eccola, la verità che chiedi, marò Latorre – 65.

dall’11 maggio 2012 il governo è in possesso di una relazione stesa dall’ammiraglio Alessandro Piroli, allora capo del terzo reparto della Marina, inviato in India subito dopo l’incidente dei pescatori del Kerala e dei marò, che condusse una “inchiesta sommaria”.

nel bailamme incredibile di balle che ci vengono quasi quotidianamente imbastite dalla stampa sul caso sputtanante per il nostro paese, dei due marò, questa relazione, divulgata a suo tempo da Repubblica, è costantemente ignorata.

ma è possibile, cr.sto, che tutti parlino a vanvera?

vogliamo provare a rileggerla?

* * *

Sono le ore 12 quando “in acque internazionali, a circa 20 miglia dalla costa indiana, secondo quanto riportato dal giornale di bordo di Nave Lexie …. Latorre e il sergente Girone sono stati allertati per la scoperta al radar di una piccola imbarcazione…”. L’avvistamento avviene alle 11,55 (ora indiana 16,25), a sole 2,8 miglia dal mercantile, che fino al momento non si era accorto di nulla.

cavolo: somo soltanto 2,8 miglia, circa 5 km, a poco più di 20 km dalla costa in una zona battutissima dai pescatori!

L’equipaggio calcola che il battello sia in rotta di collisione con la petroliera.

eccezionale intuito, direi, da 5 km di distanza.

Quando il peschereccio è ad 800 metri dalla Lexie iniziano le prime segnalazioni luminose. “Latorre ed il sergente Girone si adoperano per effettuare segnalazioni luminose sicuramente visibili dall’esterno e mostrano in maniera evidente le armi al di sopra del loro capo”.

“mostrano le armi in maniera evidente” a 800 metri di distanza; peccato che a loro, poco dopo, a 500 metri di distanza sia servito il cannocchiale per individuare delle ipotetiche armi che avevano i pescatori; e ve li immaginate i pescatori del Kerala che fanno le loro battute di caccia col binocolo?

L’imbarcazione non cambia rotta e procede dritta contro la Enrica Lexie. Raggiungendo i 500 metri di distanza.

Il dubbio, dichiareranno poi i due marò, per loro diventa una certezza: sono pirati. Anche il comandante Umberto Vitelli, ne è convinto. “Il comandante della nave attiva l’allarme generale, al quale sono combinati anche i segnali sonori antinebbia (sirene), avvisa via interfono l’equipaggio che si tratta di un attacco pirata”.

(!!)

E’ a quel punto che “Latorre e Girone sparano le prime due raffiche di avvertimento in acqua”. Il natante si avvicina ancora. Il sospetto che si tratti di pirati si fa ancora più concreto quando le due imbarcazioni si trovano a 300 metri l’una dall’altra ed in continuo avvicinamento. A questo punto un evento decisivo: “Girone identifica otticamente tramite binocolo la presenza di persone armate a bordo del motopesca. In particolare si accorge che almeno due dei membri dell’equipaggio sono dotati di armamento a canna lunga portato a tracolla con una postura evidentemente tesa ad effettuare un abbordaggio della nave. Latorre esegue la terza raffica di avvertimento in acqua, costituita da quattro proiettili”. Non ci sono maggiori dettagli né sul tipo di armi che si è ritenuto di individuare, e neppure su cosa sia la “postura tesa ad effettuare l’abbordaggio”.

canne da pesca scambiate al cannocchiale per armamento a canna lunga portato a tracolla!

Ma da quel momento in poi chiaramente il Nucleo militare è in massimo allarme. Il peschereccio non accenna a cambiare rotta. Anzi continua ad avvicinarsi fino a raggiungere una distanza di 100 metri, puntando al centro della nave. A quel punto i due marò riferiranno all’ammiraglio Piroli di aver sparato l’ultima raffica, ancora una volta in mare (non sui pescatori-pirati), quando soltanto 50 metri separano la petroliera dal St. Antony. Ed ecco che finalmente il peschereccio sfila verso il mare aperto.

Piroli però riporta poi il racconto dell’unico testimone del St. Anthony, Freddy, il proprietario. Il quale spiega alla polizia del Kerala “di essersi svegliato a seguito di un suono e di aver scoperto il timoniere (Jelestine) già deceduto. Nel mentre, transitava una nave la cui descrizione è coerente con quella della Lexie – riporta l’inchiesta – che apriva il fuoco contro la sua imbarcazione con il “continuous firing” da circa 200 metri di distanza provocando la morte di un secondo membro dell’equipaggio, Aiesh”.

le due versioni sono chiaramente compatibili fra loro, visto che sui due cadaveri rimasti a bordo del peschereccio indiano non ci sono dubbi: nella prima raffica sparata da 500 metri di distanza (!!) “in acqua” uno dei due marò uccide sciaguratamente il timoniere del peschereccio su cui tutti dormono.

il peschereccio rimasto privo di guida continua ad avvicinarsi alla petroliera per inerzia, fino a che, arrivato molto vicino, i pescatori si svegliano ed escono; qui una seconda raffica “in acqua” uccide il secondo marinaio.

e a questo punto il peschereccio indiano fugge.

* * *

interpellato a suo tempo il precedente ministro degli Esteri Terzi dichiarò di “non conoscere nel dettaglio” il rapporto (!!)

ma di una cosa si è detto sicuro: “nessuno sa, ad oggi, con ragionevole certezza, chi siano i due responsabili” e, anche riguardo all’esame della polizia indiana, “sapevamo che c’era un’alta probabilita ma non assoluta certezza” che i fucili utilizzati per l’omicidio fossero di Latorre e Girone. Come si apprende da fonti della Marina, in caso di emergenza i marò non sono tenuti ad utilizzare l’arma a loro assegnata ma una di quelle a disposizione e quindi la responsabilità di Latorre e Girone non è esclusa.

che capolavoro di confusione e/o di mezze bugie…

* * *

le informazioni uscite in India sull’esito delle perizie balistiche convergono con lo scenario tracciato dalla relazione Piroli:

Innanzitutto viene confermato che gli inquirenti avevano requisito otto armi in dotazione ai militari del Reggimento San Marco in servizio di protezione sulla petroliera. Sono stati esaminati sei mitragliatori Beretta Ax 160s e due mitragliatrici Minimi. Le curvature riscontrate sui proiettili recuperati con l’ autopsia dei cadaveri di Valentine Jalestine a Ajeesh Binki (eseguita dal professor K.Sasikala) coincidono con le rigature di due fucili Beretta. Il referto della scientifica aggiunge un particolare che potrebbe rivelarsi importante per il collegio di difesa dei marò. I colpi che hanno ucciso i due pescatori non sono stati esplosi con la tecnica di un cecchino. I militari, sempre secondo la ricostruzione della scientifica indiana, non avrebbero mirato al bersaglio per uccidere deliberatamente.

i fatti sono semplici, l’approssimazione e la complessiva impreparazione anche, la mancanza di intenzionalità pure: siamo al solito scenario dell’italiano pasticcione che gira armato, sparacchiando, sulla porta di casa altrui.

* * *

però Latorre, trattenuto al momento all’Ambasciata Italiana a New Delhi, riceve i giornalisti e rivolge loro un appello:

“Scrivete la verità” perché altrimenti è un male. Ci sono due inchieste aperte. Non posso essere io a chiarire le cose. Riascoltate l’intervista al comandante in seconda della petroliera Enrica Lexie Noviello.

nel marzo scorso Noviello aveva definito “un’invenzione” la morte dei pescatori indiani.

vi rendete conto?

Lo scontro a fuoco ci sarebbe effettivamente stato ma all’interno del porto di Kochi e senza il coinvolgimento dell’Enrica Lexie, bensì tra la guardia costiera locale e l’imbarcazione sospetta che stava tentando l’approccio alla nave su cui si trovavano i fucilieri della marina italiana.

l’imbarcazione non era sospetta, non stava tentando l’approccio alla nave, e Noviello si fa garante di un fatto che non ha visto di persona e che sarebbe privo di motivazioni.

ma si può? chi prenderebbe sul serio in un tribunale una dichiarazione simile?

e noi stiamo a difendere col nostro Ministero dei personaggi simili?

* * *

che questo sia diventato un caso diplomatico che paralizza la politica estera del paese da due anni è incredibile.

che il ministero degli Esteri si sia avvitato fin dal primo momento in una operazione sciagurata di depistaggio, negazione dell’evidenza, non ammissione di colpa, fino all’incredibile tentativo di non fare rientrare i due marò dal permesso in Italia per Natale, è lo stigma di un paese arraffone e disonesto, semplicemente: inattendibile, a tutti gli effetti.

che ci sia orchestrata sopra nei media una delle peggiori campagne di disinformazione mai viste in Italia dal tempo del fascismo preoccupa.

* * *

ma se dobbiamo risponderci perché è avvenuto tutto questo, allora c’è una frase del ministro degli Esteri, Bonino, che ci svela finalmente il segreto gelosamente custodito di questa squallida complicità inter-partitica.

la Bonino è l’unica voce di buonsenso in questo delirio-sceneggiata:

“Il problema è anche la legge La Russa, che prevede presenza di militari a bordo senza definire linee di comando. Mi riferisco alla legge La Russa, al decreto missioni. Fu proprio quel decreto che prevedeva inopinatamente militari su navi civili senza stabilire per bene le linee di comando.  Alcuni tra coloro che oggi si agitano tanto sono all’origine del ‘caso marò’. Tutto questo sarà utile rivederlo a conclusione positiva della vicenda”.

(intervista al Mattino)

la Bonino lo accenna soltanto, quel che ho scritto per un paio d’anni: il vero problema di questa vicenda è la legge La Russa.

ma la legge cosiddetta La Russa fu definita sulla base di un disegno di legge bipartisan, presentato dal governo e convertito in legge dal Parlamento da tutte le forze politiche quasi all’unanimità.

le responsabilità politiche di questo disastro ricadono alla stessa maniera su Berlusconi e sul Partito Democratico, che sinora si sono sempre efficacemente dati da fare riuscendo a nasconderle all’opinione pubblica.

* * *

ora tutto è chiaro: in realtà non stanno affatto difendendo i marò.

i partiti e i media loro collegati stanno utilizzandoli per difendere se stessi e nascondere di essere autori della legge scellerata che ha mandato i marò in missione parte suicida parte omicida.

l’unico neo di questa incredibile vicenda? che anche Grillo, per smania di popolarità, si è accodato alla canea nazionalista: https://bortocal.wordpress.com/2014/01/13/grillo-i-maro-e-limmigrazione-clandestina-demenza-pura-37/

* * *

per cui davvero come è flebile la voce non dico della verità, perché non so dove stia di casa abitualmente, ma quella dell’onestà, marò Latorre. 

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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