul marciapiede, il suo turno. Fa un po’ caldo a mezzogiorno e, accidenti a lui, è arrivato anche con mezz’ora di anticipo dall’apertura. Davanti a lui ci sono altre 6 persone, dietro di lui nessuno.

Sotto il sole cocente finalmente arriva il suo turno, la stessa voce prende la documentazione e macchinalmente tira fuori un bigliettino con la data per l’intervista. “ Ah – dice l’uomo – ma questa data è dopo la data di partenza che ho previsto, è fra due mesi!”. La voce allora dice:” Mi dispiace, cosi sono le regole: cambi la data del suo aereo”.

Il signore non sa proprio che fare; ha mille dubbi in testa e la voce dietro il vetro gli ha già detto di smammare un paio di volte perché c’è altra gente che aspetta. Peccato che lui era l’ultimo.

“Cavolo ma alla fine, da dopo l’intervista, mi daranno il visto dopo 7 o 3 giorni lavorativi? E sono i loro giorni lavorativi o i normali feriali? E poi siamo sicuri che il visto me lo rilasciano? E… E…”

Niente da fare nessuna risposta….

* * * 

La storia continua per le lunghe, il signore fa chiamare l’ambasciata da amici italiani per avere delle informazioni più precise, ma niente, non c’è nessun modo per ottenerle.

Il poveruomo non saprà fino all’ultimo se il visto gli verrà rilasciato e neanche quando. Quando otterrà il visto, forse l’uomo avrà già deciso di andare altrove dove un visto non ti costa 5 anni di vita e la suspence di aver vinto o meno alla lotteria.

* * * 

Questa storia a me non fa ridere. Mi rende consapevole di quanto tutta l’Europa sia essenzialmente morta dentro. È finita la grande epoca della rivoluzione industriale che ci ha reso tanto importanti; è finita l’epoca dei grandi pensatori e filosofi ed è definitivamente conclusa l’epoca dell’autocompiacimento.

In un mondo dove lo scambio delle merci tocca liberamente 25 stati prima di arrivare a destinazione, dove un prodotto viene realizzato tra 50 paesi prima di essere finito, non è concepibile che una persona per farsi un viaggio di puro relax debba arrabbiarsi, scomodare cani e porci, sentirsi impotente di fronte al caso, ma soprattutto si senta meno importante di un qualsiasi prodotto del mondo.

Invece, questa iperburocratizzazione del visto, questo sentirsi in colpa perché si vuole viaggiare in Italia, questo non sentirsi ben accetti già all’ingresso dell’ambasciata, ci spiega come oggi, nel grande mondo della produttività e dello sviluppo, siamo giunti a considerare le persone meno di un gelato Algida o di una confezione di pasta Barilla.

* * * 

D’altronde bisonga accettarlo: nel mondo di oggi le culture si mischiano anche se non si vuole. Non è la fuga di cervelli, come si pensa in Italia, ma è l’economia mondiale che te lo fa fare. Se la Siemens apre in Thailandia, offrirà posti di lavoro ben pagati ai suoi dipendenti tedeschi, che si sposteranno con la famiglia e creeranno delle piccole comunità là, con dei ristoranti tedeschi e delle birrerie artigianali tedesche.

In fondo se l’economia dei paesi “in via di sviluppo”, con una crescita del 7%, permette ai suoi cittadini di avere quel che basta per andarsene in vacanza, dopo tutto, non tirarlo matto per un visto!

Vedrai che poi invece che una, ce ne viene due di volte a comprarsi le scarpe originali di Ferragamo o di Armani: sì, proprio quelle che gli italiani non si possono più permettere…

48 risposte a “sara b., un paio di mesi all’Ambasciata (per un visto per l’Italia!).

  1. @afo, mah, di solito c’è sempre una rinascita….bisogna vedere quando ! Tu come la vedi? Ciao e grazie del commento!

    • anche i dinosauri dissero la stessa cosa e vedi com’è finita…
      In pratica stai rigirando la domanda a me. E io la passo a bortocal perché sono curioso cos’ha da dire lui sulla questione.

      • be’ be’, visto che mi tiri in ballo, cominciamo dai dinosauri, che si sono trasformati in galline e dunque confermano quel che dice sara b. 🙂

        e poi com’è che vi rimpallate le domande, ma la palla finisce a me? 🙂

        l’Europa, secondo me, non può rinascere, perchè, come realtà unitaria, non è mai nata davvero.

        quanto alla civiltà europea, non drammatizziamo troppo: fino alla scoperta della polvere da sparo era una civiltà minore e mondo arabo, India, Indonesia, Cina erano civiltà molto più sviluppate: non sarà una tragedia se si ridimensionerà un po’.

        quello che preoccupa è se ha molto senso fare di queste previsioni fra un secolo…

        c’era poi la domanda sui filosofi del futuro, lasciata in sospeso.

        più che chiedermi di che tipo saranno i filosofi del futuro, io mi chiederei se il futuro ci concederà e si concederà ancora il lusso di avere dei filosofi che parlano di lui.

        “era un futuro buio e tempestoso…” 😉

        • “era un futuro buio e tempestoso…” e siamo su un vecchio barcone di legno senza timoniere…

          comunque mi aspettavo dicessi che sono i blogger i filosofi del futuro. Un complesso miscuglio di idee in conflitto tra loro che hanno bisogno dell’intervento delle macchine per ordinarle e dar loro un senso.

          • caro afo, che i blogger siano i filosofi del futuro forse te lo avrei detto pieno di entusiasmo qualche anno fa.

            ora ho finito di guardarmi intorno nelle varie piattaforme, e che cosa ho visto?

            tra i blogger ci sono effettivamente anche dei filosofi: metti ad esempio questo filosofo francese, http://jeanpaulgalibert.wordpress.com/, che ha un blog filosofico molto bello e che si è fatto conoscere abbonandosi al mio blog (ma lui ha più di 5.000 abbonati nel mondo).

            lui però è un filosofo vero, che pubblica libri e poi ha anche un blog.

            ce ne sono anche altri, anche italiani, uno ad esempio è questo: http://mariodomina.wordpress.com/, anche se ad un livello (secondo me) molto minore.

            col domina ci ho anche litigato alla grande (come mi capita): https://bortocal.wordpress.com/2012/09/25/478-hegel-e-le-pisciate-filosofiche/

            e va be’, fino a qui il rapporto tra filosofia e blog non ha niente di particolare: delle persone che si occupano di filosofia usano (anche) il blog come strumento di comunicazione.

            il blog sarebbe più interessante se fosse un luogo di discussione filosofica capace di coinvolgere anche chi di solito non si occupa di filosofia, ma, ad esempio, di scienza.

            potrei dire di avere provato in questa direzione, ma su questo terreno, a parte un interlocutore stabile (tu) e altre intelrocutrici o interlocutori a tempo (mcc43, maria, rozmilla, Carlo, il prof. Corradini.Broussard) non mi pare di essere riuscito nello scopo di costruire un luogo identificabile di discussione filosofica o di altro tipo, dove potessero incontrarsi specialisti o non specialisti.

            queste presenze del resto sono state e sono delle eccezioni: la grande parte dei blogger non mi pare dimostri interessi filosofici neppure non specialistici.

            guardando da un punto di vista più ampio, è evidente la tendenza dei blog a diventare piuttosto delle semplici casse di risonanza dei media: anche io noto che i miei post più letti sono quelli che si riferiscono ai temi del momento e in ogni caso predomimano sempre di più nella produzione dei blogger i temi d’evasione dalla realtà.

            evasione che a me pare il contrario dell’interesse filosofico.

            • forse la vecchia filosofia non c’è più oppure c’è ma ormai è poco “utile” rispetto alla filosofia della scienza, o la scienza teorica. L’etica e la morale non hanno più molto senso, perché ci sono le leggi che dicono cosa si può o cosa non si può fare e dove non ci sono le leggi sono gli interessi legati al consumo e quindi mezzi di comunicazione come giustamente dicevi tu.
              E’ una nuova filosofia, una nuova era in cui conoscere il codice di funzionamento di una macchina può renderti influente al pari dei vecchi filosofi.

              E poi con i ritmi della vita moderna sono sempre meno quelli che possono permettersi di dedicarsi al ragionamento. In genere ci si limita a eseguire dei compiti più urgenti alla sopravvivenza. Forse anch’io a breve sarò sempre di meno un interlocutore stabile. Cercherò ogni tanto di farmi vedere comunque, così non sentirai la mia mancanza 🙂

              • la vecchia filosofia vive ben rintanata al calduccio nei dipartimenti delle università; e diventata ampiamente inutile salvo che ai baroni che la alimentano ed è poco informata della moderna realtà; ma riesce a continuare a parlare relativamente a molti lettori (anche considerando che i lettori in generale sono molto pochi) e sopratutto parla parla parla di se stessa, cioè degli altri “filosofi”: situazioni giù viste nella storia, in altri momenti di decadenza della cultura ufficiale e della nascita di nove forme di cultura: ad esempio con la scolastica a fine medioevo, o nell’impero bizantino.

                sull’etica non sono d’accordo con te, ma ne parleremo meglio un’altra volta e quando avrai più tempo.

                mi dispiace per il tuo allontanamento dal blog, del quale ti ringrazio di avermi pre-avvisato, così non mi faccio troppi scenari mentali; mi piacerebbe pensare che sia dovuto a qualcosa di piacevole per te, ma ne sono tutt’altro che sicuro, anzi quell’accenno alle tecniche di sopravvivenza mi dà da pensare.

                ti auguro ogni bene, caro afo, dopo tanti anni di amicizia, anche solo virtuale, che non si cancellano tanto facilmente e spero che i tuoi problemi, se sono loro a tenerti lontano in futuro, si risolvano facilmente permettendoti di tornare presto… :).

                • non sparisco, ma credo che eviteró le lunghe discussioni di una volta. Non voglio mica diventare il primo commentatore di questo’anno 🙂
                  ma poi magari la filosofia non è nemmeno tanto nascosta. Magari si è camuffata per diventare uno strumento per le altre branche del sapere. In fondo la filosofia consiste di ragionamenti e ipotesi che si concatenano per generare idee.
                  In fondo non sarebbe la prima volta che la filosofia si adegua al periodo storico, in particolare quei periodi di decadenza.

                  • bene, meno male che mi prometti una disintossicazione graduale… 🙂

                    quanto al primo posto tra i commentatori non vedo tutto questo sgomitare al momento, ma fammi controllare.

                    tra gli ultimi 1.000 commenti sei solo al quarto posto, con 48; tutto bene, direi… 😉

                    certe discussioni molto lunghe servono? non so neppure io; in generale di solito un po’ di più delle discussioni troppo brevi…

                    la filosofia, come disciplina umanistica, quella che avevo studiato all’univeristà, per intenderci, specializzandomi in quella antica, a me sembra finita.

                    e la nuova filosofia non ha bisogno dei blog per diffondersi, ma corre piuttosto sulle riviste scientifiche…

                    • sarà un motivo in più per migliorare nella qualità delle risposte. Le risposte brevi ed esaurienti valgono di più della lunghe e affaticanti discussioni chilometriche. Ed è anche più probabile che qualche tuo visitatore le legga.

                      non sapevo fossi un filosofo, pensavo fossi un letterato con particolari interessi storici e geografici. E’ comunque pericoloso se la filosofia corre sulle riviste scientifiche. C’è spesso il rischio che qualcuno si scordi la scienza. Però non si può dire che in qualche modo non porti anche dei vantaggi, quindi tutto sommato è accettabile.

  2. @ afo

    avere fatto qualche esame di filosofia all’università non basta certo a definirsi filosofo.

    del resto, come vedi, sono stato coerente, quando ho rifiutato l’incarico di assistente di filosofia antica nel 1971 alla Statale di Milano: l’unica cosa che rimpiango è il tempo che avrei avuto per certi studi sui quali adesso mi sfogo solo malamente qui.

    ma mi sarebbe interessato molto di più l’aspetto storico che quello teorico.

    da allora in poi, avendo fatto il docente per 25 anni di lettere e latino nei licei i miei interessi sono diventati prevalentemente letterari; poi per hobby facevo anche il ricercatore di storia locale.

    il nuovo lavoro fatto fino all’anno scorso mi ha tolto tutto il tempo per continuare a occuparmi di queste cose e mi ha lasciato come sfogatoio, come vedi, soltanto il blog.

    dove mi piace ricevere commenti, non importa se brevi o lunghi, ma pertinenti ed azzeccati come quelli che hai sempre fatto tu. 🙂

    • insomma, diciamo la verità, spesso i miei commenti dopo un po’ vanno fuori tema. A volte quando pubblico un commento mi chido se non era meglio stare zitto. Tra l’altro dove è sparita “sarab”? In fondo non aveva ancora risposto alle domande.

      • diciamo la verità: quando i tuoi commenti finiscono fuori tema il blog assume l’aria di un piacevole conversare fra amici, e non mi dispiace.

        quanto a sarab come blogger non dovrei sapere nulla di lei…, ma come papà posso dirti che è a Firenze molto impegnata in un master, e questo post – che era una mail – gliel’ho proprio strappato a forza.

        anche lei ha un suo blog, ma per motivi quasi professionali, e si occupa di tutt’altro. 🙂

        • è una discussione tra amici mascherati in mezzo al Colosseo con qualche spettatore qua e la che segue in silenzio. Rispetto ai gladiatori non siamo neppure molto divertenti.

          quindi è tua figlia? Ha preso da te il tuo spirito critico ma non è una rivoluzionaria come te, o almeno non ancora. Auguriamole buona fortuna per il master 😉

          • secondo me l’unica cosa che giustifica tenere un blog è di avere commenti di spessore da persone sconosciute; a volte succede, del resto noi stessi ci siamo conosciuti unicamente attraverso questa strada.

            dei lettori come spettatori muti o speditori di commentini standard mi interessa niente.

            però a volte mi chiedo anche io se una discussione che diventa chiusa tra due amici abbia senso qui; forse dovrebbe continuare con altri strumenti; fai come preferisci, la mia mail ce l’hai.

            può darsi che in questo anno io chiuda anche il blog o lo ripensi radicalmente, ancora non so: a volte mi sembra diventato fine a se stesso.

            non so se sono un rivoluzionario, a meno che non sia rivoluzionario cercare di dire la verità. (ma che cos’è poi la verità? questo lo chiese anche Cristo a Pilato, ma Pilato non seppe rispondere, e forse avrei delle difficoltà anche io… 😉 )

            • ecco un motivo per il quale non sei voluto diventare un filosofo: “a volte mi sembra diventato fine a se stesso”. La vecchia filosofia lo è per sua natura. Sono convinto che farai un’ottima ristrutturazione del blog.

              la verità? è quello che tutti evitano e che quando si fa spazio di forza si rifiutano di accettare. Parlare di verità in una società sommersa dall’apparenza mi sembra una bella sfida.

              • la verità a volte sembra un concetto limite: è molto più facile dire che cosa non è vero piuttosto che quello che lo è.

                qualcuno approfondisce ancora, dicendosi servo della verità, per scoprire al fondo della sua ricerca che non c’è nulla di vero.

                e dicendo questo, ahimè, temo di tornare al rischio di essere classificato come filosofo; però mi ricordo che da ragazzo mi spiegavano che un filosofo aveva un sistema di pensiero coerente e allora respiro di sollievo, pensando che io mi muovo soltanto fra borforismi sparsi e spezzati.

                non sono sicuro che tutte le filosofie siano fini a se stesse: quella di Marx mirava addirittura a cambiare il modo più che a interpretarlo – con tipica arroganza giovanilistica; quella di Hegel a difendere contemporaneamente il regno di Prussia dimostrando che era lo scopo della storia e la propria cattedra universitaria a Berlino…; Platone scriveva per guidare Dione e Dionisio e attraverso loro Siracusa, dicono (ma le lettere che ne parlano sembrano false): Machiavelli scriveva per insegnare al suo Principe come mantenersi al potere, Gentile per appoggiare il fascismo e Croce per criticarlo.

                ho il sospetto anzi che sia proprio la mancanza di scopi esterni, come quelli politici o comunque di potere visti sopra, quello che impedisce modernamente ad un pensiero di potere essere considerato filosofico.

                anche se in antico tutti i filosofi dichiaravano il contrario, e cioè di essere completamente disinteressati, questa potrebbe essere stata fin dall’inizio la tecnica di una sistematica menzogna, salvo casi particolari.

                ma, sapendo che la filosofia non ti interessa, temo solo di averti annoiato… 😉

                • visti i precedenti non proprio positivi è meglio non provare più a mettere in pratica pensieri filosofici. Vengono fuori delle schifezze fantastiche. Vediamo se la filosofia popolare del caos contemporanea a noi riuscirà a generare qualcosa di meglio.

                  certo che la filosofia non mi interessa. Preferisco approcci più scientifici invece si parole campate per l’aria 😉

                  • sotto lo stesso nome di filosofia marciano sia il pensiero che costruisce sistemi al servizio di qualche potere presente o futuro, sia il pensiero critico che si accontenta di demolire i sistemi esistenti.

                    la scienza ha assolutamente bisogno di questo secondo tipo di pensiero, quello del pensiero che analizza e critica se stesso, altrimenti sarebbe essa stessa la più mostruosa delle dittature filosofiche nel primo senso della parola.

                    la scienza, se non ascolta le critiche del pensiero critico, è destinata a diventare la peggiore ideologia mai immaginata dall’essere umano e di portare l’umanità direttamente all’autodistruzione.

                    dixi et servavi anima meam… 🙂

                    • non credo che la scienza abbia bisogno di un pensiero distruttivo. Non bisogna demolire il vecchio per sostituirlo con il nuovo. Basterebbe infatti accettare l’imperfezione di qualunque teoria e da lì proporre alternative. Ma questa è l’oppinione di un dilettante di filosofia. Ovviamente se ti riferisci alla scienza cosmologica e dell’universo… beh quella è filosofia e mi sembra ingiusto chiamarla scienza.

  3. @ afo

    caro afo, questa è la tua opinione e ne prendo atto.

    spero però che i non scienziati considerino sempore la necessità di stare col fiato sul collo a tecnici e scienziati, di controllare bene quello che fanno, con una attenzione critica (che non è necessariamente distruttiva) e valutino i disatri che hanno combinato nel secolo scorso e che continuano anche in questo.

    da questa Germania dove le temperature sono 30 gradi più alte che 5 anni fa, del resto, ho anche l’impressione che queste mie opinioni siano assolutamente superflue.

    ho preso co munque in adeguata considerazione la disapprovazione universale delle mie idee e deciso anche di chiudere il blog, quasi completamente.

    quando vorrai discutere sai dove raggiungermi sulla mail.

    ciao e grazie di questi anni intensi di collaborazione critica, che mi pare giunta al tramonto.

    • hai preso abbastanza male questa conversazione, tanto da arrivare a promettere la chiusura del blog 😦

      comunque non negavo la necessità dello spirito critico nella scienza, soprattutto applicata. Critivavo l’aspetto distruttivo. Cioè è chiaro che ci sono moltissimi lati negativi che devono essere criticati e sarebbe assurdo negarlo. Allo stesso tempo non possiamo semplicemente buttare via tutto senza alternative, oppure senza nemmeno aver tentato di ottimizzare quella stessa tecnologia che critichiamo. Basti pensare alle macchine termine del 900 che avevano un rendimento dell’1% .

      Se in Germania ci sono 30 gradi in più non è solo colpa della scienza. Certamente c’è moltissimo da fare per migliorare i rendimenti delle macchine e contemporaneamente trovare risorse energetiche alternative. Molto invece dipende dall’uso della tecnologia e questo dipende dalla’educazione delle persone.
      Sarebbe invece necessario che i non scienziati guardino ai loro di errori. Partendo dal basso fino ad arrivare a chi prende le decisioni più importanti sul destino dell’umanità che quasi mai è uno scienziato.

      Stai piuttosto attento ai non-scienziati che pensano di giocare a fare gli scienziati 🙂

      • mi scuso se sono stato urtante, ma – se non bastasse la situazione politica italiana infame -sto anche in un momento personale difficile, per motivi che non mi va di raccontare qui.

        sono poi in Germania, attualmente senza internet in casa, e devo scrivere in fretta; questa è la seconda risposta che provo a digitare; per essere sicuro che non mi sparisca di nuovo sotto il naso come poco fa, quando sará finita, la spedisco a puntate.

      • non preoccuparti, non sei tu la causa della decisione della chiusura del blog; è che mi rendo conto che il mio modo di pensare è totalmente inattuale in questo paese e ho deciso di smettere di rendermi ridicolo parlando ai muri.

        certo, tu criticavi la critica distruttiva della scienza, ma siccome stavi rispondendo a me era logico pensare che ti riferissi anche a me, vero? 😉

        non credo che la mia critica sia distruttiva, cioè anti-scientifica, al contrario.

        tuttavia prendo atto che la scienza che ci sta conducendo alla catastrofe e all’auto-distruzione, invece di concentrarsi nella ricerca di una via di salvezza, continu sulla sua folle direzione di invenzione di sempre nuovi prodotti per accelerare la catastrofe giá abbastanza imminente.

        qualcuno dovrebbe pure lanciare l’allarme, ma non dovrebbe farlo qualche vecchio bisbetico, che in fondo non sarà toccato personalmente più di tanto dal problema, credo.

      • per il resto sto nello stato d’animo di chi sente di avere già dato, e troppo.

        fatevi avanti voi, nuova generazione: il problema è più vostro che nostro, direi.

        sarebbe il caso che foste voi a darvi una mossa.

        la scienza che ci ha buttato inq uesta situazione catastrofica dovrebbe almeno provare a tirarci fuori, o fare almeno finta.

        e la scusa che la scienza é innocente perché sono gli uomini che la usano male, mi pare semplicmente ridicola.

        gli scienziati sapranno bene, n`?, che razza di bestie sono gli esseri umani, prima di mettergli in mano tanto potere?

        • spero niente problemi gravi 😦
          per la politica italiana non ti preoccupare. Renzi sta cancellando il PD, anzi prepara la fusione con FI. Meglio non dirlo a Bersani…

          la scienza non è innocente… ma che gli uomini la usino male mi sembra un’affermazione confermata dalla storia. Si vada a vedere quanti scienziati ci sono in qualunque potere legislativo-esecutivo del mondo intero. Nel parlamento italiano sono quasi tutti avvocati.
          non voglio ovviamente dire che gli avvocati non ci capiscono nulla di scienza, ma è chiaro che il mondo scientifico difficilmente può esprimersi sulla gestione delle proprie ricerche e prodotti tecnologici.

          la scienza e la tecnologia hanno tanti difetti. Se da una parte ci portano alla rovina dall’altra ci tengono in vita. Un’utilizzo più adeguato da parte delle persone potrebbe darci più tempo per risolvere quei difetti. La scienza non può vietare l’uso dell’auto e non può certo spingere gli investitori a non cercare il loro profitto personale. Di quello si occupano l’Economia e la Politica.

          Per quanto possibile, tenendo presenti aspetti economici, la tecnologia sta tentando di ridurre emissioni e cercare fonti alternative di energia. Ci sono tutta una serie di progetti anche a livello europeo che puntano a dimezzare le emissioni entro il 2020.
          Scommettiamo che anche se si riuscisse l’uomo userà la macchina o l’aereo il doppio delle volte oppure si inventerà qualche nuovo apparecchio che consumi quelli che si è risparmiato?

          la nuova generazione non esiste come realtà unitaria. Oggi a differenza del passato la nuova generazione è un insieme di realtà diverse con interessi diversi. C’è chi viene da famiglie ricche che pensa solo a divertimento, c’è chi viene da famiglie povere che lotta per avere un futuro, c’è chi è perso nel caos della società senza alcuna direzione particolare. A nessuna parte interessa quello che fanno gli altri. Non ti fare illusioni…

          • sono gravi i problemi psicologici personali, detti anche sentimentali? io direi di no.

            infatti la scoppola presa sta passando abbastanza in fretta.

            invece i problemi globali, quelli non passano tanto facilmente,

            rispondo con ordine al resto.

            fusione no: identificazione, restando distinti: così gli italiani avranno la soddisfazione di potere democraticamente scegliere fra due prodotti uguali.

            sulla nuova generazione, esiste biologicamente, prima di tutto; poi in una società classista, naturalmente, è frammentata in condizioni diverse; ma è sempre stato così.

            salvo l’eccezione di chi deve lottare per sopravvivere, per il resto il benessere familiare l’ha resa una generazione narcisista e smidollata, priva di valori morali e di giudizi politici: negli anni Cinquanta c’era già qualcosa di simile, secondo l’ottica di allora, e Fellini ci fece un film famoso, inventando un’espressione, “i Vitelloni”.

            quindi concordo con te: aggiungo che è una generazione tendenzialmente parassitaria a livello familiare: dipende spesso dai genitori e tende a scaricare la responsabilità delle scelte su di loro; è tendenzialmente lagnosa e la sua forma politica naturale è chiedere agli adulti con atteggiamento di protesta (perché questi, neppure da quarantenni lo sono) che cosa hanno fatto per loro.

            ci sono le eccezioni naturalmente, ma il quadro dominante è questo.

            poi c’è il lungo discorso della scienza; mi trovo a condividere quello che dici, ma non a rinunciare per questo a quel che dico io; e scusa se per una volta sono sintetico io.

            a parte il fatto che la Merkel è una scienziata e non un avvocato, e questo vuol pur dire qualcosa 😦 – ed è anche una donna.

            donna, scienziata, tedesca: per quale di questo aspetto gli italiani la odiano di più?

            l’arretratezza culturale del nostro popolo (o meglio, del popolo in mezzo al quale ci troviamo a vivere) è dimostrata dal sessismo maschilista pecoreccio che Berlusconi è riuscito ad instillare nella mente degli italiani (che non aspettavano altro) e che li porta ad aggredire sistematicamente qualunque donna si occupi di politica, come per ribadire che alle donne toccano letto e pentole e nient’altro.

            • sentimentali? beato te che puoi permetterti di averli 😀

              Però sono cambiati anche i tempi rispetto al passato. Vedi, non so se in passato ci volevano dai 30 ai 40 anni per comprarti una casa. Se poi sei in Italia con contratto di apprendistato puoi solo sperare di poterti comprare il cibo per il mese. Questo non giustifica niente per quel che riguarda i difetti che hai sottolineato, ma era solo per dire che è più difficile. Per il resto per quanto riguarda la nuova generazione attualmente sul trampolino di lancio è condivisibile quello che hai detto.


              Ecco, la Merkel è una scienziata. Ora non so quanti altri ci siano nel parlamento tedesco oppure nei governi dei vari Land però mi pare che le cose funzionino molto ma molto meglio in Germania.
              Però in fondo ogni popolo ha la guida che si merita. Quindi non sarei così sicuro che B. sia la causa, magari è solo un effetto mascherato da causa. Ma perché è impossibile che non ci si possa rinunciare quando sei sull’orlo del precipizio…

  4. eh no, afo, i problemi “sentimentali” (ho usato la parola in senso lato e non proprio nel senso che si intende comunemente) tutti non solo se li possono permettere, ma li hanno, perfino se non li vogliono, e non dipendono dal reddito né dalla condizione sociale, direi, dato che comunque noi siamo le nostre relazioni e senza le relazioni non saremmo niente – ma forse ho usato una parola troppo ambigua…

    però tutto sta già cominciando ad apparirmi acqua passata, miracoloso trasferirsi in un’altra realtà; è come chiudere una porta ed aprirne un’altra.

    io credo che i salari reali di quarant’anni fa fossero molto maggiori di quelli di adesso, o forse i bisogni erano molto minori.

    comperarsi una casa era possibile con i risparmi e anche mantenere la famiglia, intanto; oggi direi di no.

    e non si faceva neppure il mutuo, ma si mettevano i soldi da parte fino a che se ne avevano abbastanza.

    ovviamente questa non è colpa di chi vive questa situazione, anche se vedo che oggi sono considerati indispensabili forme di consumo che una volta erano considerati puro lusso, e ci si rinunciava in nome dell’obiettivo casa, più importante…

    ma non è un problema di scelte individuali; e si capisce che chi sa che non avrà mai i soldi per la casa, vada al ristorante una volta la settimana, almeno si toglie uno sfizio!

    non credo che in Germania gli scienziati in politica siano molti e neppure che i politici tedeschi siano molto migliori dei nostri in se stessi, però il contesto migliore e più corretto li fa apparire migliori.

    quanto a Berlusconi quel che sta accadendo i questi giorni scioglie finalmente l’ipocrisia del Partito Democratico che fingeva opposizione per raccattare voti, quando in realtà era d’accordo.

    mi sembra un grande passo avanti e diciamo grazie a Renzi per avere buttato la maschera.

    a questo punto a me sembra chiaro che chi è contrario a Berlusconi deve dirigersi altrove.

    indubbiamente Berlusconi, sincero nel crimine, è a questo punto migliore dei suoi falsi avversari, abituati a mentire e a delinquere dicendo di avere le mani pulite.

    • allora io al ristorante sto sempre dalla parte sbagliata della finestra, cioè fuori.
      quali sarebbero i bisogni puro lusso? Magari ci rinuncio 🙂

      la logica italiana porta a dire che chi è contrario a B. voterà B oppure sceglierà qualcosa di peggio. Per nessuna ragione al mondo troveranno qualcuno che sia migliore…

      • caro afo, nonostante le faccine sento l’amarezza di chi vive una vita sacrificata e deve guardare altri (come me) che non hanno questi problemi.

        che cosa posso dire, se non che la vita è ingiusta?

        o forse, per avere vissuto anche io una giovinezza non agiata, potrei assumere l’aria del parroco e dirti che dal punto di vista della tua formazione personale certi agi altrui, che tolgono ogni spessore umano, non sono da invidiare troppo.

        però questa non è una buona giustificazione per l’ansia e la fatica, che magari irrobustiscono il carattere, ma se e farebbe volentieri a meno.

        * * *

        la logica italiana è di scegliersi sempre qualche farabutto sbruffone, da Mussolini a Craxi a Berlusconi a Renzi, che però – sbaglierò – alla fine uscirà scornato, perché non ha lo spessore degli altri.

        • ogni cosa al suo tempo 😉 … ma i ristoranti non mi piacciono comunque.

          il prossimo sarà comunque elettro per fare da capitano al Titanic. Però l’importante è che l’orchestra continui a suonare fino all’ultimo secondo.

  5. @ afo

    neppure io amo particolarmente i ristoranti, a parte uno greco qui in Germania dove fanno un pesce strepitoso e abbondantissimo ad un prezzo onestissimo e alla fine ti fanno anche il vassoietto con quello che non sei riuscito a mangiare e ci fai ancora tre pranzi!!!

    quanto al Titanic, pare che la fase acuta della crisi italiana sia sospesa – così poco ci vuole, si direbbe, a girare la direzione del vento – e riprenderà soltanto se ci sarà una ripresa della crisi globale; quanto al declino più o meno controllato in atto. chi l’ha governata in questi ultimi vent’anni ne è ugualmente responsabile e non si porrà certamente il problema di fermarlo.

    • non sembra una crisi sospesa. O meglio tralasciando quella parte della popolazione che ormai ha le ossa rotte comunque, potrebbe essere vero. Io per sicurezza spero di trovare posto su una scialuppa 😉

      • credo che tu abbia ragione, ma partiamo da una premesssa, afo: la crisi i Italia si è deciso che la debbano pagare i poveri cristi, e la stanno pagando loro; i grandi stanno crescendo ancora, per loro la crisi è una manna.

        tuttavia dal dicembre 2011 quando eravamo sull’orlo di una catastrofe di tipo greco, ad oggi, la situazione è sì peggiorata (a carico di chi abbiamo appena detto), ma il sistema non è saltato per aria del tutto.

        in questo senso la crisi è sospesa: non è risolta, ma non è neppure diventata catastrofe e quel che sarà nessuno può dirlo del tutto.

        vedo attorno a me, anche solo nella mia cerchia familiare un poco allargata ragazzi di trent’anni che vagano per l’Europa in cerca di uno sbocco, uomini di cinquant’anni cui sta per finire la cassa integrazione e che si domandano che cosa sarà di loro, cinquantenni che facevano i dirigenti e sono a spasso senza reddito con figli da mantenere agli studi.

        ne vedo di tutte, e so che per molti la corda sta per spezzarsi, se non si è già spezzata.

        ma gli stessi che hanno deciso che siano costoro a pagare la crisi sono anche quelli che hanno deciso, e hanno il potere di farlo, che i problemi di questa gente no contano e che neppure se ne deve parlare sui media.

        così perpetuano il loro potere e la loro ricchezza; del resto il popolo italiano è bravissimo a farsi intortare e mi pare che si sia ampiamente meritato il trattamento grazie alla sua stupidità.

        scialuppe di salvataggio? tutti ne stiamo cercando qualcuna, ma vai a capire dove sta la scelta giusta…

        • non ci metteremo certo a piangere i digirigenti. Avranno si spera accumulato qualcosa prima e se poi erano dirigenti saranno pure persone con una certa esperienza che potranno riprendere la carriera altrove.

          la scialuppa? beh, non so dove sta ma devo almeno cercarla. Ormai l’iceberg della crisi sociale e del mercato interno l’abbiamo preso in pieno 🙂

          • be’, un dirigente di cinquant’anni che non piglia una lira di stipendio da mesi e non ha più nessuna prospettiva di trovare un lavoro non è in una situazione molto di versa da un operaio di cinquant’anni che non piglia una lira di stipendio da mesi e non ha più nessuna prospettiva di trovare un lavoro.

            anzi, è perfino meno abituato a tirare la cinghia (passami la battuta…); e mica tutti sono previdenti come il sottoscritto, nella vita, e ce ne sono parecchi che non accumulano niente o molto poco: magari giusto la casa in cui stanno (e tu mi dirai che è già molto, ma non basta a mangiare).

            – il vantaggio di avere una certa età è che non ti devi preoccupare più di tanto delle scialuppe per te, ma solo di quelle degli altri a cui vuoi bene.

            • magari non andranno più in vacanza. Non mi sembra una tragedia.
              Però mica si possono piangere loro e non un operaio con la scusa che tanto quest’ultimo tanto è abituato. Il dirigente almeno ha avuto almeno l’occasione di sperperare da solo la sua fortuna. Se ora è senza un soldo è anche colpa sua.

              • pare che non ci sia rimedio: la prima versione del mio commento è dissolta nel nulla.

                dicevo che stai proprio costringendomi a prendere le difese – non di questo lontano parente, figlio di una cugina, che neppure conosco bene, ma per quel poco ho sempre trovato personalmente odioso -, ma della categoria.

                dicevo che il mio cuore (e quello altrui) dovrebbero essere grandi abbastanza da ammettere PRIMA la preoccupazione e la solidarietà per l’operaio rimasto senza lavoro, ma poi ANCHE quella per il manager rimasto senza lavoro e senza stipendio.

                vorrei argomentare di più sull’odio di classe, ma penso che lo farò in un post.

                se un mensile non entra e non hai risparmi, e magari per mangiare, tu, tua moglie e tua figlia, ti appoggi alla pensione della madre ultra-ottantenne, questo è malsano, evidentemente.

                non so se lui abbia una casa di proprietà, la madre certamente sì: puoi anche aspettare che tua madre muoia e vendere la casa a qualcuno che sta meglio ancora di te; ma posso dire che questo non mi sembra sano? oltretutto è un rimedio a termine che peggiora la situazione di base.

                trovo assurdo che in Italia non ci siano forme di assistenza sociale stabile per chi perde il lavoro e un reddito minimo garantito per chi non ce l’ha (come in Germania e in quasi tutti i paesi europei avanzati), indipendentemente dal lavoro che faceva o che non fa.

                e adesso salvo tutto e provo a cliccare di nuovo invio.

                • un manager non mi pare guadagni 1000 € al mese. Ora un manager sui 50 anni sicuramente avrà alle spalle un bel po’ di anni in quel ruolo. Quindi avrà guadagnato un bel po’ prima di perdere il lavoro. Prima di lamentarsi si chieda dove sono andati quei soldi.
                  Dispiace certamente per eventuali figli, però cosa dire dei figli di un operaio disoccupato e senza casa? Sicuramente il manager, se bravo, saprà trovare alternative e, se ci tiene al futuro dei figli, troverà anche un lavoro più umile. Rinunciando alle comodità di una vita di lusso, o almeno di alto livello, potrà garantire ai figli, se capaci e meritevoli, un futuro migliore.

                  ma sia chiaro che non voglio riferirmi direttamente a tuo nipote. E’ un opinione che vale in generale per tutti i manager in analoga situazione.
                  Non credo sia odio di classe ma una questione di buonsenso. Non possono chiedere le stesse comodità di prima quando sempre più persone lottano semplicemente per vivere.
                  E concordo ovviamente su quanto hai detto sullo stato che poco fa al momento per la profonda crisi sociale, partendo però dai più bisognosi.

                  • al contrario di te, 😉 , non mi importa molto del manager parente: ci siamo visti una volta sola forse vent’anni fa, e quella volta non ha risparmiato le frecciate becere su mio pensiero contro-corrente, per cui potrei perfino pensare che ben gli sta.

                    un poco di più mi spiace per mia cugina sua madre, che ho sentito molto preoccupata al momento degli auguri per le feste.

                    ma poi, per il resto, condivido quello che scrivi; ma comunque il problema di manager o anche professionisti di alto livello che a cinquant’anni si ritrovano a spasso e non sono più riciclabili, resta come problema sociale (l’unico che mi interessa), e occorre pensare anche a loro come esseri umani.

                    e riciclarsi nei cosiddetti lavori più umili non è così semplice come a dirsi: anche per fare il più semplice dei lavori occorre una professionalità, che a cinquant’anni non ti inventi più: io, ad esempio, se devo dare una ripulita in profondità a casa mia, e non fare una pulizia di semplice manutenzione, devo ricorrere a persone che lo sappiano fare, conoscano i detersivi diversi e sappiano come si usano: io davvero non sono capace e le volte che ho provato a pulire i vetri di casa per conto mio, si sono visti i risultati.

                    è facile anche dire che una persona avveduta, se dispone di un certo reddito, provvede a consolidarlo per tempo – ma non sono tutti mica formichine come me… ;): per questa gente vivere in maniera esuberante e senza risparmio era quasi un obbligo sociale; anche il mio povero cugino morto due anni fa che aveva guadagnato barche di soldi per una vita, a parte comperarsi una casa decisamente bella e un’altra per il figlio, non ha messo da parte nulla nella vita.

                    e, se avesse lesinato sulle spese, per risparmiare, la sua immagine sociale ne avrebbe risentito.

                    vero è che lui è arrivato ad andare in pensione per tempo, e i problemi di cui parliamo sono rimasti tutti a suo figlio.

                    se poi bastasse impegnarsi a cercare un lavoro oggi in Italia, per trovarlo, dimmelo: mio nipote non ci riesce…

                    • in Italia oggi il lavoro non c’è e su questo non posso che darti ragione 😦
                      e se c’è “devi conoscere qualcuno”…

  6. @ afo

    il lavoro che manca, già.

    e quel poco lavoro che c’è. così malpagato e duro che gli italiani, cresciuti nella bambagia e figli della scuola media unica che li ha pesati tutti dottori, lo rifiutano.

    sul fatto che per lavorare devi conoscere qualcuno, in passato direi di no, per esperienza personale, e oggi dico ancora di no, che non è sempre così, per l’esperienza dei miei figli: mi pare piuttosto una leggenda metropolitana o valida soltanto in alcuni settori.

    se sei capace e ben qualificato un lavoro lo puoi trovare: come rispose a me una mia selezionatrice su come mai mi avessero scelto al concorso a preside, “ogni tanto uno bravo in mezzo a tutti i raccomandati dobbiamo mettercelo, come foglia di fico”.

    insomma la raccomandazione serve a trovare lavoro agli incapaci; quelli capaci al momento lo trovano ancora.

    • certamente hai ragione. Uno molto bravo un lavoro lo trova comunque. Però le raccomandazioni in Italia ci sono e sono un importante problema per la competitività del paese.

      • io direi semplicemente “uno bravo”; uno molto bravo, troppo bravo, già può avere dei problemi, perché potrebbe dare ombra o essere troppo indipendente, e personalmente gli consiglierei l’estero…

        il vero problema dell’Italia sono i quadri intermedi, cioè i normali impiegati, spesso disastrosi.

        ma qui non è neppure problema di raccomandazione: lo sono, comunque siano assunti, clientelarmente oppure no.

        tanto che penso che il sistema delle raccomandazioni prosperi proprio perché mancano le competenze.

        in altre parole, se nessuno sa fare il lavoro per cui viene assunto, tanto vale sceglierlo per raccomandazione, no? 😦

        e qui punterei il dito contro la scuola media unica, che non dà una preparazione spendibile a chi vuole entrare nel mercato del lavoro: un egualitarismo malinteso, combinato col rifiuto culturale del negotium (così, per negazione dell’otium, gli antichi romani definivano il lavoro), produce ragazzetti che escono dall’obbligo a 15 anni arroganti ed impreparatissimi a tutto.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...