mail da un amico ucraino – 163.

Luca non è proprio ucraino, è un giovane amico di blog italiano, che vive all’estero; ma ucraino è come se lo fosse: ama questo paese come se fosse il suo e fino a farsi ortodosso.
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se ci sono lettori abituali di questo blog, qualcuno lo conosce già.
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ho dovuto provocarlo un poco per strappargli questa testimonianza: gli ho scritto:
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tu che ci sei stato varie volte, hai trovato una situazione davvero così disperata da giustificare quello che è successo come reazione elementare ad una situazione di estremo bisogno?
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poco chiara è anche la posizione del capo del governo, che dopo tutto era risultato eletto e dunque non appare (ho detto “appare”) un tiranno classico…
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che ne dici?
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ed ecco la sua risposta.
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Che un tiranno venga eletto all’inizio è assolutamente normale, altra cosa sono gli ordini che ha dato di sparare sui manifestanti pacifici che lo ha delegittimato di fronte a qualsiasi uomo democratico, compreso il vicecapo della polizia che alla fine lo ha scaricato.
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Hanno sparato anche ad altezza d’uomo sulle persone che si recavano al monastero di San Michele per i vesperi del sabato sera.
Era la MIA chiesa, se fossi stato a Kiev quel giorno sarei forse morto anche io.
Che fosse pericoloso stare a Maidan si sapeva, a Maidan non ci sarei andato quel giorno lì, ma a San Michele non si sapeva e sicuramente ci sarei andato, ci andavo ogni sabato sera.
Dipende dall’ora, forse avrebbero iniziato a sparare mentre ero già dentro la chiesa e quindi invece di uscire sarei rimasto nella chiesa fino alla mattina dopo ospitato dai monaci.
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Io sono stato a Kiev nel 2005, nel 2009, nel 2011 e nel 2013.
Nel 2005  tutto era meraviglioso a parte la povertà.
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o forse proprio per quella? vorrebbe commentare bortocal…
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Nel 2009 si vedevano gli effetti del governo Tymoshenko del Partito Popolare Europeo, il tentativo cioè di introdurre un po’ di conservatorismo in questo paese dei balocchi patria di tutti i vizi: giro di vite sulla prostituzione, sul tabacco, e soprattutto sul gioco d’azzardo e videopoker.
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Il capo dello stato era stato eletto da parte di una maggioranza filorussa, che è la maggioranza nell’est del paese: è tutta una mentalità che si contrappone, a tutti i livelli, fino alle marche di vodka per farti un esempio.
Ma anche perché Iulia Tymoshenko, eletta prima di lui, ha tradito gli elettori facendosi corrompere anche lei dai russi nel 2010 e regalando ai russi una certa base in Crimea da cui è partita l’invasione l’altro giorno: e questo può avere spostato quell’1 per cento di elettorato che ha pensato che tanto anche la Tymoshenko era corrotta dai russi e che quindi era la stessa cosa e fare sì che Yanukovich vincesse con il 51 per cento.
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Nel 2011 cominciavano ad esserci persone che mi dicevano che era pericoloso andare in giro da solo in città, ma l’amico che mi ospitava mi diceva che erano delle bufale.
Nel 2013 anche lui mi diceva di stare attento.
Io non avevo paura perché in quanto italiano sapevo che le forze dell’ordine sarebbero state sempre dalla mia parte, non solo per paura delle ambasciate ma semplicemente a causa del mio potere di acquisto.
Ma un abitante locale che guadagna 400 euro al mese (e che ne spende altrettanti per avere una vita normale, abitando in casa dei genitori) può non avere i 50 euro necessari ad avere ragione in caso di litigio e di intervento della polizia in cui una delle due parti viene arrestata e l’altra risarcita.
Se un borseggiatore ti porta via i documenti e la polizia dà ragione a lui perché lui può pagare la tangente di 50 euro, capisci che di colpo devi avere paura di tutto e di tutti.
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La corruzione della polizia al più basso livello ha completamente cambiato la percezione di sicurezza della popolazione.
La sorella del mio amico ha litigato con il marito e questo ha potuto prendersi il bambino di 4 anni perché la polizia avrebbe dato ragione a lui perché aveva lavorato per la mafia.
Stiamo parlando di una famiglia assolutamente normale, ce ne potevano essere milioni così.
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E poi si vedevano centinaia e centinaia di cani randagi che si aggiravano lenti e magrissimi alla ricerca di cibo per le strade della periferia, e solo 2 anni prima non ne avevo mai visto uno.
Ho visto un uomo chiedere a una venditrice ambulante in pieno centro “Quanto costa ragazza?”, ma ragazza non era un vocativo, era il prezzo della ragazza che stava chiedendo, e iniziare a toccarla, e nessuno intervenire, e sono intervenuto io e quello come ha sentito il mio accentro straniero è andato via ridendo per salvare la faccia.
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I marciapiedi impraticabili perché avevano pagato una società per fare 30 centimetri di asfalto (che poi con la neve in inverno se non ci sono almeno 30 centimetri forma le buche), ma ne avevano messi 3 e tenuto i soldi dei restanti 27, e quindi i marciapiedi erano tutti un lago.
Questo nel 2013, la cosa scioccante è che solo 2 anni prima tutto era quasi normale.
Però c’era questa grande speranza dell’accordo di associazione con l’Unione Europea “che avrebbe fatto cambiare le cose”, dato per certo, perché “perfino i criminali che ci governano hanno paura dei criminali che ci sono in Russia che sono ancora peggiori di loro, e per questo motivo perfino i nostri oligarchi hanno deciso la associazione con l’Unione Europea“.
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Contemporaneamente i prezzi (fino al 2010 inflazione al 10 per cento all’anno) avevano completamente smesso di aumentare: dall’insediamento di Yanukovich nel 2010 fino al 2013 inflazione all’1 o 2 per cento, era stata la sua grande promessa di campagna elettorale e la sua permanenza al potere si reggeva tutta su quello.
Come era riuscito a fermare l’inflazione?
Chiedendo denaro a prestito sui mercati esteri e usando questi capitali per comprare valuta locale e vendere valuta straniera.
Chiaro che a un certo punto i prestiti vanno restituiti.
Putin ha fatto capire che se firmava l’accordo con l’Unione Europea quello doveva restituirli.
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Ma ancora in dicembre 2013 quando hanno ricominciato a protestare, nessuno, ripeto nessuno della gente comune di Kiev con cui sono in contatto avrebbe mai creduto che quello desse ordine di sparare sui manifestanti.
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Dimenticavo la considerazione che tanti mi stanno facendo in questi ultimi 2 giorni: se la prenda la Crimea, si prenda tutto l’est del paese, almeno siamo sicuri che d’ora in poi come governo del paese di Kiev e dell’ovest, invece di prendere il 49 per cento i partiti filorussi, oscillante fra 49 e 51 secondo il vento, la prossima volta prenderanno tra il 39 e il 41 e mai più saremo governati a Kiev e nell’ovest da gente così.
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Ucraina di oggi: il nostro futuro?

37 risposte a “mail da un amico ucraino – 163.

  1. Ciao e grazie per la citazione!

    Doverosa la premessa per presentarmi ai lettori: ma al tempo stesso questa sollecita forse una riflessione filosofica su chi sono io che magari alla fine risultera’ anche piu’ interessante del post stesso.

    Dice: Luca non è proprio ucraino, è un giovane amico di blog italiano, che vive all’estero; ma ucraino è come se lo fosse: ama questo paese come se fosse il suo e fino a farsi ortodosso.

    Sicuramente amo molto l’Ucraina. Gia’ ho del male a seguire quando dice come se fosse il suo: quando io amo qualcosa o qualcuno, mai vorrei che questo qualcosa o qualcuno fosse mio, sarebbe una mancanza di rispetto pazzesca da parte mia. Semmai sono io che vorrei essere suo, ma sicuramente non il contrario!

    E poi amo davvero questo paese come se fosse quello in cui io sono nato, o non dovrei dire forse che amo questo paese molto di piu’ che se fosse quello in cui io sono nato, perche’ se fosse quello in cui io sono nato lo amerei sicuramente di meno? Non sarebbe facile perdonare a un paese una cosa cosi’ brutta come quella di avermi fatto nascere!

    Sicuramente non mi sono fatto ortodosso perche’ amo questo paese, bensi’, amo questo paese perche’ mi sono fatto ortodosso.

    Ma la cosa che piu’ mi lascia insoddisfatto è la prima parola: Luca.
    Ecco, questa sicuramente non mi descrive. Per niente!
    Al massimo Lucadario, o Lucasso, o qualsivoglia altro nome, ma Luca proprio no!!!

    Una riflessione interessante sulla mia ricerca di me, per la quale ringrazio e continuero’ a pensarci altrettanto meravigliato di chi mi legga.

    • oh, mi pare di avere fatto un esame, e non ho neppure capito se l’ho passato, oppure no! 🙂

      1. “ama questo paese come se fosse il suo”, ho scritto; ma tu dici che non senti il paese tuo, ma senti piuttosto di appartenere a quel paese.

      è una bella precisazione, ma credo che vada rivolta alla lingua italiana che a me: è ovvio in italiano che se io dico “il mio paese” non significa “il paese che mi appartiene”, ma “il paese a cui appartengo io”; credo che la cosa possa essere ricondotta al valore attivo o passivo della preposizione “di”: “il paese di Luca” potrebbe significare tanto “il paese che appartiene a Luca” quanto, più probabilmente “il paese a cui Luca appartiene”; ed è anche chiaro che la parola “appartiene” ha a sua volta in questi due casi due valori diversi: nel primo indica un possesso, nel secondo una partecipazione.

      la confusione concettuale che fa l’italiano come lingua, mescolando due concetti opposti ed esprimendo l’appartenenza COME SE fosse una forma di possesso, è molto curiosa; ma siccome appartiene anche alle altre lingue, almeno quelle europee che conosco (mon pays, my country, mein Land), mi pare indichi una caratteristica generale della mente umana.

      però direi che questa espressione è stata lo spunto per espressioni molto belle, direi anche molto evangeliche o almeno religiose, da parte tua.

      2. la seconda precisazione è ancora più importante: “non mi sono fatto ortodosso perché amo questo paese, bensì amo questo paese perché mi sono fatto ortodosso”.

      a questo punto devo solo ammettere di avere descritto sommariamente la situazione, a partire da un mio modo di pensare diverso: io, ad esempio, amo l’India perché è l’India, non perché io sia induista.

      a voler essere pignoli, cosa che a volte mi riesce benissimo, potrei dire che questa seconda precisazione a me pare in opposizione alla prima: se tu ami l’Ucraina perché è ortodossa e tu lo sei, allora non è che questo amore è una forma di appropriazione che prima negavi?

      insomma amare qualcuno perché corrisponde alla propria visione del mondo potrebbe anche apparire un modo di fare “proprio” quel che si ama.

      3. Luca…

      a me pare un nome molto appropriato invece; non ti sarei dire perché, ma per me ha un suono alquanto ortodosso e orientale, molto di più che Giovanni o Marco – per non parlar di nuovo di Matteo!!!

      lo so che tu ti firmi diversamente nelle mail, come se tu fossi in conflitto col tuo nome, ma piuttosto che usare le storpiature del tuo nome che proponi, se tu mi avessi chiesto di toglierlo, avrei lasciato solo l’iniziale.

      ma mi pare che la testimonianza avrebbe perso molto, perché a me pare proprio bello che la mail sia di Luca, un italiano ortodosso che ama l’Ucraina perché è un paese ortodosso come lui e sente di appartenerci…, e già il suo nome, un poco, lo dice e lo anticipa.

      ho detto bene adesso? 🙂 🙂 🙂

      • Ciao ciao,

        certo che lo avevi passato l’esame infatti io volevo ben dirlo che la tua precisazione per tutti gli altri lettori era normalissima, ma che leggendola mi aveva fatto strano leggerla e mi aveva spinto a una riflessione su come io mi presento, innanzitutto davanti a me stesso, e che questa riflessione poi mi sembrava che potesse essere interessante di suo al di là del post in cui si trovava.

        Certo che i possessivi li uso anche io in tutte le lingue anche quando voglio dire appartenenza, magari senza accorgermene. Ma il punto è che dinnanzi a paese Ucraina, io ho una abitudine di anni a ricordarmi sempre che non devo tra virgolette vantarmi, perche’ se no gli Ucraini veri si offenderebbero. Ecco forse perché sentire che il paese come se fosse il suo, subito ha suscitato nella mia mente una reazione da mani avanti del tipo: non esageriamo, magari!

        Sull’essere Ortodosso c’è una storia, che ti porta a conoscere via via una cosa dopo l’altra e a interessarti a una cosa dopo l’altra, quindi diciamo che proprio cronologicamente prima ho conosciuto l’Ortodossia e poi ha voluto andare a conoscere l’Ucraina perche’ era ortodossa e il mio interesse per l’Ortodossia ha generato interesse e curiosita’ per l’Ucraina. Tuttavia la tua obiezione è giustissima perche’ è verissimo che si ama sempre quello che è in sintonia con qualcosa che è dentro di noi. A volte questa sintonia la si trova subito, a volte invece bisogna sforzarsi per trovarla. Ma anche quando la sintonia c’è, non puo’ essere solo nel senso: Quelli la pensano come me, quindi ho ragione io. Oltre alla sintonia, c’è sempre anche qualcosa di diverso negli altri, e il fatto che ci sia anche la sintonia puo’ spingerci ad imparare, assimilare, eccetera, anche quello che era diverso: e quindi a imparare dagli altri. Ogni aspetto del mondo essendo infinito, in tutto si trovano sempre cose nuove e quindi c’è sempre da imparare e da mettersi in un dal basso verso l’alto nei confronti di qualsiasi cosa facciamo esperienza nella vita. Tutto contiene in se’ qualcosa di imprevisto da cui imparare, perfino il predatore di cui contemporaneamente si devono schivare le mosse, anche senza amarlo, tipo Boko Haram. Ma anche Boko Haram bisogna osservare per capire ed elaborare una strategia di difesa.

        Ma io purtroppo io sono in conflitto col mio nome! Tantissimo! Io odio il mio nome. E siccome all’anagrafe ho anche un secondo nome, allora rinunciando a tutte le storpiature, nomi falsi, nickname e quant’altro, valga almeno il doppio nome della anagrafe, Luca Dario, che almeno finisce per o e fa di me un maschio. Vale per le femmine quello che dicevo per l’Ucraina. Stimo molto le femmine ma non mi permetterei di far finta di essere una femmina e il nome Luca purtroppo nella mia mente è un nome da femmina.

        Ciao e grazie mille!!!

        Salutario

        Luca Dario

        • be’, caro Dario, non sapevo (o non ricordavo) che tu avessi due nomi; beato te! che puoi sceglierti il secondo senza tanti problemi – e lascialo perdere Luca, se ti dà fastidio per i motivi che hai detto: presentati e fatti chiamare Dario, visto che puoi. 🙂

          (anche se non credo che sia poi la terminazione del nome a fare di noi un maschio, oppure no, per quel che può voler dire la cosa…).

          per il resto, leggo con interesse questa tua speciale auto-biografia interiore: la conoscevo a grandi linee, ma non così bene, e sono contento di averti dato l’occasione di affrontare il tema e poi magari di svilupparlo.

          ti butto lì un altro spunto, se vuoi raccoglierlo: mi pare che ci sia stato un periodo in cui tu eri già ortodosso, ma non conoscevi ancora l’Ucraina… sbaglio?

          forse sì, perché dici di essere stato a Kiev nel 2005, e noi ci siamo conosciuti – via blog – l’anno dopo, se non sbaglio.

          comunque un periodo simile è esistito, lo scrivi anche qui sopra.

          quindi la mia domanda è se hai trovato nella religione ortodossa ucraina qualche tratto particolare che la differenzia da quella di altri paesi.

          • Certo!!! Grazie mille per la domanda!

            Infatti e’ proprio cosi’.

            Il 90% delle persone di fede ortodossa nel mondo appartengono alla cosiddetta (brutto nome di) “Comunione delle Chiese Ortodosse Autocefale Locali” e sono cioe’ in comunione con il Patriarca di Costantinopoli. Possono fare parte di tante Chiese diverse (russa, greca, cipriota, romena, polacca, eccetera eccetera eccetera, ma che fanno parte di questa sorta di federazione il cui primo tra pari è il Patriarca di Costantinopoli. L’Ucraina essendo diventata indipendente politicamente nel 1991, ci si aspettava che la Chiesa seguisse la forma politica e che quindi nascesse una nuova Chiesa autonoma, ucraina, all’interno di questa federazione, come già ne esistevano una romena, una Georgiana, una greca, eccetera. Poiché la chiesa russa si è opposta e ha scomunicato chiunque volesse anche solo parlare di questa idea, molti ortodossi ucraini (forse il 50 per cento di questi) ha dato vita a una chiesa ucraina scomunicata da tutte le altre e quindi indipendente da tutte le altre. Tutto questo premessone per dire che, di tutte le cose che non vanno bene nel mondo ortodosso (un esempio per tutti, il patriarca di mosca che disse che avevano fatto bene a prendere a bastonate gli omosessuali sfilanti pacificamente per le vie di mosca) la chiesa ucraina è la piu’ grossa al mondo per numero di persone ad avere la libertà di dire che non è d’accordo. Tutte le altre chiese ortodosse un po’ grosse non possono, perché fanno parte di questa federazione di mutua omertà reciproca in cui ognuna prende per buone senza discutere tutte le porcherie di tutte le altre. Ecco perche’ ho cominciato a interessarmi alla chiesa ucraina, dapprima in italia e poi andando anche in ucraina a vedere la sua città madre a Kiev.

            E’ inoltre una chiesa che pone piu’ delle altre l’accento sulla sacralita’ della natura, pregare in mezzo agli alberi, con gli uccellini che cantano insieme agli uomini, che ad alcuni è parso new age ma che in realtà era dovuto inizialmente, anno 1991-2000, al fatto che fisicamente mancavano la chiese e quindi si ritrovavano di piu’ all’aria aperta, col freddo che fa!!!

          • Dimenticavo di dire che la chiesa ucraina è anche la piu’ missionaria di tutte. Infatti, mentre per esempio la chiesa russa scomunica qualunque suo aderente preghi il cristianesimo a determinate etnie (esempio: agli Uzbechi) per motivi di accordi politici fatti fra la Russia e I rappresentanti di altre etnie in cui nessuno dei due deve proselitizzare nel campo dell’altro), gli ortodossi ucraini invece si sono sentiti liberi di predicare la loro religione a chiunque nel mondo. Mentre inoltre per esempio gli Uzbechi come vedono arrivare un russo gli sputano in faccia perche’ odiano la Russia per via della storia, se vedono arrivare un Ucraino sono meno prevenuti e quindi è stato possibile creare una chiesa ortodossa ucraina in Uzbechistan piena di partecipanti uzbechi, mentre la chiesa russa in Uzbechistan è frequentata esclusivamente da persone di etnia russa che vi si trovano per lavoro.

            • queste notizie sono molto interessanti anche per me che, come sai, non sono affatto credente.

              trono e altare, altare e trono: che conferme impressionanti qui!

              mi verrebbe da aggiornare la frase di von Clausewitz: la politica è la guerra fatta con altri mezzi; in questa maniera: la religione è la politica fatta con altri mezzi (o forse no, neppure, perché i mezzi sono gli stessi, a ben guardare).

              certo che, se prima della svolta politica c’è stato uno scisma religioso e la chiesa ortodossa russa ha scomunicato la nascente chiesa ortodossa ucraina, questo spiega la situazione meglio di ogni altra cosa.

              e scommetto anche che la suddivisione fra le due chiese ortodosse coincide anche a grandi linee con quella territoriale voluta dai russi, vero?

              • Beh già avevi la regione di Lviv che era Greco-Cattolica, cioè in tutto e per tutto simil-ortodossa ma organizzativamente dipendente dal Papa di Roma. Poi hai tutta la parte russofona rimasta fedele alla chiesa russa. La neonata chiesa ortodossa ucraina facente capo a Termopil e in generale avente la maggioranza in tutta la regione compresa fra Kiev e Lviv.

                A questo dobbiamo pero’ aggiungere che la neonata chiesa ortodossa ucraina si spaccava a sua volta al proprio interno. Motivazione: il leader spirituale novantenne da tutti riconosciuto come Santo, ma poco incline alla politica e agli affari, Patriarca Mstyslav, spiaceva al governo indipendentista ucraino del momento, che preferisce dare il proprio sostegno economico e giuridico al Patriarca Filaret già noto maneggione Mafioso che fino a un mese prima era il massimo esponente dei filo-russi (grande fiutatore di venti). Cosi’ abbiamo una “Chiesa Ortodossa Ucraina Patriarcato di Kiev” facente capo a Filaret e comprendente il 90% dei fedeli della neonata chiesa ortodossa ucraina, e una “Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina” facente capo al Patriarca Mstyslav e comprendente gli altri 10%. Morto il novantenne Mstyslav, il governo fa tante di quelle pressione che non riesce a reinglobare questo 10% di ribelli, ma riesce almeno a ottenere che non nominino un nuovo Patriarca concorrente di Filaret, e che si contentino di nominarsi un Arcivescovo loro ma senza il titolo di Patriarca. A sua volta un 10% di questo 10% decide che senza Patriarca non c’è Chiesa e che tutti i Canoni dicono che ci deve essere un Patriarca, di conseguenza eleggono il Patriarca Moisèi nel 2005 e fondano la “Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina CANONICA”. Tutte queste Chiese, che da quella di Lviv a questa fanno già ben 5, hanno sede a Kiev in zone diverse della città da cui si affrontano a volte anche in modo violento (militant dell’una Chiesa che cercano di occupare terreni dell’altra, eccetera).

                Ma la cosa piu’ divertente è che in una qualsiasi città non ucraina (esempio: Milano, Parigi, Malaga, Roma, Bruxelles eccetera eccetera eccetera) tutte e 5 queste Chiese sono rappresentante ognuno da un locale (Italiano, Francese, eccetera), aventi ognuno 2 o 3 persone, e ognuno facente grandi proclami sulla storia di tutte queste scissioni e canoni di diritto canonico per dimsotrare che gli altri 4 sono degli eretici. Chiaro che se in una chiesa ortodossa per esempio di Parigi avente 4 persone, tutte e due facenti capo in quell momento al Patriarca Mstyslav, arriva la notizia che in Ucraina Mstyslav e Filaret si sono divisi, anche i 4 parigini sentono il bisogno di dividersi perché 2 di loro vedono l’occasione della loro vita di rompere a vita con gli altri 2 e di cercare la LORO strada verso la gloria. E il sottoscritto naturalmente lo sa avendo corretto le bozze delle loro email per diversi anni HAHAHAHA

                • sempre più avvincente!

                  sembra politica italiana, e invece è teologia ortodossa!!!

                  ma c’è dietro tutta la secolare tradizione di Bisanzio! 🙂

                  certo che questo Patriarca Moisèi mi ricorda qualcosa!

                  • Alla fino io personalmente ho preso una decisione. Quando loro dicevano che senza Patriarca non c’è Chiesa, che ci deve essere assolutamente un Patriarca, perché tutti i Canoni del diritto canonico dicono che ci deve assolutamente essere un Patriarca. Io ho pensato: ma perché non puo’ essere una donna? E che nome le si dovrebbe dare, certo non matriarca che sta malissimo (ce ne è stata una sola nel New Mexico ma dopo la sua morte è stato eletto di nuovo un uomo). Allora optai per il piu’ pudico Priore, Prioressa. E tanti saluti al Moisèi. Per quanto, tante delle cose che insegnava mi sono rimaste e mi accompagneranno per sempre.

                    • la soluzione trovata da te non poteva che essere molto originale e fortemente creativa. 😉

                      però, non sono sicuro di ricordare bene, quel tal patriarca Moisei non era quel tipo un po’ losco che… 😉 ?

                  • Mah sai che il Patriarca Moisèi potesse essere un tipo un po’ losco è un fatto contingente, non è Teologia. In quanto Patriarca, avrebbe avuto ragione lo stesso. Ecco perché la soluzione originale e creativa doveva essere anche quella teologica per liquidarlo.

  2. @ moselleorthodoxe

    sai, se devo essere coerente con me stesso, così come ritengo che anche un pazzo possa dire delle verità, così devo ammettere che non si può escludere in assoluto che anche in un delinquente si possano trovare dei buoni spunti.

    questo per quel che riguarda me.

    ma quando c’è Dio di mezzo, per chi crede in Dio, come si può accettare che Dio si serva di mascalzoni per far arrivare il suo messaggio sulla Terra?

    • Infatti, NON non lo si puo’ accettare! Proprio perché se la Teologia fosse stata giusta e se fosse stato solo quello specifico uomo a venir meno al suo ruolo, ci sarebbe stato un Sinodo di Vescovi che lo avrebbe deposto. La cosa nella Teologia Ortodossa sia teorica sia pratica esiste. Negli anni recenti un Patriarca Greco di Gerusalemme è stato deposto e ne è stato eletto un altro, un Patriarca Copto di Eritrea è stato deposto e ne è stato eletto un altro. Se questo nella nostra Chiesa Ucraina Canonica facente capo al Patriarca Moisèi non è successo, vuol dire che era proprio la nostra Teologia a essere inadeguata, e non solo quello specifico uomo. Ecco perché ho sentito il bisogno di rimettere in discussione le basi stesse di quella teologia, a partire dalla parola stessa di Patriarca, e non solo quello specifico uomo che si trovava ad essere il MIO Patriarca in quel momento li’!!!

      • eh, ora capisco meglio il tuo percorso religioso, e il tuo interesse attuale per l’induismo.

        indubbiamente una religione così poco strutturata, senza gerarchie di alcun tipo, non si espone a questi rischi.

        indubbiamente il cristianesimo è caratterizzato troppo a fondo dal suo rapporto con l’impero romano e ha costruito una religione troppo burocratica, anche e forse ancor più nella versione ortodossa, per non dire molto più semplicemente che ha divinizzato la burocrazia.

        • Beh sicuramente l’induismo consente margini di manovra molto maggiori, ed è possibile molte piu’ cose anche senza il consenso di quello che pensano e fanno gli altri aderenti alla stessa religione. Questo è verissimo.

          Poi c’è anche molto altro.
          Primo, Gesu’ non è mai risorto.
          Secondo, Gesu’ mi sta ormai molto antipatico per i motivi che pubblicai recentemente sul mio blog e che tu hai commentato.
          Terzo, tutte le cose che mi piacciono del Cristianesimo e di altre religioni ancora, si possono montare benissimo su una base induista mentre invece non è vero il contrario.
          Quarto, che è stato forse il piu’ importante, in un momento di difficolta’, come purtroppo ne ho molti nell’ambito di lavoro in cui mi trovo in questo momento, la filosofia che dice che la verità è l’unità e che la diversità è apparenza, è uno strumento potentissimo mentre la preghiera cristiana alla prova dei fatti nella storia della mia vita non si è rivelata uno strumento efficace a fare fronte alle difficoltà.
          Potrei aggiungere come quinto posto che fra l’altro sono ateo, ma questo non c’entra perché sono ateo dal 2008 e ho lasciato la Chiesa del Patriarca Moisèi solo nel 2010!!!

          Da questo punto di vista non ci sono problemi, come non ce ne sono nell’Induismo.

          Infatti, anche il Cristianesimo Ortodosso, con l’enfasi che dà sulla forma, si avvicina molto alla proposta di Pascal di limitarsi a compiere i gesti anche senza credere al loro significato soggiacente.

          Piu’ di tutto io penso che la Chiesa Ortodossa divinizzi dei popoli, delle nazioni, ogni Chiesa la sua. A Gesu’ danno la tessera numero uno della cittadinanza della loro nazione e al Santo nazionale la tessera numero due, o forse a volte anche il contrario. Per un Serbo, Gesu’, re Stefano, San Sava e Tito sono praticamente sinonimi. E quando vado in una Chiesa serba e vedo le donne che cantano con i pargoli in braccio, e al loro fianco i militari serbi in divisa, dire Ninna Nanna di Stato viene spontaneo. Dove il pane è il simbolo del lavoro, il lavoro è il simbolo dell’uomo, l’uomo è il simbolo di Gesu’, Gesu’ è il simbolo del popolo serbo, il popolo serbo, il popolo serbo è il simbolo della terra, la terra è il simbolo del pane: alla fin fine è la glorificazione della loro unità, della loro storia, del loro stile, del loro carisma nazionale: parlare con un certo accento, mangiare un certo tipo di piatti, cantare un certo tipo di canzoni, eccetera, eccetera, eccetera.
          L’unica cosa che vada veramente al di là di questa idea di glorificazione di nazione in senso piu’ ultraterreno, è la superstizione, che fa si’ che i Monaci, gli asceti e gli eremiti siano ritenuti altrettanto utili per il futuro della nazione, per mezzo delle loro preghiere, dei militari.
          Credo che quest’ultima frase riassuma un po’ tutto il Cristianesimo Ortodosso, per lo meno nella forma in cui lo vive la maggioranza dei suoi aderenti.

          • hai toccato vari punti, che ho cercato di evidenziare ri-editando il tuo commento.

            il primo, quello che mi aveva turato di più qualche anno fa quando me lo avevi esposto la rima volta, è la tua serena accettazione dell’ateismo e della religione ortodossa contemporaneamente; ho capito col temo che il tuo è un perfetto ateismo post-moderno: tu constati che la religione psicologicamente ti fa bene, soprattutto in virtù dei suoi riti e partecipi a questi riti, svincolandoli completamente dalla fede, per il benessere fisico che assicurano, come un altro andrebbe in palestra; credo fra l’altro che la maggior parte delle perone che frequentano le chiese lo faccia per lo stesso motivo e che per loro il problema stesso delle verità teologiche o storiche a cui la loro fede viene ancorata non abbia alcun senso.

            il secondo punto è la tua descrizione della religione ortodossa vista praticamente; qui le informazioni che dai sono semplicemente da inserire nel quadro della situazione storica di fatto in cui si trova il mondo slavo ortodosso, cioè quello storicamente più legato a Mosca.

            il terzo punto in questo momento mi coinvolge di più, e sono le tue riflessioni sull’induismo. su molto ci ritroviamo d’accordo.

            tuttavia ho una domanda, alla luce della mia relativa conoscenza dell’India dopo sei viaggi: l’induismo è limitato a questa zona della Terra e svolge lì la stessa funzione di identificazione nazionale che la religione ortodossa nell’Est Europa: certamente l’induismo è più aperto ad altre religioni e culture, come dici tu; se non altro perché si è sviluppato in contesto come quello indiano fortemente multi-culturale e muti-etnico.

            tuttavia, alla prova pratica l’induismo è molto chiuso: nei templi indù più sacri il non indù non può entrare e in uno stato particolarmente conservatore come l’Orissa missionari cristiani sono stati bruciati vivi con i loro figli come in un paese islamico fanatico.

            non ti chiedo risposte: evidenzio soltanto questa strana contraddizione, per cui la stessa religione in certi contesti è aperta e assimilatrice, in altri chiusa e violenta.

            • Mah qui un conto è la religione cosi’ come esposta in alcuni libri considerati come sacri, un altro conto sono le persone.

              Anche gli Indiani (dico proprio gli Indiani, non gli Induisti) avranno il loro amore per la propria nazionalità, per i caratteri tipici della loro cultura, e magari anche della loro regione, alcune delle quali piu’ grandi dell’Italia. La religione induista almeno nelle sue manifestazioni piu’ elevate dice che tutto questo NON ha importanza.

              Secondo me, non si puo’ capire la religione Cristiana ortodossa senza conoscere il popolo e la cultura anche non religiosa dei popoli a maggioranza ortodossi.
              Invece, si puo’ capire la filosofia induista senza bisogno di sapere nulla della cultura specifica non religiosa dei popoli indiani.
              Non si puo’ capire la religione Cristiana ortodossa senza visitarne i monasteri e respirarne il profumo, proprio anche fisicamente. Si puo’ capire la filosofia induista senza visitare i templi induisti.
              Anche la religione cristiana ortodossa vuole trascendere verso un mondo celeste e immateriale, ma dice che per arrivarci bisogna passare dal contatto con la cultura anche non religiosa di alcuni determinati popoli. La filosofia induista invece dice che le culture specifiche di ogni popolo non contano nulla e che il saggio le ignora.
              Su questo gli Harekrishna sono molto simili ai Cristiani visto che anche per loro il carisma personale di Krishna e delle sue amiche pastorelle aiuta i discepoli di oggi ad avvicinarsi all’Assoluto, esattamente come dicono i Cristiani Ortodossi, e che per questo bisogna ballare e cantare esattamente come Krishna e le pastorelle per elevarsi verso di loro.
              Ma il resto dell’Induismo non dice cosi’.
              Anzi: nell’Induismo, il Dio privo di attribute (un po’ come quello ebraico, che non si puo’ vedere né rappresentare), e che è quello reale, per amore per ogni singolo uomo puo’ ben apparirgli come sotto l’aspetto che ognuno preferisce. Quindi, se io preferisco che Dio mi appaia sotto forma di Monaco Russo che parla russo con accento tipico di Sampietroburgo, Shiva mi apparirà volentieri come tale se pensa che questo possa aiutarmi ad avvicinarmi a lui.
              Invece per i Cristiani
              1) Gesu’ è venuto a dirci che quello che facciamo su questa Terra è importante e che verremo giudicati anche per quello che facciamo e non solo per quello che sentiamo filosoficamente, protestanti compresi, i quali hanno bisogno di compiere le buone opera per mostrare a sé stessi che hanno la fede
              2) In particolare per gli Ortodossi, non conta solo il seme della parola di Gesu’ ma anche la terra che lo accoglie, relativa alle diverse tradizioni pagane di ogni popolo prima dell’arrivo di Gesu’, e anche queste sono state volute da Dio
              3) In particolare per gli Ortodossi, il Cristianesimo lo si impara stando vicini ad altri Cristiani e cercando di assimilare TUTTO, compresi gli aspetti culturali non religiosi di questi, i quali a loro volta lo avrebbero assimilato dal carisma personale di ognuno dei 12 diversi Apostoli, anche questi appositamente preordinati da Dio.

              • ho di nuovo ri-editato il commento – ho aggiunto un NON al pezzetto sui protestanti che mi pareva necessario, ma non so se ho capito bene.

                non so se ti sei accorto che hai fatto una contrapposizione fra RELIGIONE ortodossa e FILOSOFIA induista.

                in QUESTA contrapposizione quel che dici funziona, ma se invece ti riferisci alla RELIGIONE induista secondo me non funziona più: l’esperienza diretta dei templi, con i loro suoni, i colori, i riti, i profumi è assolutamente essenziale, molto più di ogni altra religione direi, perché l’induismo, più ancora del cattolicesimo della religione ortodossa vive proprio di queste cose.

                io conosco poco dell’immensa filosofia indiana, nonostante un paio di libri letti ma, più ancora che nel cristianesimo mi pare che il rapporto tra la filosofia induista e la religione corrispondente non sia in fondo veramente significativo.

                faccio un esempio soltanto: il culto fisico dei simboli delle divinità, che baciati, accarezzati, lavati col latte e ricoperti di fiori non si trova, mi pare, in alcun teologo indù; e tuttavia senza questa estrema confidenza FISICA con la divinità non si capisce l’induismo, secondo me.

                altro esempio: anche gli indù dormono nei templi, come gli islamici nelle moschee, ma è soltanto tra gli indù che questo sonno è una vera e propria forma di culto della divinità, quasi una preghiera: si trova questo nei testi filosofici indù?

                e l’elefante come incarnazione della divinità, che non manca in nessun grande tempio indù?

                • Dunque dunque. I Cattolici e Ortodossi devono compiere le buone opere perché sono importanti. I Protestanti devono compiere le buone opere perché le buone opere, se i risultati sono buoni, dimostrano che c’è la benedizione di Dio su di loro, cioè che la loro fede è veritiera, quindi i risultati buoni delle loro buone opere li rassicurano del fatto che hanno la fede. Quindi per tutti i Cristiani vale quello che disse Gesu’: se avete fatto questo, anche senza saperlo, lo avete fatto a me: conta il risultato e non l’intenzione. Invece Krishna nella Bhagavad Gita dice esattamente il contrario: se lo avete fatto per me, pensando a me, a causa della vostra devozione verso di me, allora vale moltissimo, se invece lo avete fatto per altri motivi allora è quasi come non averlo fatto: conta l’intenzione e non il risultato, conta quello che uno stava pensando o sentendo dentro di sé mentre lo faceva. Con l’ulteriore differenza che mentre del Cristianesimo ho parlato di buone opere, opere di bene o di carità verso gente che ha bisogno, nell’Hinduismo devo parlare di azioni, che possono essere anche lo svolgimento di una professione, o il fatto di ammazzar gente in battaglia. Sul quali azioni poi, nella filosofia hinduista, la risposta è: quelle della tua casta, del tuo genere maschio o femmina, della tua età anagrafica, del luogo in cui sei nato, eccetera. E forse è proprio questo che è piaciuto cosi’ poco ai non Indiani. Io poi credo che la mia vita mi dica quasi sempre in modo ahimè fin troppo chiaro che cosa devo fare, il problema è farlo, ma certamente questo non centra nulla con quello che i testi hinduisti dicono che un uomo deve fare nelle loro caste e simili. Quello che dice Krishna tra l’altro lo dice anche Marco Aurelio: devo ammazzar gente, cerco di farlo perché devo non perché mi piace.

                  Sarà sicuramente vero quello che dici tu sulla RELIGIONE induista. Ma allora forse questa contrapposizione di cui parlo si trova dentro di me, e non nel mondo esterno. Sono io che ho deciso di non interessarmi, o pochissimo, alla religione induista, e sono io che ho tra virgolette deciso che quella che io chiamo la parte piu’ elevata dell’Hinduismo è la filosofia contenuta in alcuni di questi testi, primo fra tutti la Bhagavad Gita (e su questo naturalmente sono in compagnia di coloro che questi testi li hanno scritti e che hanno detto lo stesso sulla irrilevanza delle culture locali, ma probabilmente non in compagnia degli Hinduisti che hai visto tu).

                  Ma a me dei riti e delle cerimonie dell’Hinduismo, ecco su questo non avrei dubbi, i riti e cerimonie cristiani ortodossi continuano ad attirarmi infinitamente di piu’.

                  Che gli dèi vadano baciati e accarezzati non lo so se lo dicono i testi, ma comunque i testi dicono che è importante avere la devozione verso Dio.

                  Sul dormire nei templi non ne sapevo nulla. Sull’elefante c’è una Purana che descrive la creazione del mondo da parte di Dio, e viceversa la necessaria elevazione spirituale dell’uomo verso Dio, come le varie parti del corpo di un elefante. Elefante è Ganesha, figlio di Shiva. Altro su questo non saprei dire, comunque!

                  • ti rispondo soltanto per un breve confronto fra i riti ortodossi (che conosco pochissimo e ho intravvisto soltanto a San Pietroburgo e a Mosca, oltre che in occasioni minori meno significative) e quelli induisti.

                    entrambi hanno in comune l’amore per le tenebre; ma le tenebre ortodosse sono la privazione di luce di un processo di ascesi, le tenebre induiste sono il buio risuonante di tamburi dell’inconscio barbarico che ci portiamo dentro.

                    le prime soffocano, le seconde fanno esplodere l’espressione.

                    è molto probabile che queste e le altre cose che sto scrivendo sui riti induisti siano delle complete cazzate, ma sono le impressioni che ho raccolte.

                    altro dettaglio che però conferma: per entrare nell’area del tempio riservata al culto l’uomo indù deve spogliarsi, almeno denudando il torace: il fedele cristiano deve invece ricoprirsi.

                    • Beh sulle tenebre induiste non ne sapevo nulla. Sulle tenebre russe dissento clamorosamente in quanto la luce deve filtrare dalle finestre, l’ortodossia è una religione dell’ingresso della luce divina nelle tenebre del cuore umano, quindi la luce anche se poca E’ la protagonist del rito ortodosso e anzi proprio perché è poca è importante e quando non c’è è perché la si aspetta e per creare piu’ contrasto quando arriva.

                      Quella del torace me ne ero accorto e mi era dispiaciuta un pochino ma forse dipende anche dal clima, se fossi là mi dispiacerebbe di meno hehehe

                    • sulle tenebre ortodosse russe, quel che scrivi mi sembra una interessantissima conferma di quel che dicevo: anzi, un vero e proprio sviluppo.

                      la luce è proprio poca, e tenebre prevalgono, e questa è una teologia in sintesi.

                      (uffa che tremenda scarica di aritmie cardiache, in questo momento, ma per fortuna è passata)

                      sul torace nudo nei templi indù è inutile dire che, col clima locale, è una forma di alleggerimento e di benessere…, soprattutto se spira qualche refolo di vento tra i pilastri…

    • Riguardo al delinquente dai buoni spunti, sicuramente anche per il Patriarca Moisèi si applica il principio: fate quello che dico, ma non quello che faccio. Proprio perché egli era un imbroglione che pensava solo al suo tornaconto personale, aveva ben bisogno di dire cose intelligenti per raccogliere gente e ottenere il suo tornaconto. Lui quelle cose che diceva evidentemente non le credeva, ma io si’!

  3. La descrizione che si fa nel post della situazione in Ucraina, a parte gli scontri di Kiev, suona molto, molto italiana…
    Interessanti i commenti sulle divisioni religiose in Ucraina.
    Luca S.

    Tra il mio omonimo “commentatore” Luca (ortodosso ? Ora non più ?) e Dario (induista ?), ho le idee un po’ confuse sulla loro identità e appartenenza religiosa. Ma non importa.
    Comunque io sono un altro Luca.
    Luca S. , per l’appunto.
    Non ortodosso: in ogni senso.

    • il commentatore è anche l’autore delle mail che hanno suggerito il post.

      ma la disposizione dei commenti in senso cronologico inverso non aiuta la comprensione complessiva della situazione.

      si chiama Luca e ha come secondo nome Dario; siccome rifiuta il suo primo nome, gli ho suggerito di scegliere, piuttosto che delle alternative strane, il suo secondo nome…

      neppure io sono ortodosso e neppure io in alcun senso…. 😉

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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