blablacar, condividere il viaggio, tagliando le emissioni – 140.

negli anni Sessanta e Settanta era di moda l’autostop: lo studente capellone, preferibilmente in coppia, all’angolo della strada, una frenata, una corsa col sacco a pelo e poi via; mitici per me i due inglesini che andavano in Grecia nel 1972, raccolti in Austria, con un litro di latte in due e senza soldi.

poi è venuta la svolta degli anni Ottanta: lo sconosciuto è diventato un nemico di cui sospettare, e la gente era oramai troppo fighetta per indulgere alla moda della solidarietà e della curiosità; ci si mise anche il cinema a remare contro, con film dell’orrore dove il mostro assassino era l’autostoppista, The Hitcher – La lunga strada della paura, del 1986, o viceversa: ma la serie dei film horror centrati sull’autostop è talmente fitta, la campagna ideologica contraria alla beat generation e ai suoi valori fu talmente martellante, che conviene consultare qualche sito ad hoc per informarsi: 

http://www.mymovies.it/film/2006/pennydreadful/news/gliautostoppistihorror/

* * *

ma a sorpresa ho scoperto che ora l’autostop si può fare via internet: la moda è arrivata da poco in Italia, è già più diffusa in Germania (c’è un sito, Mitfahrgelengenheiten, possibilità di condividere un viaggio): solo che adesso il passaggio si offre, condividendo la spesa, non si sta più davanti al casello dell’autostrada, magari con l’I-phone in mano…

in Italia il sito che trovato io si chiama blablacar: ci si iscrive, si danno i propri dati di riferimento, così come devono anche fare i passeggeri, tra cui il numero di telefono; il che sembra rendere l’avventura un po’ più garantita che guardare in faccia chi sta sul bordo della strada guidando e decidere al momento sulla base della prima impressione.

* * *

in ogni caso io ho scoperto il sito in questi giorni: l’ho usato giovedì, per andare con mio nipote a prendere suo figlio, e questo mi ha regalato la soddisfazione di risultare un poco più informato su internet e alla moda di lui, eh eh.

il ragazzo è vissuto con me per un anno tempo fa, poi al 18esimo compleanno andò a Bologna a convivere con una ragazza che era già incinta, anche lei figlia di un’italiana e di un senegalese, e i due sembravano destinati ad andare d’accordo: Ernesto è nato un anno e mezzo fa, ma la coppia è già s-coppiata, e così il bambino sta un po’ con la mamma e un po’ col papà, che deve andare a prenderselo, e ci pensa lo zio questa volta, altre volte mio figlio.

con noi due, tre ragazzi amici scovati con blablacar, caricati a Verona al casello e trasportati fino davanti alla stazione di Bologna: costo per loro 6 euro a testa; sufficienti a pagare il GPL del viaggio e a lasciare a carico mio i pedaggi autostradali, se non si incappasse subito dopo il casello di Verona in una stazione di servizio che vende il GPL ad un prezzo esagerato, e probabilmente è anche taroccato, considerando che con un pieno ho fatto 200 km, la metà del normale.

* * *

molto più interessante è stata invece l’esperienza di ieri, Brescia-Stoccarda: ho messo l’annuncio 5 giorni prima e non avrei mai creduto che ci fosse una domanda simile: mi sarei considerato fortunato a trovare un passeggero, e invece a un certo punto ho dovuto cominciare a stendere una lista e alla fine ho dovuto respingere due domande.

ci si contatta prima con messaggi sul sito e poi si passa alle telefonate.

il primo è stato un ragazzo da Verona, che sarebbe arrivato in treno e scriveva in inglese; dal cognome pensavo fosse persiano, poi invece ho capito che era indiano.

Singh, però, ha rischiato di restare a piedi, perché le telefonate del ragazzo indiano di Verona continuavano a ripetersi da cellulari diversi, uno italiano e uno tedesco e solo nel pomeriggio tardo di giovedì ho capito che erano due ragazzi indiani differenti, che andavano entrambi a Stoccarda, e che per uno non c’era più posto; ho fatto appena a tempo ad avvisarlo, e ha preso la cosa con giusta filosofia, cioè con bellissimo fatalismo indiano.

perché intanto si erano aggiunti Dario, un palermitano che andava  un colloquio di lavoro a Lugano, chiedendosi perché lo avessero convocato per lo stesso colloquio la seconda volta, ed Emanuela che andava pure a Lugano a trovare i suoi genitori, e infine Doris, che andava pure a Stoccarda, da una sorella per un party…: e l’appuntamento con i primi due era all’aeroporto di Orio al Serio, quasi lungo la strada.

Doris veniva invece da Milano e l’abbiamo raccattata alla prima stazione di servizio della Milano-Laghi; è stata il personaggio del viaggio, perché è una bellissima ragazza eritrea, raffinatissima, con un italiano perfetto; è arrivata accompagnata da un vecchiotto (ma pur sempre mezzo ragazzino rispetto a me) e in un momento in cui è scesa per fumare, Singh che per il resto del viaggio ha canterellato da solo con le cuffie nelle orecchie e non parlavo italiano, pochissimo il tedesco, e per il resto il tipico inglese dell’India che solo uno come me può capire, si è sentito in dovere di comunicarmi che la vista di Doris glielo tirava su: del resto, che dire?, dopo tutto in India il lingam è un dio, come tutti sanno o dovrebbero sapere… – per fortuna Doris era seduta dietro e Singh accanto a me, che esercitavo il debito effetto depressivo.

* * *

il silenzio canterino di Singh e la buona padronanza dell’italiano di Doris ci hanno permesso di parlare parecchio. soprattutto di Asmara e del suo favoloso bazar degli oggetti ri-utilizzati, della città, della gente.

a un certo punto Singh voleva farci vedere dal suo cellulare un video scaricato da internet su una donna che aveva avuto 16 gemelli, tutti in ottima salute; sia Doris che io abbiamo rifiutato la notizia come bufala evidente, anche se Singh insisteva per mostrarci la foto, che noi abbiamo definito da subito foto-montaggio senza discussione possibile e senza neppure esame aut-optico.

ma poi, mentre Singh ritmava la sua musica da auricolari, Doris mi ha rivelato di avere lei, effettivamente, 15 sorelle e due fratelli maschi, spiegando che sua madre aveva avuto frequenti parti gemellari: e sei sorelle vivevano in varie città della Germania, sei sparse negli USA, due in Australia, una era rimasta in Eritrea, e lei era in Italia.

ora stava andando dalla sorella per poi uscire a ballare con lei nei locali di Stoccarda il venerdì notte.

* * *

sì, con tutti questi avvicendamenti il viaggio è durato quasi dieci ore, ma è stato vario ed interessante: dalla neve del San Bernardino allo spettrale tramonto infuocato di un febbraio tedesco che sembrava più che altro estivo, sino al duro nubifragio che ci ha colto sullo Schwaebisch Alb, l’equivalente svevo orientale della Foresta Nera, e ci ha imbudellato in una coda da incubo.

del resto io pensavo guardando, quanto sopravviveremo ancora all’effetto serra.

* * *

sento che se aggiungessi una sola parola di più, avrebbe il significato di una morale, anche senza volendo.

ma questa storia non ha una morale, è semplicemente una storia vera.

* * *

e invece una cosa la aggiungo, e fa niente se vi sembrerà una morale appiccicata: il sito blablacar per ciascun viaggio vi informa anche delle emissioni di anidride carbonica che comporta.

non avrei mai immaginato che un’auto per andare da Brescia a Stoccarda potesse produrre 50 kg di anidride carbonica.

la cosa comunque non mi riguarda, perché io viaggio a GPL e non produco anidride carbonica, ma vapore acqueo.

semmai contribuisco alla pioggia, dunque… 😦

– così credevo nella mia pseudo-coscienza, almeno, ma chi vuole approfondire legga i commenti.

23 risposte a “blablacar, condividere il viaggio, tagliando le emissioni – 140.

    • oh, ecco la voce della mia coscienza ecologica, pronta a rimproverarmi.

      però dai, direi che proprio il sito che hai citato mi dà (abbastanza) ragione; solo che l’ho letto male: ridotto al 10%, ho letto, e non del 10%.

      È vero che inquina di meno una vettura alimentata a GPL rispetto ad una alimentata a benzina o diesel?
      Sì è vero. Con l’alimentazione a GPL le emissioni di anidride carbonica(CO2) si riducono del 10% circa; diminuiscono in modo significativo anche le emissioni di monossido di carbonio (CO), di ossidi di azoto (NOx) e di idrocarburi incombusti (HC) – in funzione della tipologia del veicolo e del sistema di alimentazione installato. Le auto alimentate a GPL praticamente non producono PM 10, tra le principali cause dell’inquinamento atmosferico dei centri urbani.
      Con l’alimentazione a GPL si riducono notevolmente i componenti dei gas di scarico per i quali la legge non impone ancora alcun limite, come ad esempio il biossido di zolfo (SO2), il benzene (C6H6), la formaldeide (HCHO) e gli idrocarburi policiclici aromatici (PAH) , sostanze molto aggressive e cancerogene (inquinanti non “normati”). Utilizzando il GPL invece della benzina o del gasolio si riduce inoltre il potenziale di formazione del cosiddetto “smog estivo” (fotochimica) che causa la produzione di ozono (O3).

      siamo sicuri? stai facendo crollare un dei miei principali pilastri morali: e io che uso il GPL da quarant’anni, quando quasi non si sapeva che cosa fosse, con costi aggiuntivi una volta non ripagati, in base a una notizia allora sbagliata…

      ma mica voglio arrendermi: siamo sicuri che non si sbagli quel sito, piuttosto? a me di produrre solo 5 kg di Co2 anzichè 50 bastava per mettermi in pace la coscienza… 😦

      tu forse ne sai di più anche di loro… 😉

      a proposito, nella misura di 50 kg son andato a memoria, e adesso che son tornato sul sito per controllare non trovo più il dato: forse saranno stati solo 30: comunque erano certamente nell’ordine delle decine di g e non mi sembrava decisivo dare il numero esatto.

      insomma, beccato due volte! 🙂

      • ma certamente sei più ecologico al km. Ma lo sei in un ottica generale? Dipende da quanti km percorri all’anno. Perché ovviamente puoi anche avere l’auto 10 volte più ecologica ma se la usi molto di più rispetto a me potrebbe venir fuori che tu faccia più male alla’ambiente con la tua auto ecologica 😉

        non ti so dire quale siano le emissioni del tuo motore, ne tantomeno se quelle indicazioni siano giuste. Certamente uno che ha uno stile di guida da formula 1 non avrà mai quei benefici derivati dalla’avere un’auto GPL.

        • non me ne perdoni una, eh? 🙂

          comunque sono 10.000 km all’anno circa: da quando hanno inaugurato il metrò a Brescia, però, l’auto in città non la uso quasi mai, solo per portare sotto casa la spesa settimanale…

          e tu quanto la usi? 🙂

          poi confesso che ho una macchinetta modestissima, ma ho la tenenza a correre e lei si è adeguata: sulle autostrade tedesche dove non c’è limite di velocità vado a 140.

          e adesso? assolto? con quale penitenza…? 🙂

          • attualmente credo all’incirca 500 km, per portare la spesa a casa.

            dubito che 140 sia una velocità ecologica. Ma ovviamente dipende dalla macchina e dal motore. Bisognerebbe chiedere al produttore quale sia il numero di giri e velocità dell’auto che ottimizza il consumo e le emissioni rapportate al km percorso.

            però io non sono qui per giudicare. Esprimo delle opinioni, magari solo parzialmente vere 🙂
            sta a te decidere cosa sia giusto e cosa no.

            • carissimo,

              devo ammettere che credo a una “giustizia” approssimativa e non priva di sbreghi.

              tu dici che dovrei stare più basso di velocità in quei 100 km su 600 dove mi lasciano correre un po’?

              io misuro il mio viaggio di 600 km in GPL dove me la cavo con meno di 40 litri, e dico che è una buona misura.

              e adesso non dirmi che dovrò rinunciare tra qualche anno anche alla cremazione, per risultare ecologico… eh… 😦

              suvvia fra 500 km e 1.000 non ci vedo la differenza tra l’innocenza e la colpa… 🙂

              aggiungi che in Deutschland porto la spesa a casa a piedi e non accendo il riscaldamento perché non ne ho bisogno – anche se ho dimenticato acceso quello in Italia: questa sì è una colpa bella e buona… 🙂

              • con questo commento che sono riuscito a strapparti sono finalmente riuscito a farti confermare quello che ti ho sempre detto. Non è possibile limitare il nostro impatto ambientale semplicemente riducendo l’utilizzo ma bisogna ottimizzare i sistemi tecnologici che abbiamo messo alla base della nostra esistenza.

                la nostra stessa esistenza è un impatto ambientale e non è vero che si possa ridurre questo impatto a 0. L’unica cosa che si può fare è ritardare l’invecchiamento del pianeta, ma non fermarlo. Prima o poi la fine arriverà anche per la nostra specie 🙂

                • ah ah, mi tendi anche i tranelli; ho capito che devo stare in guardia da te… 🙂

                  non mi sento così in dissenso da quel che dici da sentirmi costretto, però.

                  io ho sempre e soltanto detto che la scienza nulla può, oltre un certo limite, per arginare gli effetti negativi di una crescita tendenzialmente illimitata dei consumi.

                  ma figurati se nego che la scienza, trovando nuove soluzioni, non possa dare una mano a ridurre o anche a risolvere certi problemi.

                  però ribadisco che la scienza ha delle difficoltà evidenti a prevedere tutti gli effetti delle proprie innovazioni, quindi non è in grado di dare garanzie assolute.

                  la fine del pianeta è certamente inevitabile in tempi astronomici; sarebbe bello che fosse evitabile anche in tempi storici.

                  leggi questa bella frase di Goethe (tradotta): http://bortografia.wordpress.com/2014/02/20/la-natura-di-goethe-1035/

                  • Però come vedi, ridurre oltre un certo limite non è possibile. Per le dimensioni che ha assunto la nostra specie solo un’unione di responsabilità da parte di tutti e scienza potrà rallentare il declino. E’ una eventualità poco probabile.

                    ovviamente una bella citazione di Goethe. Lui parla di natura che crea. E’ una bella immagine per un filosofo o un letterato. La natura mi sembra piuttosto composta da un’ambiente e un’informazione (genetica) che tenta di plasmarsi sopra. L’ambiente, l’universo è in continuo mutamento e la vita, l’informazione, si adegua e specializza per sopravvivere nelle nuove condizioni. Quindi è vero, la morte serve per fare spazio a informazione sempre più aggiornata perché solo questa ha migliori possibilità di sopravvivere.
                    Bisogna solo vedere se la specie umana è ormai superata dal suo ambiente. Però smettila di farmi fare discorsi filosofici 😀 , tanto ti dirò delle banali sciocchezze.

                    • è evidente che neppure morire è sufficiente per smettere di inquinare, anzi per un bel pezzo inquineremo forse più come cadaveri che da vivi; credo che l’obbligo di inquinare sia da vivi sia da morti sia soltanto un caso particolare del principio dell’entropia.

                      la responsabilità non sta nel non inquinare, ma nell’inquinare il meno possibile; non sta nel non vivere, ma nel vivere con senso della misura e senza prepotenza rispetto all’ambiente, che è poi uno dei nome che diano agli esseri umani futuri.

                      loro non possono pretendere che noi non abbiamo inquinato un po’, perché l’unico modo di non inquinare del tutto è di non esistere neppure, e allora non esisterebbero neppure loro.

                      ma potranno chiederci almeno mentalmente se abbiamo pensato a loro quando abbiamo adoperato dei grossi SUV dove bastava una macchinina a GPL, oppure, per non nascondermi dietro un dito, se era proprio necessario venire dal dentista a Stoccarda….

                      non credo che nuovi modelli di consumo siano così difficili da proporre: ho illustrato prima come è stata condotta una campagna mediatica fortissima CONTRO l’autostoppismo; sarebbe facilissimo oggi mostrare la condivisione dei consumi come un modello di vita piacevole e solidale (nel mio piccolo ho provato a farlo anche io col mio post): occorre che chi ha il potere di fare queste cose si decida a farlo, e rinunci ad una quota del suo potere e della sua ricchezza immediata.

                      è qui che sta davvero il difficile: ma è un aspetto laterale della battaglia contro gli iper-plutocrati che controllano il mondo.

                      come vedi, non ti sto facendo discorsi per niente filosofici: quelli li lascio fare a Goethe, che poi non era un filosofo, dicono, e compagnia…. 🙂

                    • i modelli spontanei di solidarietà e consumo contenuto sono impossibili da applicare, eccetto che per piccoli gruppi. Il blablacar è un bel esempio, ma farà la stessa fine dei sistemi simili del passato.

                      per i Suv non so che dire. Si potrebbe togliere il diritto alla proprietà privata, ma dubito che qualcuno sarebbe d’accordo. Non resta che augurarci che ci vadano leggeri con l’accelerazione. Per sicurezza io metterò i soldi da parte per comprarmi la maschera antigas 🙂

  1. ne ero venuto a conoscenza tramite facebook qualche tempo fa, fa non l’ho mai provato (potendo usare la macchina aziendale…), leggo con piacere esperienze in merito. finora non ne ho mai sentito parlar male!

    • si può provare anche come utente passeggero, ovviamente.

      penso che potrà essere quello che farò al prossimo viaggio in Germania…

      io non ne avevo mai sentito parlare del tutto…

      • a me era comparso un post pubblicitario su fb perchè qualche mio amico ci aveva a sua volta cliccato su “mi piace”. credo che sia uno dei pochissimi esempi di marketing intelligente veramente ben riuscito, nei miei confronti intendo ihihih ci ho cliccato nel link incuriosito dalla cosa, e l’idea mi è subito sembrata interessante. finora non avevo mai letto un’opinione a riguardo da parte di qualcuno che ne avesse provato il servizio, ma speravo si rivelasse vincente!

  2. Bel racconto. Mi è rimasto un dubbio: come hanno fatto tutti i parenti della ragazza ad uscire dall’ Eritrea, se neppure i miei ex allievi con nonno e cognome italiano ci sono riusciti? Come tu sai, non è possibile uscire per vie “normali”…

    • il racconto è una buona esemplificazione di quella che chiamiamo decrescita felice: cioè come diminuire i consumi, migliorando la qualità della vita, attraverso un cambiamento di schemi mentali.

      la bella Doris sarà stata sincera, o una mitomane?

      e chi lo sa? le avrei dato circa 35 anni, potrebbe essere uscita dall’Eritrea prima della dittatura attuale che tu hai ben conosciuto ancor meglio di me?

      dovrei dare un’occhiata alle cronologie, ma magari tu lo sai già.

      certo quella storia era al confine del verosimile, anche per la coincidenza dei numeri dati da lei e da Singh: 16 gemelli contro 16 sorelle, di cui molte gemelle.

      e quella madre con 18 figli?

        • non per alimentare pregiudizi, però il rapporto che l’Africa intera ha col concetto di verità è, notoriamente e in maniera verificata, molto particolare… 😉

          qui però sarei portato a credere a questo racconto ai confini della realtà perché non riesco a vedere quale potrebbe essere lo scopo del mentire…

          o forse una inedita vocazione narrativa di Doris? in questo caso sarei lieto di averla tradotta io in racconto… 🙂

          ah sono andato a controllare: l’Eritrea è indipendente e sotto la dittatura di Isaias (le due cose coincidono) dal 1993: è molto probabile che la famiglia di Doris sia fuggita dal paese prima, durante la dura guerra di indipendenza contro l’Etiopia.

  3. @ Spock_ST

    prima di tutto ti aggiorno sulla produzione di CO2 di un viaggio Stoccarda Brescia, non andando più a memoria, ma sulla base del dato che compare sul sito blablacar solo al momento in cui programmi un nuovo viaggio (e siccome ho messo un annuncio per il viaggio di ritorno, eccomi aggiornato): passando per Zurigo e dunque er la via più breve di quella fatta all’andata la produzione risulta di 137 kg di CO2.

    se il GPL riduce la produzione DEL 10%, siamo pur sempre a 124 kg di CO2.

    a questo punto i miei sensi di colpa si sono messi in moto.

    e anche la voglia di controllare.

    ho trovato una affermazione senza fonti secondo cui si producono in auto da 0,1 a 0,25 kg di CO2 al km.

    il range per i 620 km di questo itinerario va da 62 a 155 kg.

    facciamo conto che ho una macchia piccoletta e a bassi consumi, prendiamo pure il valore più basso e riduciamolo del 10% per il GPL: siamo comunque a 56 kg: cioè sparando una cifra quasi a caso, nel post, ci avevo azzeccato.

    invece un uomo respirando produce 0,7 – 0,9 kg di CO2 al giorno.

    quindi, diciamo 300 kg di CO2 l’anno per 7 miliardi di esseri umani.

    sono cifre che si commentano da sole…

    e direi che a questi livelli perfino la condivisione dei viaggi serve a poco.

    – comunque, sui modelli spontanei di solidarietà e consumo contenuto impossibili da applicare, eccetto che per piccoli gruppi, i piccoli gruppi li propongono: poi, se diventano una moda, sono condivisi e non fanno più paura, potrebbero diventare anche modelli sociali regolamentati per legge.

    certo, con i numeri di qui sopra, credo anche io che la situazione sia totalmente fuori controllo.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...