il trionfo della serendipity a Guilin – My roundtheworld n. 29 – 501.

ancora un piccolo passo indietro nella cronaca del viaggio.

* * *

Ed eccomi all’inizio della giornata in più che mi è stata regalata dalla addetta alla biglietteria ferroviaria, che ha deciso di farmi partire un giorno dopo quello che le avevo chiesto! Parlo di giovedì 24 luglio.

Intanto scopro che nell’hotel non c’è il servizio di lavanderia, e la situazione sta diventando drammatica da questo pumto di vista, dato che l’unica cosa che ho in abbondanza per il ricambio sono le 20 calze basse di nylon comperate sventatamente ieri sera, che con l’occasione inauguro.

In compenso nell’albergo che se la tira c’è un altro tipo di servizio attivo, dato che ad ogni rientro trovo dei bigliettini sotto la porta…: pubblicità di procaci ragazze che offrono i loro servigi.

* * *

Comunque oggi risolverò il problema dell’ubicazione dell’hotel, ad ogni costo; c’è un taxi davanti quando esco e adesso son deciso a farmi portare all’angolo occidentale del grande parco centrale della città, studiando bene l’itinerario per capire anche la posizione dell’hotel; indico e provo a ripetere quindi anche a voce alla tassista il nome della via, che però le risulta sconosciuta, come già al mio primo driver notturno di Guilin.

Comunque spiegandole meglio la cosa e mostrando che è di fianco al grande centro di Informazioni Turistiche, la signora, che ha dei bei guanti di plastica, parte: ma non è convinta, e infatti continua a parlare da sola, molto agitata, e si consulta anche al telefono.

Il giro di fa ben presto inestricabile, e alla fine, dopo un quarto d’ora, mi esce un grido: siamo tornati davanti al’hotel!

Ma lei fa ancora un paio di centinaia di metri e mi indica con la mano una direzione verso la quale avviarmi, lungo una grande strada.

Pago lo stesso il mio euro.

* * *

Mi incammino: un cartello stradale mi aiuta e mi do come meta però un parco successivo, cioè la Collina dell’elefante, che prende il nome da una altura sul grande fiume di Guilin, la quale ha una enorme grotta aperta sul suo lato sinistro, un arco naturale che le conferisce effettivamente la sagoma di un elefante, approssimativamente.

Questo significa che nel parco le riproduzioni degli elefanti in una lucida pietra grigia, che dev’essere del posto, abbondano ovunque.

Il parco è a salato pagamento, come tutto qui a Guilin; pago comunque e comincio una faticosa salita alla collina nell’aria che si va rapidamente riscaldando e che mi fa colare di un sudore inarrestabile, incrociando ben pochi ardimentosi; in cima vi è una torre antica, forse una rustica pagoda, ora quasi in rovina, e spingendosi oltre si arriva all’affaccio sul fiume, e di lì, passando sotto una breve galleria, si arriva ad affacciarsi sulla vista spettacolare del grande arco naturale.

* * *

Clic.

Un nuovo arresto della macchina fotografica, che stamattina funzionava: solo ripassando sotto la fresca galleria la camera appare in grado di scattare ancora una sola foto: peccato per l’inquadratura non perfetta.

Mi rimane il tempo di sbizzarrirmi fra salire e discese panoramiche che svaniranno rapidamente nella mia memoria volatile.

* * *

Nel ritorno verso l’hotel, in lontananza, affacciandomi ad un grande parco verde, vedo due pagode affiancate che sembrano emergere dall’acqua e percorrendo un lato del lago eccomi arrivare davvero al parco che cercavo e finalmente nel lato che volevo.

Ecco la porta Sud dell’antica cinta muraria, ecco il centro di Informazioni Turistiche: i luoghi sono belli, ma ovunque si affacciano ed incombono su di loro le sagome dei grandi palazzi di Guilin, che hanno certo profili prevalentemente orizzontali e non verticali come ad Hong Kong o a Macau, ma rappresentano le intrusioni pesanti e poco rispettose della modernità.

Mi viene istintivo il paragone con i luoghi simili di Nanjing o Hangzhou, dove il rispetto dell’antico era molto più sentito, e mi capita di pensare che questa Cina meridionale sia molto più provinciale: in un certo senso la sua maggiore apertura all’Europa l’ha resa come più indifesa nella tutela della propria identità, che è sentita come pittoresca, ma non così preziosa.

* * *

Ma quando finalmente esco, al grande ponte che taglia in due il parco, a questo punto capisco che l’hotel si trova vicinissimo al parco, anzi e che è fra i gradi edifici che deturpano ogni fotografia del parco, che il grande sottopassaggio delle mie avventure di acquirente di ieri è la piazza centrale di Guilin e che sono a non troppi passi dalla meta delle mie ricerche.

Avevo praticamente l’oggetto del desiderio sotto il naso, e non lo vedevo; ma questo capita così di frequente!

E ora che ho definito finalmente il quadro o la vera e propria mappa concettuale degli spazi che sto attraversando uscire per una lunghissima camminata sul fiume e ritornare ai luoghi serali di ieri per oltrepassarli fino al Picco della Bellezza solitaria è uno scherzo: ora davvero a Guilin mi sento a casa.

* * *

Ma la videocamera non dà praticamente più segni di vita, riesce a riprendere ancora una foto dentro il tunnel sottacqueo che congiunge le due pagode del Sole e della Luna, dopo che l’ho tenuta per 5 minuti sull’impianto di refrigerazione, ma poi neppure la sera con la sua relativa frescura riesce a rianimarla.

* * *

Non mi rimane che l’indomani mattina, giovedì 25 luglio, sfruttare le ore prima della partenza prevista per mezzogiorno per comperarne una da pochi soldi, dato che è da escludere che io possa continuare il mio viaggio senza fotografie.

E’ una partenza depressa per quella che si rivelerà invece la giornata più sorprendente e piena del mio viaggio sino ad ora, e mi sento decisamente a terra: immaginavo che il forte temporale che ha concluso la serata di ieri avesse rinfrescato l’aria, ma la foschia al risveglio è quasi più fitta e più impenetrabile del solito e l’insieme dei contrattempi forse mi sta stressando oltre ogni limite.

Alle sette di mattina, in attesa che i negozi aprano alle 9, mi rimane giusto il tempo per un rapido giro al parco centrale di Guilin, ora che so trovarlo, e qualche foto ai mattutini maestri delle danze dei ventagli o delle spade che già sono all’opera nel mattino nebbioso.

* * *

Ma la videocamera, a sorpresa, viso che non fa poi troppo caldo oggi, dà di nuovo forfait dopo poche riprese, e quindi non è neppure la temperatura a bloccarla, forse l’umidità.

Non è che l’umore migliori con questo: decido di seguire la grande strada su cui si affaccia l’hotel, che non ho mai esplorato, ed è un susseguirsi incredibile di negozi per telefonini, la nuova merce universale che ha messo internet a disposizione delle masse.

Dispero già di trovare un negozio di vecchie classiche macchine fotografiche, quando ecco che alle 9 un tipo sta giusto aprendo il suo negozio; guardo i prodotti, delle solite case mondiali, ma sono molto perplesso sul da farsi, perché anche foto di qualità scadente non sono una buona scelta.

Intanto mostro la macchina all’uomo, soprattutto per fargli capire che cerco una riserva da pochi soldi (ne ho viste attorno ai 120 euro), ma lui l’ha già presa in mano con interesse professionale, poi si è allacciato a internet per capire quale è il segnale di errore che dà la macchina, e infine si è attaccato al telefono.

* * *

Quella che segue è semplicemente la storia di quel che ho vissuto, ma vale come 100 indagini sociologiche sul mercato cinese e fate conto che sia la mia analisi di perché la Cina ha oramai vinto la sua competizione nel mondo.

L’uomo mette giù il telefono e, capendo che darmi indicazioni a voce sarebbe come parlare al muro, mi accompagna di persona, lasciando il negozio aperto e incustodito, circa duecento metri dall’altro lato della strada dove c’è un altro venditore Sony.

Questo è una specie di nerd cinese ragazzino, ma senza occhiali; guarda la macchina e mi chiede se mi è caduta per terra (tutto il dialogo avviene in cinese col sussidio del linguaggio dei gesti, ma io capisco!).

Posso aprire la macchina?, mi fa.

Certo, tanto tra me la considero oramai per persa.

* * *

E qui comincia il più fantastico smontaggio che io potessi immaginare: gradualmente la videocamera viene smantellata, accumulando con ordine i pezzettini: come diavolo farà a ricordarsi dove andranno tutti?

E finalmenrte eccoci al punto: qui è entrata dell’acqua, dice lui.

O meglio, del sudore, penso io, e rifletto su quanto malamente io tratti questa macchina, come altre: mica c’è da meravigliarsi, dopo, se si rompe… – considerando poi che era appena tornata da una revisione italiana in garanzia…

Credo che questa straordinaria capacità cinese di lavorare sul decisamente piccolo abbia molto a che fare con gli ideogrammi che decisamente costringono allo sviluppo di una visione molto analitica e di dettaglio (un po’ come una volta in Germania la scrittura gotica).

intanto il nerd prende delle spazzoline e sfrega energicamente in un punto, poi un piccolo saldatore e ci ripassa su sciogliendoci qualcosa, poi prova a ri-assemblare, dopo avere verificato il passaggio di tensione, ma ancora non funziona; ripete e adesso va, rimonta, pezzo dopo pezzo: le cose più difficile sono le più semplici finali, quando si devono re-incastrare i pezzi strutturali della macchina.

150 yen, mi scrive lui ad un certo punto: no problem: fanno 18 euro.

La mia videocamera è risistemata; Genius! io grido, facendolo sorridere.

* * *

E io penso a quanto tempo ci sarebbe voluto (e quanti soldi) in Italia, mentre in Cina un qualunque addetto di laboratorio è stato in grado di diagnosticare e risolvere il problema.

Correttezza, competenza, professionalità, onestà: la sfida si dovrebbe vincere su questi fattori, ed è così banale dirlo che da noi si preferiscono i maestri del pensiero confuso e dell’inchiostro di seppia.

Ma la sfida è persa; troppo tardi per dismettere l’arroganza che si accompagna alla improvvisazione e maschera il non saper fare: l’Italia è un paese perso.

26 risposte a “il trionfo della serendipity a Guilin – My roundtheworld n. 29 – 501.

    • ho letto, ho letto.

      in effetti lui è un maestro del sangue freddo necessario per farsi i propri porci comodi.

      a me – se ricordi – è sempre sembrato un eroe nazionale in pectore, un simbolo mondiale di quel che siamo diventati.

  1. Oh, caro Bort, siamo messi male davvero in questa nostra terra!

    Mi raccomando di non stancarti troppo e di farci vedere, poi, ciò che tu vedi ora (che io conosco già, ma è sempre molto bello ricordare e rivivere!)
    La tua compagna di viaggio
    gb
    🙂

  2. Bella quella del decisamente piccolo e dei pittogrammi. Bella anche quella dell’adattarsi al problema anziché alla procedura. In Europa c’è sicuramente una procedura da rispettare quando c’è un guasto, e questa sicuramente implica per prima cosa di inviare la macchina guasta a qualcun altro e intanto i giorni passano hehehe

    • non ho ancora scritto il post conclusivo dell’addio alla Cina – anche perché difficilmente ci tornerò.

      lì ci sarà la mia valutazione complessiva; ma non anticipo qui per mantenere la giusta suspence.

      • Naturalmente, rimane da vedere se una riparazione cosi’ si rivelerà duratura una volta che tu sarai a centinaia o migliaia di chilometri dal ragazzo in questione hehehe

          • No questa non è certo l’Ortodossia che anzi è talmente ingenua da ritenere che i corpi risorgeranno nell’ultimo giorno e che per questo non si debbano cremare, come se le ossa sepolte da duemila anni avessero fossero davvero di una qualità molto maggiore delle ceneri ai fini di una futura resurrezione 🙂 Dev’essere stato piuttosto il pensiero orientale ad avermi fatto pensare che niente è acquisito definitivamente e che tutto è sempre da riconquistare da capo ogni volta!

            • ah ah, infatti la parola ortodosso era usata con un filino di ironia affettuosa. 😉

              certo che il pensiero religioso orientale qualunque sia vede molto più lontano del pensiero religioso occidentale, qualunque sia.

              però non avevo mai pensato ai pc in termini di trasmigrazione delle anime… 🙂

              lo sai che è un’idea da non buttare via? 😉

      • @Bort
        l’addio alla Cina!
        detesto gli adii!
        non pensare che difficilmente ci tornerai!
        che ne sai tu?

        ti abbraccio
        gb

  3. Pingback: 1. elenco dei post sul #roundtheworld, il viaggio attorno al mondo. | bortoround·

  4. Pingback: Guilin, il Parco delle Sette Stelle – videoclip n. 87. | bortoround·

  5. Pingback: Guilin, esercizi di danza mattutini nel Parco del lago Shan – videoclip n. 94. | bortoround·

  6. Pingback: Guilin, la Collina della Proboscide dell’Elefante – videoclip n. 95. | bortoround·

  7. Pingback: Guilin, le pagode gemelle del Sole e della Luna – videoclip n. 96. | bortoround·

  8. Pingback: 2. elenco delle presentazioni dei videoclip. – bortoround·

  9. Pingback: il trionfo della serendipity a Guilin – my roundtheworld 29 -215 – bortoround·

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...