toccata e fuga a Sam Neua: addio al Laos e tormentato arrivo nel Vietnam – My roundtheworld n. 39 – 513.

sono arrivato a Sam Neua che era oramai quasi sera: l’ultima vera cittadina del Laos nord orientale, che porta verso un valico col Vietnam a qualche ora ulteriore di distanza, ma e` quasi fuori del mondo, e un viaggio senza storia tra le eterne indecifrabili montagne verdissime del Laos settentrionale, tra sole ed acqua alternati e gli incredibili villaggetti di capanne sospese su pali sulle creste piu` panoramiche che abbia mai visto…

la citta` appare, immersa nella vallata verdissima, ad una svolta della strada, e fa una bella impressione: la stazione dei bus sta in cima alla collina, ma ecco due francesine con cui condividere la spesa del tuctuc.

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ho viaggiato per l’intera giornata da Phonsavan seduto a fianco di due bambini, due fratellini, di cui il primo non ha fatto che vomitare silenziosamente nei sacchetti di plastica, forse una decina, dall’inizio alla fine del viaggio, buttandoli via via dal finestrino; per la verita` il vomito stava per esaurirsi per mancanza di materia prima verso la meta` del percorso; ma qui c’e` stata la pausa pranzo, lui si e` precipitato fuori a fare rifornimento e ha ricominciato a pieno ritmo.

il fratellino invece vomitava di rado, ma con getti imponenti e rumori adeguati.

per un poco ho pensato che i due, sui sette otto anni e forse gemelli, viaggiassero da soli, ma poi ho scoperto che avevano una madre, seduta in seconda fila senza darsi il minimo pensiero di loro, quando il piu` estroverso dei due, diciamo cosi`, e`andato da lei a provare a farsi consolare, ma senza molto successo; del resto oramai erano quasi arrivati: ecco la strada polverosa davanti a una ventina di capanne in fila, coi maialetti e le onnipresenti galline, e qui sono scesi.

gia`, perche` mi ero dimenticato di dire che in questi trasbordi di montagna in Laos sui mezzi pubblici alla partenza vengono assegnati due sacchettini di plastica di dotazione per l’inevitabile rigetto: e allora ecco le teste fuori dal finestrino, gli occhi semichiusi e gli spruzzi giallastri, che quando si e` finito si buttano allegramente per le verdi pendici…

che schifo??? e perche` mai? io vi dico, sperando di non scandalizzarvi, che non soffro di maldauto, fortunatamente, ma questo vomito sul bus a me pare come il porno: a forza di vedere tutta questa gente che lo fa, un poco di voglia viene anche a te; comunque non ho vomitato, per la cronaca, nonostante qualche voglia qua e la`.

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con me dal bus a Sam Neua, che pare voglia dire gioiello indistruttibile, sono scese dunque le due ragazze francesi che mi hanno chiesto qualche dritta sugli alberghi, e io gli ho spiegato che, come diceva la guida, erano tutti accanto al bellissimo mercato di artigianato locale: peccato, dalla piantina doveva essere qui, ma e` in demolizione.

contemporaneamente, ma  senza socializzare, ci siamo messi a cercare una guesthouse in questo paesotto che la Lonely Planet descrive come arretratissino, e lo e` davvero, come vedremo, ma in un modo diverso da quello descritto dalla guida.

per me era vitale che ci fosse il wifi e l’ho trovato solo all’ultima di 10 guesthouse, salvo scoprire nella notte che non funzionava; per loro no, erano vitali i due euro in meno, e quindi ognuno per la sua strada; comunque almeno una cosa giusta la guida la diceva: qui NESSUNO parla una parola di inglese, nemmeno le francesi.

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il resto del post consideratela una protesta formale contro la Lonely Planet, che descrive il paesastro cosi`: dietro il suo centro moderno formato da edifici in cemento ben distanziati gli uni dagli altri, Sam Neua nasconde bellissimi mercati alimentari e una pittoresca varieta` etnica.

attraente, no?

quanto all’interessante mercato alimentarele foglie di banana possono essere farcite con insetti vivi i topi di campagna, buoni da mangiare, evidentemente, sono esposti con il ventre squarciato per dimostrare che le interiora sono fresche.

bene, nell’angolo piuttosto puzzolente e brulicante di mosche del mercato alimentare dedicato alla macelleria, io topi non ne ho trovati, solo un animale scuoiato che all’inizio mi e` sembrato un maialetto, ma guardando meglio ho capito che era un cane lessato.

eppure voi non ci crederete, ma io questo paese l’ho esplorato palmo a palmo, nonostante la stanchezza e anche un senso di frustrazione, alla ricerca di luoghi pittoreschi e qualche bella foto l’ho fatta anche, quando la macchina funzionava ancora.

* * *

ma quando poi mi sono fatto due km a piedi per cercare il ristorante che dava sulle ultime verdissime risaie sotto la nuovissima pagoda gigante in costruzione sull’ultima collina, e l’ho trovato chiuso…

… e al posto delle risaie ci ho trovato un piazzale enorme lastricato in puro stile comunista laotiano, con gli eroi del popolo a grandezza d’uomo sparsi in pose varie ma sempre naturalmente molto plastiche…

… fra un paio di ponticelli sul prato in stile parte cinese parte veneziano, e viene perfino il dubbio che una parentela ci sia…

… a vedere i ragazzini obesi sugli skateboard li` in mezzo agli eroi del popolo, una sorta di cupa maledizione si e` fatta largo in me.

non esiste alternativa: la miseria che ancora differenzia e` solamente un residuo; i meravigliosi esempi di mondo alternativo, come era probabilmente davvero Sam Neua una decina d’anni fa, quando fu scritta la guida, sono soltanto grumi di ignoranza e disorganizzazione ancora malrisolta, oppure maledizioni del destino su luoghi per loro natura e conformazione irrecuperabili alla piena e totale modernita`.

ma non ad una modernita` fasulla, che ovunque avanza velocissima e tutto sta rapidamente fagocitando: altro che viaggi alla ricerca dei mondi alternativi, bortocal.

* * *

sono cosi` esasperato e anche la mia sistemazione per la notte si rivela cosi` deludente, che istantaneamente cambio programma e decido di saltare la giornata che avrei dedicato ai dintorni di questa citta` e di rimettermi in viaggio gia` domani per il Vietnam.

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e questo e` il tuo addio al Laos? vuoi lasciarlo con queste parole dettate dal malumore?

giuste o sbagliate, rispetto alle molte belle emozioni che il Laos settentrionale mi ha dato, sono quelle che mi escono dal cuore anche la mattina dopo sul bus nuovamente peripatetico sulle creste e giu` per i pendii.

e quando rallenta, qualcuno volesse scendere per il sito turistico a una ventina di km da Sam Neua, farei ancora a tempo, c’e` un paio di guesthouse qui vicino, ecco le due torpide francesine con i loro zainotti in spalla che vanno appaiate lungo il viale, a farmi passare la voglia eventuale.

* * *

 frontiera dunque e frontiera sia.

con tanto di simpatica compagnia di una ragazza inglese e di altri compagni nuovi di viaggio, tutti noi che abbiamo scelto il valico meno frequentato e piu` impervio.

si esce dal Laos e si fanno i 500 metri verso l’imbandierata postazione vietnamita con la sua stella rossa oscillante al vento e al sole, che alle frontiere sembra non manchi mai, a dare il suo saluto in ingresso.

controlli rigorosi e perquisizione (ma se ho lasciato lo zaino con tutti gli oggetti di valore sul bus!) e i poliziotti che si gettano sulla busta dei medicinali come se avessero scoperto il deposito di una fumeria d’oppio…

pasticche, pomate, cercate cercate.

o cribbio, e i due condom? vagli a spiegare che sono un promemoria dei ruggenti anni Ottanta e fanno parte dell’indimenticabile serial Non-si-sa-mai.

i poliziotti ridacchiano e si scambiano battute sconce sul vecchio porco in vacanza, ma per fortuna non li capisco, e anche gli ultimi amici di viaggio se la ridono sotto i baffi.

io non arrossisco neppure, vado a riprendermi il passaporto dopo il controllo del visto, piuttosto…

* * *

guardi qua, fa l’addetto a questo punto, e mostra l”ingresso autorizzato per il giorno 12; e oggi e` il 10.

porco diavolo! dovro` mica ridiscendere, a rischio di ritrovare le due insulse francesine, e tornare qui dopodomani?

l’addetto strizza l’occhio e timbra lo stesso; ero l’ultimo, si riparte.

* * *

ho deciso di scendere a Thanh Hoa, una citta` visibilmente insignificante che la Lonely Planet neppure nomina; devo cambiare prima di tutto, o meglio prelevare; un tentativo di cambiare in nero gli euro alla prima sosta pranzo non e` andato a buon fine; il cambiavalute non si fida troppo della stabilita` della nostra moneta, mentre i miei compagni di viaggio sono gia` tutti forniti adeguatamente di dong.

ma non c’e` problema: i bancomat sono dappertutto oramai.

peccato che e` solamente al quarto nervoso tentativo che finalmente uno accetta la mia carta; guardo, ma non vedo traccia di alberghi, e quando ritorno alla stazione dei bus oramai la mia compagnia si e` dissolta; anche l’inglese aveva cambiato idea e deciso di andare direttamente ad Hanoi.

io invece non voglio fare un viaggio cosi` lungo ancora, che mi farebbe arrivare a notte: scelgo Ninh Binh, a una sessantina di km, e al centro di una zona piuttosto interessante, si direbbe, dalla guida.

* * *

ma i bus per Ninh Binh, mi dicono, partono da un altro terminal e a tre km da qui; e allora fermo un taxi e gli dicono di portarmi alla stazione dei bus to Ninh Dinh, glielo dico tre volte per essere sicuro che abbia capito e lui per risposta mi fa vedere il tariffario chilometrico; e vai! per 3 km che sara` mai.

al km 6 il cuore mi dice che devo cercare un chiarimento: il tassista non capisce e telefona all’interprete, che capisce benissimo e mi dice che stazione dei bus ce ne sono due; per me fa lo stesso, scelga pure lui.

il tassista, per parte sua, ha gia` scelto: visto sfumare l’affare della settimana cerca di mollarmi in mezzo alla strada, ma io mi incardino sul taxi giurando che non scendo, con altri due tassisti sull’altro lato della superstrada che stanno a sghignazzare.

* * *

la commedia degli equivoci si spiega col fatto che io sono suggestionato dalla Lonely Planet che presenta il Vietnam come la sede ideale di ogni raggiro e nequizia e sto in completa paranoia.

ma questi autori sono dei frigidi anglosassoni che se la tirano troppo col loro Pianeta solitario

una ricostruzione mentale piu` realistica successiva mi dice che davvero il tassista aveva capito che volevo farmi in taxi i 60 km per Ninh Binh, e che non mi porta alla stazione del bus perche` sarebbe quella da cui siamo partiti, probabilmente per qualche falsa notizia o equivoco.

* * *

fatto sta che da questo momento, con mio forte malumore, il tassista si mette a inseguire con manovre azzardatissime tutti i bus che passano, di linea o anche privati, suonando il clacson a distesa e supplicandoli di prendermi a bordo.

perche` poi, in ultima analisi, tutti i bus che vanno a nord passano per Ninh Binh, che e` semplicemente la prossima citta`.

non posso crederci, ma al terzo tentativo ce la fa; avevano gia` detto di no anche loro, ma dopo 20 metri ci ripensano, accostano e fanno cenno che corra su; e io pago i suoi tre euro lo scellerato tassista e salgo.

* * *

pensate che sia finita? e no, l’avventura comincia adesso, si direbbe.

perche` con mia sorpresa mi ritrovo su un autobus a lunga percorrenza e vengo fatto sistemare in una cuccetta.

comunque chiedo e ho conferma, pago, due euro circa, e ho conferma anche da questo.

ma come mai le cuccette per un bus che va ad Hanoi, cioe` a 140 km, alle sei di sera?  

* * *

un momento, non esageriamo nel dire va ad Hanoi; l’autobus procede, per qualche inesplicabile motivo, forse a 10 km l’ora: e` passata la prima ora di viaggio e siamo ancora nella periferia.

sono iperpreoccupato, lo ammetto; mi accorgero` poi che i limiti di velocita` per i bus nelle aree urbane in Vietnam devono essere davvero di 10 km all’ora.

poi per fortuna l’autobus accelera un poco, sono gia` le sette e mezza, io non ne posso piu` dei miei scenari mentali disfattisti, ed ecco una frenata: scendi, mi fanno, ed eccomi su un grande viale, ma un taxi, un altro, che aspetta.

due minuti di viaggio, ed eccomi nella via piu` cinese di Ninh Binh, e che bell’hotel, ragazzi; a poco prezzo, oltretutto.

* * *

giusto una doccia per dimenticare tutto ed apprezzare il lieto fine a sorpresa, e poi una splendida zuppa vietnamita di erbe profumaissime.

no, niente anticipo, paghi quando te ne vai; e lo vuoi un mototaxi per domani? come no!

diciamo la verita`, non sognavo altro che di girare in moto per il Vietnam.

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17 risposte a “toccata e fuga a Sam Neua: addio al Laos e tormentato arrivo nel Vietnam – My roundtheworld n. 39 – 513.

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  7. Sei una Roccia! E il finale lieto mi solleva dall’ansia che mi ha invaso le viscere. 🙂
    Divertente! Sei sopravvissuto e tra qualche giorno, ripensandoci, magari ne sorriderai!
    Tiro un sospiro di sollievo….

    • ahhaa, un pochino sono riuscito a fartela condividere l’ansia di questo passaggio… 😉

      e certo che ne sorrido! questo alla fine non e` un racconto comico ed autoironico?

      quanto alla Roccia, aspetta a dirlo: sono ancora tutto a pezzi per la bronchite.

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