non è ver che sia la morte…

da ragazzino sono stato sul punto di annegare, salvato all’ultimo minuto e riportato in vita quando ero già inerte.

ricordo la morte che stava arrivando come una grande luce e una serenità infinita: non ho una immagine negativa della morte.

* * *

l’idea negativa della morte come buio, la trovo molto cattolica, anche se so bene che ha radici anche nel mondo greco e romano.

in India, ad esempio, la morte pure non fa paura perché è considerata soltanto la tappa di un percorso di re-incarnazione.

così non può fare paura la morte ad un laico, dato che – come diceva Leopardi – dove c’è la morte non ci siamo noi e dove ci siamo noi non c’è la morte.

* * *

semmai può impaurirci il morire; ma neppure nell’episodio di due anni fa, quando ebbi quell’arresto cardiaco dal quale poi mi ripresi abbastanza miracolosamente, la morte è riuscita a farmi paura, perché quella fu la conferma esatta della frase di Leopardi: io infatti di quella morte possibile non ho saputo nulla né nulla ricordo.

è stato soltanto un interruttore che si spegneva senza preavviso e senza dolore, o almeno senza memoria…

e nel 2008, quando stava per portarmi via una setticemia fulminante, e avevo pressione e febbre a 40, io non sentivo nulla di particolare: capivo che potevo essere sul punto di morire, ma il mio corpo non mi diceva nulla al riguardo.

* * *

forse non è la morte a farci paura, ma la vita che abbiamo o non abbiamo vissuto.

18 risposte a “non è ver che sia la morte…

    • ciao, pat.

      è la morte degli altri che ci fa paura; e la paura più giusta della morte è quella che dici tu: temere la propria morte come vissuta dagli altri,

  1. bello, Bort! davvero bello!
    sì, è la paura della vita che abbiamo o non abbiamo vissuto.
    anche io ho avuto una profonda perdita di coscienza e non ricordo nulla.
    nessun dolore. solo zac e via…
    non so come sarà la morte. non me lo chiedo mai. lo saprò.
    ho visto mio padre sorridere morendo.
    ti abbraccio, Bort
    gb

    • forse le morti non sono tutte uguali: di sicuro qualcuno sa come sarà abbastanza in anticipo, altri non la sapranno mai, perché moriranno senza saperlo neppure.

      è bello sapere che qualcuno muore sorridendo: molto conta, a mio parere, essere preparati.

      un abbraccio a te, gelso

      • ho visto il più completo sorriso di mio padre mentre lui sapeva di stare morendo.
        bellissimo. mi commuovo molto nel ricordarlo.

        io credo che la morte sia come uno stare per addormentarsi.
        o, forse, spero sia così.

        quello che mi dispiace è che solo della morte nessuno possa raccontarti come sia stata la esperienza!

        ti abbraccio, Bort!
        gb

        • sento molto bene la tua commozione, sai?

          io ricordo la sua stretta delle dita prima della perdita di coscienza.

          non so se anche a lui si allargava la grande luce davanti.

          ma della morte di mia madre no, non posso parlare.

          • mia made, per me, è morta due volte!
            è una storia complessa!
            mi è stato detto per telefono che era morta quando non lo era.
            io ho vissuto la sua morte improvvisa (non vera, ma vera per me!) mentre ero in Asia, cercando di giungere in Italia il più presto possibile.
            era gravissima la mia mamma, ma viva ancora.
            in realtà mia madre è morta dopo sette anni.

            sì. la morte di mio padre mi commuove molto. non posso parlarne come vorrei in un blog pubblico.

            grazie, Bort!
            gb
            ti sorrido

  2. Parole che esprimono in pieno la fede in qualcuno più grande di noi che ci ama nonostante la piccolezza del pensiero e della pochezza e povertà umana. La fede in Dio è qualcosa che ci fa andare oltre ciò che vediamo con gli occhi e tocchiamo con le mani. Di là c’è solo l’Amore come metro di misura.
    I farisei e i dotti al tempo di Gesù avevano istituzionalizzato attraverso i precetti la fede, fermandola, ma la fede non la si possiede non è qualcosa che ci fa rimanere fermi in noi stessi, la fede è scoperta e cammino quotidiano.
    E’ un cammino che cammina con noi attraverso la nostra vita, che è fatta di luce per illuminare il cammino di chi ci sta intorno, anche se non ce ne rendiamo pienamente conto quindi spesso sbagliamo.
    La confessione io la vivo così. Non per lavarmi dai miei peccati e scaricarmi la coscienza come un compitino da assolvere per ricominciare esattamente come prima, ma perché so di non essere degna di nulla e questo purtroppo cristallizzerebbe la mia fede.
    So di essere poca cosa e più sbagliata che giusta, per questo chiedo perdono perché nonostante questo Dio mi dia la forza di testimoniare con gioia la Sua presenza nella mia la vita. Ora la gioia mi accompagna, sempre.
    So di essere “non perfetta” quindi accetto la “non perfezione” degli altri, e riesco ad amare cercando il lato bello delle persone dando gioia e speranza.
    Alla reincarnazione non credo, dal mio punto di vista svilisce il presente, nel senso che potrebbe portare ad una ricerca senza urgenza…Come a dire, vabbè in questa vita me ne frego e me la godo fregandomene del prossimo, nella prossima vita si vedrà.
    Dio lo cerco negli altri perché è li che si manifesta.
    Ciò che va vissuta è la vita nella sua pienezza senza paure, andando incontro agli altri con la gioia,
    superando quel buio che ci attanaglia.
    La misericordia più grande che Dio ci potrebbe concedere sarebbe quella di vederci in uno specchio come Lui ci vede, ed essere in grado di accettarci senza spaventarci per ciò che davvero siamo ed essere in grado di non impazzire. Perché tutti ci autoassolviamo cercando il nostro benessere egoistico puntando il dito, secondo ciò che noi pensiamo e desideriamo, e non cerchiamo il benessere di chi è intorno a noi e con noi.
    Dopo duemila anni, invece, siamo ancora fermi , chiusi in noi stessi dalla paura.
    Purtroppo molti cattolici pensano di avere la fede e sono fermi lì, sulla stessa mattonella da decenni, allontanando chi cerca Dio attraverso loro, ma siamo umani e la paura della sofferenza e del rifiuto è una brutta bestia per tutti.
    Questa mi è stato dato di capire attraverso l’amore e non ho più paura di aprire me stessa agli altri per arricchirmi.

    • “Perché tutti ci autoassolviamo cercando il nostro benessere egoistico puntando il dito, secondo ciò che noi pensiamo e desideriamo, e non cerchiamo il benessere di chi è intorno a noi e con noi.”
      Io non credo proprio che tutti si comportino così. No. Non è così.
      E questo essere così non elastici è, spessissimo, di chi dice di avere la Fede!
      Scusami, ma è un qualcosa che noto troppo di frequente.
      Un saluto
      gb

  3. secondo me la famosa equazione E=mc2 puo’ essere applicato anche al rapporto fra spirito e materia.

    alla faccia di cartesio ed alla sua assurda e banale schematizzazione

    • capisco il tuo pensiero, cioè che vedi il pensiero come una diversa manifestazione dello stesso principio vitale che si esprime anche sotto forma di materia.

      e mi piace,.

      ma non ho colto il collegamento con quanto scritto da me.

      anche se è forse proprio questa mancanza di collegamento che rende il tuo pensiero originale e stimolante.

  4. l’argomento di fondo del tuo post mi sembra aver capiti sia la morte e zone limitrofe…!
    affrontarla con l’impostazione assurda di scindersi in due parti…: una eterna indivisibile eterea e l’altra poco meno che spazzatura da nascondere,anche se con tutti gli onori,mi sembra una cosa sopra tutto banale.

    • ok, adesso mi è diventato chiaro il collegamento.

      critichi colro che, per paura della morte, scindono se stessi in due parti, sperando che almeno una si salvi, visto che della fine dell’altra, cioè il nostro corpo, non ci sono molti dubbi possibili.

      il peggio è che questa scissione la fanno anche prima di questo momento!

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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