quell’impiccio di Grillo, cioè l’impeachment di Napolitano – 73.

molto strana la struttura dell’informazione in Italia, paese del resto in fondo alle classifiche mondiali sulla libertà di stampa.

i giornalisti non forniscono notizie e analisi documentate, ma giudizi strampalati, ispirati alla logica del tifo sportivo: il loro scopo non è di fornire ai lettori gli elementi di valutazione per la formazione di una opinione personale, ma – in un modo persino imbarazzante, tanto è sfacciato – di anticiparne e guidarne il giudizio sulla base di elementi emotivi.

una sottospecie particolarmente odiosa di questo modo di pensare è il machiavellismo da quattro soldi che ispira questi giudizi.

al lettore non si suggerisce infatti di riflettere sugli elementi oggettivi della notizia, ma di valutare a chi conviene e perché.

ed è chiaro che un giudizio del genere è sempre altamente soggettivo e quindi di tanto più manipolabile di un giudizio fondato su una analisi di merito.

* * *

sapendo di essere qua a svuotare il mare col cucchiaino e che persino i miei 25 lettori scappano a gambe levate di fonte ad una analisi politica che si preannuncia tosta, io non rinuncio al ruolo che ho attribuito a questo blog di essere una piccolissima centrale di discussione e di documentazione contro-corrente, anche se non vi nascondo che sento il peso di un clima liberticida, isterico e fascistoide che cresce nel nostro paese contro le forme di dissenso e mi domando sinceramente chi me lo faccia fare, visto che ho davanti a me qualche tempo di una vita in fondo egoisticamente benestante e tranquilla da dedicare alle mie passioni.

solo che tra queste rientra anche il blog, maledizione! cioè il maledetto e solitario vizio di pensare con la mia testa.

* * *

quindi eccomi a parlare dell’impeachment, cioè la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica Napolitano, da parte del Movimento 5 Stelle, o forse meglio di Grillo.

iniziativa, della quale potrete sapere che sta facendo perdere voti a Grillo (chissà come fanno a saperlo, visto che su Grillo tutti i sondaggi pubblicati da quegli stessi giornali l’anno scorso si sono rivelati clamorosamente sbagliati), che non gli conviene, e cento altri avvertimenti mafiosi a mezzo grande stampa.

ma non ho finora letto qui sopra alcuna analisi seria.

quindi ci provo io con le mie forze.

* * *

la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica è regolata dagli artt. 90 e 134 della Costituzione:

art. 90
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
Art. 134

La Corte costituzionale giudica (…) sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione. 

vi è una fase istruttoria, che viene svolta dal Comitato Parlamentare per i procedimenti di stato d’accusa; il Parlamento, in seduta comune, decide se darvi corso oppure no e, nel caso lo stato d’accusa venga deliberato, la questione viene poi esaminata e decisa dalla Corte Costituzionale.

* * *

vi sono dei precedenti storici, anzi per la verità ce ne è uno solo, vero e proprio.

nel 1978 il Presidente della Repubblica Leone fu minacciato di messa in stato d’accusa dal Partito Comunista Italiano dopo una lunga campagna di stampa dell’Espresso e della giornalista Cederna in particolare, che l’accusava di essere coinvolto, come Antilope Cobbler (il calzolaio delle antilopi, o chi fa le scarpe alle antilopi) nello scandalo Lockheed, riguardante tangenti andate ad un uomo politico indicato con quel nomignolo, per forniture militari americane (la faccenda degli F-35 non è una novità, come si vede); Leone si dimise sei mesi prima della fine del suo mandato e prima del deposito della richiesta, e fece male se è vero che le accuse erano infondate come si disse molto dopo; ma l’uomo era un pavido.

nel 1991 per il Presidente della Repubblica Cossiga fu effettivamente depositata la richiesta di messa in stato d’accusa da parte del Partito Democratico della Sinistra e altri, ma fu respinta dalle Camere in seduta comune; e questo è l’effettivo precedente storico di cui parlavo; l’anno successivo comunque anche Cossiga si dimise con due mesi di anticipo rispetto alla data della fine del suo mandato.

infine di messa in stato d’accusa fu minacciato il presidente della repubblica Scalfaro da parte della destra berlusconiana nel 1993, ma la minaccia non ebbe seguito e Scalfaro neppure si dimise.

* * *

se vogliamo dunque cercare un precedente, dunque dobbiamo andare al 1991.

il comportamento del Presidente della Repubblica Cossiga, notoriamente afflitto da pesanti turbe psichiche e comportamentali, si era fatto molto bizzarro negli ultimi anni del suo mandato, quando aveva assunto ben volentieri il nomignolo di Presidente Picconatore.

ciò che aveva avuto un effetto devastante sul suo precario equilibrio mentale, peraltro garantito in qualche modo dai medici con pesanti cure farmacologiche, erano le rivelazioni sulla struttura segreta anticomunista di Gladio, incaricata in rapporto con gli americani di organizzare la guerra civile in Italia nel caso di vittoria elettorale comunista alle elezioni, di cui aveva fatto parte nei primi anni del dopoguerra.

questa partecipazione accertata e rivendicata da Cossiga come parte positiva della sua storia personale era molto grave, in quando riconducibile al reato di “associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico”.

quanto alle conseguenze, per i più giovani, direi di immaginare di avere Grillo Presidente della Repubblica, con comparse quasi quotidiane in televisione per attaccare quella parte della classe politica che non rientrava nelle sue simpatie.

Cossiga, che veniva dalla sinistra democristiana ed era stato eletto con un voto quasi plebiscitario da Democrazia Cristiana e Partito Comunista in una delle prime manifestazioni delle larghe intese, essendo anche cugino del leader comunista Berlinguer, fu poi uno degli anticipatori di leghismo e berlusconismo ed avviò una sistematica azione di delegittimazione delle forze politiche democratiche.

i motivi della messa in stato d’accusa erano 29; su wikipedia ne trovo questa sintesi:

a) l’espressione di pesanti giudizi sull’operato della commissione di inchiesta sul terrorismo e le stragi;
b) la lettera del 7 novembre 1990 con la minaccia di «sospendersi» e di sospendere il governo onde bloccare la decisione governativa riguardante il comitato sulla Organizzazione Gladio;
c) le continue dichiarazioni circa la legittimità della struttura denominata Organizzazione Gladio benché fossero in corso indagini giudiziarie e parlamentari;
d) la minaccia del ricorso alle forze dell’ordine per far cessare un’eventuale riunione del consiglio superiore della magistratura, nonché del suo scioglimento in caso di inosservanza del divieto di discutere di certi argomenti;
e) i giudizi sulla Loggia massonica P2, nonostante la legge di scioglimento del1982 e le conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta;
f) la pressione sul governo affinché non rispondesse alle interpellanze, presentate alla Camera nel maggio 1991 da esponenti del PDS;
g) l’invito ad allontanare il ministro Rino Formica dopo le sue dichiarazioni sulla Organizzazione Gladio;
h) la rivendicazione di un potere esclusivo di scioglimento delle Camere e la sua continua minaccia;
i) la minaccia di far uso dei dossier e la convocazione al Quirinale dei vertici dei servizi segreti;
l) il ricorso continuo alla denigrazione, onde condizionare il comportamento delle persone offese e prevenire possibili critiche politiche.

è inutile sottolineare in premessa che i comportamenti di Cossiga non sono neppure lontanamente paragonabili per gravità a quelli del presidente Napolitano, che oggi vengono contestati dai 5 Stelle, e che, ciononostante, la richiesta fu respinta.

questo tuttavia non esclude affatto un esame particolareggiato delle accuse attuali a Napolitano.

ecco dunque il testo della richiesta con le considerazioni che mi sento di fare in merito.

* * *

DENUNCIA PER LA MESSA IN STATO D’ACCUSA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, CONCERNENTE IL REATO DI ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA

Il Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, nell’esercizio delle sue funzioni, ha violato – sotto il profilo oggettivo e soggettivo, e con modalità formali ed informali – i valori, i principi e le supreme norme della Costituzione repubblicana. Il compimento e l’omissione di atti e di fatti idonei ad impedire e a turbare l’attività degli organi costituzionali, imputabili ed ascrivibili all’operato del Presidente della Repubblica in carica, ha determinato una modifica sostanziale della forma di stato e di governo della Repubblica italiana, delineata nella Carta costituzionale vigente. Si rilevano segnatamente, a seguire, i principali atti e fatti volti a configurare il reato di attentato alla Costituzione, di cui all’articolo 90 Cost.

qui sopra sta la sintesi delle motivazioni.

l’accusa è sostanzialmente quella di avere provocato una trasformazione della forma costituzionale effettiva verso una repubblica di tipo presidenziale.

* * *

la mia convinzione al riguardo è che questo è un fatto oggettivamente riscontrabile ed un giudizio politicamente condivisibile, ma che potrebbe non essere sufficiente per farne un elemento per una messa in stato di accusa.

come ho già avuto occasione di accennare altra volta, l’espressione usata dalla Costituzione, Attentato contro la Costituzione dello Stato, non è un’espressione qualunque, ma coincide strettamente con quella usata dal Codice Penale, art. 283.

quindi il Presidente della Repubblica non può essere messo in accusa per una generica valutazione di alterazione dei tradizionali equilibri costituzionali, che può rientrare nella normale dialettica politica e in una evoluzione naturale delle forme di governo, ma soltanto se questa alterazione avviene nelle forme che il Codice Penale considera un reato.

vediamo allora meglio quali:

art. 283 Codice Penale

Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.

i commentatori giuridici annotano che mezzi non consentiti sono innanzitutto i mezzi violenti, ma, aggiungono, anche quelli caratterizzati da frode, falsità, arbitrio, ecc., che devono essere considerati forme particolari di violenza: la violenza non sarebbe quindi soltanto fisica, ma anche ideologica.

quindi occorrerà concentrare l’attenzione non solo su quanto di violento il presidente Napolitano potesse avere eventualmente compiuto (palesemente nulla), ma anche su quanto di arbitrario; si tratta tuttavia di una interpretazione, anche se sembra ampiamente condivisa.

* * *

i punti di questa alterazione costituzionale realizzata dal Presidente Napolitano e messi a supporto della richiesta di messa in stato di accusa da parte del Movimento 5 Stelle sono 5.

* * *

1. Espropriazione della funzione legislativa del Parlamento e abuso della decretazione d’urgenza. 

una premessa: in apparenza l’abuso della decretazione di urgenza potrebbe apparire riconducibile al governo, più che al Presidente della Repubblica, ma effettivamente non è così, dato che i Decreti Legge entrano in vigore solo perché sottoscritti dal Presidente della Repubblica.

quindi è responsabilità del Presidente rifiutare la firma dei decreti che non rivestono effettivamente i requisiti di straordinaria necessità o urgenza previsti dalla Costituzione.

si potrà osservare che Napolitano ha più volte protestato contro l’abuso della decratazione di urgenza; ma questo non appare effettivamente un comportamento appropriato per un Presidente della Repubblica, che non deve protestare e poi firmare quello contro cui ha protestato, ma semplicemente non firmarlo.

ed ecco il testo depositato dai 5Stelle, per questa parte.

* * *

La nostra Carta costituzionale disegna una forma di governo parlamentare che si sostanzia in un saldo rapporto tra Camere rappresentative e Governo. La prevaricazione governativa assoluta, caratterizzata da decretazione d’urgenza, fiducie parlamentari e maxiememendamenti configura, piuttosto, un ordinamento altro e diverso che non conosce più il principio supremo della separazione dei poteri. Il predominio legislativo da parte del Governo, attraverso decreti legge, promulgati dal Presidente della Repubblica, viola palesemente sia gli articoli 70 e 77 della Costituzione, sia le norme di primaria rilevanza ordinamentale (quale la Legge n. 400 del 1988), sia numerose sentenze della Corte costituzionale (tra tutte: sentenza n. 29 del 1995, n. 22 del 2012 e n. 220 del 2013). Ma al di là del pur impressionante aspetto quantitativo che, comunque, sotto il profilo del rapporto costituzionale tra Parlamento e Governo assume fortissima rilevanza, è necessario rimarcare, parallelamente, una preoccupante espansione della loro portata, insita nei contenuti normativi e, soprattutto, nella loro eterogeneità.
Aspetto ulteriormente grave è la reiterazione, attraverso decreto- legge, di norme contenute in altro decreto-legge, non convertito in legge. La promulgazione, da parte del Presidente della Repubblica, di simili provvedimenti è risultata in palese contrasto con la nota sentenza della Corte costituzionale n. 360 del 1996, che ha rilevato come «il decreto- legge reiterato – per il fatto di riprodurre (nel suo complesso o in singole disposizioni), il contenuto di un decreto-legge non convertito, senza introdurre variazioni sostanziali – lede la previsione costituzionale sotto più profili».
La forma di governo parlamentare, alla luce dell’attività normativa del Governo, pienamente avallata dalla connessa promulgazione da parte del Presidente della Repubblica, si è sostanzialmente trasformata in «presidenziale» o «direttoriale», in cui il ruolo costituzionale del Parlamento è annientato in nome dell’attività normativa derivante dal combinato Governo-Presidenza della Repubblica.

la critica è ineccepibile, a parere mio, sul piano politico.

tuttavia questo basta a configurare l’arbitrio sul piano legale oppure si rientra nel normale ambito dell’esercizio di un potere discrezionale?

a mio parere l’arbitrio non è evidente: siamo di fronte ad un esercizio dei poteri presidenziali certamente discutibile e non condivisibile, ma non ad un loro allargamento arbitrario o fraudolento aldilà dei limiti costituzionali, tranne che di fronte alla sottoscrizione di decreti eventualmente decaduti per decorrenza dei termini.

* * *

2. Riforma della Costituzione e del sistema elettorale
Il Presidente della Repubblica ha formalmente e informalmente incalzato e sollecitato il Parlamento all’approvazione di un disegno di legge costituzionale volto a configurare una procedura straordinaria e derogatoria del Testo fondamentale, sia sotto il profilo procedimentale che sotto quello degli organi deputati a modificare la Costituzione repubblicana.
In particolare, il disegno di legge costituzionale governativo presentato alle Camere il 10 giugno 2013, sulla base dell’autorizzazione da parte del Capo dello Stato, istituiva una procedura di revisione costituzionale in esplicita antitesi sia rispetto all’art. 138 Cost., sia rispetto all’art. 72, quarto comma, della Costituzione che dispone: «La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale».
Il Capo dello Stato ha, dunque, promosso l’approvazione di una legge costituzionale derogatoria, tra le altre, della norma di chiusura della Costituzione – ovvero l’art. 138 Cost. – minando uno dei principi cardine del nostro ordinamento costituzionale: la sua rigidità. Egli ha tentato di trasformare la nostra Carta in una Costituzione di tipo flessibile. Flessibilità che, transitivamente, si sarebbe potuta ritenere espandibile, direttamente ed indirettamente, alla Prima Parte della Costituzione repubblicana, in cui sono sanciti i principi fondamentali della convivenza civile del nostro ordinamento democratico.

per questo aspetto a me pare che la critica sia ampiamente fondata, e qui mi pare che l’arbitrio presidenziale sia effettivamente riconoscibile senza ombra di dubbio.

la Costituzione prevede una sola possibilità di intervento del Presidente della Repubblica nel dibattito politico, ed è il messaggio alle Camere.

* * *

Il Presidente della Repubblica ha, inoltre, in data 24 ottobre 2013, nel corso dell’esame parlamentare riferito alla riforma della legge elettorale, impropriamente convocato alcuni soggetti, umiliando istituzionalmente il luogo naturalmente deputato alla formazione delle leggi. Si tratta, segnatamente, del Ministro per le Riforme Costituzionali, del Ministro per i Rapporti con il Parlamento e Coordinamento delle Attività di Governo, dei Presidenti dei Gruppi Parlamentari “Partito Democratico”, “Popolo della Libertà” e “Scelta Civica per l’Italia” del Senato della Repubblica, e del Presidente della Commissione Permanente Affari Costituzionali del Senato.

anche questo rilievo è a mio parere fondato e il comportamento del Presidente della Repubblica, che ha la funzione di “rappresentare l’unità nazionale”, cioè tutti e non può essere di parte, ha violato dei principi fondamentali legati a questo suo ruolo costituzionale.

* * *

3. Mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale
Il Presidente della Repubblica, recita l’articolo 74 della Costituzione, prima di promulgare un progetto approvato dalle due Camere, può rinviarlo al mittente, chiedendo una nuova deliberazione. Il rinvio presidenziale costituisce una funzione di controllo preventivo, posto a garanzia della complessiva coerenza del sistema costituzionale.
Spiccano, con evidenza, alcuni mancati e doverosi interventi di rinvio presidenziale, connessi a norme viziate da incostituzionalità manifesta.
Possono, in particolare, evidenziarsi sia con riferimento alla legge n. 124 del 2008 (c.d. «Lodo Alfano»), sia con riguardo alla legge n. 51 del 2010 (c.d. «Legittimo impedimento»). Nel primo caso, le violazioni di carattere costituzionale commesse ad opera della Presidenza della Repubblica sono risultate duplici, stante sia l’autorizzazione alla presentazione alle Camere del disegno di legge governativo, sia la sua relativa promulgazione; norma, questa, dichiarata integralmente incostituzionale dalla Consulta con sentenza n. 262 del 2009. Nel secondo caso, la legge promulgata è stata dichiarata parzialmente illegittima dalla Corte costituzionale, con sentenza n. 23 del 2011 ed integralmente abrogata con referendum popolare del giugno 2011.

il mancato rinvio alle Camere di leggi che poi la Corte Costituzionale dichiara incostituzionali è certamente un errore di gestione presidenziale, ma non può e non deve a mio parere essere posto a fondamento di una richiesta di messa in stato di accuso: si tratta di nuovo di atti discrezionali; inoltre si arriverebbe al paradosso che il Presidente della Repubblica sostituirebbe la Corte Costituzionale stessa nelle sue funzioni.

* * *

4. Seconda elezione del Presidente della Repubblica
Ai sensi dell’articolo 85, primo comma, della Costituzione «Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni». É, dunque, evidente che il testo costituzionale non contempla la possibilità dello svolgimento del doppio mandato da parte del Capo dello Stato.
A tal riguardo, il Presidente Ciampi ebbe a dichiarare che: «Il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato».
In definitiva, anche in occasione della sua rielezione, il Presidente della Repubblica – accettando il nuovo e doppio incarico – ha violato la forma e la sostanza del testo costituzionale, connesso ai suoi principi fondamentali.

questo punto della richiesta è una autentica sciocchezza e l’opinione di Ciampi è generica ed indica soltanto una opportunità certamente evidente, ma non una norma: la Costituzione non esclude esplicitamente la possibile rielezione per altri successivi 7 anni, e dunque non è stata violata.

* * *

5. Improprio esercizio del potere di grazia
L’articolo 87 della Costituzione assegna al Presidente della Repubblica la possibilità di concedere la grazia e di commutare le pene. La Corte costituzionale ha sancito, a tal riguardo, con sentenza n. 200 del 2006, che tale istituto trova supporto costituzionale esclusivamente al fine di «mitigare o elidere il trattamento sanzionatorio per eccezionali ragioni umanitarie».
Viceversa, in data 21 dicembre 2012, il Capo dello Stato ha firmato il decreto con cui è stata concessa al direttore del quotidiano “Il Giornale”, dott. Sallusti, la commutazione della pena detentiva ancora da espiare nella corrispondente pena pecuniaria. A sostegno di tale provvedimento presidenziale, il Quirinale ha «valutato che la volontà politica bipartisan espressa in disegni di legge e sostenuta dal governo, non si è ancora tradotta in norme legislative».
Analogamente, il Presidente della Repubblica, in data 5 aprile 2013 ha concesso la grazia al colonnello Joseph L. Romano, in relazione alla condanna alla pena della reclusione e alle pene accessorie inflitta con sentenza della Corte d’Appello di Milano del 15 dicembre 2010. La Presidenza della Repubblica ha reso noto che, nel caso concreto, «l’esercizio del potere di clemenza ha così ovviato a una situazione di evidente delicatezza sotto il profilo delle relazioni bilaterali con un Paese amico».
Con nota del 13 agosto 2013, inoltre, il Presidente della Repubblica ha impropriamente indicato le modalità dell’esercizio del potere di grazia, con riferimento alla condanna definitiva del dottor Berlusconi, a seguito di sentenza penale irrevocabile relativa a gravissimi reati.
Dunque, anche con riguardo agli istituti di clemenza, il potere nelle mani del Capo dello Stato ha subito una palese distorsione, ai fini risolutivi di controversie relative alla politica estera ed interna del Paese.

queste critiche sono palesemente più che fondate: il Presidente della Repubblica non è un sovrano feudale e non può esercitare il potere di grazia per scopi arbitrari.

sono andato a consultare la sentenza citata e ne ho trovato precisa conferma:

È evidente, altresì, come – determinando l’esercizio del potere di grazia una deroga al principio di legalità – il suo impiego debba essere contenuto entro ambiti circoscritti destinati a valorizzare soltanto eccezionali esigenze di natura umanitaria. Ciò vale a superare il dubbio – al quale ha sostanzialmente fatto riferimento lo stesso Guardasigilli nella nota 24 novembre 2004, che ha occasionato il conflitto – che il suo esercizio possa dare luogo ad una violazione del principio di eguaglianza consacrato nell’art. 3 della Costituzione.

* * *

6. Rapporto con la magistratura: Processo Stato – mafia
Anche nell’ambito dei rapporti con l’ordine giudiziario i comportamenti commissivi del Presidente della Repubblica si sono contraddistinti per manifeste violazioni di principi fondamentali della nostra Carta costituzionale, con riferimento all’autonomia e all’indipendenza della magistratura da ogni altro potere statuale. La Presidenza della Repubblica, attraverso il suo Segretario generale, in data 4 aprile 2012, ha inviato al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione una lettera nella quale si chiedevano chiarimenti sulla configurabilità penale della condotta di taluni esponenti politici coinvolti nell’indagine concernente la trattativa Stato-mafia e, addirittura, segnalando l’opportunità di raggiungere una visione giuridicamente univoca tra le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta. Inoltre, il Presidente della Repubblica ha sollevato Conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo, in merito ad alcune intercettazioni telefoniche indirette riguardanti lo stesso Capo dello Stato. Tale iniziativa presidenziale, fortemente stigmatizzata anche da un presidente emerito della Corte costituzionale, ha mostrato un grave atteggiamento intimidatorio nei confronti della magistratura, oltretutto nell’ambito di un delicatissimo procedimento penale concernente la presunta trattativa tra le istituzioni statali e la criminalità organizzata. Sempre con riferimento al suddetto procedimento penale, il Presidente della Repubblica ha inviato al Presidente della Corte di Assise di Palermo una missiva, al fine di sottrarsi alla prova testimoniale. In particolare egli ha auspicato che la Corte potesse valutare «nel corso del dibattimento a norma dell’art. 495, comma 4, c.p.p. il reale contributo che le mie dichiarazioni, sulle circostanze in relazione alle quali è stata ammessa la testimonianza, potrebbero effettivamente arrecare all’accertamento processuale in corso».

questa parte della richiesta è di una stupidità assoluta visto che, piaccia o non piaccia (e a me non piace), la Corte Costituzionale ha già dato sulla questione ragione al Presidente Napolitano.

* * *

ed ecco le conclusioni:

Il Presidente della Repubblica in carica non sta svolgendo, dunque, il suo mandato, in armonia con i compiti e le funzioni assegnatigli dalla Costituzione e rinvenibili nei suoi supremi principi. Gli atti e i fatti summenzionati svelano la commissione di comportamenti sanzionabili, di natura dolosa, attraverso cui il Capo dello Stato ha non solo abusato dei suoi poteri e violato i suoi doveri ma, nei fatti, ha radicalmente alterato il sistema costituzionale repubblicano.

Pertanto, ai sensi della Legge 5 giugno 1989, n. 219, è quanto mai opportuna la presente denuncia, volta alla messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica per il reato di attentato alla Costituzione.

MoVimento 5 Stelle, Camera e Senato

* * *

il mio personale parere è dunque che soltanto due motivazioni delle cinque portate per la richiesta di messa in stato di accusa e in una piccola parte la prima sopravvivano: gli interventi impropri e palesemente parziali del Presidente Napolitano nel dibattito politico sulla riforma elettorale e costituzionale e la concessione arbitraria della grazia in due casi; più la reiterazione di decreti non convertiti, sui quali mi pare però che Napolitano abbia ben vigilato in genere.

ovviamente sono sufficienti per motivare la richiesta; ma potrebbero essere considerati insufficienti per stabilire nel giudizio che Napolitano stia effettivamente attentando alla Costituzione.

ma questa è una decisione politica: visto il precedente Cossiga, assolto per comportamenti ben più gravi, la decisione parlamentare di un effettivo rinvio di Napolitano davanti alla Corte non sembra adeguato.

* * *

è da ritenere che anche Grillo lo sappia e che lo scopo di questa iniziativa non sia l’effettiva destituzione del Presidente della Repubblica per alcuni suoi comportamenti che esulano dai poteri costituzionali, che Grillo non è in grado di ottenere dal Parlamento, ma la pressione psicologica su Napolitano per indurlo a comportamenti più corretti e forse anche a dimettersi.

su questo piano non mi sento di disapprovarla.

7 risposte a “quell’impiccio di Grillo, cioè l’impeachment di Napolitano – 73.

  1. Grazie per questo lavoro veramente pregevole. Dissento sulla conclusione. Grillo non pungola il presidente perché lavori meglio ma solo a fini elettoralistici e per abbattere un simbolo, uno dei pochi rimasti per aggregare la nostra convivenza civile. Il calcolo elettorale sta nel fatto che certamente Napolitano si dimetterà prematuramente come già annunciato e Grillo potrà attribuirsene il merito. http://rbolletta.com/2014/01/29/i-giochetti-di-grillo/

    • grazie dell’apprezzamento.

      e apprezzo anche il tuo civile dissenso sulle conclusioni; ma rivendico ancora la bontà del metodo che abbiamo seguito entrambi: abbiamo approfondito la documentazione e poi espresso delle valutazioni divergenti: se si discute così i dissensi possono essere anche marcati, ma non assumono una veste necessariamente drammatica ed emotiva.

      io ho notato che anche di recente Grillo ha chiesto al Presidente di non sottoscrivere certi provvedimenti, in toni anche relativamente pacati.

      e senza ricevere risposte né a livello interlocutorio né attraverso comportamenti.

      ad esempio io dubito sulla opportunità che il presidente firmi la legge che ha convalidato il drecereto IMU-Banca d’Italia e vedrei più opportuno un rinvio della questione al Parlamento.

      è anche vero che è inconcepibile che in Italia occorrano dei mesi per varare qualunque legge: ma queste lentezze sono legate più che altro ai Regolamenti: come mai, fra tante riforme di tutti i tipi, non si parla mai di riforma dei regolamenti delle Camere, che potrebbero essere decisi molto in fretta ed essere risolutivi subito?

      invece no: rieccoci con una legge elettorale che terrà paralizzato il parlamento per settimane e poi verrà applicata chissà quando.

      ma comunque le intenzioni di Grillo, che sono nella sua testa, dovrebbero interessarci meno della sostanza dei problemi.

      • non faccio l’analista politico ma mi limito ad appuntare le mie riflessioni spesso emotive per capire innanzitutto me stesso, la mia capacità di comprendere realtà molto complesse. Continuerò a leggerti con interesse.

        • anche io ti leggo con interesse, e anche io scrivo perch’e ho scoperto nel blog uno strumento straordinario per mettere alla prova le proprie idee dando loro coerenza e continuità, e per approfondirle attraverso le critiche.

  2. Pingback: accuse insensate: perché devo difendere Napolitano – 101. | Cor-pus·

  3. Pingback: chi ha fatto il colpo (di stato) in Italia? – 104. | Cor-pus·

  4. Pingback: Napolitano nove anni nei miei blog: bilancio finale su un grande diseducatore – 70. | Cor-pus·

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...