i trentenni e la generazione perduta degli anni Ottanta – 355.

Quella degli anni Ottanta/Novanta fu chiamata l'”età del riflusso“, ovvero della riscoperta del privato dopo la sbornia del Sessantotto.

lo scrive un tale che si definisce Filosofo, liberale, e si chiama .

ora è vero che il titolo di filosofo non si nega a nessuno che non ne abbia un altro da esibire, ma io sono alquanto indignato che uno che scrive di “sbornia del Sessantotto”, l’equivalente giornalistico della notte buia e tempestosa di Snoopy. possa avere la faccia tosta di definirsi sia filosofo, sia liberale, se liberale è un aggettivo da collegare in qualche modo alla libertà (di pensiero, quanto meno).

ma l’astemio Ocone è ben difficile capire che cosa vuole, visto che al Sessantotto trova che puzzi il fiato di alcool, ma non ama neppure la generazione che lo ha sepolto…

* * *

è vero che il suo articolo serve a fare propaganda elettoral-filosofica contro Grillo, dato che risulta il più votato nella generazione fra i 18 e i 44 anni.

però Ocone muove da una considerazione giusta: l’ultima generazione, quella di chi è intorno ai vent’anni oggi, è molto più sensibile politicamente e socialmente della generazione che è intorno ai 35.

dico di più, a conclusione di una serie di contatti con questa generazione avvenuti soprattutto nel blog: quest’ultima, quella dei trentenni, è la generazione perduta della storia d’Italia, e siccome è quella che sta andando al potere con Renzi, questo merita una riflessione.

* * *

nei mesi passati, considerando la mia difficoltà di rapportarmi politicamente e culturalmente con persone di questa età, ho dato fondo alle mie indubbie capacità di auto-colpevolizzazione e ho pensato al destino inevitabile che ci coglie nel trapasso delle generazioni, quando certi modi di pensare tramontano e rendono in-attuale chi vi rimane legato.

poi mi sono accorto, però, che viceversa il dialogo con qualche ventenne d’oggi mi riesce molto più facile ed immediato: le differenze generazionali in questo caso non impediscono la comprensione reciproca.

sono arrivato quindi alla spiacevole scoperta che i veri in-attuali oggi sono loro, quelli degli anni Ottanta, cresciuti all’ombra di Reagan, di Wojtyla e della Thatcher.

i ventenni d’oggi infatti non vivono affatto quella condizione di radicale rigetto della politica, ma anche soltanto dell’impegno collettivo, che è il tratto che contraddistingue una generazione allo stesso tempo frustrata e narcisista.

* * *

il narcisismo come modo naturale di pensare e di affrontare i problemi anche politici mi pare infatti la cifra naturale che contraddistingue questo gruppo, e la sua incapacità di gestire le critiche sembra il corollario necessario di un pensiero solipsistico perfino quando cerca si sfuggire all’isolamento.

ah, dimenticavo i corollario n. 2: il più in-disponente di tutti, cioè la capacità veramente straordinaria di questa massa di giovani in-attivi politicamente di considerare responsabile del degrado italiano non la loro pigrizia ed i-rresponsabilità, ma la generazione dei loro padri.

ho passato qualche tempo a prendermela con alcuni di loro; ora me ne scuso, perché sarebbe come rimproverare al sordo la sordità, ed è stata una cosa di cattivo gusto.

* * *

se si dovesse cercare una spiegazione storica di questo fenomeno mai visto di una intera generazione che passerà nella storia senza lasciare traccia perché neppure vuole, le spiegazioni abbondano, ma lasciano la bocca amara perché nessuna convince del tutto.

la degenerazione (apparente) del Sessantotto nel terrorismo brigatista?

il rifiuto dell’impegno politico identificato nel settarismo?

il cieco predominio culturale e formativo della televisione?

l’avanzata del modello della famiglia a figlio unico?

tutto e niente.

* * *

rimane il dato sorprendente di una generazione inutile e perduta, che lascia spazio alla gerontocrazia che si nutre anche di impossibilità di ricambio e ripaga con l’indifferenza annoiata l’insignificanza sociale di un gruppo che si è solidamente assestato in una posizione parassitaria.

cogliere i frutti sociali, senza restituire alla società in termini di impegno nulla di quello che si riceve da lei: questa è la morale di un gruppo chiuso, egoista, suscettibile e francamente ampiamente in-utile.

* * *

il nuovo che avanza è nella generazione dei nativi digitali, naturalmente socializzati dalla rete.

tra loro interessarsi anche solo un poco di politica non suscita l’immediato rigetto conformista che colpiva la generazione che li ha preceduti.

tra loro si riapre la comunicazione e il respiro della vita sociale.

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29 risposte a “i trentenni e la generazione perduta degli anni Ottanta – 355.

    • grazie mille della segnalazione.

      credevo di essere stato originale nell’inventarmi questo definizione di generazione perduta che in un altro post sul tema ho paragonato a quella di un secolo fa.

      invece evidentemente certe idee circolano in maniera sotterranea: ho cercato la data del bel post che mi hai segnalato, ma non l’ho trovata.

      non so pero` se ha senso colpevolizzare questa generazione della sua situazione: sono i figli pur sempre di un’evoluzione storica.

      riesco meglio a criticarli uno per uno nei loro opportunismi e nel loro amore del quieto vivere, ma di fronte ad una generazione intera credo sia mpiu` utile l’analisi storica che il giudizio morale.

      grazie ancora del tuo contributo.

  1. che dire di un lungo commento di risposta, quasi finito, saltato per un’improvvisa caduta di corrente? niente altro che provare a riscriverlo.

    preoccupato della prospettiva di una fattura, prima di tutto… 😉

    al massimo potrei pagare un biglietto, voglio precisare: visto che ho il privilegio di assistere in prima fila a uno spettacolo fuori dal comune, potrei considerarlo un bellissimo monologo, teatralmente parlando.

    dove mi colpisce che non ho trovato nulla di particolarmente denigratorio verso i tuoi genitori (ma in particolare è di tuo padre che stiamo parlando, vero?) nel tuo commento precedente.

    e dunque in qualche modo ne deduco che tu sia piuttosto schiacciato dalla sua figura; la cosa non mi è nuova, perché noto che diversi giovani amici con i quali costruisco un dialogo o forme di collaborazione hanno vissuto o vivono una esperienza simile, e credo che ci sia facile incontrarci perché, per qualche via no del tutto razionale, sentono che anche io ho vissuto una esperienza simile, superandola col tempo.

    di particolare, tuttavia, nella mia storia c’è stata la presenza di una madre fortemente denigratoria verso mio padre, un vero e proprio insegnamento all’odio e al disprezzo, dal quale mi sono distaccato già adulto e con molta fatica, recuperando il senso positivo della sua figura molto tempo dopo la sua morte abbastanza precoce.

    ma temo che da un momento all’altro anche questo commento possa fare la fine del precedente, e dunque lo spedisco così, apparentemente non finito.

    ho trascurato molto di importante, ma a favore di quello che è suonato a me come il vero centro del discorso.

    ciao.

  2. bellissimo articolo, Mauro.
    essendo dell’81 mi colpisce in pieno.
    secondo me la generazione di cui parli parte anche dai nati degli anni 70-75, e secondo me il motivo si riconduce fondamentalmente sull’uso-abuso sempre più diffuso della tv e l’immagine di vita/sogno che le icone televisive si sono portate appresso. tv commerciale.
    nati in un momento di sostanziale benessere economico, di spensieratezza per i bambini e giovani dell’epoca, quando protetti dalla famiglia. parlo in prima persona: sono rimasto totalmente estraneo alla politica almeno fino ai 15-16 anni (liceo), e comunque ne sono rimasto disinteressato fino ai 20. e come me lo erano molti miei coetanei, piccolo borghesi di periferia del ‘ricco’ nord-est (la mia esperienza va contestualizzata anche geograficamente). anni d’oro: in quel periodo – e solo in quel periodo – avevo addirittura la certezza che il futuro sarebbe stato roseo, immaginavo oltre l’orizzonte dall’alto di una collina, non guardavo nemmeno la discesa.
    viziato dai miei sia nelle finanze che nelle libertà, pensavo che con le mie spiccate capacità e la strada in discesa già spianata il successo sarebbe stato inevitabile: dovevo solo scegliere che strada percorrere. avevo la sicurezza che qualsiasi strada volessi intraprendere sarei potuto arrivare in fondo: me la sono presa comoda, che fretta c’era? ed intanto alcune opportunità cominciavano a precludersi, anno dopo anno cominciavo a dire: beh, per fare questo, forse avrei dovuto pensarci prima, adesso è tardi. vediamo altro. dovevo scegliere uno svincolo dall’autostrada parentale ed imboccarne l’uscita, serviva il distacco dal nido, una passione vera, ed io fino alla fine delle superiori ho proseguito lungo l’autostrada, e come me tanti miei amici e conoscenti (che nel frattempo erano diventati più che altro cittadini: mi sono spostato dalla piccola frazione contadina con solo le elementari, al paesotto dove c’erano anche le medie, per finire alla ‘multietnica’ cittadina con le superiori). per la maggior parte poi sono andati all’università, diversi di noi me compreso l’hanno scelta più d’impulso che per riflessione attenta, e con le idee ancora molto confuse professionalmente parlando. e siamo andati avanti per l’autostrada.
    ho poca memoria della mia infanzia in generale, ma alcuni casi sono clamorosi: ad esempio non ricordo praticamente nulla del crollo del muro di berlino, credo se ne sia dato ben poco risalto in famiglia.
    ricordo invece un poco la paura per la guerra del golfo del 90 (ricordo meglio i mondiali di quell’anno), la prima volta in cui avevo percepito una senzazione appunto di preoccupazione, per la mia famiglia ed il nostro ‘futuro’. vedevo i servizi dei tg.
    sono stati anni scappati via rincorrendo le farfalle e osservando le nuvole. trainspotting 🙂
    poi mi ricordo un evento: era verso la fine della calda (ma va?) estate del 2001. me lo ricordo bene, mi rimarrà costantemente impressa la sensazione di totale incredulità all’accaduto. a posteriori, ripensandoci, quel giorno qualcosa è cambiato. per me, sicuramente: certezze radicali sgretolate in qualche immagine, in tv.
    e come per me credo che sia cambiato qualcosa per molti altri della mia generazione e non solo. io l’ho vissuta così.
    un brusco modo per tornare alla realtà: la campana di vetro è letteralmente esplosa.
    in quegli anni esplodeva il web.
    il nuovo millennio ed i nativi digitali 🙂

    • due ps:
      e pensare che una parte della mia testa continua ad incolpare la generazione precedente alla mia ad averci portati in un contesto sociale di quel tipo, dritti verso al più attuale baratro 😉
      e per ultimo: guardacaso sono figlio unico da padre figlio unico (e madre con solo una sorella). famiglia ristretta 😉

      • questa cosa del rapporto un poco malato con la generazione precedente è centrale (ho aggiunto un passaggio sul tema anche nel post).

        ogni generazione si oppone alla precedente, è un fatto naturale: ma questa non si oppone, mugugna…

    • il tuo commento è ancora più bello dell’articolo, se questo è bello; devo dire che ieri nello scriverlo e ero molo insoddisfatto; tu hai aggiunto molti elementi di riflessione.

      ho due figli del 1977 e del 1979 che non rientrano molto nella mia descrizione, ma poi neppure la terza del 1986; in qualche modo su di loro non deve avere agito qualche fattore che invece agiva sui loro coetanei: o era il far parte di una famiglia numerosa (anche se rapidamente sfasciata) e dunque avere imparato naturalmente ad inter-agire oppure era la presenza di genitori molto attenti alle questioni politiche: pensa che il muro di Berlino caduto andammo a vederlo di persona nel 1990 (di quella visita ho pubblicato un video su You Tube e l’ho pubblicizzato anche qui).

      quindi è probabile che la generazione debba comprendere almeno anche la seconda metà degli anni Settanta come dici tu: l’anno di svolta, politicamente parlando, fu infatti il 1976, quando si sciolse Lotta Continua (io smisi di fare politica attiva), o il 1978 quando l’omicidio di Moro seppellì la sinistra extra-parlamentare; e poi vennero Reagan, Wojtyla e la Thatcher.

      hai probabilmente ragione nel sottolineare l’influenza del trionfo della televisione commerciale sulla vostra generazione (e anche qui i miei figli vissero una situazione particolare, dato lo scarsissimo peso della televisione nella loro vita).

      qui occorrerebbe una divagazione specifica su come avvenne storicamente il trionfo di questa televisione, cioè di Berlusconi: la Corte Costituzionale italiana nel 1960 ribadiva che sarebbe stato eccessivamente pericoloso concedere ai privati l’uso delle frequenze via etere, perché avrebbero potuto esercitare pressioni indebite sull’opinione pubblica, mentre, a differenza ad esempio della carta stampata, l’accesso non sarebbe potuto essere garantito a tutti.

      nel 1976 il concetto fu ribadito dalla Corte: era ragionevole liberalizzare le frequenze in ambito regionale, poiché le emittenti locali non si sarebbero sovrapposte alla Rai, che, invece utilizzava frequenze nazionali. sarebbe stato illogico, invece, consentire la coesistenza di più televisioni nazionali: in questo caso, infatti, il pericolo di sovrapposizioni e di interferenze sarebbe stato concreto. se ne ricavava che, sul piano nazionale, l’unica concessionaria abilitata a trasmettere rimaneva la Rai.

      ma la sentenza non fu affatto rispettata e quando nel 1984 un pretore provò a fari rispettare la legge che vietava le trasmissioni nazionali alle televisioni private, il governo Craxi intervenne con un decreto a legittimare le televisioni private nazionali.

      forse fu questa la vera data dalla quale è partita la trasformazione antropologica che oggi ci consegna questa Italia demente e disfatta e una generazione che dovrebbe essere quella decisiva e invece se ne sta alla finestra accusando i padri di non fare nulla per loro.

      • sei una miniera di informazioni! della maggior parte delle cose che hai scritto non ne avevo mai sentito parlare… vabbè che non ero ancora nato o al massimo avevo 3 anni: in ogni caso purtroppo a scuola la storia finisce con la guerra del vietnam, quando andava bene (o almeno così era ai miei tempi, adesso non so come sia)
        potrebbe risultare difficile per te comprendere la generazione degli anni 8o, da quello che mi racconti rispetto all’educazione che hai dato ai tuoi figli.
        per me forse è più facile visto che provengo da una famiglia berlusconiana tipo, con i miei ferventi sostenitori del nano fino a pochissimo tempo fa. anch’io ricordo di averlo votato nel 2001, alle prime politiche in cui potei votare, ed ero anche abbastanza convinto. immagina te che testa potevo avere in quel periodo.
        famiglia, per rispondere anche a moselleorthodoxe, di umili origini contadine che col sudore dei miei nonni prima (entrambe le famiglie arrivarono ad aprire in passato nei rispettivi paesetti un’attività di generi alimentari) e dei miei genitori poi (che portarono invece avanti strade diverse) ha moltiplicato il proprio patrimonio, grazie soprattutto a mio padre, e si è venuta a trovare in una situazione economica del tutto privilegiata rispetto alla media, per quanto non siamo mai stati ricchi. media borghesia ‘ascesa’ dalla campagna. i mugugnii in famiglia arrivavano quando si alzavano le tasse, ma non avevano strascichi reali. d’altro canto, mio padre lavorava mediamente sulle 13-14 ore al giorno (ora uguale), compresi w.e. molte volte (ora no): per nostra fortuna almeno lo hanno sempre ben ricompensato.
        non ho ricordi di particolari difficoltà economiche dei miei coetanei, almeno fino alle superiori.
        dei clamorosi fatti di mafia si, se ne parlava, ma c’era molta disinformazione a riguardo. ripensandoci, a quei tempi dalle mie parti imperava la mala del brenta.
        il punto è che sono cresciuto in una famiglia in cui non si dava nessun credito alla allora vecchia politica e l’unica speranza di salvezza nel panorama italiano si è rivelata essere per i miei la discesa in campo di berlusconi: l’uomo azienda (perchè lo stato deve essere come un’azienda e ci vuole gente che la sappia mandar avanti, sosteneva mia papà – e lo sostiene tuttora, per quanto si sia convinto anche lui che il berlusca ormai sia andato), l’uomo che si è fatto da sè (e ci crede ancora). L’icona, l’esempio da seguire.
        L’idea della carriera e del sudarsi il denaro era il motore che spingeva mio padre, new age e medicina alternativa la passione di mia madre.
        questo il mio personale contesto, credo atipico anche in questo caso. ma può aiutare ad allargare lo spettro.
        non ho mai sentito alcun motivo per mugugnare, fino ad una certa epoca. e adesso, o non prendo più nulla sul serio (benchè meno me stesso) oppure mi incazzo per la frustrazione del tempo perso a cincischiare e per la constatazione che stiamo nella merda. più la prima delle due.

        wow psicanalisi via blog 🙂

        • non si tratta affatto di psicanalisi, ma di semplice e bella riflessione a due, alla pari… (nella psicoanalisi è sempre il medico che ha il potere in mano). 😉

          su alcuni dettagli dell’epopea delle televisioni private non mi faccio bello con le penne del pavone: sono andato a ripassare su wikipedia.

          invece mi ritrovo completamente d’accordo sulla mancanza di riflessione storica sul presente: questo silenzio non è casuale, perché lascia completamente disarmati sul piano dell’interpretazione.

          la tua bella narrazione familiare (dalla quale deduco anche che sei veneto come me) rappresenta una bella integrazione del quadro storico, anzi ne dà davvero l’ossatura nel punto in cui i destini individuali si mescolano alle svolte ideologiche collettive…

          che tu sia uscito attento e riflessivo dai fatti pubblici e privati, sì, questo ha quasi del miracoloso; però forse in qualcosa c’è una specie di predestinazione interiore, visto che per pochissimi è stato così!! 🙂

          • eheheh in effetti la mia battutaccia successiva sarebbe stata quella di mandarci le rispettive fatture a casa, facciamo girare l’economia 😀

            a volerci scavare dentro, il quadro che ho fatto risulta in effetti semplificativo e denigratorio nell’immagine dei miei genitori: per quanto ribadisca quanto scritto sopra, mio padre è stato anche un esempio di generosità disinteressata, onestà e buon senso critico, nel concreto. è genetico, anche i miei nonni lato suo erano così: buoni fino all’ingenuità, in senso del tutto positivo. se non si è fatto divorare in questo mondo di squali è perchè risulta nella sua integrità professionale incredibilmente socievole, sgobbone e soprattutto, ancora oggi, brillante.
            Dall’altro lato è solo grazie a mia madre ed il suo pensiero laterale ed irrazionale, il suo estremo interesse nell’informazione alternativa modello Steiner se mi sono avvicinato fin da giovanissimo alla culturia e alle filosofie orientali prima ancora di aver studiato quella occidentale (di cui ho avuto un ottimo professore al liceo – ciao Torcinovic 😀 ), e ho sempre tenuto la mente fresca e aperta a 360 gradi. oggi molto di meno eheh
            non per ultimo, la mia vita è stata segnata da bambino da alcuni eventi funesti in successione che ritengo determinanti per le svolte del mio cammino: la prima volta, avevo 6 anni, conobbi la morte tramite il mio cane Napoleone, che nei 3 anni precedenti era stato mio simbionte 😀 è stato toccante perchè dev’essere spirato lentamente, e nell’estrema sofferenza, di filaria. ricordo che lo trovammo un giorno a casa, seduto per terra con il muso appoggiato alla sedia: sereno, con gli occhi chiusi. ero saltato di gioia perchè pensavo fosse riuscito a prendere il sonno, non riusciva infatti a respirare.
            figurati la mia reazione.
            mi presero un gatto, una gatta. mi ci affezionai molto, ovviamente. una mattina gran coccoloni prima di andare a scuola: usciamo che era tardi, ci seguì. finisce schiacciata sotto le ruote della macchina guidata da papà che stava uscendo dal parcheggio, ed io al suo fianco: l’ho vista rantolare davanti a me spruzzando sangue. poi devo aver rimosso cos’ha fatto mio padre, la memoria ritorna quando ho visto scavare la fossa in giardino.
            circa un anno dopo: succede qualcosa, ci chiamano, andiamo verso casa dei miei nonni che stavano a 100 metri di distanza passando attraverso un campo che ci separava: al di là del cancelletto, troviamo mio nonno materno riverso stecchito da un infarto.
            ricordo che quella volta pensai: “che strano, è morto mio nonno… mi dispiace ma in fin dei conti non sto così male” avevo sofferto di più perdendo i due animali, ne ero rimasto molto più toccato. mi vergognavo perchè non mi veniva neanche da piangere (almeno all’inizio, nelle prime ore). comprendevo benissimo che era morto, non è che non capissi cosa significava, non c’era più, nè su questa terra nè da nessuna altra parte: era tornato terra. mi ha fatto molto riflettere questa esperienza. per inciso, non ero molto affezionato a mio nonno materno, da bel furbo qual’ero andavo dai nonni paterni che oliavano meglio (buoni come il pane, generosi con tutti, ma figuriamoci col figlio unico del figlio unico, devoti ferventi della miglior, sana specie).

            l’ultimo episodio in cui ripresi contatto col la grande consolatrice avevo 16 anni, di ritorno da scuola in scooter, mi schiantai sugli ottanta orari: la macchina che stavo per sorpassare ha svoltato improvvisamente a sinistra. sfondo il finestrino lato guidatrice ma miracolosamente rimbalzo sopra il parabrezza e plano per terra a 3-4 metri di distanza. sul maciapiedino di 80 cm con ghiaia ed erbetta, tra l’asfalto e una bassa ringhiera a lame di ferro. A parte la carne di mano e avambraccio destro sfilacciata dai vetri (nonostante il giubbotto pesante e i guanti da sci), mi rompo solo l’osso sacro. ho vissuto una di quelle esperienze di premorte in cui in un istante si ripercorre in un flash prolungato all’infinito tutta la mia esistenza. l’audio era sparito. non ho visto nessuna luce, sono rimasto sempre coscente: dopo l’atterraggio, in un primo istante, mi preoccupai del motorino. istantaneamente capii che non era quello il vero problema 😛
            3 mesi di convalescenza a letto, poi mesi di ciambella (in quel periodo mi fece riflettere anche il mio rapporto con alcune persone che all’epoca ritenevo amici, ma erano solo compagni di gioco: questo mi permise subito dopo di conoscere gente nuova, e sono stato molto fortunato in questo!).
            con i quattro soldi dell’assicurazione i miei mi comprarono uno scooter nuovo, identico al precedente, e poco dopo il mio primo pc, da cui naque la focosa quanto fugace passione che mi porta alla mia professione di oggi, quando vorrei saper fare tutt’altro! ma non sputo sul mio passato, torna sempre utile e mi semi-assicura in ogni caso un lavoro svilente quanto sicuro. [per inciso, ho deciso di non rinnovare il contratto di apprendistato qualche settimana fa, dopo un anno di riflessione: a fine agosto sarò disoccupato. basta giri per l’italia]

            tornando alla storia, che sta per finire: la signora che guidava sostenette che aveva messo la freccia.
            e forse si, forse l’aveva messa un istante prima di sterzare. io credo di averla vista all’ultimo, quando ormai eravamo accostati, ma non ne sono sicuro. in ogni caso stradina di campagna, nessun testimone e dunque concorso di colpa 50 e 50. dannazione! ma io andavo onestamente oltre il limite motorino, e devo solo ringraziare un qualche dio del multiverso se sto scrivendo.

            in effetti, ho cominciato a prendermi poco sul serio, nella mia vanità, ben prima del mio risveglio sociale e politico. ma forse non mi sono neanche del tutto svegliato 😉
            notte

            • ora aggiungo con più calma che anche mio padre era un uomo molto generoso (e credo mi abbia trasmesso qualcosa a riguardo…), tanto che una delle cose che gli rimproverava mia madre era appunto questa, mentre lei era molto più attaccata al soldo.

              dove mio padre era poco difendibile, secondo i valori dell’epoca, ma non solo, era nelle infedeltà ripetute, di cui mia madre non ci ha mai parlato, perché la umiliavano troppo, ma che col tempo mi sono sembrate una manifestazione diversa di quella sua stessa generosità che lo portava ad aiutare gli altri e soprattutto le altre… 😉

              non era brillante mio padre, intellettualmente parlando, ma un terribile sgobbone, e anche questo ha trasmesso a me; mentre mia madre, che non ha mai lavorato in vita sua, usufruendo di cameriera, lavandaia e attendenti, aveva una fantasia sfrenata e una capacità di raccontare ineguagliabile: era lei la vera intelligenza di casa, anche se poi era totalmente negata per alcuni aspetti; ad esempio non aveva gusto estetico né senso degli affari, anche se era convintissima del contrario.

              mi ritrovo anche in quello che dici sull’accostamento alla morte, anche per me passato attraverso il dolore della fine di alcuni amici animali e poi dei nonni, il cui destino sembra sia quello di trasmettere per primi ai nipoti l’esperienza della mortalità.

              e infine anche io ho sfiorato la morte da bambino…: ma io il tunnel di luce l’ho visto, a differenza di te… 🙂

  3. Beh io nato negli anni Ottanta ho fatto le medie con Dini e le superiori con Prodi, sono stati due grandi eroi e punti di riferimento della mia infanzia, e Mobutu nel mondo (crimini a parte, naturalmente, mi riferisco al discorso terzomondialista che lui faceva).

      • Va beh che io non sia un trentenne tipico è ovvio, pero’ tutta la classe faceva il tifo per Prodi. Anzi tutta la scuola, ricordo le due pagine di politica del giornalino mensile che per 5 anni videro affrontarsi un sostenitore di Prodi darle di santa ragione a quello di Rifondazione, finivano quasi tutti con ”la verità è che l’Italia ha un ottimo governo e che chiunque sia realmente di sinistra non puo’ che finire per rendersene conto”. Su Mobutu fu forse piu’ una mia questione personale, tra i miei compagni di classe andavano molto di più l’argentino De La Rua e il subcomandante Marcos, mentre gli unici uno o due per classe che tifavano a destra erano della Lega per l’Italia e con Netaniahu nel mondo.

        • stai parlando del primo governo Prodi, evidentemente: quello del 1996-98, affossato dal geniale Bertinotti, per consentire a D’Alema di portare l’Italia in guerra contro la Serbia…

          che sia stata allora la caduta vergognosa di Prodi e l’ascesa al potere di un trasformista come D’Alema a disgustare la vostra generazione dalla politica?

          perché io sono ancora alla ricerca di una spiegazione e sono pronto a considerare tutte quelle che mi vengono suggerite.

          però a me pare anche chiaro che tu stesso sei un esempio di questa generazione politicamente dis-impegnata… ;

          • Mmm disimpegnato io, sicuramente non all’università quando feci militanza selvaggia per 4 anni sull’articolo 18, i No Global, Agnoletto, … E poi subito dopo l’Università andai nelle piazze di Kiev a fare la Rivoluzione giorno e notte per un mese. Forse il disimpegno per me è iniziato… precisamente quando ho iniziato a lavorare. Non sarà la scomparsa di un sindacato? Dopotutto, un lavoratore per essere militante ha bisogno anche di un rapporto fra la sua militanza e il lavoro che fa. Mi colpisce molto anche quello che dice Krammer: anche io sono nato nel 1981 e mi ricordo che i miei genitori e i miei nonni erano preoccupatissimi per la dichiarazione dei redditi di Amato del 1992, preoccupatissimi per l’inflazione, preoccupatissimi per la disoccupazione, e già dicevano che quelli della mia generazione avrebbero avuto moltissime difficoltà a trovare lavoro quando io avevo 11 anni, preoccupatissimi per l’uccisione di Falcone e Borsellino, la fine della DC, l’uscita dallo Sme, …

            • dis-impegnato oggi, intendo, pur se sei certamente abbastanza anomalo (ribadisco) rispetto alla tua generazione, per quel che capisco.

              che poi anche il lavoro e, per chi se la fa, la famiglia segnino una svolta rispetto alla militanza politica diretta, anche questo è un fatto esistenziale.

              però oggi non mi pari molto attivo politicamente (così come, del resto, non lo sono neppure io…).

              nel 1992 Amato fece un prelievo forzoso dai conti correnti bancari per evitare il fallimento dello stato: come me lo ricordo bene! tre giorni prima era finito sul mio conto corrente un mutuo molto importante, che fu salassato subito!

            • Non solo, pensiamo alla Legge Dini sulle pensioni (con 4 anni gli statali andavano in pensione, ad oggi qualche miliardo di euro i sprechi); le vecchie generazioni hanno lucrato su tutto, io sono del 75, non ho mai avuto un lavoro fisso e, da precario a vita, vedo insipienti ogni giorno di altre generazioni che hanno avuto contratti a tempo indeterminato. La situazione dopo lo scempio Amato degli anni 90 si è divisa in 2: da una parte tutti quelli assunti con raccomandati e dall’altra precari e disoccupati.

              • ti rispondo io (ma non credo che la mia opinione ti interessera`), dato che moselleothodoxe e’ stato bannato dal mio blog e dalla mia amicizia per le ributtanti idee razziste anti-arae e anti-islamiche che oggi esprime sul suo.

                nel tuo commento mescoli consideraizoni fondate con altre confuse o sbagliate dettate dal risentimento.

                ovviamente nessuno statale e’ mai andato in pensione con 4 anni di anzianita’ (ma credo che si tratti soltanto di un errore di battitura).

                poi non e` affatto vero che gli assunti dopo gli anni 90 siano TUTTI arrivati al lavoro con le raccomandazioni; vale per una parte, ma non dovrebbe impoedire di vedere che ci sono persone che sono state assunte per effettive competenze.

                lo scempio Amato? non capisco a che cosa ti riferisci.

                ma ovviamente capisco che il risentimento nessuno te lo puo’ togliere: e’ un gran brutto compagno di vita; se non si riesce a cambiare le cose sarebbe quantomeno consigliabile liberarsi di lui.

                • Ma quale risentimento…A me pare che tu voglia dare troppe lezioni, comunque rispondo anche se dopo diverso tempo: in primis rispondo che ovviamente non erano 4 anni dato l’errore di battitura, ma 14 anni e 19. Amato intendo il governo Amato e tutto ciò che accadde negli anni 90′. La meritocrazia in Italia non esiste e nell’azienda pubblica sono stati assunti tutti per raccomandazione (non sono ipotesi sono fatti accertati). Ripeto ancora una volta che dagli anni 90′ la situazione è questa ed è chiaramente divisa in due blocchi: da una parte quelli con raccomandazioni e dall’altra precari e disoccupati senza parlare del pubblico impiego che è letteralmente uno scempio e un’offesa all’intelligenza umana. Basta fare una semplice verifica e vedere quelli nati a fine anni 50′ o inizio 60′ lavorano a tempo indeterminato (nelle banche non ho conosciuto ancora qualcuno assunto senza essere figlio di…) e quelli ancora prima sono i tizi che detengono la ricchezza: il capitalismo clientelare (che non è libero mercato) ha dato i suoi buoni frutti!!!
                  Da un articolo in rete:
                  “Calcoli fatti dal Center of Research di Pittsburgh sui sistemi di welfare occidentale affermano che la pensione media di un italiano nato negli anni Ottanta sarà pari a 340 euro mensili. Per integrare questa miseria sono stati invitati i giovani lavoratori italiani a versare il proprio tfr presso fondi di previdenza integrativa. il risultato finale è che oggi i nostri padri possono andare in pensione a sessant’anni, con il novanta per cento dell’ultima retribuzione e il tfr in tasca. Chi è nato dopo il 1 gennaio 1970 andrà in pensione a settant’anni, con il 36% dell’ultima retribuzione e senza il tfr. A questa ingiustizia colossale si lega quella dell’importo delle pensioni. Intanto diciamo subito che, secondo i dati Istat, vengono erogati ogni mese oltre 23 milioni di trattamenti previdenziali. Alcuni italiani percepiscono anche più di una pensione. Ebbene, il 27.4% delle pensioni ha un valore superiore ai 1.500 euro mensili e il 13.7% superiore ai 2.000 euro mensili. Insomma, lo Stato eroga circa sei milioni di pensioni superiori almeno del 50% al salario medio di otto milioni di precari.”
                  Ho 40 anni ed ovviamente non ho nonni ai quali poter scroccare come fanno molti e neppure genitori, ho una laurea e una decina di lavori fatti. Ovviamente, dopo le assurdità propinate dalla generazione che oggi ha 70 anni (tipo gli italiani non vogliono più fare certi lavori e via dicendo…con in tasca la pensione sicura senza mai aver lavorato) ho optato per l’estero. Saluti

                  • chiedo scusa in anticipo del tono secco della risposta, ma un lungo commento dai toni piu` urbani e meglio argomentato e` appena sparito nel nulla, ed ora saro` piu` sintetico.

                    dire a qualcuno che vuol fare la lezioni perche` risponde con argomenti diversi dai propri non mi pare troppo simpatico, soprattutto se e` una reazione al fatto che dimostra che si sono scritte alcune sciocchezze.

                    la riforma delle pensioni Amato del 1992 fu il primo intervento di correzione degli incredibili trattamenti pensionistici precedenti; cito da una sintesi:
                    L’età pensionabile è elevata da 60 a 65 anni per gli uomini e da 55 a 60 anni per le donne. La contribuzione minima per la pensione di anzianità è elevata da 15 a 20 anni di contributi. L’indicizzazione delle pensioni è slegata dalla scala mobile salariale e agganciata all’indice dei prezzi al consumo (inflazione) fornito dall’Istat.

                    possiamo dire che quella riforma fu timida, e infatti ne seguirono altre – d’altra parte fu contestata duramente a quei tempi e forse era difficile politicamente fare di piu`, ma non darle un senso contrario a quello che aveva e vederla come riforma che introdusse dei privilegi.

                    ma tanto sparare contro Amato e` di moda, no?

                    dire che nel pubblico impiego TUTTI sono stati assunti per raccomandazione e` una sciocchezza, chiunque la dica: e` vero per la MAGGIOR PARTE di chi e` stato assunto in ruoli dirigenziali, ma postini o insegnanti non sono stati assunti per raccomandazione: le raccomandazioni erano del resto inutili, dove bastava un titolo di studio conseguito comunque e non c’era nessun tipo di selezione.

                    ovviamente queste cose te le dico per esperienza personale diretta.

                    diciamo che a questi livelli non c’era meritocrazia; ma soprattutto il clientelismo e la mancanza di meritocrazia hanno trionfato e trionfano nel privato del capitalismo familistico clientelare italiano – sempre che possa essere chiamato propriamente capitalistico un sistema sociale simile, che a me pare piuttosto semplicemente affaristico.

                    insomma, anche il capitalismo vero e proprio, quello dell’etica protestante di Weber, aveva una sua dignita` che manca al sistema politico-economico para-mafioso che domina l’Italia.

                    se leggerai questo mio post recente https://corpus15.wordpress.com/2016/02/17/pensioni-irreversibili-97/ potrai accorgerti che le campagne contro le pensioni attuali sono condotte dai media per precis interessi dei loro proprietari: oggi il sistema pensionistico italiano e` gravato anche dai costi di pensioni sociali e cassa integrazione, che dovrebbero essere invece a carico dell’intero sistema fiscale e non soltanto dei lavoratori dipendenti; e comunque il trucco, quando si dice che e` in squilibrio, sta nel calcolare le pensioni al lordo delle imposte; se si guarda alle pensioni al netto, invece, si scopre che i contributi sono piu` alti delle pensioni nette, e cioe` che anche da questo punto di vista sono i lavoratori dipendenti in Italia che finanziano lo stato con la differenza fra contributi e pensioni nette e non viceversa, come la stampa fa credere.

                    quando parli della situazione catastrofica dei pensionandi attuali, hai invece totalmente ragione; pero` quando scrivi di nuovo della generazione che oggi ha 70 anni con in tasca la pensione sicura senza mai aver lavorato, mi fai semplicmeente girare i coglioni, con queste generalizzazioni stupide.

                    avendo quasi 68 anni, ho versato contributi per 47 anni e me ne sono stati riconosciuti 49, perche` ho lavorato 7 anni all’estero in condizioni considerate particolarmente stressanti; ho certamente una pensione superiore a 1.500 euro al mese e vicina al mio vecchio stipendio; me la sono pagata con i contributi e non mi va di essere fatto passare per un parassita sociale; i veri parassiti secondo me stanno altrove, e faccio solo l’esempio dei giornalisti pagati per scrivere queste cazzate, che poi vengono ripetute senza nessuna analisi critica.

                    su un’altra cosa, invece, sono comunque d’accordo con te senza riserve: hai fatto bene ad andare a lavorare all’estero; anche io lo dico da tempo: e` l’unica cosa sensata che puo` fare un giovane italiano capace, di questi tempi.

                    saluti anche a te e grazie dell’opportunita` di una franca discussione, con dissensi e consensi.

                    • A me non interessa se ti girano e comunque fai troppo il “so tutto io” negando un’ evidenza a dir poco sconcertante; la situazione è questa e a me di vedere insegnanti che per “30 anni” non hanno fatto altro che insegnare le solite quattro cagate (ne avevo una proprio come vicina quando ero ancora in Italia ex di lettere nullafacente e se dovessimo far tutti i calcoli, forse di lavoro effettivo arriviamo a 10 anni), una generazione di settantenni garantita su TUTTO (conosciuta una settantenne con 6 fratelli TUTTI STATALI!!!). Ho criticato anche quelli nati a fine anni 50′ o primi 60′ un’altra generazione tutta al lavoro (o quasi) ma di parente in parente (potrei farti il nome di una cittadina italiana dove ho conosciuto soltanto raccomandati in banca, ma non ho voglia e poi ho pure cambiato vita oramai x fortuna).Non entro nel merito del TUO status (non ti conosco e non so se hai lavorato 40 anni in fabbrica come mio nonno che è pure morto giovane), io ho scritto per quello che in Italia ho visto e mi è bastato, oltre negli ultimi anni aver notato l’immensa mole di personale femminile ovviamente inserito ad hoc nello Stato (qualsiasi telefonata facevo a qualche ufficio di fancazzisti rispondeva una donna ed hanno anche il coraggio di sproloquiare sostenendo che le donne non lavorano, E INTANTO SONO PIAZZATE NEI POSTI MIGLIORI…ma questa è altra storia banale italiota: che paese di merda, assurdo!!!). Saluti

                    • chiedo scusa, ma vedo che e` inutile.

                      se do delle infromazioni sono uno che fa il tutto io.

                      ti ho portato una decina di argomenti (e costa impegno cercarli, ma potrei anche dire fatica), ma non hai replicato a nessuno; forse non hai trovato argomenti?

                      quello che racconti assume l’aspetto del puro sfogo di un risentimento, e questa e` una cosa molto italiana: l’Italia e` un paese infelice e rabbioso, non bastassero tutti gli altri suoi problemi.

                      dico soltanto che la banca e` impiego privato, non pubblico (come avevo gia` scritto): spero che tu sia capace di non confondere le due categorie.

                      posso tradurre il tuo coomento in questo modo: sono troppo attaccato ai miei pregiudizi per permetterti di metterli in discussione.

                      ok, d’accordo, quindi facciamone pure a meno.

                    • Ho letto il tuo articolo, su alcune cose sono d’accordo con te; ” il capitalismo vero e proprio, quello dell’etica protestante di Weber, aveva una sua dignita` che manca al sistema politico-economico para-mafioso che domina l’Italia” NON CI SONO DUBBI SU QUESTO…Trovami un altro paese in cui non riesci ad avere un lavoro nonostante tu sia continuamente contornato da ritardati assunti che dovrebbero aiutarti e che hanno un lavoro a tempo indeterminato. Lo ripeto da anni, l’Italia è un paradosso sistemico.

          • Ma appunto quello che volevo dire io è che forse sarei stato più impegnato politicamente in questi ultimi anni, precisamente se nei posti dove lavoravo ci fosse stato un sindacato che mettesse in rapporto fra il mondo del lavoro e quello della politica.

            • certamente, hai ragione.

              però, almeno a giudicare dai blog che hai tenuto in questi anni, mi pare anche che il tuo interesse si sia volto ad altro, in prevalenza, che alla politica… 🙂

          • No questo non penso, parlo e scrivo moltissimo di politica… pero’ l’impegno politico dovrebbe essere qualcosa di più del semplice parlare. Forse proprio questo è il problema della nostra generazione: la politica è diventata un ozioso passatempo, uno svago.

            • purtroppo quel che dici di te, sulla politica come svago di parole, vale anche per me; però io so di essere stato costretto a questo, e in più mi tengo anche l’alibi dell’età…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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