gli italiani che sognano #noeuro, mica #nomafia – 273.

vorrei  riassumere e commentare un articolo di Fabio Scacciavillani sul Fatto Quotidiano di ieri: Euro, tutte le bugie e i miraggi sull’uscita dalla moneta unica.

il sotto-titolo ri-assume il contenuto:

Le economie sviluppate non possono fondare il proprio benessere sulla svalutazione della moneta. Quindi tornare alla vecchia lira non farebbe ripartire le aziende in crisi. Anzi, l’uscita dall’euro avrebbe l’effetto di un’atomica sul sistema economico.

condivido questa tesi che mi pare semplicemente ovvia; leggo con fastidio crescenti i blog di questa piattaforma che conducono da anni una campagna semplicemente dissennata contro l’euro: Mauro Poggi, Il simplicissimus, qualche altro; li leggo sempre perché aspetto l’argomento che mi faccia capire dove sbaglio e che mi apra la mente; purtroppo non arriva.

si tratta di persone che hanno perso la tramontana, o forse non l’hanno mai avuta; e appartengono a quella genia che ritiene che essere di sinistra significa ripetere con più ostinazione ed estremismo certe idee della destra, togliendole per giunta da un contesto che attribuisce loro un senso.

così il tema comune di questi deliranti e isterici proclami quotidiani è “Il complotto teutonico”: mettiamoci pure Bagnai, come guru di questa ondata di grottesco nazionalismo economico: gente che ragiona ancora come se il Sole girasse attorno alla Terra e non fosse il contrario.

stai cioè a vedere che è la Germania che ha bisogno dell’Italia e non viceversa.

* * *

Accade che il sacro furore, un tempo sfogato su untori e streghe, nell’era di Internet si riversa sull’euro e il complotto teutonico. Non c’è discorso razionale o verità storica che tenga.

Non vale ad esempio puntualizzare che i tedeschi erano contrarissimi all’ingresso dell’Italia nella moneta unica. Romano Prodi all’epoca aveva persino annunciato che l’Italia non sarebbe stata tra i paesi fondatori. Poi, appreso che Aznar ci avrebbe inferto un umiliazione con l’adesione della Spagna, si precipitò ad implorare un Kohl sommamente infastidito. In pochi giorni stravolse la legge finanziaria (con eurotassa una tantum) e solo l’insistenza dei francesi forzò i partner a serrare occhi e orecchie di fronte a plateali imbrogli contabili (definiti pudicamente finanza creativa). Il tripudio per la storica impresa fu unanime: la politica (Berlusconi , Lega e sinistra radicale inclusi) era in estasi, i giornali spandevano incenso, i contrari si contavano numerosi come i fascisti il 26 aprile 1945.

La tormentata (e immeritata) entrata nella moneta unica era stata solennemente oliata da promesse all’Europa su cui Carlo Azeglio Ciampi aveva speso il proprio prestigio.

Già da allora era palese la sfida. Spesa pubblica e sistema pensionistico erano cappi da decenni. Il sistema produttivo non riusciva a competere sui mercati internazionali nei segmenti bassi (per il costo del lavoro alto e le imposte a livello scandinavo); arrancava penosamente nei beni ad alta tecnologia e servizi avanzati perché le aziende tagliavano la ricerca per satollare l’Inps e saldare l’Irap. Le università erano in mano a baroni dediti al reciproco azzannamento per sistemare congiunti e portaborse. Le infrastrutture cadevano a pezzi mentre burocrati e ceti protetti tiravano a campare sventolando il vessillo dei diritti (scevri da doveri). Della giustizia, dell’energia, delle mafie nei consessi Ue si taceva come della corda in casa dell’incaprettato.

In 15 anni le zavorre del sistema Italia si sono appesantite, soprattutto (ma non esclusivamente) per l’insipienza della Corte dei Miracoli assemblata da Berlusconi, con Tremonti in testa. E siccome il ridicolo è la cifra della scalcagnata Armata #noeuro (con tanto di hashtag come si conviene alla gggente), il Caimano, percependo il vento elettorale di Beppe Grillo (che ha sdoganato la boutade), vi si è prontamente installato alla testa. Gente che ha votato impassibile tutte le leggi che implementavano la governance dell’euro, dal Fiscal compact, al pareggio di bilancio in Costituzione.

Del resto il debole dei politicanti per la politica monetaria è storia antica e tragica. Più sono incompetenti e infingardi più l’adorano. Perché fornisce un capro espiatorio (la banca centrale) quando le cose vanno male e perché consente di evitare le scelte virtuose che spazzerebbero via clientele e interessi organizzati. Come ogni simulacro di bacchetta magica allieta i comizi, un faro da cui irradiare retorica mentre nel buio retrostante si muovono i tentacoli viscidi del Potere.

Non sono mai esistite economie sviluppate che crescono solo in virtù della politica monetaria. Non sono mai esistite economie sviluppate che hanno fondato il benessere sulla svalutazione sistematica. La credenza che le presse della Zecca riattivino le catene di montaggio di aziende decotte o evitino le conseguenze di politiche scellerate equivale alla versione moderna della pietra filosofale.

La politica monetaria permette al massimo uno spazio temporale di manovra per affrontare i nodi strutturali e dare un impulso alla produttività, unica fonte di crescita e benessere sostenibile. La moneta costituisce lubrificante dell’attività economica, che la banca centrale dovrebbe dosare con cura.

I guai iniziano quando si scambia il lubrificante per carburante. Infatti questa crisi è figlia di una Federal Reserve americana che da 15 anni gonfia i prezzi delle attività finanziarie con denaro a go go e poi si trova a doverne fronteggiare il crollo. In Giappone si prova da venti anni con la droga monetaria senza ottenere risultati apprezzabili. Ultimamente la Banca del Giappone ha provocato una drastica svalutazione dello yen e il risultato più vistoso finora è stato un tonfo record della bilancia dei pagamenti.

La moneta filosofale non esiste al pari della pietra. Per di più l’abbandono dell’euro sarebbe l’equivalente di un’atomica economica. Al mero annuncio di un referendum, preteso dal M5S (ma al momento vietato dalla Costituzione) si diffonderebbe un’ondata di panico tra i i risparmiatori con conseguente corsa agli sportelli per ritirare gli euro prima che al loro posto rimanga una carta straccia denominata lira. Nel giro di qualche giorno il sistema bancario collasserebbe, poi toccherebbe alle aziende senza credito e infine seguirebbe tutto il resto. Solo i milionari con i soldi all’estero riderebbero.

* * *

vorrei collegare a questa analisi vibrante, ma lucida, un breve articolo dello Spiegel di ieri, che ri-assumerò ulteriormente:

Truffe fiscali e sociali: bande mafiose si infiltrano nelle imprese di costruzione.

Introducono lavoratori in nero, eludono le tasse e i contributi sociali: il settore tedesco delle costruzioni è infiltrato da bande mafiose di origine italiana. Il danno è di miliardi.

l’articolo riferisce, sulla base di informazioni del Tribunale di Düsseldorf, del peso crescente nel NordRhein-Westphalen di gruppi dell’Italia meridionale collegati a Cosa Nostra.

le attività mafiose si stanno rivelando molto lucrative e stanno mettendo in crisi le imprese tedesche, che non riescono a reggere la concorrenza di chi lavora in nero.

il Land dove la mafia italiana è più presente è il Baden-Württemberg (come so benissimo per esperienza personale diretta), che è anche quello dove si concentra un terzo dei 600.000 immigrati tedeschi in Germania.

i mafiosi italiani che vivono in Germania sono, secondo dati raccolti dallo Spiegel, 560, quindi all’incirca un italiano ogni 1.ooo: sufficienti tuttavia a diventare pericolosi, data l’indifferenza, la tolleranza o il tacito appoggio degli altri.

* * *

ma per gli ideologi è troppo banale dire che il vero problema dell’Italia è la mafia, che nessuno stato moderno può sopravvivere ad una evasione fiscale e legale di massa, che le riforme che l’Europa ci chiede non sono quelle del Senato e della legge elettorale, ma quelle di una giustizia rapida ed esemplare contro il dilagare di una economia della truffa.

ma come è più comodo raccattare voti e consensi predicando contro la Germania, perché ha una vita economica e civile più corretta, che viene quindi premiata dal mercato per l’affidabilità dei suoi prodotti e il loro alto contenuto tecnologico.

un paese come il nostro, che oramai è diventato completamente mafioso anche nei modi di pensare, si raccoglie invece attorno all’idea che sia sensato passare ad una moneta locale che dovrebbe avere il pregio stra-ordinario di fregare gli altri, che sono tutti fessi, secondo la mitologia locale, naturalmente.

* * *

quel che fa specie sono i commenti: me ne annoto alcuni, ma danno la percezione esatta di un paese che ha perso il senno del tutto e che non è capace di una seria auto-coscienza.

Articolo assolutamente inutile perche’ voi “euristi” non avete minimamente capito qual’e’ il termine del dibattito: a moltissima gente le cose vanno talmente male in quanto a situazione lavorativa, possibilita’ di risparmio, prospettive per il futuro, che uscire dall’euro non solo non fa la minima paura, ma appare ovviamente come l’unica carta rimasta da tentare per sperare in qualcosa. Immagino che non lo abbiate capito perché a voi le cose invece vanno molto bene, con abbastanza anni sulle spalle da esservi fatti una carriera, una famiglia, la casa in città, la casa al mare e BTP ad alto rendimento in cassaforte.

a molti le cose vanno talmente male che vorrebbero buttarsi dalla finestra: non è un buon argomento per seguirli.

* * *

ormai siamo entrati in una spirale di sudditanza e dipendenza economica finanziaria e politica alla Germania…

è ovvio che l’euro ha contribuito non poco a portarci in questa situazione irreversibile…

purtroppo e mi dispiace dirlo e riconoscerlo la colpa di tutto è riconducibile agli italiani solo e a nessun altro…

ci siamo consegnati…

i famigerati tecnocrati europei sanno bene che agli italiani gli si può vendere di tutto perchè hanno la politica nazionale che sapientemente “media” qualsiasi cosa come la sorpresa che si cela dietro il fiscal compact

questo ripete impenetrabile il mantra che oramai è passato nella testa degli ignoranti: Berlusconi è un maestro nel vendere agli italiani delle idee idiote, ma emotivamente appaganti.

* * *

La vera sfida per il conduttore di programmi politici, oggi, è trovare e portare in studio uno da 1.200 euro al mese, strenuo difensore della moneta unica. cosa assolutamente impossibile. dice: “ci perderai il 30%”. ma tanto pezzente sono e pezzente resto, invece di 1.000 euro al mese ne avrò 700. Il problema è che tu che ne guadagni 10.000 ne perderai 3.000. proprio sicuri che ti stai preoccupando per la mia tasca?

variante dell’argomento di prima: ma voglio vederli, questi, a guadagnare stipendi romeni da 120.000 vecchie LIRE al mese: te lo do io l’euro, allora!

* * *

io mi associo a questo commento qui:

Tragica verità. solo che fa comodo non vederla.

Siamo entrati nell’Euro, nel solito furbesco modo italiano, sperando di scaricare sull’Euro i nostri problemi…. Siccome non è stato così, ora diamo la colpa all’Euro.

Ma non è colpa dell’Euro se in questo paese non si muove nulla se non con “favori”, “conoscenze”, “amicizie” e bustarelle varie che, se pur ora siano in Euro, prima erano in Lire.

 * * *

Emma Bonino intervistata da Friedman:

Non vorrei sconcertare nessuno più di tanto ma io penso che, per la ripresa economica, che vuol dire una ripresa culturale di questo paese, il punto di partenza è la riforma della giustizia. Pensi un po’.

E il punto di partenza è un tentativo di cambiamento nella nostra testa sulla legalità e lo stato di diritto, che oggi non esiste e che è diventato una specie di cosa per cui i cittadini non osservano le leggi perché anche i politici che fanno le leggi non le osservano a loro volta, insomma in una specie di cosa in cui lo stato di diritto è un optional in questo paese.

Che ha conseguenze drammatiche. Per esempio, “fatta la legge trovato l’inganno” è un modo non di dire, è un modo di fare. Processi certi. Fair ma certi, qui non si può andare avanti che un processo penale dura 10 anni, un processo civile non ne parliamo, la giustizia civile non esiste più in questo paese, 5.000.000 di processi pendenti.

Il che vuol dire, ad esempio, che nessuno investe in Italia. Perché non investe in Italia? Perché le tasse sono alte? Anche. Ma sei lei chiede agli imprenditori, anche italiani, non solo stranieri, perché comprate metà Budapest, mezza Varsavia e non Italia, ti rispondono “perché manca la certezza del diritto”.

Io penso che dovremmo, dobbiamo avere il coraggio di dire alla gente che lo status quo non esiste, perché non si galleggia qua. In un momento in cui il mondo corre, noi cadiamo. Non è lo status quo, non esiste lo status quo in un mondo in così tanto e rapido cambiamento.

http://video.corriere.it/emma-bonino-far-partire-l-economia-riformare-giustizia/55eef9ac-be26-11e3-955c-9b992d9cbe5b

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considerando come ci siamo entrati, come ci siamo stati e ci stiamo dentro e la pretesa che abbiamo che siano gli altri a farsi carico della nostra evasione fiscale e corruzione politica, sarebbe veramente il momento che fosse l’Europa a buttarci fuori.

credo che a questa prospettiva, dopo avere conosciuto Renzi, qualcuno stia davvero pensando, almeno in Germania: non mi spiego altrimenti che oggi lunedì 7 aprile lo Spiegel dedichi addirittura i suoi due articoli di apertura alla mafia italiana in Germania:

il primo a Giovanni Rossi, un killer mafioso in fuga, il secondo a La rete della mafia

forse si sta preparando l’opinione pubblica in Germania: che, del resto, non ha neppure bisogno di essere molto condizionata, perché è abbastanza esasperata già di suo.

2 risposte a “gli italiani che sognano #noeuro, mica #nomafia – 273.

  1. Sottoscrivo ogni-singola-parola.

    Mi fa sorridere amaramente che quello che esportiamo è quello che possediamo con più abbondanza: criminalità, disonestà e truffa sistematica.
    E poi si lamentano che l’italiano nel resto del mondo è visto come un furbone approfittatore…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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