scrivere guarisce – 200.

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la notizia che dà l’Espresso di oggi su una ricerca svolta all’Università di Auckland, Nuova Zelanda, è di quelle che non vanno dimenticate, ed anche se non faccio nulla di stra-ordinario a riprenderla, sono sicuro che non tutti coloro che leggono questo blog la troverebbero altrimenti.

hanno preso 50 volontari e li hanno divisi in due gruppi: a 25 hanno chiesto di scrivere per tre giorni di qualche avvenimento molto negativo che gli era capitato, anche se magari non ne avevano mai parlato, concentrandosi sulla sofferenza che gli aveva provocato; agli altri 25 hanno detto di scrivere progetti per il giorno dopo.

dopo tre giorni a tutti i volontari per l’esperimento sono state fatte delle piccole lesioni sulla pelle e poi si è verificato, fotografando giorno per giorno, che cosa succedeva ai due gruppi.

bene: quelli che avevano messo per iscritto le loro emozioni negative hanno avuto un tempo di guarigione delle lesioni DIMEZZATO!

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altri studi in altre università hanno dimostrato qualcosa di analoga nei siero-positivi: la carica virale DIMINUISCE se i siero-postivi si dedicano alla scrittura creativa, oppure aumenta la loro capacità di re-agire postivamente al vaccino di tipo B.

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fino a qui l’articolo dell’Espresso, che non va oltre.

quanto alla interpretazione di questi fatti mi pare che essa ci rimandi all’unità profonda fra corpo e psiche.

evidente il legame fra sofferenza psichica e sistema immunitario o difese organiche in genere.

un essere umano in condizione di benessere psichico è anche più attivo e capace di difendersi fisicamente.

e tuttavia quello che è davvero straordinario è questo dato: che la scrittura, moderna forma del monologo interiore e dell’auto-analisi, ha una capacità concreta e misurabile di migliorare il benessere psichico e di conseguenza anche fisico, indipendentemente, in parte, perfino dal tipo di scrittura, purché si tratti di scrittura spontanea ed espressiva.

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insomma, noi che scriviamo, e soprattutto noi blogger, siamo semplicemente gli psico-fisio-terapeuti di noi stessi.

scrivete, dunque, o lettori e blogger: scrivere fa bene, scrivere guarisce.

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22 risposte a “scrivere guarisce – 200.

    • ciao carissima, e grazie della fiducia.

      il tuo post è molto interessante e i temi che poni molto complessi: sarei tentato di farci un intero post di riflessione, ma vedo che il testo è coperto da copyright e non so come comportarmi.

      ti metto alcune osservazioni qui, temo che ne uscirà un commento lunghissimo:

      “La religione, qualunque essa sia, è permeata da regole uniformanti che asseriscono e negano principi da seguire per diventare un buon credente, perché l’uomo sarà giudicato proprio attraverso le sue azioni”.

      non sono così sicuro di quel che dici dal perché in poi: giudicato da chi? se intendi da Dio, inconsciamente noi identifichiamo la religione col monoteismo, me nelle religioni non monoteiste – che sono poi la maggioranza – non mi pare che l’uomo sia giudicato, mancando un Dio personale che possa farlo (animismo, induismo, buddismo, confucianesimo).

      ho una piccola riserva anche su quel che dici sulla apposizione di icone, che secondo me riguarda anche islam ed ebraismo se si precisa che le immagini sacre in queste due religioni hanno forma di scrittura: sono religioni che traggono origine da un testo sacro e che lo divinizzano in maniera esclusiva…

      la citazione di Agamben è molto interessante: mi pare tuttavia che quando scrive che “Comportarsi secondo etica non significa aderire ad un dovere convenzionale che discende da un’ autorità divina superiore ma significa mettere in gioco il proprio autentico senso di responsabilità morale assumendo regole che hanno validità universale tra gli uomini, a qualunque fede appartengano” stia in realtà opponendosi alle religioni monoteiste del Dio giudicante, che sono religioni del conformismo, dove non conta fare il bene perché è il bene, ma perché è stato ordinato da Dio.

      in altre parole la religione interiore che propone Agamben è in-compatibile con alcune religioni organizzate che propongono una morale strutturalmente del tutto diversa, che p quella dell’obbedienza e non quella della responsabilità.

      quindi io non direi che “Così, anche un ateo può essere considerato un individuo morale”, ma che SOLTANTO un ateo può essere considerato un individuo morale, perché è l’unico che segue il bene perché è bene e non per obbedienza.

      ma naturalmente la mia opinione qui è tendenziosa, dato che appartengo a quella particolare tendenza religiosa che è l’ateismo… 🙂

      quanto alla interpretazione della parola cattolica da tempo richiamo l’attenzione su una analisi più attenta della parola greca originaria katholikòs, che andrebbe meglio tradotta come “relativa al tutto” “integrale”, cioè capace di dare risposta a tutto: insomma la auto-definizione della prima forma consapevole di integralismo; “universale” è a mio avviso una falsa traduzione, che cerca di nascondere il significato originario del termine.

      così come avvenuto per il termine “evangelion”, che nel I secolo significava “annuncio di un nuovo imperatore” (da qui la formula del “nuntio vobis gaudium magnum”?).

      chiudo esprimendo di nuovo apprezzamento e consenso per questa bella riflessione: e tuttavia la strada di una religiosità interiore porta necessariamente al rifiuto delle religioni, perché cancella tutta la struttura delle religioni: testi sacri, luoghi di culto, simboli religiosi e soprattutto quel che ne risulta: la sua dimensione collettiva.

      trovo in questo una contraddizione oggettiva nel mondo di fatto, che non è risolta.

        • grazie mille di questo commento.

          spero niente di grave e rimettiti presto.

          tutto il tempo che serve, e poi a volte, anche senza problemi di salute, se si deve riflettere davvero non serve la fretta.

          il post alla fine è uscito: quando ti rimetti del tutto dagli un’occhiata se vuoi; bortocal.wordpress.com

          un abbraccio e mille auguri

  1. Vedo che il mio commento è stato pubblicato due volte. Quello valido è quello sopra, è la risposta al tuo commento a tramedipensieri.
    Aggiungo: non penso si guarisca dalla follia. Invece dalla nevrosi possono venir fuori ottimi frutti, guarda i film di Woody Allen, le opere di Svevo, Virginia Woolf e altri mille.
    Imparare a conviverci, con la nevrosi, ed esserne consapevoli, magari anche ricavarne qualche risata o di che viverne…oh si è un ottimo risultato, eccome.

    • cancello la ri-edizione del tuo commento che mi pare che poco fa neppure ci fosse…

      la nevrosi, dovremmo capirlo, è un dato universale, è il prezzo della civiltà, per la quale la selezione naturale non ci aveva affatto programmati, e che, dal suo punto di vista, è certamente un incidente di percorso al quale rimediare al più presto.

      la differenza fra la nevrosi, la follia parziale che ci attraversa tutti, e la follia più radicale che fa deragliare del tutto le nostre relazioni sociali è soltanto di quantità?

      questo renderebbe molto incerto stabilire un confine preciso fra le due condizioni, ma anche un confine preciso fra la scrittura comunque utile a migliorare la propria relazione con se stessi e col mondo (nevrotici) e quella comunque inutile, perché il dissesto è oramai troppo grave ed irrecuperabile (psicotici).

  2. Caro bortocal, se riprendi il tuo post in cui tu dicevi che scrivere romanzi è segno di malattia mentale e io ti dicevo ” casomai è la cura”…adesso cosa ne pensi? Si, la scrittura e l’ autoanalisi vanno a braccetto, non mi stupisce per niente. Del resto, anche illustri analisti hanno sempre consigliato ” date parole al dolore”. Se una persona non può parlare con nessuno ( o scrivere) di ciò che le sta capitando, è più facile che si ammali. Sarà per questo che la vita media dell’ uomo è più breve di quella della donna: perché normalmente non ama parlare dei suoi sentimenti?
    Con tutte le eccezioni del caso. Tu sei al sicuro, visto il blog…

    • sei sempre molto acuta nei tuoi commenti e concordo con quel che scrivi; in particolare dà davvero da pensare quando scrivi, come ipotesi, “che la vita media dell’ uomo è più breve di quella della donna: perché normalmente non ama parlare dei suoi sentimenti”.

      però non mi sembra che questa notizia sia in contraddizione col mio post https://bortocal.wordpress.com/2014/03/05/il-romanzo-di-una-vita/, anzi ci trovo piuttosto una conferma… 😉

      io lì non parlavo della scrittura in generale, ma di quella particolare scrittura che è la scrittura di romanzi e parlavo di uomini che scrivono romanzi in modo maniacale; quando tu mi hai obiettato “Per qualcuno è la guarigione… o quasi”, discutendo con te chiedevo: fra la guarigione di una follia e la follia stessa c’è una differenza?

      quanto al mio blog, che è poco legato alle esperienze personali e non sviluppa quasi mai le tecniche di scrittura creativa, non sono così sicuro che possa funzionare da assicurazione sulla vita… 🙂

  3. Grazie,grazie,grazie per averlo detto, per averlo ribadito semmai a qualcuno fosse sfuggito ancora che siamo un tutt’uno fra corpo e anima/spirito/mente/metafisica. Anzi ti dirò di più, ma ti rivelo l’acqua calda, è la seconda molto più preponderante sulla prima e questo che dici lo conferma, le emozioni e i pensieri negativi vanno fatti uscire fuori da noi in qualsivoglia modo, meglio se creativo, altrimenti se compressi e trattenuti continuano a lavorare subdolamente dentro di noi e ci creano le malattie.
    Non ci deve essere frattura fra mente e corpo (pelle) altrimenti si forma il blocco energetico e lì la malattia.
    Ciaoooooo

    • ottimo randagia.

      solo, il lato non strettamente fisico del nostro essere eviterei di definirlo anima o spirito perché questi due termini re-introducono la separazione o per meglio dire la lacerazione che è uno dei principi stessi del male, o meglio del non sapere riconoscere il male.

      lo stesso si rischia se si parla di pre-ponderanza di un aspetto sull’altro, secondo me: in ciò che è unico non può esserci pre-ponderanza.

      credo che dovrebbe diventare normale chiedersi: oggi mi sento in-felice, che cosa ho mangiato? che tempo fa? come sta andando il mondo?

      perché non soltanto noi siamo una unità con noi stessi, ma siamo anche un’unità col mondo.

      a volte mi chiedo, di fronte ad un attacco di ansia che mi rende triste: hai mangiato carne? quanto della infelicità e del terrore dell’animale che è stato ucciso sta entrando in te attraverso la sua carne?

      • Non c’è problema Mauro, chiamali come vuoi, basta capirsi. Corpo e metafisica. Sul fatto se una parte del tutto può essere più incisiva dell’altra, non lo vedo così contraddittorio. Un tutto unico può comunque essere formato da varie parti perfettamente unite nella loro diversità, vedi il corpo umano formato da nervi, arterie, muscoli ecc. Il punto è non separarle e non vederle e pensarle come parti a sè stanti.
        E certo che siamo un’unità col mondo, lo viviamo, lo percepiamo, ne siamo parte “fisico-emotivamente”.
        Sul tema poi del mangiar carne che contiene cadaverina e adrenalina che l’animale produce dal terrore della morte e del dolore, sfondi con me una porta aperta. Noi siamo quello che respiriamo e quello che mangiamo anche, oltre che tutto il resto.
        Ciao caro, buona settimana,
        Alessia

    • sì, credo che il centro sia proprio questo: il semplice parlare di una sofferenza (o scriverne) dimostra una reattività positiva e la fiducia di potere dominare l’esperienza negativa.

      ed è questo il primo passo della guarigione o almeno della messa sotto controllo della negatività in corso.

      • Sì, è proprio così. Ci credo poiché la mia esperienza mi dice che quando mi sento disorientata e inadeguata ad affrontare i problemi, il semplice fatto di mettere nero su bianco dà una forma, una struttura, mette dei paletti, definisce e argina quello che prima sembrava caos. Così pensi: ecco, ho fatto qualcosa, son capace di guardare in faccia quel che succede e quindi ne avrò anche il controllo, non mi perderò del tutto. Stamattina con un’ amica mi dicevo che la vita è come un giro in ” autoscontro” – sai quelle macchinette al Luna Park-: ti arrivano dei colpi da destra e da sinistra e tu affronti e procedi come puoi e ogni tanto ridi….buona domenica!

        • commento profondo, e alla fine anche spiritoso.

          riflessione e sorriso assicurati.

          la domenica è già migliore, così…; buona domenica anche a te.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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