ma le donne sono prive di senso morale? – 141.

rispondo alla domanda provocatoria del titolo, scritto anche per attirare l’attenzione, con una riflessione che direi tipicamente tedesca, cioè prendendola alla lontana.

se c’è un qualche rapporto tra il “clima” che si respira in un luogo e quel che si pensa, il fatto che io scriva certi post diciamo più densi quando sono aldilà delle Alpi potrebbe essere portato come prova.

e non è neppure questione di cielo grigio, perché oggi il sole brilla e il cielo è terso, ma la mente ragiona meglio nel silenzio ovattato che è normale anche nel cuore di un quartiere centrale della città, che solo il suono molto discreto delle campane del mezzogiorno interrompe in questo momento.

* * *

la psico-analisi di Freud è molto poco interessata alla figura della donna: il suo oggetto-soggetto è sostanzialmente il maschio de tempi suoi.

in questo possiamo riconoscere un effetto tipico della formazione ebraica di Freud: l’ebraismo è la religione indubbiamente più maschilista della storia e la Bibbia quasi un monumento all’eroismo maschile (scarse ed occasionali le presenze femminili, e si tratta, soprattutto, di donne maschio a loro volta; fa eccezione Eva, che campeggia come origine di tutti i mali per la sua mancanza di senso del dovere e dell’obbedienza, così tipicamente maschile: tanto è vero che Adamo pecca per obbedienza ad Eva, ma Eva pecca per mancanza del senso del peccato).

nell’ebraismo storicamente costruito nel quinto secolo da Esdra al ritorno in Palestina sotto la sua guida della parte più integralista e fanatica della comunità ebraica che era stata trasferita in Babilonia, quella che aveva rifiutato di integrarsi, vengono accuratamente cancellate, dai testi sacri rimaneggiati e ricuciti assieme a formare un “testo unico” dell’ebraismo, le tracce di un ebraismo molto più aperto, anche verso le donne.

alla prima versione della creazione biblica in cui Elohim, gli dei, avevano creato gli uomini e le donne a loro somiglianza, in quanto divinità sia maschili sia femminili, si sostituisce la creazione di Eva da parte di un dio, Jahvè, rigorosamente maschile, in un secondo momento e in funzione del maschio (perché non sia solo), ricavandola dal suo fianco (poi, per una cattiva traduzione, reso con “costola”).

a segnalare una differenza profonda, costitutiva, del maschio e della femmina.

* * *

dunque, proprio nell’ebraismo prima di tutto Freud trovava una visione della donna che la vedeva come priva del senso del peccato; e la sua teoria psico-analitica lo confermava.

* * *

il Super-Io freudiano, che è la base della legge morale kantiana dentro di noi, è costituito da un insieme di modelli comportamentali, cioè di divieti e comandi, e rappresenta l’ideale comportamento verso cui il soggetto. «È una sorta di censore che giudica gli atti e i desideri dell’uomo».

il Super-Io si forma attraverso i messaggi culturali e formativi acquisiti sin dall’infanzia dai genitori ed in seguito da altri educatori.

l’origine prima del Super-Io sta, dunque, in maniera indifferenziata per entrambi i sessi, nel rapporto originario con la madre; l’acquisizione del controllo degli sfinteri anali è un passaggio importante di questo processo di formazione.

* * *

ma Freud scrive anche che la formazione del Super-Io passa attraverso la fase successiva del complesso edipico, che ne appare quasi la chiave di volta, prima dei processi di progressiva formazione della coscienza morale vera e propria dell’infanzia e dell’adolescenza.

leggendo “complesso edipico” scatta o dovrebbe scattare un campanello d’allarme: il complesso edipico riguarda, allora, solo i maschi?

Freud ovviamente afferma il contrario, che la sua interpretazione della formazione della morale riguarda entrambi i sessi.

* * *

ma la cosa è palesemente falsa, dato che Edipo è una figura esclusivamente maschile, non vi sono corrispondenti femminili di questa storia e, come se non bastasse, il complesso edipico nella teoria freudiana è strettamente legato al passaggio alla fase che lui chiama fallica della sessualità.

nella teoria di Freud la costituzione sessuale femminile è ridicolmente interpretata come l’ASSENZA del pene, che genererebbe addirittura nella bambina l’invidia del medesimo (anziché il contrario, dato che sarebbe evidentemente possibile interpretare la presenza del pene come la compensazione alla mancanza di una vagina).

ma allora qui bisogna puntare con forza i piedi e chiedersi se il senso morale delle donne non sia – secondo Freud, anche se lui non ha avuto il coraggio di dirlo apertamente – radicalmente diverso da quello maschile.

e non soltanto per le contorsioni mentali della teoria freudiana, così profondamente segnata dalla cultura ebraica, quanto – dobbiamo domandarci noi – per la realtà dei fatti.

* * *

se il Super-Io si forma nel bambino attraverso il conflitto fantastico col padre per il possesso affettivo ed erotico della figura materna, possiamo affermare che questo conflitto si sviluppa in maniera analoga nella bambina?

anche la bambina avrebbe la sua competizione immaginaria con la madre per la figura del padre?

la mia risposta è che ci sono delle differenze, e anzi che proprio il diverso sviluppo di questo conflitto, che è un passaggio essenziale della formazione della coscienza morale, differenzia, in maniera profondamente sessuata, la coscienza morale adulta maschile da quella femminile.

* * *

il conflitto tra il figlio bambino e il padre adulto è infatti l’anticipazione del conflitto tra maschi per il possesso della femmina voluto dalla selezione naturale; combattendo mentalmente il padre, il bambino lo assume come modello di questa stessa lotta aperta che dovrà condurre nell’età adulta per arrivare al “possesso” di una femmina e alla riproduzione.

il padre diventa il modello fortemente interiorizzato del proprio Super-Io: è un modello rigido e duro, improntato alle leggi spietate della competizione: diventare come il padre è il primo assoluto dovere per arrivare alla riproduzione, visto che il padre ci è appunto riuscito.

il modello di Super-Io paterno è dunque fortemente ed apertamente competitivo.

* * *

bene, ora vediamo se tutto questo può essere facilmente ed automaticamente trasferito nel sesso femminile.

anche nel sesso femminile si svolge evidentemente la lotta prevista dalla selezione naturale, ma nel modo che viene definito dal ricettività sessuale femminile.

il modo particolare in cui la selezione naturale si pone per la donna non è infatti prevalentemente andarsi a conquistare un maschio, ma scegliere tra i maschi che le si presentano e le si offrono: scegliere in modo che loro pensino che sia lei ad offrirsi.

in poche parole la lotta mortale che porta all’uccisione fantastica del padre nell’immaginario del bambino maschio non si svolge nella mente della bambina che confusamente immagina di sostituirsi  alla madre nel letto coniugale.

e non a caso i miti, sia greci sia ebraici, che descrivono il rapporto tra madre e figlia sono miti di sostituzione, mentre i miti che descrivono il rapporto tra padre e figlio sono miti di omicidio, nel doppio senso: padri che uccidono il figlio (come nella versione originaria del mito di Isacco e Giacobbe) oppure figli che uccidono il padre per sostituirlo nel letto materno (Laio ed Edipo).

nessuna figlia, in nessun mito di nessuna cultura, invece, uccide la madre per prendere il suo posto: non ce n’è bisogno.

* * *

questo determina una differenza fondamentale tra il complesso edipico vero e proprio, che è quello maschile, e la sua pallida imitazione, che è la sua variante al femminile.

solo il bambino maschio interiorizza fino in fondo dentro di sé la figura paterna, dopo avere capito che la sua eliminazione reale è impossibile.

diciamo che interiorizzare il padre è nel maschio una forma di cannibalizzazione rituale: il padre è divorato e fatto proprio; vivrà da quel momento come la voce interiore della sua coscienza, che prenderà il posto del padre vero, e più ancora sostituirà come fonte della legge morale la figura materna che aveva originariamente insegnato i primi comportamenti.

* * *

niente di così drammatico avviene nella bambina: la figura materna (che era anche per lei la base originaria di partenza della acquisizione delle regole di comportamento necessarie alla sopravvivenza) evolve, naturalmente e senza conflitti altrettanto profondi, in ulteriore modello di vita per i comportamenti adulti.

nella bambina la figura della madre rimane un generico modello di comportamento: questo fa sì che la “moralità” femminile sia molto più flessibile e in fondo generica di quella maschile.

nel maschio si forma una gerarchia precisa di quello che si può e non si può fare per diventare simili al padre e prenderne il posto in futuro attraverso una lotta mortale vissuta psicologicamente: è il padre dentro di sé.

nella femmina non c’è stato bisogno di cannibalizzare psicologicamente la madre e tantomeno il padre, come fonte dei divieti: la figura della madre rimane esterna e prossima, la sostituzione è sempre facilmente possibile con qualche accorgimento.

e la madre insegna anche alla figlia come aggirare praticamente i divieti del padre.

* * *

le donne sono dunque prive di senso morale, come dicevano la Bibbia, Dante, gli antichi Greci? 

Per lei assai di lieve si comprende
quanto in femmina foco d’amor dura,
se l’occhio o ‘l tatto spesso non l’accende.  

Dante, Purgatorio, VIII 76-78

ma come dimenticare la figura di Antigone, allora?

eppure, se ben si guarda, Antigone rifiuta la morale maschile del conflitto in nome della morale femminile della pietà, contrappone le leggi del cuore alle rigide leggi della città costruite dai maschi.

Antigone non è la paladina femminile della legge suprema, come per secoli hanno falsamente interpretato i suoi esegeti maschi; è la paladina femminile di una morale del suo sesso che è differente da quella degli uomini e non risponde a principi assoluti immodificabili, ma alle leggi del cuore.

va’ dove ti porta il cuore potrebbe essere la base della moralità femminile: dal punto di vista maschile una specie di assenza di una legge morale al di fuori delle cose e delle scelte concrete da fare volta per volta.

ecco perché il senso morale delle donne è così diverso da quello degli uomini.

* * *

ecco perché le donne sono tendenzialmente crudeli, mentre i maschi sono aggressivi, ma incapaci di una crudeltà prolungata e non traggono piacere dalla sofferenza altrui, anche se sono più violenti.

ecco perché i maschi uccidono quasi sempre per una specie di distorto senso del dovere o per un impulso aggressivo sfuggito al controllo, mentre le donne sono capaci di uccidere per un calcolo che pare a loro semplicemente logico e necessario.

per questo le donne abbandonano spietatamente e senza riserve o incertezze l’uomo del quale si sono stancate.

oppure lo rifiutano senza pietà, se non la sentono dentro di loro questa pietà.

* * *

ma per gli uomini, nel senso maschile del termine, questa moralità femminile profonda assomiglia moltissimo alla mancanza di ogni legge morale.

le donne, maschilmente parlando, non hanno il Super-Io…

e dunque avevano ragione la Bibbia, Dante e Freud?

7 risposte a “ma le donne sono prive di senso morale? – 141.

  1. …è per questo che mi è sempre piaciuta istintivamente Eva, vuoi mettere? il suo voler seguire il desiderio, rifiutando ogni gabbia e prigione dettata da regole’ ci vuole coraggio a farlo sai, mica incoscienza, coraggio dico. Intanto questo, poi tornerò per altre cose.
    Ciao

    • ah ahh, che bel commento!

      vedi, invece di scrivere questo post lungo lungo, potevo soltanto citare questo favoloso passaggio della Genesi, che spiega tutto:
      3, 6 Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei.

      più semplice di così: è la moralità femminile, questa…

      e quel barbogio che aveva detto:
      16 Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire».

      lo aveva detto solo all’uomo, quando Eva non c’era ancora, peraltro: robe tra uomini, questa morale maschile.

      chissà in che senso allora Eva ha disobbedito ad un ordine morale che non aveva neppure ricevuto, visto che Jahvé non si era neppure degnato di prenderla in considerazione.

      sembra che sia Eva la polvere nell’ingranaggio della creazione che scombussola tutto il disegno per il semplice fatto di esserci… 🙂

      • Appunto, visto che non era stata neanche degna di considerazione (robe tra uomini), aveva fatto bene ad ignorare un “ordine” di cui non era stata direttamente informata. Poi sai cosa penso a riguardo? un ordine formulato così: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire” , sembra fatto apposta perché sia infranto. Io credo, in fondo, che se un creatore esiste, si sia ben divertito a vedere quello che Eva ha combinato e che ha scatenato. Forse era proprio questo, che sotto sotto, voleva. Mettere alla prova la sua “creazione” e vedere cosa fosse capace di fare. I creatori sono orgogliosi delle loro opere e godono se vedono che ciò a cui hanno dato vita, sa vivere di vita propria…e che vita! Turbinio e casino allo stato puro. Si, si, io sono convinta che lui voleva proprio che Eva trasgredisse, in realtà. 😉

        • simpatica interpretazione, molto trasgressiva. 😉

          ma Dio aveva veramente dato un ordine?

          a guardare bene, però, neppure quello dato ad Adamo è veramente un ordine; assomiglia piuttosto ad una messa in guardia amorevole, in apparenza, come quella che si potrebbe dare ad un bambino: sai attento, chi tocca i fili muore.

          in questo caso, è la conoscenza che viene indicata come mortale (terribile profezia che sembra si stia realizzando, fra l’altro).

          l’uomo Adamo non ne ha tenuto conto: anziché una immortalità da bruto, ha scelto una mortalità illuminata dal dono della conoscenza: lo ha fatto un po’ inconsapevolmente e quasi sopra pensiero, indotto da Eva.

          lascio perdere il ruolo del serpente nell’alterare il messaggio originale: ma è solo nelle parole del serpente ad Eva che la paterna messa in guardia di Dio diventa un esplicito divieto, di cui appare consapevole anche Eva (ma non si sa chi l’abbia informata, a meno che non dobbiamo pensare che lo sappia in quanto parte resa autonomia del corpo di Adamo).

          quindi Adamo potrebbe benissimo non avere capito che quello di Dio era un divieto suo.

          ma in ogni caso, non aveva Dio creato l’uomo libero? e allora perché arrabbiarsi tanto se l’uomo ha preferito la morte unita al sapere piuttosto che la vita eterna del bruto?

          del resto, Dio, che definisce adesso “espresso divieto” quel che in verità non era stato formulato chiaramente come tale, comunica ad Adamo che per la sua scelta è condannato alla fatica del lavoro (questo non era stato detto nel preavviso) e alla morte (invece preannunciata) e ad Eva che partorirà con dolore (altra novità, di questo Dio capriccioso che non rispetta quel che dice).

          la storia dovrebbe concludersi qui, perché se quello era un divieto violato, ha avuto la punizione preannunciata e anche di più.

          come abbiano fatto i cristiani ad aggiungerci la necessità di una redenzione diventa chiaro soltanto se ci si rende conto che nella sua predicazione originaria Jeshu prometteva l’immortalità (vedi il cosiddetto Vangelo di Tommaso), cioè era questa la cancellazione della colpa originaria.

          che ci colpisce tutti anche se nessuno di noi ha mai mangiato la mela proibita dell’Eden… 🙂

  2. Hai dimenticato Lilith, la donna che non volle sottomettersi (un mito praticamente scomparso nella cultura cristiana, ma molto forte in quella ebraica), simbolo del disordine, più che di morte come spesso viene ricordato.
    Il femminile nel Vecchio Testamento è in verità meno semplice da comprendere di quanto sembri, fermo restando che ci si muove nel campo del patriarcato; alcune interpretazioni, ovviamente eretiche, della Genesi, come quella di Leone Ebreo, vogliono addirittura un Adamo originariamente androgino, legandosi così alla tradizione classica (il mito platonico, per citare il più noto), e legando così l’unione sessuale direttamente al concetto di colpa e quindi di punizione – e via alle varie letterature sulla “piccola morte” dell’orgasmo, alle dietetiche, etc.
    In Freud in realtà la donna ha un ruolo estremamente importante, basti pensare che oltre al tabù sulla sessualità infantile, con lui si iniziò a parlare anche di sessualità femminile, una sessualità mortificata dalle varie morali che nell’età moderna costrinsero soprattutto adolescenti (con l’onanismo) e donne a una paura del piacere, e qui mi preme sottolineare che fu proprio l’età dei Lumi a censurare maggiormente il corpo, e non, ad esempio, il millennio medievale, un lungo processo misogino ripreso con il forte ritorno di Aristotele nella cultura europea.
    La cultura cattolica, apparentemente meno costrittiva, si nasconde dietro le varie figure femminili, la Madonna in testa, che riscatterebbero la donna sulla terra, ma, a ben vedere, si tratta sempre di figure eccezionali, sempre accompagnate da una forte negatività, rappresentata dalla vera donna terrena: insomma, Maria è il tramite per la salvezza (ed è quindi il legame fra l’uomo e Dio), ma le donnette vere, quelle di carne e ossa, rappresentano sempre il più grande ostacolo per la santità, con la loro debolezza, la loro inclinazione al peccato, la loro inferiorità…
    Per tornare alla Bibbia, mi viene in mente il bellissimo Cantico dei Cantici, dove la celebrazione della donna, del corpo della donna, raggiunge uno dei massimi vertici per bellezza e intensità, e dove, strano ma vero, l’erotismo ritrova la sua originaria dignità.

    Ecco, tu parli della freudiana invidia del pene, ma, cosa mi risponderesti se ti parlassi dell’invidia del parto? Dell’invidia della creazione?
    Paracelso parlava della felicità di Eva e della malinconia di Adamo, una felicità e una malinconia tutte legate alla possibilità degli uomini di ripetere continuamente il miracolo della creazione: e chi più della donna è artefice di questo miracolo?
    Adamo ebbe il dono di nominare le cose (la scienza), la donna quelle di crearle (la divinità), e secoli di patriarcato, di miti misogini, non sono ancora riusciti a sradicare la vera natura del conflitto fra uomo e donna.

    E sono fuori tema, lo so. 🙂

    • condivido il giudizio di Pandora: commenti molto interessante.

      prima di tutto Lilith: me la fece conoscere mcc43, commentatrice straordinaria che ha rotto con me sulla faccenda Gheddafu, e ne nacque, per merito soprattutto suo, un post fiume, che ti cito, sapendo di risultare un poco antipatico ad avere sempre la risposta pronta in questo blog enciclopedico: comunque, visto che le cose più belle non le ho scritte io, mi permetto di dire che mi pare un gran bel post: https://bortocal.wordpress.com/2010/12/06/lilith-e-il-gatto/

      in quello stesso post vedrai che ritorna anche il tema dell’androgino originario, che era a sua volta uno dei punti chiave della predicazione di Jeshu: il superamento della distinzione dei sessi.

      non conosco invece Leone Ebreo, mi piacerebbe se tu trovassi il tempo per approfondire.

      un altro spunto molto interessante perché fortemente originale, che dai nel tuo commento, è quello della repressione sessuale nell’Illuminismo, ma ho bisogno che tu espliciti di più (fallo anche con post sul tuo blog, se credi, non vorrei che tu ti disperdessi qui in commenti certamente poco visitati).

      mi ritrovo totalmente d’accordo invece, perché le ho capite e so di condividerle, con le tue ultime considerazioni che sintetizzerò con la definizione di invidia maschile del parto, che . non casualmente, credo – Freud comunque ignora del tutto.

      l’invidia della generazione donata alla donna è la chiave di volta dell’arte, prevalentemente maschile, e ne individua chiaramente la funzione sostitutiva: dove la donna genera, l’uomo crea.

      e perfino il Dio maschile è ridotto alla creazione del mondo non essendo in grado di generarlo.

      l’immortalità relativa della donna le è garantita dal partorire; l’uomo guarda a questa potenza generatrice femminile come a una realtà magica: fin dalla preistoria e dalle “veneri” visibilmente incinte del paleolitico.

      ce ne fossero sempre, di commenti “fuori tema” così.

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