Kirchner, una voce argentina contro le estorsioni della finanza – 423.

ostinatamente l’Argentina continua a smentire le tesi fantasiose che uno stato che controlla la propria moneta non può fallire (sciocchezze simili propalate dal neo-nazista Barnard riescono ad avere credito solamente in Italia), ed è tornata sull’orlo del default,

stranamente, invece,  l’Argentina documenta un fatto che gli economisti classici si rifiutano abitualmente di mettere in rilievo, cioè la stretta correlazione fra la propensione di un paese a fallire e il suo tasso di corruzione.

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il default del’Argentina fu proclamato ufficialmente nel 2002 e fu seguito da uno sconvolgimento economico senza molti precedenti: nell’ottobre di quell’anno il 27,5% degli argentini era in condizioni di povertà estrema e un altro 57,5% era al di sotto dela soglia dela povertà, anche se in modo meno grave: in altre parole l’80% della popolazione pativa la fame; a disoccupazione aveva raggiunto il 25%; decine di migliaia di persone vivevano a Buenos Aires raccogliendo e rivendendo cartone preso dai rifiuti.

ma, dopo il default, a ripresa economica fu veloce.

nel 2005 fu trovato un accordo per la ristrutturazione del debito con i creditori al quale aderirono il 76% dei creditori che ricevettero in restituzione fra il 25 e il 35% de valore nominale dei loro crediti.

nel 2010 la ri-negoziazione venne aperta anche nei confronti dei creditori che l’avevano rifiutata nel 2005, che in parte aderirono nuovamente, pur di recuperare ameno una parte dei loro capitali; in questo modo il 92% del debito argentino fu rinegoziato.

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ma una parte di creditori americani, un residuo 8%, ha continuato a rifiutare ogni tipo di accordo e si è rivolta alla Corte Suprema degli Stati Uniti per rivendicare il pagamento di 1,3 miliardi di dollari ai fondi hedge per bond in default.

con sette voti a favore e uno contrario, la Corte ha stabilito che i possessori di bond possono far ricorso alle corti americane per costringere l’Argentina a svelare dove controlla proprietà nel mondo per facilitare il recupero dei fondi.

si tratta di un modo di fare giurisprudenza davvero creativo, dato che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che a sua giurisdizione si estende anche all’Argentina, cioè ad un paese nominalmente sovrano.

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solo che oggi l’atteggiamento mondiale verso i crediti accumulati sul piano finanziario dell’èlite degli iper-plutocrati è cambiata parecchio (salvo che in paesi come l’Europa e gli USA che vivono ancora sotto la dittatura ideologica di questi circoli di sfruttatori sanguinari).

la presidente dell’Argentina, Kirchner, si è presentata in televisione in un messaggio a reti unificate definendo “un’estorsione” la decisione della Corte suprema Usa; ha assicurato che il paese è pronto ad onorare i debiti, “la volontà di negoziare del paese è ampiamente dimostrata”, ma che c’è bisogno di una ri-negoziazione. “Non siamo in default”: è escluso “un default del debito già ristrutturato”.

“Non è un problema finanziario o giuridico”, ha detto, ma ha confermato che l’Argentina non intende “convalidare un modello di business a scala globale” che potrebbe portare a “tragedie inimmaginabili”.

“Vogliamo onorare i debiti, ma non vogliamo essere complici di questo modo di fare affari”.

una voce argentina contro le estorsioni della finanza…

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tuttavia la decisione americana ha fatto salire lo spread dei titoli di Stato argentini a 800, il che significa che gli interessi che il paese deve pagare sul debito sono cresciuti drammaticamente: lo spread altro non è, del resto, che la sintesi delle valutazioni degi ambienti finanziari su un paese e possiamo ben credere che, dopo queste dichiarazioni, non siamo state positive. 

la Corte Suprema americana insiste, come se fosse affar suo, affermando di fatto una competenza sulle dispute finanziarie internazionali, che l’Argentina non può procedere con i pagamenti sul suo debito ristrutturato a meno che non paghi gli hedge fund che hanno rifiutato l’offerta di concambio perché violerebbe la cosiddetta clausola dell’eguale trattamento, che Buenos Aires aveva promesso ai vecchi creditori.

ma il 30 giugno l’Argentina ha in calendario il pagamento degli interessi ai possessori di titoli di stato scadenza 2033 che hanno aderito al concambio, ma ha anche detto di non poter far fronte contemporaneamente al pagamento in calendario e a quello degli hedge fund, agitando di fatto lo spettro di un default, con possibili “dure conseguenze per milioni di argentini”.

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possiamo ben pensare che queste nuove possibili sofferenze del popolo argentino lascino del tutto indifferenti, se non addirittura soddisfatti i circoli degli iper-plutocrati assetati di miliardi, ma un nuovo default argentino deve essere guardato dai mercati internazionali con molta prudenza perché potrebbe travolgerli tutti.

e forse la pazienza dei popoli sta volgendo a termine.

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fonti:

http://www.repubblica.it/esteri/2014/06/17/news/argentina_la_presidente_de_kirchner_contro_gli_usa_un_estorsione_la_richiesta_di_pagare_1_3_miliardi_per_i_fondi_edge-89177262/?ref=HREC1-

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/16/tango-bond-corte-suprema-usa-impone-allargentina-di-pagare-spettro-default/1030237/

Una risposta a “Kirchner, una voce argentina contro le estorsioni della finanza – 423.

  1. Pingback: ristrutturare il debito: i casi di Argentina, Grecia, Portorico – 220. | Cor-pus·

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