Firenze senza sindaco, PD senza segretario e il quasiquasi di Civati- 120.

sul suo blog Civati fa una descrizione quasi perfetta di quel che dovrebbe fare un partito di sinistra in Italia: cose che, se ci fosse la volontà di farle sul serio, porterebbero perfino dei voti.

Chiedo matrimoni egualitari, stop agli F-35, stop al consumo di suolo (magari anche NoTav), reddito minimo, progressività fiscale, conflitto d’interessi, ius soli, legalizzazione delle droghe leggere.

condivido tutto, fatemeli soltanto rimettere in ordine di importanza e logico secondo me, aggiungere una voce dimenticata (ma non da me, sarà l’età non più freschissima a ricordarmela), e fatemi togliere la TAV, alla quale resto favorevole: 

Chiedo progressività fiscale, reddito minimo, stop al consumo di suolo, stop agli F-35, ius soli, conflitto d’interessi, diritto alla auto-determinazione dei modi del morire, matrimoni egualitari, legalizzazione delle droghe leggere.

dice Civati:

Recupero una dozzina di senatori.

Poi vado da Renzi e gli dico il contrario di quello che propongono Formigoni e Sacconi, oggi sui giornali.

E vediamo come va a finire.

bene, vogliamo partire, allora?

un momento, dice Civati: non ho detto che lo faccio, ho detto che quasi quasi lo faccio, Quasi quasi fondo il Nuovo Centro Sinistra.

* * *

dicendo quasiquasi, non se se Civati se ne rende conto, trasforma tutto in una battuta.

comunque speriamo che non sia così: io ci sto senza quasi.

se fosse vero, se Civati fa davvero quella scissione da sinistra del Partito Democratico che auspico da tempo e per la quale (ma non solo) ho litigato via blog con redpoz, il civatiano, io sono qui.

valga quel che valga sono disponibile a impegnarmi e a spendere quel poco o tanto di credibilità che ho nella vita reale dopo quasi cinquant’anni di professione.

ma se scherzi, Civati, ti faccio un culo così… 🙂

* * *

se sei come quella marpiona della Puppato…, che diceva di essere civatiana.

ecco una nota che ho ricevuto da Francesco Cecchini, che la sta facendo girare per i blog:

Nonna Puppato arriva in ritardo alla direzione del PD, come informa nella cronaca locale di Montebelluna il cronista della Tribuna di Treviso,  Enzo Favero, ma in tempo per unirsi al coro renziano che ha liquidato il governo Letta.

Mentre Civati ed i suoi sostenitori hanno votato no, compreso Casson, Puppato civatiana fino a ieri ha votato si alla proposta di Renzi, probabilmente alla ricerca di  un incarico politico.

Va sottolineato che Puppato alle ultime primarie del PD, non ha ottenuto i voti necessari per essere eletta all’Assemblea Nazionale, ma è stata messa in direzione come parte della quota spettante a Civati.

Nonna Puppato non si smentisce dice delle cose e poi ne fa altre.

quindi, Civati, vedi proprio di non smentirti pure tu.

* * *

sembra infatti che l’abitudine a mentire sia oramai un dato costante dentro il Partito Democratico.

sarebbe interessante una analisi antropologica della psicologia del chierichetto e dello scout a partire dal caso Renzi: un perfetto democristiano, del quale si era persa la razza, a parte le sopravvivenze in area protetta di Casini e Formigoni; ma pare che in oratori e parrocchie si impari soprattutto a mentire.

ma non c’è bisogno di impegnarsi troppo sulla psicologia del chierichetto, perchè una analisi completa l’ha già fatta di se stesso Renzi in persona, dettando la sua biografia sul sito del Partito Democratico:

biografia

Matteo Renzi nasce a Firenze nel gennaio 1975 e cresce a Rignano sull’Arno.
Fin da giovanissimo vive l’esperienza scout, di cui si porterà dietro la voglia di giocare e di “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato” (Baden Powell).
 
Questo impegno segna fortemente anche gli anni del liceo, il “Dante” di Firenze, dove Matteo diventa rappresentante di istituto. Da studente universitario della Facoltà di Giurisprudenza contribuisce alla nascita dei “Comitati per Prodi”: è il suo primo impegno in politica.
 
Lavora come dirigente nell’azienda di famiglia che si occupa di servizi di marketing, mentre prosegue l’impegno scout, come capo della branca R/S e come caporedattore della rivista “Camminiamo insieme”.
 
Nel settembre del 1999 sposa Agnese, studentessa di lettere, oggi insegnante nei licei fiorentini, e si laurea in giurisprudenza con la tesi “Firenze 1951-1956: la prima esperienza di Giorgio La Pira Sindaco di Firenze”. E’ autore con altri del libro “Mode – Guide agli stili di strada e in movimento” e di “Ma le giubbe rosse non uccisero Aldo Moro”, insieme a Lapo Pistelli.
 
Nel frattempo è segretario provinciale del Ppi e coordinatore de La Margherita fiorentina.
 
Nel 2004 viene eletto Presidente della Provincia di Firenze: durante il suo mandato riduce le tasse in Provincia, taglia i costi dell’Ente e aumenta gli investimenti in cultura e ambiente.
 
Nel 2008 decide di mettersi di nuovo in gioco: rifiuta la proposta del centrosinistra di candidarsi per un secondo mandato da Presidente della Provincia e il 29 settembre annuncia la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico per la corsa a Sindaco di Firenze, con lo slogan “O cambio Firenze o cambio mestiere e torno a lavorare”. Sfidando l’immobilismo dell’establishment politico vince, nello stupore generale, le primarie raccogliendo il 40,52% dei voti.
 
Nel giugno 2009 diventa sindaco: Firenze respira aria nuova, di nuova vitalità politica.
 
Con una giunta dimezzata rispetto al passato e formata da metà donne e metà uomini, Firenze è la prima città italiana ad approvare un Piano strutturale a ‘volumi zero’ e a dire stop al cemento e al consumo di suolo. Parte la pedonalizzazione del centro storico, l’impegno per una città più verde e una campagna contro le morti sulla strada. Negli anni seguenti ha proseguito il lavoro aumentando gli investimenti su scuola, sociale e cultura.
 
Ogni anno per la festa del patrono, San Giovanni, sono stati restituiti o aperti luoghi simbolo della città: nel 2010 sono stati eliminati i metal detector dall’ingresso di Palazzo Vecchio e aperte tutte le porte d’ingresso. Nel 2011 è stata riaperta la Torre San Niccolò. Nel 2012 è stata aperta per la prima volta ai cittadini la Torre d’Arnolfo di Palazzo Vecchio. Nel 2013 è stato inaugurato il bookshop di Palazzo Vecchio
 
Il 2010 è l’anno della convention “Prossima Fermata: Italia”, da dove parte l’idea di una possibile, dovuta, ‘rottamazione’ di una classe politica ormai da decenni incollata alle poltrone.
 
L’anno dopo è la volta di “Big Bang: politici, scrittori, imprenditori e centinaia di persone salgono sul palco per esprimere la propria idea sul cambiamento dell’Italia. E ancora “Italia Obiettivo Comune”, dove tra un migliaio di amministratori locali si progetta un nuovo modello per l’Italia e un nuovo modello di Pd.
 
Il 13 settembre 2012 Matteo Renzi annuncia la sua candidatura alle primarie del centrosinistra. Nel frattempo continua l’impegno con la città.
La campagna elettorale dura tre mesi: in un viaggio in camper Matteo tocca tutte le province italiane. Il 2 dicembre perde le primarie al ballottaggio contro Pier Luigi Bersani.
 
Con Rizzoli ha pubblicato “Fuori!” (2011) e “Stilnovo” (2012). Nel 2013 è uscito il suo ultimo libro “Oltre la rottamazione” edito da Mondadori.
 
È sindaco di Firenze.
 
Domenica 8 dicembre 2013 è eletto segretario del Partito Democratico con il 67,55% dei consensi, pari a 1.895.332 voti.

* * *

alle primarie dell’8 dicembre 2013 Renzi dunque è stato scelto dai votanti come Segretario del Partito Democratico, lo dice anche lui, e proclamato come tale dalla Assemblea Nazionale dello stesso partito il 15 dicembre.

il candidato premier per la coalizione di sinistra  PS, SEL, PSI per le elezioni 2013 era stato eletto alle primarie del 25 dicembre 2012 ed era stato Bersani.

in occasione delle primarie 2013 per il segretario la Commissione per il Congresso presentò la seguente raccomandazione sul Regolamento del Partito:

1) La figura del Segretario e il candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

La commissione per il congresso propone di superare l’identificazione automatica tra segretario e candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e di prevedere la scelta di quest’ultimo attraverso specifiche primarie di coalizione o di partito.
La commissione propone di eliminare l’ultima frase dell’articolo 3.1 dello statuto (“ed è proposto dal Partito come candidato all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri”) e di riformulare l’articolo 18.8 come segue:
“il candidato del PD alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri è scelto attraverso primarie di coalizione o di partito a cui sono ammessi, oltre al Segretario nazionale, anche altri iscritti al Partito Democratico”.
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difficile capire dai documenti ufficiali se questa proposta è stata approvata oppure no, ma è evidente a tutti che comunque questa procedura non è stata rispettata e che Renzi, dopo essersi fatto eleggere come Segretario del Partito, ora farà invece il capo del governo.
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* * *
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colgo l’occasione per esprimere il disagio e la sorpresa che nascono dalla lettura di statuto e regolamenti del Partito Democratico: farraginosi al punto che occorre una laurea in  legge e una specializzazione aggiuntiva in democratologia (o in cretinologia?) per capirne qualcosa.
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cito soltanto un articolo, dato che mi pare particolarmente carente, sulle forme di “consultazione”, non di decisione, non sia mai: già da solo è un esempio terrificante di burocratese auto-centrato.
Articolo 27. (Referendum e altre forme di consultazione)

1. Un apposito Regolamento quadro, approvato dalla Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, disciplina lo svolgimento dei referendum interni e le altre forme di consultazione e di partecipazione alla formazione delle decisioni del Partito, comprese quelle che si svolgono attraverso il Sistema informativo per la partecipazione.

2. È indetto un referendum interno qualora ne facciano richiesta il Segretario nazionale, ovvero la Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, ovvero il trenta per cento dei componenti l’Assemblea nazionale, ovvero il cinque per cento degli iscritti al Partito Democratico.

3. La proposta di indizione del referendum deve indicare: la specifica formulazione del quesito; la natura consultiva ovvero deliberativa del referendum stesso; se la partecipazione è aperta a tutti gli elettori o soltanto agli iscritti.

4. Il referendum è indetto dal Presidente dell’Assemblea nazionale, previo parere favorevole di legittimità della Commissione nazionale di garanzia, sulla base di uno specifico Regolamento approvato dalla Direzione nazionale.

5. La proposta soggetta a referendum risulta approvata se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi.

6. Il referendum interno può essere indetto su qualsiasi tematica relativa alla politica ed all’organizzazione del Partito Democratico. Il referendum può avere carattere consultivo o deliberativo.
Qualora il referendum abbia carattere deliberativo, la decisione assunta è irreversibile, e non è soggetta ad ulteriore referendum interno per almeno due anni.

7. Le norme dello Statuto, fatto salvo quanto previsto all’articolo 43, comma 3, non possono essere oggetto di referendum.

* * *

e allora, come mai uno che ha il curricolo politico e intellettuale di quello spessore che abbiamo letto si fa eleggere Sindaco di Firenze poi molla la città, e si fa eleggere Segretario del Partito Demcoratico e dopo due mesi molla il partito?

pensare che faccia insieme le due cose, e magari assieme anche il sindaco di Firenze, è una evidente follia, che però il Partito Democratico aveva inserito nel proprio Statuto, abbastanza in spregio alla Costituzione che attribuisce la scelta del capo del governo al Presidente della Repubblica e non ad un partito politico.

Renzi e il Vasari, dice niente a nessuno questa battuta?

il blog ha la memoria lunga e anche non l’avesse i motori di ricerca di portano subito sul luogo del delitto.

era il 4 ottobre 2012, Renzi non era ancora l’uomo della Provvidenza sconclusionata, pur se inviso al Vaticano, e io ebbi modo di occuparmi di lui; non ho da cambioare una virgola di quello che ho scritto, e spero ancora di sbagliarmi, per il bene comune:

gli elettori nella democrazia parlamentare non sono chiamati a scegliere, ma a sognare.

perfino dei sogni così mediocri e per casalinghe inquiete, da chiamarsi Renzi.

basta guardare in queste settimane in Italia come procede la resistibile ascesa elettorale di Renzi, l’inconsistente vincitore della Ruota della Fortuna della politica italiana.

sindaco impopolare nella sua città, raccontatore di balle amministrative varie e protagonista di iniziative sconclusionate come il flop della scoperta della Battaglia di Anghiari leonardesca a Palazzo Vecchio, condannato dalla Corte dei Conti per spese amministrative improprie, gira l’Italia con un mare di soldi, propalando qualche battuta qualunquista contro i costi della politica dei quali è uno dei migliori rappresentanti già condannato, ed è appoggiato da una discreta quota dei media come il possibile bis berlusconiano, nato come una mostruosità a sinistra.

nuovo Blair, almeno nei denti.

difficile non capire il livello della borghesia italiana e l’approssimazione caciarona con la quale si intende continuare a gestire il paese se si guarda al suo nuovo pupillo: coloro che hanno investito su vent’anni di Craxi, prima, e poi su vent’anni di Berlusconi, ora scommettono sui vent’anni futuri di Renzi, abbastanza approssimativo ed inconsistente da essere una garanzia per chi vuole continuare a gestire i propri affari sotto prestanome.

ma Renzi chi lo ha scelto, secondo voi? la fetta del popolo democratico delle primarie che lo voterà, mentre lui fa il solito vittimismo che in Italia ripaga sempre, accusando il vertice del partito Democratico di sabotarlo, mentre il vertice è in realtà costretto a lasciargli spazio e deve modificare lo statuto votato da un congresso per consentirgli di candidarsi?

ed è così la campagna elettorale italiana 2013 si avvia ad essere uno scontro titanico a suon di renzate contro beppate.

come col vacuo Renzi sono i poteri reali a scegliersi i candidati sui quali il popolo bue viene chiamato a “scegliere”.

peccato che la “scelta” sia direttanente collegata alla potenza di fuoco propagandistica e mediatica che quegli stessi poteri sono in  grado di mettere in campo (…).

insomma non possiamo chiudere gli occhi sul fatto che la democrazia parlamentare è la perfetta commercializzazione della politica.

e le elezioni sono una farsa nella quale veniamo chiamati ad un grosso sondaggio commerciale a spese pubbliche sul prodotto preferito.

e le caratteristiche commerciali del prodotto sono: sorriso da pescecani stupido, viso sufficientemente anonimo da ricordare un reality, parole sufficientemente banali da contentare tutti, e infine un tocco in più di personificazione dei vizi nazionali, per cui un candidato francese deve essere arrogante e nazionalista, un italiano semimafioso e puttaniere, un russo brutale e una tedesca tecnocratica.

ed, oplà, il candidato è fatto: pronto ad essere veduto, con garanzia dai 4 ai 5 anni , a seconda degli usi locali; e il popolo è scoperto illusoriamente come tale solo al momento del voto, per poi ridiventare massa amorfa di consumatori eterodiretti, allora e sempre.

2 risposte a “Firenze senza sindaco, PD senza segretario e il quasiquasi di Civati- 120.

  1. Civati sta cercando di evitare che il governo Renzi nasca come un governo Pd-FI. I segnali, purtroppo, ci sono tutti: la rottura definitiva con Sel, i senatori di Verdini che potrebbero dare la fiducia, gli ammiccamenti degli house organs berlusconiani. Sarebbe davvero troppo e secondo me Civati fa benissimo a provare ad opporsi. Se andrà così, penso proprio che sarà costretto ad uscire dal Pd. Ma spererei proprio di no. L’altroieri Renzi ancora diceva “mai con Berlusconi al governo”. Come voltafaccia sarebbe davvero intollerabile

    • ciao.

      secondo me Civati deve decidere una volta per tutte se opporsi oppure provare ad opporsi.

      non è che la decide qualcun altro fuori di noi questa scelta, siamo noi a farla.

      in questo momento Civati deve fare quello che dice che vorrebbe fare: rompere il Partito Democratico e creare una Nuova Sinistra.

      probabilmente non riuscirà ad impedire l’ascesa al potere di Renzi, considerando che Berlusconi è pronto a regalargli i senatori che gli mancano.

      ma almeno sarebbe una scelta chiara, considerando che Renzi sta appunto andando al governo CON BERLUSCONI, lo vedono anche i sassi.

      restare nel Partito democratico a votare la fiducia a Renzi in queste condizioni, scusami, ma è una puttanata perfetta.

      e purtroppo lascia tutto e solo lo spazio a Grillo.

      come vedi, la nostra analisi è simile, ma le risposte no… 🙂

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