inquietante staffilata su Denti – 146.

post a quattro mani (per ora…)

* * *

Silvia Denti scrive una sconclusionata prefazione ad un autore ancora più sconclusionato di lei, di cui mi sono occupato nel post n. 142:

… ha voluto confondersi nell’accezione di uno qualsiasi con una favola delirante, ma non troppo, scioccante ma coinvolgente, scarnificata e dolorosa, ridanciana e viva.

L’uomo qualsiasi non ha scritto poesie, ma una prosa per certi versi molto lirica, musicale, sonora.

Ha voluto ripetere parecchie volte le stesse parole in sequenza, come a far capire che la sua è una sottolineatura, pregnante sì, ma debordante di emozione, pullulante di sentimenti portati all’estrema esasperazione, per viverli di più, per sentirli di più, per capirli di più.

Suddiviso in periodi, brevi ma significativi, questo libro è un supporto di diario, un bollettino di viaggio alla Robinson Crosue, che coi segni sul tronco conteggiava i giorni da naufrago sulla sua isola in mezzo al mare.

Crosue, perché si legge Crosué, o ignoranti: De Foe e il marinaio vero che occasionò il romanzo con la sua storia vera, si ri-girano nella tomba.

Perduto e arruffato, come quei cani apparentemente indifesi e agognanti di carezze, … ci conduce nella sua avventura fin qui, dove tutto, probabilmente ricomincerà, come un ciclo nuovo che rinasce, che riprende il giro delle ruote della stessa carrozza.

notoriamente si agogna, tutti, di qualcosa…, qui in particolare di una punteggiatura corretta e di una grammatica standard.

* * *

ed ecco il bello del blog: Francesco Vitellini la conosce già, via internet, e mi rimanda al suo sito.

Francesco Vitellini 23 febbraio 2014 alle 21:24

Ancora Silvia Denti???
Su Facebook è in ogni pagina o gruppo di poesia o scrittura in genere…
Possiede o dirige (non l’ho ancora capito) una specie di casa editrice chiamata “Divinafollia”…
“Un successo editoriale conteso in tutta Italia nel nuovo fenomeno del passaparola”, così sul sito.

L’esaltazione non ha mai fine…

Lei ha inventato e teorizzato l’”inquietantismo”…

http://www.divinafollia.altervista.org/inquietantismo.html

.

francesco, ho dato un’occhiata e non posso crederci….

ma questa non è Silvia, è un’industria: lo sfruttamento scientifico dell’ignoranza.

il suo manifesto dell’inquietantismo, scritto da una persona che non sa neppure tenere la penna in mano, è un delirio programmato per spennare, senza truffa e senza inganno e in piena onestà personale,  i polli inclini alla Divina Follia, vendendogli l’illusione di essere dei grandi scrittori.

e sono accorsi a centinaia, vedo.

dimmi che l’hai già fatta a pezzi tu da qualche parte, o che ci ha già pensato qualcun altro, altrimenti perché non scriviamo a quattro mani un post intitolato Sciabolata su Denti:)

.

Francesco Vitellini 24 febbraio 2014 alle 11:34 

fino ad oggi non ne ho avuto occasione.
purtroppo le persone che sognano la pubblicazione sono molte più di quelle che trovano la strategia di marketing di Silvia (e tanti altri) una presa in giro per spillare quattrini, anzi, dubito fortemente che se ne accorgano.
scrivere un bel post ci sta :)

ed ecco la base del post, che Francesco potrà integrare come meglio crede…

* * *

Silvia Denti è l’inquietante fondatrice del movimento letterario dell’inquietantismo, che sarebbe poi un eufemismo per indicare una raccolta la più ampia possibile degli svitati che affollano il mondo credendo di essere scrittori anziché Napoleoni (per quest’altra categoria ci basta Renzi, al momento, in Italia).

la fondazione avviene negli anni Ottanta, che l’autrice giustamente ricorda per un particolare clinico:

Sono gli anni della scoperta medico scientifica degli attacchi di panico, in altri tempi definiti come malattia mentale, oggi curabili, o comunque tamponabili con farmaci che intontiscono e tolgono la capacità di fare ciò che si desidera in maniera piena e totale.

Silvia Denti vive un decennio di tormenti, scatenato dalla perdita della madre, riflette così la paura del vivere, ha le ginocchia spezzate, può volare pochissimo perché non ce la fa, si rende schiava di quelle cure mediche sapendo che la costringono a dipendere dalla chimica magica di una tranquillità indotta e mai autentica. 

bene, ho sofferto per decenni di attacchi di panico anche io, prima ancora che venissero identificati come una manifestazione di ansia, non li ho mai curati chimicamente e sono progressivamente spariti in modo naturale dopo il divorzio.

Silvia invece sceglie di impasticcarsi per far fronte a dei disagi tutto sommato modesti e controllabili razionalmente se ci si convince che di ansia appunto si tratta e che la vita non è in pericolo, anche se improvvisamente manca il respiro e anche il cuore si ferma, per riprendere irregolare per un po’.

da impasticcata conosce Patrizia Angelini, poetessa “inquieta”, che le somiglia per le esperienze e il coraggio di gridare a voce alta, tutta la disperazione del periodo, dei giovani, usando termini nuovi, sicuramente forti a cui la maggior parte di chi scrive si associa”.

a questo punto, accanto a questa coppia straordinaria di Muse compare il famoso filosofo Enrico Marco Cipollini che stupisce e convince i lettori con una Prefazione, dove si legge:

l’iter della poetessa, oscillante nella forma ma con delle continuità ricorrenti come aggettivi inquietanti (vedi sfatte) o verbi (vedi sbattere) incisivi che denunciano un’estrema inquietudine miscelata a malinconia e paradossalmente a un vitalismo straordinario.

più che un filosofo a me sembra un barman che prepara un  cocktail…

Dietro a tanti stereotipi comuni in codesta Autrice possiamo trovare un disagio che non ho nessuna difficoltà nel definire con un cliché, forse troppo abusato, ma vero in tal caso: generazionale. 

i cliché non sono troppo abusati, sono abusati e basta; non esistono abusi misurati.

del resto sto Cipollini è talmente filosofo che logorroici gli sembra un complimento…

I suoi “logorroici” perché (dalla lirica Collage) che Silvia Denti si/ci rivolge con un bellissimo gioco di parole ambiguo come i sentimenti che prova…

L’individuo maschera, agisce, ma non si accorge di divenire un vegetale che produce ma senza la gioia dell’atto…

De facto, l’homo ludens è la ricerca della poetica della Denti.

e lei “è sempre più convinta del concetto nietzscheiano e Platone lo tiene sul comodino”.

quale concetto? quale “nietzscheiano”, detto da un filosofo per giunta? non si sa; non si sa neppure scriverlo correttamente, figuriamoci capirlo; dirlo poi….

In Luca Stefanelli invece, ne vede un maestro di vita e di stile.

Adora, in questo periodo e ne risente l’influenza, i dadaisti, nei quali ammira moltissimo la scrittura di Giancarlo Tramutoli e di Alberto Casiraghi. Li frequenta e prende anche da loro alcune sfumature.

ohibò, si parla di periodo: ma è corda in casa dell’impiccato oppure lingua che batte sulla Denti dolente, considerando la sintassi sconclusionata…

* * *

bene, si potrebbe mai credere che questa signora è stata invitata perfino al Maurizio Costanzo Show (sì, si può credere) e che è stata in corrispondenza con Sgarbi?

sì, si può credere: il paese non si basa forse sull’arte delle conoscenze e sul clientelismo, anziché sul merito vero?

e che importa se in uno scrittore il lessico è improprio, la sintassi vacilla, i periodi sono sbrodolate di paroloni senza significato? in Italia si è perso persino il significato della parola merito o della competenza.

e comunque è da questo rispettabilissimo curricolo nelle lettere nostrane, da questo circolo culturale e letterario, che de facto è nata una incredibile iniziativa: una casa editrice di scrittori della stessa risma con centinaia di adepti e di pubblicazioni, anche se purtroppo l’aggiornamento cessa inspiegabilmente al 6 giugno 2o12, dei blog, perfino una radio.

come sia avvenuto tutto questo ce lo spiega ancora lei stessa, col solito sfarfallio di virgole casuali:

Negli anni novanta Silvia Denti incontra Calogero Vitale, editore per scelta, idealista, il quale con l’allora BLUE SERVICE, la invita a collaborare e qui cominciano a nascere le collane ideate dall’Autrice: la tiratura ridotta fa parlare riviste importanti come OGGI e MILLIONARE; a questo punto inizia un’avventura  che continua, a parte la modifica del nome della Editrice che diviene OCEANO e poi semplicemente VITALE EDIZIONI.

ma ai giorni nostri, Silvia, cinquantenne rampante, anche se nelle foto appare come un’eterna adolescente, è la titolare della Casa Editrice Divinafollia.

* * *

e poi stiamo a farci le pulci fra noi di wordpress per qualche verso ipermetro…

qui siamo tutti geni al confronto.

geni della parola, sì, che Silvia Denti non conosce e pratica poco; ma il vero genio organizzativo è Silvia Denti…

mi viene perfino un sospetto: che le topiche terrificanti di cui sono pieni tutti i testi che pubblica siano costruite ad arte, siano specchietti per le troppo numerose allodole…

* * *

comunque, chi volesse approfondire può sempre consultare la pagina Silvia e il suo UTERO CREATIVO.

.

ma qui cedo volentieri la parola a Francesco Vitellini:

Questa Casina Editrice è un esempio perfetto di quali strumenti si possano utilizzare per far leva sul narcisismo dell’italiano “scrittore”.

“Siamo piccoli, perciò una parte dei costi la copre l’autore, altrimenti manda il tuo manoscritto alla Mondadori e vedrai che ti ignorano di sicuro”, come scritto su facebook.

Italia, paese di poeti e scrittori, dice qualcuno. Una volta, magari.

Da quando c’è la possibilità di mettere in rete qualsiasi cretinata questi “fenomeni della parola” si sono moltiplicati come le formiche.

Per quel che riguarda facebook (che tu non frequenti, ma io sì), ti posso dire che costituiscono un esercito di sprovveduti ed illusi. Quel social network pullula di pagine e gruppi di scrittori e, soprattutto, poeti.

Ho provato spesso a seguire qualcuno di questi gruppi, ma ho desistito, perché il livello della maggior parte degli scritti è da seconda elementare.

Non c’è letteralmente un limite alla bruttezza, e sembra quasi una “corrida” cosmica a chi è più sbaragliato.

Ecco il bacino perfetto in cui un’evanescente casa editrice può pescare a piene mani. Perché se soltanto uno su cento partecipa, ha fatto bingo.

Ma non è sufficiente presentarsi come casa editrice, perché ce ne sono decisamente tante. Bisogno essere diversi, bisogna distinguersi, essere meglio. Quindi si elabora la teoria del “noi non siamo una grande casa editrice perché selezioniamo con cura solo quelli bravi”, dando, quindi, un’immagine elitaria di se stessi.

La genialata che qui vedo per la prima volta è l’invenzione di un genere letterario, teorizzato dalla fondatrice e formato da molti scrittori, compresa lei stessa, che non appartengono ad alcuna corrente letteraria esistente. E quindi ne inventiamo una in cui far rientrare tutto quello che non è altro (le classiche “rava e fava”) e il cui metodo espressivo è del tutto differente, innovativo e incostante. Quindi ci si pone al di fuori da tutto quello che fin qui c’è stato. Il nuovo che avanza, praticamente, in opposizione a tutto quello che c’era prima, regole comprese.

Il manifesto dell’Inquietantismo, che già hai preso in esame, è una vera e propria carta moschicida, atta ad acchiappare gli sprovveduti e a trattenerli.

Presenta alcuni stratagemmi di sicuro successo con quegli aspiranti scrittori che non si prendono il tempo di verificare con chi si stiano relazionando (quasi tutti), e affetti da narcisismo cronico.

Primo fra tutti il presentarne l’autrice come iniziatrice e teorizzatrice di una nuova corrente letteraria, addirittura. A chi non piacerebbe dire “io sono un inquieto, mentre Ungaretti era un ermetico”?

Poi c’è il richiamo a un’autorità superiore, e la prescelta è Alda Merini, poetico deus ex machina (e prezzemolo di tutte le minestre, surclassata di recente solo da Wisława Szymborska, assurta a fenomeno delle masse dopo la morte).

L’autrice del manifesto, “la Denti”, com’è definita nello stesso, dichiarerà anche in un’intervista di averla incontrata (o solo vista?) sui Navigli. Dall’estratto dell’intervista presentato nel manifesto si evince anche che “la Denti” si sente in credito con la vita perché questa le ha portato via amici, conoscenti e famiglia.

Certo, nulla di questo è bello, ma usarlo per giustificare l’esistenza di una corrente letteraria inesistente è elegante come speculare sul suicidio della propria madre (vedi Gramellini).

“La Denti” è anche pubblicata su riviste, tanto che si può parlare di una “corrente dentiana”! (Le riviste letterarie pubblicano i suoi scritti sempre volentieri, è l’inizio di una corrente dentiana, inquieta, appunto).

L’equiparazione tra “dentiana” e “inquieta” è un altro artificio per legare ancora di più l’inventrice all’invenzione.

Ma la cosa peggiore di tutte per me, essendo io un cultore della poesia intesa come equilibrio tra forma e contenuto, è il modo in cui “la Denti” scrive…

I suoi lavori poetici sono pieni zeppi di termini astrusati (sta per “resi astrusi”, che è il dogma dell’astrusismo, una corrente letteraria fondata e teorizzata da me mezz’ora fa), di a capo privi di senso (da cui l’acapismo, di prossima invenzione), il cui unico scopo apparente è quello di rendere la lettura difficile e aritmica (teorizzai l’aritmia anni fa, poi mi dissero che esisteva già in medicina come termine e, quindi, la tramutai nel difficilismo).

Non so nemmeno se posso copiare qualche esempio della sua produzione, visto che ovunque è specificata la copertura da copyright, ma ve lo risparmio volentieri.

Infine, puntuale come il Natale, c’è il Concorso. Ecco, questa è la botta finale per il narciso di turno. Partecipazione a tema libero o proposto (questa volta è l’INCONTRO sia reale che immaginario, con persone, animali, cose, e l’incontro con le cose sarei proprio curioso di leggerlo).

Si offre la pubblicazione ai primi classificati in ogni categoria, ma tutti i finalisti potranno pubblicare a costi ridotti (furbacchioni!) e, se presenti alla premiazione (data da definirsi tra giugno e settembre) riceveranno un buono per comprare i prodotti editoriali della casa editrice organizzatrice (buono da usare come sconto).
Il tutto non è privo di costi, naturalmente, ma magnanimamente la lettura da parte della giuria sarà gratuita, mentre le “spese di segreteria e organizzative” costano 20 euro a categoria.

Ho partecipato in passato ad alcuni concorsi, quelli in cui tutti vengono “selezionati” e ritenuti degni di pubblicazione in una raccolta antologica dai costi assurdi (in uno mi si voleva pubblicare con altri 74 autori!!!), ma questo concorso non prevede un simile premio di consolazione.

Quindi mi chiedo quali siano le spese di segreteria, visto che richiedono l’invio delle opere sia in formato elettronico che cartaceo (pena l’esclusione dal concorso, ma non parla di restituzione dell’eventuale quota versata su Poste Pay privata) e che, quindi, non dovranno nemmeno stamparle.

Si noti soprattutto il prestigioso nome che presiede la giuria: Alberto Bevilacqua. Si tratterà di sicuro di un omonimo, visto che lo scrittore Bevilacqua è morto l’anno scorso.

Il mondo è pieno di persone veramente innamorate del proprio lavoro e benintenzionate, e non voglio vedere nell’operazione Divinafollia un intento ladronesco. Ma trovo davvero molto triste che un’iniziativa del genere contribuisca a mantenere tanta gente nella propria errata convinzione di essere nati per scrivere.

Scrivere è una cosa seria, una cosa lunga, ingrata e faticosa, e nessuno, ripeto, Nessuno farà di te un grande scrittore se non hai talento e non sei disposto a faticare, anche se ti promette la luna e ti copre di lusinghe.

* * *

PS: se qualcuno fosse interessato ai manifesti dell’acapismo, dell’astrusismo e del difficilismo li troverà presto online sul sito della nascitura “Umanatragedia Edizioni”.

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30 risposte a “inquietante staffilata su Denti – 146.

    • ecco fatto, soltanto con un piccolissimo ritocco iniziale, spostando la citazione in coda al periodo, per allegerirlo.

      è semplicemente perfetto 😉 : sembra quasi che ci siamo divisi i compiti prima: io l’analisi interna del testo (da filologo) e tu il quadro d’insieme, da scrittore.

      ma convergenti nei giudizi…

  1. Ossantamadre. Ma il Casiraghi sarebbe il Casiraghi della Pulcino Elefante? Ditemi di no, vi prego!
    p.s. Borto, devo rispondere su Leone Ebreo, ma l’inquietudine mi ha intrappolata e credo che mi farò venire una dozzina di attacchi di panico

    • ahh ahha, mi sembra di essere alla sagra delle ciligie.

      e chi è il Casiraghi della Pulcino Elefante?

      tu ne sai di più, vedo; non tenerci all’oscuro di quel che sai. 😦

      tra poco arriva anche una integrazione di Francesco V. e questo post diventerà almeno a quattro mani, se non a sei…; ti aspettiamo 🙂

      quanto a Leone Ebreo, non sono compiti a casa, tranqui…

      rispondi se e quando vuoi, o dimmi semplicemente di essere meno pigro e di informarmi da solo (è che sono sicuro che da te imparo meglio…. 😉 )

        • piccolo trucco per suscitare la curiosità, nelle intenzioni: come minimo andrà a vedere chi sei.

          se invece spiattello subito il tuo cognome, magari ti conosce già e si incuriosisce di meno… 🙂

          o anche di più? – non ci avevo pensato.

          • in realtà evito sempre di usare le iniziali perché c’è un autore, tuo concittadino credo, col quale vorrei evitare di essere confuso 🙂

            • mi hai fatto prendere un colpo al cuore.

              no no, Fabio Volo è nato a Calcinate in provincia di Bergamo, e non a Calcinato in privincia di Brescia: psicologicamente agli antipodi…

              non avendo mai letto nulla di lui, sospendo il giudizio letterario.

              spero solo sia almeno un poco meglio di Moccia. 🙂

              • ha fatto meno film, in effetti 🙂

                L’incipit della sua ultima fatica: “Negli anni Ottanta si rideva. Si rideva molto di più.”

                • allora è mocciano. anche lui. stile SMS?

                  a parte lo stile.

                  posso dimostrarlo. non è affatto vero. si rideva molto di più nel Sessantotto. anche per senso del dovere.

                  girava lo slogan: Una risata vi seppellirà.

                  il segreto è tutto nella punteggiatura? come dicevo nel post sulla virgola?

                  allora quasi quasi mi butto anch’io.

                  • ho iniziato un progetto su Favio Bolo.
                    Una foto a tutte le sue prime pagine e un’analisi comparata.

                    Per me è semplicemente banale, e un fenomeno tale e quale alle 50 sfumature, a gramellini, a twilight e alla roba simile…

      • È una piccola casa editrice di Osnago, non so bene come si chiami il loro lavoro, credo rientri nel libro d‘artista.
        Solo che fra i nomi da loro pubblicati c‘è Alda Merini o fra gli illustratori Scarabottolo, mi sembra strano che abbiano a che fare con gli inquietanti inquieti… boh!

        • qui il biografo della Denti ne parla soltanto come scrittore “dadaista”: ti risulta?

          per il resto dice soltanto che lei lo frequenta, lo adora, anzi addirittura lo ammira moltissimo, e prende anche da lui “alcune sfumature”.

          cosa che non si può impedire a nessuno, in un paese democratico.

          l’onore di Alberto Casiraghi come editore serio, a quel che ne dici, dovrebbe essere salvo… 🙂

        • eh eh, fino a sapere che devo aggiungerti come autore ci arrivavo anche da solo 😉 ; solo che su questa piattaforma non l’ho mai fatto e non so come si fa.

          scegli comunque tu la via più comoda: puoi anche mandare un commento che dopo cancello. 🙂

          • è semplice.
            in bacheca seleziona utenti – invita nuovo.
            quindi inserisci la mail di chi vuoi invitare (credo sia necessario che abbia un profilo wp), selezioni la categoria tra follower, autore (può pubblicare e operare solo sui propri post), editore (opera su tutti i post), collaboratore (può operare sul proprio post ma non pubblicare) o amministratore (non ha limiti), e mandi l’invito 🙂

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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