il r-entrismo e la vittoria strategica di Grillo il pazzoide – 158.

qualcuno dice che Grillo è un pazzoide, e probabilmente ha ragione (io sono tra questi).

ma anche pazzi e pazzoidi a volte hanno ragione; anzi, a volte, per avere ragione occorre essere pazzoidi e non avere i freni inibitori delle persone comuni.

la ragione e il torto, del resto, sono spuri, e seguono volentieri chi grida più forte; e in questo Grillo è certamente un maestro.

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Grillo ha affrontato la campagna elettorale dell’anno scorso con una linea chiara: Berlusconi e il Partito Democratico erano varianti locali della stessa linea politica e dello stesso malaffare: l’unica alternativa vera era lui.

con qualche dubbio l’elettore di sinistra (che NON E’ per definizione elettore del Partito Democratico) ha votato per l’onesto, ma scialbo Bersani, nella residua convinzione che potesse non essere del tutto vero.

il Partito Democratico è risultato in Italia il partito più votato alla Camera; poi il porcellum gli ha regalato al Partito Democratico un centinaio e mezzo di deputati in più (ma, se non c’erano i sudtirolesi sarebbe stato Berlusconi a prenderli).

senza alcun imbarazzo democratico il PD se li è tenuti bene stretti; del resto aveva manipolato il referendum che aveva cancellato il finanziamento pubblico dei partiti vent’anni prima e la sua indifferenza alle regole della democrazia era ben chiara.

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a questo punto il Partito Democratico non ha fatto l’unica cosa seria che sarebbe stata possibile per stanare Grillo: proporgli di indicare lui al Presidente della Repubblica un capo del governo, e costringerlo ad entrare nel merito.

macché; l’onesto e scialbo Bersani si fece sbeffeggiare in streaming; del resto sapeva bene che su una proposta così il suo partito si sarebbe spaccato, e non la poteva fare.

le elezioni del Presidente della Repubblica potevano essere l’altro campo di prova: bastava votare Rodotà, uomo importante nella storia del Partito Democratico, per inchiodare Grillo a un ruolo di non pura opposizione.

invece Bersani non riuscì neppure a far passare Prodi tra i suoi: una parte del partito (D’Alema) votò silenziosamente contro l’elezione del fondatore del partito a residente della Repubblica!

e su questo si chiuse anche ogni vaga prospettiva di dialogo possibile con le forze del rinnovamento a 5 Stelle.

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il fatto, enorme, senza precedenti storici, in qualunque situazione normale avrebbe segnato la fine di quel partito, mi pare.

ma il Partito democratico non è un partito normale.

l’affossamento di Prodi, alla fine un democristiano competente e quasi pulito che per due volte aveva provato a risanare l’economia del paese, impeditone ogni volta dai suoi, era rivelatore di un fatto, così chiaro ed evidente che non lo vede e non ne parla nessuno.

negli anni del berlusconismo il Partito Democratico si è profondamente corrotto: la gestione clientelare dalemiana prima e il tentativo di imitare il berlusconismo sul suo stesso terreno, promosso da Veltroni, poi, lo hanno completamente snaturato allontanandolo forse per sempre dal suo passato berlingueriano, quando il partito rivendicava onestà e pulizia come tratti distintivi della sua diversità.

una parte troppo consistente del partito corrispondeva davvero al ritratto che ne stava facendo Grillo, ed era in grado di condizionarlo: e questa agì di conseguenza, conquistando di fatto il partito, anche grazie alla ridicola inconsistenza di una resistenza affidata ad ominicchi come Cuperlo o Civati.

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imposte le dimissioni al grigio e onesto Bersani, messo un altro grigio uomo di apparato come Letta al comando del governo, i pochi mesi di questo governo videro una gestione mediocre fondata su uno stato di necessità.

ma il capolavoro politico di Letta è stato quello di arrivare alla decadenza di Berlusconi e alla spaccatura del suo partito senza perdere il governo: ecco indicata la strada che poteva garantire una navigazione a vista, ma un lento logoramento di Berlusconi.

ma le forze interne del Partito Democratico, quelle che si riconoscevano perfettamente in quella che gli ingenui come me consideravano la caricatura grillina, hanno adoperato questi mesi per recuperare slancio e vigore e imporre lo stravolgimento della storia del partito e delle sue istanze residue di politica onesta.

perfino il grigio e democristiano Letta è apparso, ad un certo punto, troppo poco manovrabile e troppo pulito (nonostante le ombre non mancassero): campagne pilotate di indignazione a poco prezzo sono servite a logorarle giorno dopo giorno, fino all’indegna cacciata finale di un partito attivamente impegnato a distruggere i propri uomini migliori (o almeno meno peggiori).

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Renzi, con la disonestà personale dichiarata di cui si è mostrato capace nei riguardi di Letta, è il capofila tanto arrogante quanto fragile di questo disegno di restaurazione della politica corrotta contro l’opposizione grillina.

e proprio per questo è il pieno realizzatore finale del disegno politico di Grillo.

la dichiarazione di una “profonda sintonia” tra il Partito Democratico e Berlusconi e la nomina di uomini di Berlusconi come sotto-segretari alle comunicazioni e alla giustizia sono insulti sanguinosi alla storia di quel partito e ai motivi della sua esistenza.

in tempi lontani si si parlava di “entrismo” quando un gruppo organizzato entrava in un altro gruppo extra-parlamentare per impadronirsene: oggi si dovrebbe parlare di r-entrismo, per indicare come Berlusconi, attraverso Renzi è riuscito ad impadronirsi del Partito Democratico e a farne lo strumento della sua politica.

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oggi il governo è dichiarato frutto di una alleanza politica, non più di uno stato di necessità: l’averlo riempito di sotto-segretari inquisiti è la dichiarazione aperta e provocatoria, sicura di essere maggioritaria, di voler difendere fino alla fine l’italietta corrotta che si sta auto-distruggendo.

l’italietta che deve davvero finire e crollare, se questo paese vuole rinascere (ma non mi pare).

sento dire che Renzi è l’ultima spiaggia anche da chi lo critica da dentro il Partito Democratico, e dunque, pare di capire, occorre sperare che riesca il suo tentativo di berlusconizzare del tutto il Partito Democratico e il paese: altrimenti, sai che sfracelli… .

che sciocchezza – da conservatori, oltretutto, non da progressisti e nepure da democratici: Renzi è l’ultima spiaggia dell’Italia mafioso-berlusconiana, degli attentati alla costituzione, della demolizione della democrazia, quella della quale dobbiamo liberarci.

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il crollo rovinoso di Renzi, che verrà impedito con tutte le loro forze dai poteri corrotti che stanno guidando il paese, sarà il pieno trionfo della strategia di Grillo, se ci sarà, come auspicabile.

le batterie della propaganda anti-grillina, attivamente all’opera su questioni di dettaglio, sono scaricate e rese inoffensive da Renzi per primo.

già la sua ascesa al comando, per il modo nel quale è avvenuta, rappresenta la piena realizzazione della profezia di Grillo.

ma è anche la sua vera vittoria strategica, dato che non lascia altra strada all’elettore onesto che schierarsi con il renzusconismo a favore di mafie e camorra, oppure accettare l’idea che nelle condizioni attuali Grillo è l’unico strumento di abbattere questo storico intreccio di potere e per tentare di rinnovare il paese.

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rimane la terza via degli eterni sconfitti e degli ideologi evidentemente lontani dalla realtà come me, gli astensionisti sempre: ma cresce la voglia di tapparsi il naso e di fare qualcosa per mandare davvero a casa questa gentaglia.

Renzi ultima spiaggia? sì, prima del mare aperto dove ci si deve buttare per vincere le sfide del futuro.

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