ritratto dell’italiano in rete e/o fuori rete – 241.

la rete in genere qui in Italia non funziona come strumento di sviluppo del senso critico, ma come strumento di propaganda ancora più capillare.

al valore positivo della rete hanno creduto pochi illusi, e anche io. alcuni ci credono anche ora.

ma il difetto sta nel manico. la rete può sviluppare del senso critico solo se c’è qualcuno che aspira a procurarselo.

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e perché mai l’italiano medio dovrebbe cercarsi rogne? altro lo spirito critico, l’intelligenza o la preparazione non procurano in questo paese.

Due signore sedute a fianco nel tram parlano del loro ufficio lamentando le raccomandazioni e una descrive un particolare direttore raccomandato che non sa neanche scrivere in italiano. Questo guadagna ventimila euro al mese, mentre un povero impiegato super laureato in economia e con vari master guadagna ottocento euro.
Hanno continuato a parlare  del più e del meno ma quando sono giunte alla politica una ha detto: mia cara la storia è sempre la stessa, cambiano gli orchestrali ma la musica è sempre uguale.
Al mio fianco invece era seduta una vecchietta  che sembrava  assorta nei suoi pensieri e invece no e con accento romano da popolana ha detto: 
signore mie  cambiano i cazzi ma li  culi so… sempre i nostri.
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chi racconta l’episodio è rassegnato, gli italiani sono rassegnati, forse sono addirittura contenti di vivere così e si lamentano soltanto perché è bello farlo; del resto si guardano bene dal provare a cambiare qualcosa.
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l’italiano in rete non si occupa molto di politica sui social network. non ha un sito suo dove espone le sue idee personali. una rete di siti simili in dialogo aperto fra loro avrebbe una potenza incredibile. ma l’italiano non ce la fa.
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l’italiano che ama la politica esprime il suo amore nei commenti ai quotidiani on-line, dove il suo sport preferito è di ripetere con toni particolarmente volgari e caciaroni le quattro idee per bambini di tre anni che sono riusciti a mettergli in mente i media.
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l’italiano commentatore pensa di esprimersi, e in effetti dà voce ad un tipo umano abbastanza ributtante: rozzo, tele-guidato e convinto di essere autonomo, populista, incapace di ragionare, ostile e rabbioso contro chi lo fa.
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l’italiano che si occupa di politica sui social netwotk possibilmente si intruppa in uno schieramento e dà sempre ragione a quello: sminuisce le cavolate evidenti, esalta i successi apparenti, ma soprattutto dà rabbiosamente a chiunque non la pensi come lui.
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il clamore con-comitante dei simili forma un boato che dà l’impressione della forza.
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guardandosi attorno l’italiano in rete potrebbe cominciare a dubitare che la rete sia manovrata: dalle primavere arabe all’abbattimento del governo Morsi in Egitto, dal colpo di stato ucraino fino alle proteste anti-Erdogan in Turchia e al successo italiano di Grillo sembra impossibile pensare che la rete sia neutra. inventata dagli americani è quasi sempre al servizio dei loro obiettivi, guarda caso.
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o forse è soltanto giunto il momento per l’italiano critico di abbandonare la rete?
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no, impossibile. a meno che non si scelga una vita da eremita.
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però occorre rendersi in-dipendenti dalla rete acchiappa-citrulli almeno mentalmente.

6 risposte a “ritratto dell’italiano in rete e/o fuori rete – 241.

  1. La rete pilotata non è: semmai è dominata da alcuni soggetti. Le dimensioni contano: le persone più anziane ovviamente vanno in rete per leggersi i quotidiani cartacei a cui sono abituate. Leggere Repubblica on line non vuol certo dire informarsi, ma questo passaggio non è accessibile per i miei genitori.

    E qui viene il brutto: il problema italiano è semplicemente demografico. Siamo un paese vecchio nel quale si pretende di fare innovazione con i sessantenni. Con buona pace di Grillo e consoci, al nostro problema non esiste soluzione: la demografia non si cambia, tuttalpiù la si subisce. Accontentiamoci di fare quel che possiamo per non farci prendere in giro oltre il dovuto, ed evitiamo di confidare troppo nel gruppo: ché in Italia non può funzionare.

    • be’, la differenza tra “dominata” e “pilotata” è sottile, e io non credo che chi domina non piloti anche.

      i modi sono certamente indiretti e non espliciti, ma basta pensare alle regole non dette con cui google orienta il proprio motore di ricerca…

      pilotare la rete è molto facile, proprio se lo si fa con regole automatiche e pressochè invisibili, apparentemente neutre.

      credo che qualcuno esperto del settore dovrebbe fare precise indagini in questa direzione, in modo da rendere la nostra consapevolezza dei meccanismi di condizionamento in rete più solida.

      il fatto che l’Italia sia un paese vecchio è certamente un fattore concomitante; però, a parere mio, conta anche molto che sia un paese cattolico e pre-moderno nel suo sistema di valori e nella sua (im)moralità pubblica: le due cose poi si avvicinano molto dato che i vecchi sono anche più vicini alla mentalità tradizionale.

      però vorrei spendere una parola sui sessantenni, ai quali appartengo: sono i figli del Sessantotto.

      sicuro che siano loro i conformisti? a me fanno molta più paura i trentenni… 🙂

      approvo le sagge considerazioni conclusive, a condizione che non suonino soltanto rassegnazione, ma siano realismo dell’azione… 😉

  2. Ovviamente il mio pensiero era sui “valori medi”: esistono sessantenni abili con il web (uno di essi mi insegnò ad usare il computer!!). Il problema è che le eccezioni da sole non bastano a fare un gruppo che funziona: se la media è scadente, nessun fuoriclasse può salvarci.

    • hai fatto bene a rettificare (magari sopo avere letto il mio profilo biografico qui sopra).

      d’accordo sulla media che conta, e che se è scadente e trova dei veri fuori-classe li e-margina.

      • Non volevo essere insolente, ma purtroppo mi è riuscito e me ne devo scusare. La storia che raccontavo è vera: ero un povero laureando totalmente ignaro dell’utilità dell’informatica. Il mio relatore sessantenne mi obbligò ad imparare a fare una serie di cose col pc: impossibile farne a meno in ambito tecnico. Se non lo avessi incontrato, forse il mio livello di analfabetismo informatico sarebbe rimasto elevatissimo.

        • chiedo scusa io, invece: ho dimenticato di mettere la faccina sorridente al commento lì sopra, che così sembra scocciato.

          la mia voleva essere soltanto una risposta spiritosa: non ho trovato proprio nulla di offensivo nelle tue considerazioni.

          aggiungo una cosa ovvia: chi ha più di 65 anni è arrivato ad internet, ben che vada, nell’arco dei quaranta, cioè a cervello già formato e stabilizzato.

          ci arrabattiamo e manettiamo, ma non riusciamo bene ad immaginare che cosa sia internet per chi praticamente ci è nato dentro…

          lode comunque al tuo relatore e a tutti noi che a varie età ci siamo informatizzati biograficamente tardi, facendo il doppio di fatica (ma oggi non riuscendo più nemmeno a ricordare come era la vita, prima…).

          grazie di tutti i tuoi commenti, naturalmente: stavo dimenticando di dirlo.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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