Kovalam vista dal mare – My India 6, 66 – 139.

Kovalam l’avevo già incontrata nel mio secondo viaggio in Kerala, qui.

la rivisito la mattina sotto la guida di Gunnar, il driver di motoriksciò.

il driver si chiama Gunnar, ha 32 anni ed è di una simpatia contagiante: sorride in continuazione e ha un modo molto buffo di agitarsi scrollando le spalle e lanciando un ammiccamento curioso; parla un inglese velocissimo e smozzicato dalla pronuncia terribilmente hindi, ed è anche una miniera di domande:

è vero che in Europa non ci sono i riksciò? – verissimo, Gunnar – e neppure dei driver simpatici come te;

e le cornacchie? – niente cornacchie col loro cra cra, però il clima diventa più caldo e le cornacchie stanno arrivando anche loro, – grande problema le cornacchie, per l’India.

– l’India è piena di restrizioni, conclude Gunnar, e si riferisce alle ragazze, ma a me scappa un sorriso, perché questo abbinamento mentale l’ho fatto anche io,

Gunnar (…) poi sarà a prendermi la mattina dopo alle cinque e mezza (cioè a mezzanotte ora italiana); (…) ma la memoria non poteva immaginare che l’aeroporto fosse così vicino alla spiaggia di Kovalam, come mi dice Gunnar: l’anno prossimo ci andiamo insieme, vuoi?

se è così vicino, andiamoci subito, Gunnar.

niente è così pazzo in India che possa risultare sorprendente, ecco che Gunnar svolta ed effettivamente in due minuti il suo riksciò percorre un lungo molo di cemento che si inoltra nel mare aperto, pieno già di pescatori pazienti che lanciano le loro esche nella leggera foschia del mattino, mentre ci  lasciamo alle spalle sui due lati un spiaggia omericamente colorata dal sole che deve ancora sorgere.

* * *

da questa spiagga che si schiude ad un’alba rosatamente fotografica, ultima sorpresa dell’India, in meno di tre minuti siamo all’aeroporto e Gunnar mi dà il suo numero di telefono: ti aspetto, I love You (dice proprio così, ma parla soltanto di quell’amore che è la felicità di vivere, ovviamente), fai presto a tornare,  perché fra un anno mi sposo.

ecco l’indiano sentimentale, sognatore, bugiardo, sfrenato nelle sue immaginazioni, costantemente oltre le righe della realtà, tanto cinico quanto entusiata, bugiardo bugiardissimo nella sua totale sincerità, ingenuo e smaliziatissimo, pronto a sorriderti con cuore puro e nello stesso tempo venale, ecco l’indiano mio fratello di sangue, identico a me, mille facce come me e una sola realtà.

o India patria di infiniti bortocal, ecco il nuovo seme di un ritorno, come si fa a rifiutare un invito così?

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