le porcate di Renzi n. 2 – le sue regole – 402.

da condannato in primo grado della Corte dei Conti per nomine irregolari e incarichi agli amici, Renzi dovrebbe oggi fare finta di essere il capofila della lotta alla corruzione di un popolo che, vent’anni dopo Mani Pulite, adesso è stato ampiamente ri-educato e se ne frega altamente…

* * *

Renzi infatti ha poche idee ma chiare, come sempre.

Il problema sono i ladri, non le regole.

dice; e pensa che frase profonda: pensa se il problema fossero le regole.

pensa se le regole dicessero: ruba pure, che tanto non può farti che bene.

* * *

purtroppo di fatto in Italia, con questo ceto politico e questo modo di intendere e fare la politica, la corruzione è la regola.

quindi il problema sono i ladri e il problema sono anche le regole.

o meglio sono le regole non dette.

in Cina i politici corrotti li fucilano.

non sia mai, però forse le nostre regole sono troppo sfilacciate.

forse lo scioglimento come associazione a delinquere di ogni partito che ha fatto eleggere un politico corrotto sarebbe un buon deterrente.

e invece sono decenni che ci spiegano ogni volta che si tratta di un caso isolato: viene in mente la faccia tosta di Craxi quando diede del mariuolo a Mario Chiesa.

dunque, qualcuno spieghi a Renzi, che il problema sono le regole, e solo dopo i ladri.

* * *

purtroppo nessuna regola contro la corruzione funziona se chi ha il potere non intende applicarle.

a cominciare da se stesso.

 

 

14 risposte a “le porcate di Renzi n. 2 – le sue regole – 402.

  1. Mi sembra francamente un ragionamento arzigogolato: chi accetta la corruzione è ladro. Punto, semplice.
    Ed il problema è suo, non della regola, quella scritta e ufficiale.
    Francamente, arrivare a chiamare questa una “porcata”, bhè mi pare veramente eccessivo.

    • per quanto molte normative e legislazioni in cui ho avuto la sfortuna di imbattermi nella breve carriera lavorativa mi appaiano semplicemente vergognose, disseminate di errori ed incongruenze quando non proprio insensate (a volerla vedere con occhi di ingenuo, perchè ripensandoci cresce il sospetto che insensatezze ed incongruenze siano strategiche ad agevolare l’arbitrarietà del giudizio), per quanto i metodi di attribuzione della colpa e attuazione delle pene risultino spesso risibili (la quantità di tutele, garanzie e diritti acquisiti presenti è alta e nociva per un paese marcio come il nostro: con olio e conoscenze finisce che si liscia sempre tutto, in un modo o nell’altro) convengo che potrebbero anche non essere le leggi la causa del problema di disgustosa corruzione italica: ma di certo lo è il sistema.
      in un sistema sociale diciamo normale, dove ruberie e illegalità sono presenti in percentuali limitate o quantomeno ben nascoste perchè perseguite concretamente, potrei ritrovarmi con la tua affermazione “chi accetta la corruzione è ladro”. ma in un paese come il nostro in cui buona parte del sistema economico finanziario e industriale si basa fondamentalmente su favori e spinte, in un paese dove il malcostume sociale è sdoganato e non di rado visto sotto una buona luce, anche nei media, in un paese in cui non ci si vergogna di essere schifosi, ma al contrario si teme per le ripercussioni che si avrebbero nell’essere onesti e leali, in un paese come il nostro (da terzo mondo) in cui si respira aria stantia e viziosa, in un paese così chi accetta la corruzione è identificato da molti come furbo ben prima che come ladro. fregare paga, tutti fregano e dunque perchè dovrei essere io il fesso, ovvero l’onesto? questa è la mentalità preponderante in italia: l’educazione ruota su ‘valori’ malsani e le facce risultano sempre più bronzee, non esiste più pudore. spesso i peggiori restano impuniti, o vengono ‘puniti’ e dopo qualche anno sono di nuovo lì, smaglianti più di prima. mi pare evidente: il gioco vale la candela, il sistema è ben radicato.

      ci vuole la mannaia, la gente deve avere _paura_ di delinquere, perchè adesso ne ha troppo poca.

      • @ krammer

        grazie: hai argomentato in modo più disteso e ragionato quel che io non avevo né tempo né voglia di ripetere.

        quello che hai detto ha tutta l’ovvietà di una visione onesta.

        chi dice che la colpa è dei ladri e non delle regole, evidentemente non vuole cambiare le regole così che i ladri possano continuare a rubare indisturbati…

        • Mannaggia, ci andiamo giù leggeri!
          Cosa vorresti dire, che siccome non condivido l’impostazione del post potrei essere annoverato fra quelli in mala fede anche io? Però!

          • sì, sono convinto che tu sia in malafede in questo caso, e lo dico, l’ho detto anche in un altro commento.

            naturalmente posso sbagliare, nel qual caso sarò pronto a fare ammenda.

            non sono convinto che tu sia in malafede perché sei in dissenso da me: si possono ricevere critiche molto pertinenti e puntuali, che ti fanno capire che stai sbagliando (molte volte me ne hai fatte), critiche inappropriate o incoerenti, critiche inutilmente aggressive; in questo caso io credo di vedere la malafede di chi dice che il vero problema è un altro, che non c’entra nulla.

            naturalmente il fatto che io lo dica una volta, non significa che lo dica sempre: anche se mi sono posto come vincolo l’assoluta schiettezza, i giudizi sono differenziati di volta in volta; il che dovrebbe darti la garanzia che quando apprezzo i tuoi interventi non ti sto facendo dei salamelecchi da social network.

            se il problema è culturale, peraltro, Renzi non è certo in grado di fare la predica a nessuno, considerando che il farsi assumere come dirigente dall’azienda paterna tre giorni prima di entrare in aspettativa retribuita come presidente della provincia di Firenze e da allora percepire uno stipendio superiore ad ogni suo in precedenza, a carico della collettività, non è certo penalmente rilevante, ma moralmente lo trovo discutibile.

            ma tornando a te, dire che il vero problema è culturale è un modo per aggirare le questioni da me sinteticamente poste nel mio contributo, senza discuterle nel merito, dove potranno anche essere trovate grossolane oppure inappropriate: aspetto che qualcuno me lo dica.

            e in questo trovo la malafede: nello spostare un problema su un piano sul quale risulta irrisolvibile, mentre io cercavo delle soluzioni politiche e concrete.

            è quasi un non volere discutere per principio.

            come al solito, e in ogni mia risposta o commento critico, resto convinto che la schiettezza delle dichiarazioni, anche quando pungono, a ben vedere sia un valore, perché indice di un interesse, comunque, e di una volontà di dialogo autentico.

            • A parte il fatto che io non ho parlato di “cultura” nel mio commento, se proprio vogliamo leggerla in questo modo, potrei facilmente dire che fai esattamente lo stesso tu: cos’altro è, infatti, una “regola” non scritta e comunemente accettata se non una forma di cultura?
              Tanto per dire.

              In secondo luogo, io non ho nominato Renzi, né ho detto che sia la persona più indicata per risolvere il problema: ho solo scritto che giudicarla una “porcata” mi pareva francamente eccessivo.

              Cercavi soluzioni concrete? Se vuoi leggerla così…. diciamo che “in Cina i politici corrotti li fucilano” a me non sembra (o preferisco non leggerla come tale) una proposta concreta.

              Vogliamo discutere di regole? Già la previsione della sospensione dei tempi di prescrizione col rinvio a giudizio sarebbe un ottimo passo avanti. Così come la reintroduzione del reato di falso in bilancio.
              Entrambe misure proposte dal governo, adesso vedremo l’iter.

              • nel tuo commento tu hai detto (e ancora mi domando che cosa voglia dire, fino in fondo) che “il problema [della corruzione] è suo [del corrotto], non della regola”.

                in poche parole, e non mi pare di tirare le tue parole per i capelli, la società deve soltanto aspettare che i corrotti cambino mentalità (cioè cultura), perché cambiare le regole non serve a nulla.

                ribadisco di essere totalmente sconcertato da queste affermazioni, che del resto ripetono quel che ha detto Renzi codificando in forma pittoresca e populista la sua volontà di NON CAMBIARE LE REGOLE PER COMBATTERE LA CORRUZIONE.

                il tutto condito da parte sua di frasi senza significato sui calci nel sedere e sull’alto tradimento (che se fosse una proposta seria accetterei con entusiasmo) e via dicendo.

                si potrebbe obiettare che il problema della corruzione è ben più importante di quello del bicameralismo perfetto e contribuisce in maniera determinante alla fuga in atto degli investimenti internazionali dal nostro paese.

                ma a che pro? a che pro ripetere queste cose a chi RAPPRESENTA oggi e incarna alla perfezione questo sistema?

                gli 80 euro non sono stato un ulteriore passo decisivo nella direzione della corruzione del popolo?

                le regole sono certamente una forma di cultura, ma – se non vuoi giocare con le parole – hanno una portata diversa dalle prediche morali, se applicate.

                cerco soluzioni concrete e ne ho proposte parecchie, parte nel post, parte nei commenti; e non certo la condanna a morte dei corrotti – ho fatto l’esempio cinese solo per dire che è inapplicabile da noi -; quindi questo tipo di argomentazione che hai usato è un po’ troppo avvocatesco per i miei gusti… 😦

                equiparare la corruzione all’alto tradimento (rubo le parole di bocca di Renzi, guarda) è una sciocchezza, dato che attualmente il nostro ordinamento lo prevede solamente per il Capo dello stato; ma, per stare più leggeri, punire il reato di corruzione con l’ergastolo e più ancora con la confisca totale di tutti i beni del corruttore oppure del corrotto; sciogliere – al giusto livello di competenza – i partiti politici che hanno candidato il corrotto; stabilirne l’esclusione a vita da ogni forma di partecipazione alla vita politica e allo stesso modo escludere tutti coloro che hanno avuto incarichi di responsabilità nei partiti che vengono sciolti come associazioni a delinquere: esattamente come sarebbe dovuto avvenire per la P2.

                la riduzione dei tempi di prescrizione e la re-introduzione del reato di falso in bilancio (che NON È nell’agenda del governo Renzi, lo ha negato esplicitamente pochi giorni fa) sarebbero utili, ma non hanno nulla a che fare direttamente col problema della corruzione, che esige interventi specifici.

                che non ci saranno, possiamo stare tranquilli, perché verrebbe meno a motivazione principale che spinge oggi alla vita politica in Italia e apparirebbe come un harakiri dei partiti.

      • Condivido gran parte di quello che scrivi.
        Ma su un punto dissento: anche in un sistema “marcio”, chi accetta la corruzione è ladro.
        Altrimenti, smontiamo l’idea di Stato di diritto e facciamola finita.
        Io a questa idea ci credo ancora, e credo occorra ripristinarla. E ripristinarla, per me, vuol dire anche ripartire da una corretta descrizione dei fatti: chi corrompe o si fa corrompere è criminale. E’ ladro.

        E per quanto concordi, come detto, con te che la legislazione in Italia faccia spesso schifo e faciliti queste situazioni, scaricare la “colpa” sulle regole non risolve il problema.
        Il problema si risolve con la cultura civile.

        Quanto alla “paura” di delinquere (sulla quale pure concordo), ribadisco solo un concetto basilare del sistema penale: la dissuasione si ottiene con pene misurate e certe, non con pene “spauracchio” da “colpirne uno per educarne cento”, applicate senza controlli tanto da apparire una casualità.

  2. é una questione di regole ma io direi anche di modo di pensare…farò il qualunquista ma a me sembra che in Italia, con molte eccezioni grazie al cielo, il comandamento più seguito sia “frega il tuo prossimo prima che lui freghi te”. Una mentalità del genere porta inevitabilmente a un sistema in cui ognuno tira l’acqua al proprio mulino (o tira i soldi al proprio portafoglio). Dal compagno di classe che fa la cresta quando raccoglie i soldi per il regalo di un amico fino ai politici che gestiscono appalti milionari.
    Da questo modo di pensare nasce il giochetto fatta la legge – fatto l’inganno. Le regole esistono ma ho l’impressione che per molti questo sistema vada più che bene…

    • certamente la nostra mentalità è la principale responsabile della situazione disastrosa della morale pubblica e della corruzione quasi universale.

      c’è un modo solo per cambiare questo stato di cose: leggi severissime: confisca totale di tutti i beni dei corrotti; scioglimento dei partiti politici che li hanno portati nella posizione in cui hanno potuto rubare, espulsione a vita dalla vita politica.

      basterebbe volere; il fatto è che non mi aspetto da Renzi queste cose, dato che l’appoggio che è andato a lui è stato quello di chi ha rifiutato la lotta contro la corruzione di Grillo.

      • Sono d’accordo con te per quanto riguarda il discorso delle leggi più severe e soprattutto applicate senza esitazioni. Mi rimane tuttavia il grande rammarico che, da bravi pecoroni, abbiamo bisogno di qualcuno con il bastone che ci controlli passo dopo passo. Riusciremo mai a far funzionare le cose, ad essere onesti per un minimo di autocoscienza civica invece che per la paura della pena?
        Ho paura di no..

        • credo che uno sguardo disincantato sul genere umano dica che le culture possono produrre mentalità più o meno portate verso la corruzione ed indulgenti verso di essa, ma che NESSUNA civiltà umana potrebbe affidare alla semplice coscienza individuale il compito immane di resistere alla tendenza a corrompere e a lasciarsi corrompere.

          per questo, a parer mio, il fulcro sta nelle leggi: che, per uno strano paradosso, devono essere tanto più severe contro la corruzione quanto più quella cultura vi è portata (vedi l’esempio cinese, che ha alle spalle una corruzione millenaria e, proprio per questo, la punisce oggi in maniera severissima, non dico per sradicarla, ma per contenerla entro limiti molto stretti)).

          si arriva con ciò ad un paradosso anti-democratico: quanto più un popolo è naturalmente corrotto, tanto meno è compatibile con esso il regime democratico: perché, se le leggi fossero completamente all’arbitrio di quel popolo, esse lascerebbero via libera alla corruzione sino alla completa dissoluzione della società.

          mi sembra, perfettamente, il caso dell’Italia.

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