viva la Merkel e lo spettro del prelievo forzoso – 57.

dopo il 1848 di nuovo uno spettro si aggira per l’Europa; allora era quello del comunismo, evocato da Marx all’inizio del suo Manifesto del partito comunista, che minacciava di distruggere la società capitalista; oggi è quello del prelievo forzoso dai conti correnti, idea ieri rilanciata dalla Germania, che si propone di salvare quella stessa economia del capitale.

e non si tratta per niente di uno “spettro”, come titola perfino Il Fatto Quotidiano, ma di una scelta positiva e da apprezzare, che finalmente comincia a farsi strada anche negli ambienti che contano davvero.

gli autori della proposta sono pur sempre tedeschi, ma certo sembra difficile vedere come erede di Marx la diabolica Merkel, che per i fascisti italiani ha preso il posto della perfida Albione di mussoliniana memoria: il comodo drappo rosso da agitare davanti al popolo bue per distrarlo dalle magagne sue e della classe dirigente che si è scelto.

questa volta, in effetti, più che la Merkel è stata la Bundesbank a parlare, per dire cose di banale buon senso, se si mantiene la testa sgombra e pulita…; e la proposta neppure è nuova: se proprio non volete citare il mio blog ;), vi basti ricordare che ad ottobre fu il Fondo Monetario Internazionale ad avanzarla.

(noi intanto ci occupiamo di leggi elettorali anti-costituzionali…, valli a capire gli italiani).

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la Bundesbank parla semplice e chiaro:

”In caso di bancarotta i Paesi europei devono prendere in considerazione l’imposizione di un prelievo una tantum sui capitali nazionali piuttosto che chiedere aiuti all’estero”.

che cosa ci sia di tanto shockante non saprei; forse i pur brevi soggiorni in Germania rafforzano le mie pericolose tendenze razionaliste alimentate da una infanzia sud-tirolese, ma qualcuno vorrebbe provare a spiegarmi che continuare a scaricare i costi sociali della crisi sulle fasce più basse della popolazione, che oramai sono alla disperazione e quasi alla fame, è una politica più saggia?

o forse è più saggio pretendere che siano i tedeschi a por mano al portafoglio e a pagare i costi nel bilancio statale della mostruosa evasione fiscale italiana e della corruzione politica irrefrenabile?

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la Bundesbank è contraria da sempre all’acquisto di titoli degli stati europei a rischio da parte della Banca centrale europea, cioè alla linea seguita da Draghi come presidente della stessa: linea che ha prodotto una attenuazione della crisi finanziaria degli stati, ma non ha evidentemente risolto nessuna delle sue cause strutturali.

l’opposizione della Bundesbank è passata anche attraverso vari ricorsi alla Corte Costituzionale tedesca, abituata a decisioni piuttosto rapide, che sinora si è barcamenata non dichiarando la incostituzionalità assoluta dei bond europei, ma ponendo dei limiti rigorosi al loro impiego ed esigendo l’assunzione di precise responsabilità politiche del parlamento per ogni emissione; ma non è detto che prima o poi un altro ricorso non produca il botto definitivo e che la Corte non ponga dei vincoli insuperabili al loro ulteriore ampliamento.

(in Germania le decisioni della Corte Costituzionale si rispettano – detto per inciso…).

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in queste ore la crisi finanziaria mondiale ha avuto un vigoroso sussulto e pare essersi rimessa in moto, a cominciare dall’Argentina, paese con moneta sovrana, e dunque perfettamente in grado di seguire le ricette economiche da Campo dei Miracoli collodiano di Barnard e Bagnai per risolvere la crisi: stampare moneta.

peccato che, come noto perfino agli studenti liceali di una volta, la stampa di carta moneta produca inflazione, e dunque gli argentini a fronte di un governo che stampava pesos, hanno cominciato a preferire di investire i loro risparmi in dollari, fregandosene delle ricette economiche New Age degli “economisti” in voga in Italia.

venerdì 24 gennaio è stato un altro venerdì nero nella storia dell’economia, questa volta per l’Argentina: il peso argentino ha perso in poche ore il 25% del suo valore rispetto al dollaro.

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ora la storia dell’Argentina è estremamente istruttiva per l’Italia: è un segnale evidente di che cosa succederebbe se uscissimo dall’Unione Europea (per abbandonare l’euro unilateralmente è necessario uscire dall’Unione).

la crisi argentina dichiarata ed aperta rischia di riportare di colpo il paese alle condizioni drammatiche seguite alla crisi del 2001 (crisi sempre di un paese a moneta sovrana).

ma oltre l’Argentina ci sta, di nuovo, il mondo intero.

provate a leggere la voce Argentina di wikipedia, prima che la correggano, e vi renderete conto perchè la crisi argentina minaccia il mondo: l’Argentina è infatti uno dei paesi modello dello sviluppo economico voluto fortemente dalle istituzioni economiche mondiali:

Dopo la crisi economica del 2001, economia e governo si sono stabilizzati e l’Argentina è divenuta uno Stato ad alto sviluppo economico. I suoi circa 40 milioni di abitanti godono di un indice di sviluppo umanoreddito pro-capite, livello dicrescita economica e qualità della vita che pone la nazione come una delle più sviluppate dell’America Latina.

purtroppo la ricetta adottata nel mondo per rispondere alla crisi del 2008 non funziona e i bravissimi argentini adesso sono in crisi nera.

e rischiano di essere il primo anello debole che si spezza, rompendo tutta la catena.

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sullo sfondo ci sta infatti la possibile crisi degli Stati Uniti: in questi anni infatti la Federal Reserve ha risposto alla crisi seguendo esattamente le ricette collodiane di cui sopra, cioè stampando moneta, visto che se lo poteva permettere, e “ha riversato sui mercati oltre 4.000 miliardi di dollari”.

il segreto di questa scelta sta tutto nel fatto che il dollaro è nello stesso tempo una moneta nazionale, ma anche internazionale; quindi, stampando carta moneta, gli Stati Uniti, grazie alla loro egemonia mondiale, sono in grado di trasferire una parte importante dell’inflazione, che questo provoca, sugli altri paesi (ma non sull’area euro, dato che si è fornita di una moneta alternativa).

in questo modo gli Stati Uniti stanno trasferendo la loro crisi proprio sui paesi che finora non lo erano, sui BRICS, i paesi emergenti, che hanno sostenuto la domanda dei loro prodotti rivendendoli in dollari, che progressivamente perdono di valore.

però ora, evidentemente, anche questa politica sta superando una soglia critica.

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infatti sta mettendo in ginocchio proprio le economie dei paesi emergenti che in questi ultimi anni sono diventati il motore dell’economia mondiale, perchè stanno cominciando ad accorgersi di avere lavorato praticamente in perdita.

se io ti vendo un prodotto e tu mi paghi in dollari, ma al momento in cui io provo a re-impiegare questi dollari, scopro che il loro valore si è di molto abbassato, di fatto la mia impresa ha subito un bel bidone.

insomma le politiche di rispondere alla crisi sostenendo la domanda artificialmente con la stampa di dollari, evitando scelte molto più dolorose, si sono rivelate – come dicevo già almeno un paio d’anni fa – semplici palliativi, che hanno rinviato il problema, ma non lo hanno risolto.

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si è parlato e si parla, molto a sproposito, di keynesismo; a parte il fatto che il keynesismo NON era il rilancio DEI CONSUMI attraverso l’indebitamento, bensì il rilancio della SPESA PUBBLICA attraverso opere Socialmente utili, cioè INVESTIMENTI per il futuro, si dimentica che neppure il keynesismo riuscì a portare il mondo fuori dalla crisi del 1929, ma ci riuscì soltanto la seconda guerra mondiale.

in poche parole, dalle crisi economiche gravi si esce solo con una distruzione della ricchezza: è un paradosso economico, ma può capirlo anche la massaia: solo ridiventando poveri gli esseri umani ricominciano a produrre; una società benestante rimane sempre seduta su se stessa, anche se il benessere risulta concentrato in una stretta minoranza e la parte maggiore di quella società soffre terribilmente.

* * *

la distruzione della ricchezza in eccesso senza traumi né tragedie storiche è oggi possibile attraverso la confisca dei capitali liquidi al di sopra di una certa soglia.

come dice la Bundesbank,  questo tipo di misura “non è priva di rischi e dovrebbe essere adottata solo in ultima istanza”; ma questa istanza è alle porte.

più si rimanderà questa scelta, più essa diventerà pesante; forse ad un certo punto si supererà anche la soglia nella quale essa può funzionare tecnicamente; ed allora non resterà che lo strumento tradizionale della guerra per uscire dalla crisi…

* * *

in contemporanea esce il Rapporto della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane nel 2012, cioè sulla distribuzzione della ricchezza nel nostro paese.

il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% delle ricchezza netta familiare totale (era il 45,7% nel 2010) e percepisce una quota del reddito prodotto annualmente pari al 26,3%; il 10% delle famiglie con il reddito più basso percepisce invece il 2,4% del totale dei redditi prodotti

In Italia metà delle famiglie vive con meno di 2mila euro al mese. In particolare, solo la metà ha un reddito annuo superiore ai 24.590 euro (circa 2mila euro al mese), mentre un 20% conta su un reddito addirittura inferiore ai 14.457 euro (1.200 euro al mese). Il 10% delle famiglie a più alto reddito, invece, percepisce più di 55.211 euro.

In Italia la povertà pseudo-assoluta è salita dal 14% del 2010 al 16% nel 2012.

Nell’indagine biennale sui bilanci delle famiglie, Bankitalia individua la soglia di povertà con un reddito di 7.678 euro netti l’anno (15.300 euro per una famiglia di 2 persone).

La situazione peggiore è però ancora una volta quella dei giovani: negli ultimi 20 anni il reddito equivalente è calato di 15 punti percentuali nella fascia 19-35 anni e di circa 12 punti in quella 35-44.

Ed è tra le famiglie sotto i 34 anni che nel 2012 si registra la diminuzione più marcata di ricchezza netta familiare. (…)

Solo l’indice delle condizioni economiche relativo ai pensionati sale da circa 108 a 114. La flessione ha riguardato tutte le classi di età ad eccezione degli anziani, per i quali l’indice passa da 106 a 114. Nell’arco del passato ventennio chiuso nel 2012, il reddito equivalente degli individui anziani è passato, in termini relativi, dal 95 al 114 per cento della media generale. Anche la posizione relativa delle persone fra 55 e 64 anni è migliorata (+18 punti percentuali).

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naturalmente chi ci governa dice che stiamo uscendo dalla crisi: purtroppo non è vero, ci stiamo giusto entrando.

e al momento non sarebbe certo un dramma un prelievo straordinario del 10% del reddito del 10% degli italiani più ricchi: sarebbe sufficiente a salvare lo stato e porterebbe la loro quota sul reddito nazionale prodotto dal 26,6 al 24% del reddito.

la Bundesbank e il Fondo Monetario Internazionale stanno dicendo di fare così, prima di saltare per aria.

io dico che prima si fa e meglio è, e prima o poi si farà.

6 risposte a “viva la Merkel e lo spettro del prelievo forzoso – 57.

  1. continuo a scuotere la testa …. quando ho scritto mesi fa che o fuori dall’euro riallinei o cali i salari qui mi hanno abbastanza insultato , elettrolux docet… e vai che anche in Francia arriva hartz e anche li i mini job , ma lo capite che o lo stato fa svalutazione competitiva e con quella tutto il tessuto sociale partecipa o tutto va a carico di chi produce ? la terza via è energia in tutte le forme a prezzo stracciato , ma visto abbassare il costo energetico vuol dire inflazione e denaro ridotto a carta straccia , non lo vuole nessuno e non si fa

    • non mi risulta di insultare nessuno se non per replicare a eventuali insulti ricevuti.

      dopo di che questo non significa che, se vedo una sciocchezza, non mi senta in dovere di dirla – senza offesa personale, salvo per chi vuole prendersela.

      ad esempio, che l’energia a prezzo stracciato voglia dire inflazione, cioè aumento dei prezzi, è una di queste solenni sciocchezze (secondo me): è vero semmai che la riduzione dei costi energetici abbassa il costo delle merci.

      solo indirettamente questo potrebbe produrre col tempo una certa tendenza all’inflazione per un eccessivo incremento dell’attività economica e della ricchezza.

      non si esce dalla crisi calando i salari, non sto a rispiegare il teorema di Stiglitz; dalla crisi si esce ridimensionando la ricchezza mostruosa degli iper-plutocrati; ma per farlo occorre una azione coordinata internazionale.

      ti informo, se non lo sai, che in Germania nel programma della Grosse Koalition ci sta il salario minimo orario; quindi stanno almeno provando a fare una lotta contro i mini-jobs.

  2. finalmente all’apologo di Menenio Agrippa si inverte il verso.
    quello che fa impressione è che lo dica la Bundesbank o la Merkel, non qualche forza politica italiana:(

  3. Pingback: la crisi della lira (turca) e l’arte di sopravvivere alla catastrofe economica mondiale – 61. | Cor-pus·

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