i miei errori nell’attimo fuggente della politica – 384.

tranquilli: non parlerò degli errori personali; ho oramai abbastanza chiara una immagine di me, come mattacchione un poco lunatico, aggressivo, ma buono; estroso quel tanto che basta per azzeccarle a volte e farsi guardare con diffidenza dai normali e quieti, ma niente di più; quasi sempre incapace di fare male a una mosca (almeno credo), ma non di fare male a me stesso.

e dunque oramai mi prendo il lusso di continuare a farne, e di parlarne molto poco su queste pagine virtuali.

non sarei però una persona seria se non provassi a fare due conti, invece, col modo di pensare che mi ha condotto ad alcune analisi sbagliate nelle ultime settimane sul clima politico che si è creato in Italia attorno a Renzi; e siccome potrebbe trattarsi – dicono addirittura – della nascita delle Terza Repubblica, bisogna che io corra ai ripari e rettifichi il tiro.

* * *

è vero: non ho mai pensato che Grillo potesse vincere queste elezioni europee: giocava fuori casa e non l’ho votato neppure io; ma che avesse un risultato migliore e Renzi uno peggiore sì, questo lo pensavo; e allora devo capire dove ho sbagliato.

ho scritto che, assumendo sull’Europa una posizione abbastanza qualunquista e quasi anti-europea Renzi tirava la volata a Grillo.

invece è stato esattamente il contrario: è stato Grillo a tirare la volata a Renzi.

Grillo ha assunto in queste elezioni il ruolo di Stalin nel 1948: serviva a fare paura e a concentrare su di lui i voti incerti; il ruolo dei sondaggi che martellavano continuamente sulla sua possibile vittoria avevano la stessa funzione; io lo sentivo, a livello di pelle, ma non ho mai avuto la determinazione di scriverlo; insomma ho toppato nel non dare ascolto al mio lato emotivo.

eppure bastava guardarsi attorno anche nei blog e vedere quanti usavano toni addirittura isterici contro di lui: fascistoidi anti-grillini a volte perfino peggiori dei fascistoidi pro-grillini; sono scappato a gambe levate da alcuni di loro: chissà se capiranno mai di avere anche loro sulla coscienza nel loro piccolo la Terza Repubblica renzesca.

ma fra l’altro, questo fa capire che Grillo è davvero un dilettante allo sbaraglio, anche se a tratti geniale: possibile che non avesse sondaggisti suoi che gli potevano risparmiare qualche brutta figura?

no, non li aveva e si è fatto massacrare.

* * *

andare in televisione da Vespa è stato l’ultimo errore clamoroso: voleva conquistare il voto delle vecchiette e invece ha finito di spaventarle del tutto come un pericolo reale.

e intanto non ha certo recuperato facendo così tutti quelli che lo avevano votato l’anno scorso perché provasse a fare politica e a contare qualcosa, si sedesse a quel famoso tavolo con Bersani o chi per lui, magari anche soltanto per non lasciargli alibi.

Grillo non poteva certo avere recuperato elettorato con le espulsioni di chi nel suo Movimento a 5 Stelle gli diceva questo e rappresentava una bella quota di chi lo aveva votato: ha solo portato le Stelle da 5 a 4 o a 3: e non si pigliano più voti in questo modo, mi pare chiaro.

però poi è bello che in tanti gli abbiano voltato le spalle senza andare da altra parte, anche se non credo che Grillo possa avere capito; la dimensione plebiscitaria e fascistoide del suo pensiero profondo non credo possa cambiarla: continuerà a fare le sue battaglie spesso giuste e da sostenere volta per volta (a volte), senza che si possa mai dare un assenso di fondo a lui.

* * *

ma l’errore mio degli errori è che continuo a pensare che nelle scelte elettorali delle persone vi sia anche solo un barlume di razionalità, di attenzione ai programmi, di scelta consapevole del che cosa fare; eppure ho verificato intorno a me e forse anche in me stesso che invece si tratta di scelte unicamente emotive.

l’emotività popolare è molto facile da governare ed esistono centri specializzati per farlo.

alla fine, come ho verificato anche di persona, la maggior parte di coloro che ha votato Renzi non sapeva bene perché lo faceva: gli sembrava il male minore.

elezioni guidate dalla paura, cioè da un fattore emotivo.

in ogni futura analisi politica dovrò avere ferma questa stella polare: che gli elettori votano emotivamente.

e per cogliere le tendenze emotive dominanti, forse bisognerebbe collegarsi alle televisioni: cosa che continuerò a rifiutarmi di fare…

* * *

vado ancora più a fondo.

nella mia idea che la gente alle elezioni e nella politica la gente faccia scelte guidate da una valutazione attenta dei propri interessi e dal senso delle scelte più opportune per la collettività c’è un residuo ben forte di intellettualismo marxista mal collocato.

la politica non è più il campo della lotta di classe, ma oggi piuttosto l’arena dove si confrontano diverse tecniche di manipolazione del consenso di massa.

* * *

l’ultimo errore che vorrei citare nelle mie analisi politiche (ce ne sarebbero altri, ma mi accorgo di avere superato già il limite della leggibilità) è di credere in qualche modo che debba o anche soltanto possa esserci una coerenza fra il detto e il fatto e fra il detto il giorno prima e il detto il giorno dopo.

stiamo vedendo risorgere il partito a vocazione maggioritaria, cioè totalitaria, di veltroniana memoria (ecco il prossimo più adatto Presidente della Repubblica di questa stagione), che sta provando a fondare la terza repubblica: una nuova DC, ma senza opposizione che conti.

con qualche successo iniziale della menzogna sistematica di massa, inaugurata a suo tempo da Veltroni come modo del tutto naturale di rapportarsi con gli elettori da parte dei politici in questa visione totalitaria della politica.

ma per ora, almeno, è un successo molto più apparente e fragile di quanto ci vogliono far credere, considerando che i 3/4 degli italiani sono in realtà voltati da un’altra parte, e solo un quarto circa dell’elettorato ha dato credito alle promesse renzesche: che vincono per il silenzio altrui, più che per virtù proprie intrinseche.

in questo quadro pare del tutto assurdo rivendicare lo spessore nel tempo di ciò che avviene.

siamo passati al vivere nell’istante e alla politica dell’attimo fuggente.

* * *

occorre adeguarsi o forse, semplicemente, se non lo si vuol fare, togliere il disturbo.

oppure credere che valga la pena di tenere acceso il lumicino del dissenso critico, fosse anche soltanto per se stessi.

2 risposte a “i miei errori nell’attimo fuggente della politica – 384.

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