gli strabilianti dintorni di Ninh Binh, Vietnam: primo giorno – My roundtheworld n. 40 – 514.

e` l’11 agosto, sono le 8 del mattino, abbastanza tardi secondo i parametri vietnamiti, dove la vita inizia alle 5, ha un break nel primo pomeriggio e riprende prima di sera per concludersi quando la notte sarebbe appena iniziata secondo noi.

e io, nell’hotel elegantino, nella grande sala da pranzo aperta ricavata sotto una tettoria che congiunge le due ali che formano un cortile stretto ma luminoso, cedo all’idea di una colazione occidentale, trascurando quel vero e proprio pranzo anticipato che sarebbe la colazione vietnamita.

ma il mio motodriver di mezza eta` mi aspetta gia` all’angolo occidentale del cortile; pago l’escursione al gestore dell’hotel, lui mi aiuta a mettermi il casco e partiamo.

e bastano tre isolati per essere gia` fuori della citta`, in una strada non bene asfaltata di mezza periferia; l’itinerario lo hanno scelto loro, io preferisco affidarmi; ho solo visto, da una specie di mappa semplificata che mi hanno dato dei luoghi visitabili attorno a Ninh Binh, che quelli di oggi sono tutti concentrati piuttosto nella parte a nord della citta`; qualcosa sulla guida ho letto, ma preferisco affidarmi alla sorpresa.

* * *

c’e` un sole bellissimo e le rocce incredibili si presentano subito, prima come spuntoni dietro qualche casa, poi gradualmente riempiendo l’orizzonte di forme bizzarre, variazioni interminabili di una fantasia senza limitazioni.

qualcuno si ricorda del paesaggio surreale di cui ho parlato a proposito di Guilin in Cina e poi dell’intera regione del Guanxi, attraversata in treno? ecco, siamo tornati nello stesso ambiente, per noi quasi magico, nelle stesse stampe cinesi a tre dimensioni.

e del resto e` anche logico che sia cosi`: il Vietnam confina infatti col Guanxi, sono io che ho fatto un lungo giro a occidente, per raggiungere lo Yunnan e poi il Laos, e sono uscito da questo paesaggio, ma adesso ci sono tornato dentro, e lo ritrovo perfino in una forma piu` pura, perche` qui non c’e` una citta` di 800.000 abitanti in mezzo alle punte rocciose, ma le case addensate del centro si sono tenute ai margini, qualche km lontano dalle rocce, e solo qualche casa di campagna solitaria si appoggia qua e la` agli spuntoni che offrono dell’ombra.

e immaginate  qual e` lo stravagante pensiero che mi occupa la mente, mentre con la videocamera in mano, sporgendomi dal seggiolino posteriore della moto in corsa, cerco di riprendere abbastanza a caso ogni forma di paesaggio che mi colpisce e a tratti di fare delle riprese video…

che cinquant’anni fa, quando questo paese era in guerra con l’America e alla fine riusci` anche a sconfiggerla, si sapeva cosi` poco di tutto, prima che internet esistesse e le memorie erano quelle dei secchioni come me, al massimo; e nessuno ci disse che questo era un paese cosi` bello e pittoresco, abitato da gente cosi` estroversa e cordiale.

protestavamo contro le bombe, nelle universita` occupate e nelle strade, ma in nome di qualche principio astratto, senza nessuna immagine vera nel cuore: che`, se lo avessimo conosciuto, il Vietnam, lo avremmo amato il doppio e protestato ancora con piu` cuore.

* * *

io poi sono uno che scrive nell’epoca della riproducibilita` tecnica dell’immagine e mi sento a disagio a farvela troppo lunga con le descrizioni, quando fra qualche tempo potro` darvi in qualche videoclip le percezioni piu` esatte di questo mio entusiasmante vissuto.

dico soltanto che, dopo una mezzora di libero volo fra questi paesaggi, il mio driver mi ha scaricato davanti al sontuoso ingresso di un sito a pagamento, da dove parte un giro in barca attraverso un fiume dal quale qui le rocce sorgono addirittura, mi ha accennato che sarebbe durato due ore e si e` messo seduto da qualche parte, mentre io mi accomodavo su una barca, assieme ad una giovane coppia di turisti biondi, e cominciavo a lasciarmi cullare dal ritmo sereno dei remi mossi dietro di me da una donna col tipico copricapo conico che si usa qui.

non ci sarebbe altro che raccontare dei riflessi delle rocce nell’acqua, dei colori dei fiori, delle sagome di qualche pagoda o altro piccolo monumento cinesizzante, ma preferisco concentrarmi sulla sorpresa quando, passata la prima mezzora forse, la barca ha cominciato a puntare direttamente contro una parete rocciosa verticale, alla base di questa si e` profilata una stretta apertura e, attraversandola, siamo entrati in una lunga grotta naturale che tagliava la montagna, con riflessi incredibili della luce nell’acqua e sulle rocce sovrastanti che continuamente ci sfioravano il capo, fino a che dal fondo una piccola luce ha cominciato ad emergere e l’arco luminoso ad allargarsi, via via che ci avvicinavamo, fino a riportarci nella piena luce del paesaggio assolato, lasciandoci alle spalle i pinnacoli sprofondati nell’acqua.

e questo spettacolo ha continuato da questo momento ad alternarsi, con un percorso che a tratti diventava come una silenziosa esploraione del regno dei morti, da cui ogni volta risorgevamo noi redente Euridici, senza nessun Orfeo che si voltasse indietro a guardarci, condannandoci a restare nella notte.

poi,  siamo stati fatti sbarcare all’approdo di una recente pagoda sotto le rocce, e da li` sono stato recuperato dalla mia diligente barcaiola mentre ancora fotografavo prospettive nuove, e, senza mai ritornare sui nostri passi, per un percorso circolare, eccoci ritornati all’approdo iniziale, sazi di luce e di ombre, pieni di domande che sembravano avere avuto le loro piu` smaglianti risposte.

* * *

il motodriver a questo punto mi raccatta e mi porta ai due templi di Hoa Lua, costruiti attorno al Mille in questo luogo che era allora una capitale, e nulla ne e` rimasto d’altro che queste simmetrie cinesizzanti, ma originali.

all’uscita dal primo, stanco dell’eccesso di turisti, chiedo al mio motodriver di aspettarmi e scelgo una impegnativa salita sotto il sole, per una scalinata, su una quelle colline cosi` superbamente bizzarre, che ospita, quasi sulla cima, la modesta tomba di uno di quei sovrani, un imperatore, che se volete il nome vado a cercarlo nella guida: Dinh Tien Hoang, ecco.

ma per me la fatica degli scalini altissimi e` ripagata piu` che altro, oltre che da un falco alto nel cielo, dalla straordinaria ricchezza di farfalle; una, in particolare, ha delle dimensioni quasi incredibili: ognuna delle sue ali e` forse un poco piu` grande della mia mano, e con le due assieme la farfalla supera le dimensioni delle mie mani affiancate.

vola mollemente, nel suo colore di nocciola appena macchiato qua e la`, come sopraffatta dal peso, e poi, sentendosi oscuramente in pericolo, viene a nascondersi tra le foglie proprio a due passi da me e li` resta oscillando le ali: mi avvicino con le dita, non si accorge di nulla, basterebbe stringere e la sentirei dibattere, ferita; ma che fare di una simile vittima? non ce ne sono gia` abbastanza nel mondo?

il mio momento di incertezza salva la grande farfalla: eccola che svola tra gli alberi lontani, e io discendo questo panorama che mi pare ancora piu` bello a coscienza pulita.

* * *

quando arrivo di sotto, poco distante dal primo tempio, una vecchia ha addobbato un bufalo in modo molto colorato, che mi ricorda l’India; chiede una piccola offerta e gliela offro volentieri, per montare sulla larga bestia tranquilla, e un giapponese si offre di fotografarmi con la mia camera, per cui ho perfino la foto di questa esperienza tipica da turista burino, che voglio di piu`?

per cui non si capisce la mia reazione quando poco dopo una donna mi raggiunge trafelata mentre sto visitando. stancamente per l’afa intollerabile, anche il secondo tempio e cerca di vendermi una foto polaroid, anche bruttina, del bortocal a cavallo del bufalo; aggiungete che chiede una cifra esosa, una enormita` secondo l’economia locale: 100.000 dong, quasi 4 euro.

eh no, qui dimostro di essere capace di contrattare: te ne do la meta`, dico, e tiro fuori il biglietto di banca, che la donna accetta tremante di gratitudine esagerata.

solo arrivato a casa, controllando le spese della giornata, mi rendo conto di essermi confuso e di averle dato un biglietto da mezzo milione di dong, non uno da 50.000.

decisamente la foto piu` cara della mia vita, perfino di piu` di quelle per il passaporto fatte in Germania.

* * *

e voi pensate che la giornata turistica sia finita?

macche`, il mio e` un motodriver onesto, deciso a guadagnarsi fino in fondo i suoi 12 euro della giornata al mio servizio, e pazienza se il sole uccide, io ho i pantaloni corti, anche, e alla fine avro` le ginocchia completamente ustionate dall`andare in giro a cavalcioni della moto dietro di lui; aggiungete che il casco mi sta stretto e comicia a farmi male come se tutto questo caldo mi avesse dilatato il cranio.

prima mi porta a mangiare della carne di maiale cara e legnosissima in un ristorante bruttino, dal quale pigliera` certamente la tangente, tenendosi rigorosamente digiuno; poi io mi farei anche una dormitina all’ombra da qualche parte, ma lui invece mi porta per sentieri poco o niente battuti ai paludosi piedi di una scaletta che sale ad una piccola pagoda costruita in una grotta, tanto ha capito che mi piace scalare.

niente male, e il fotografo clicca.

ma quando torniamo a casa?

in realta` mi dispiace essere cosi` stanco e accaldato, perche` tutto avviene in mezzo a questi panorami da pianeta gemello, che variano continuamente e non cessano mai di stupirti con la loro varieta` di combinazioni.

* * *

ma per il mio driver ora occorre che io visiti la pagoda buddista piu` nuova e piu` grande del Vietnam, ma io credo di tutta l’Asia, una specie di nuova Angkor, se l’insieme non fosse cosi` brutto.

la si vede da lontano spiccare con i suoi piani sovrapposti in cima ad una collina e ci si arriva poi con un trenino elettrico per turisti scemi.

ma non e` tanto questo che impressiona e la torre e` in se stessa gradevole, quanto piuttosto l’enormita` del sacro recinto che la introduce, ma del resto la pagoda vera e propria neppure e` visitabile perche` non e` ancora finita.

se vogliamo prendere la basilica di San Pietro come termine di confronto, ci starebbe dentro almeno venti volte, ma se parliamo della piazza, la conterrebbe tre o quattro volte, questo recinto di sacri porticati che salgono per centinaia di metri senza fine, corredati di centinaia e centinaia di santoni buddisti grossolanamente cavati da una pietra grigia di cattiva qualita` e gia` consunti dai baci e dai toccamenti dei pellegrini che sciamano numerosi, ma neppure loro ce la fanno a riempire tutti gli spazi…

e io che adesso ho la solita sindrome intestinale del paese nuovo, e non si trova una toilet a pagarla a peso d’oro per questi corridoi dorati infiniti da L’anno scorso a Marienbad in versione buddista

* * *

ok, il resto della giornata e` stato splendido, questo ultimo trionfo del buddismo istituzionale un po’ meno, anzi decisamente indigesto, ma tutto fa esperienza, no?

in camera mi riposo piu` che posso: cena in albergo, per non andare lontano, che ha anche il centro massaggi incorporato, ma niente tentazioni, e vado a nanna.

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24 risposte a “gli strabilianti dintorni di Ninh Binh, Vietnam: primo giorno – My roundtheworld n. 40 – 514.

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  14. “e, attraversandola, siamo entrati in una lunga grotta naturale che tagliava la montagna, con riflessi incredibili della luce nell’acqua e sulle rocce sovrastanti che continuamente ci sfioravano il capo…”
    E’ incanto, Bort, vero? Non è così per te?
    Io ho provato l’incanto in una grotta naturale simile!
    Ora tu mi fai ri_vivere tutto “poeticamente”.

    E la “toilet” non si trova o è impraticabile perché troppo visitata!

    Cedi alla tentazione di un massaggio, Bort!
    Ti farebbe bene!
    Tutto è nel mettersi d’accordo sul termine “massaggio”, poi. 😉

    A presto!
    Con affetto
    gb

    • cedero` al massaggio, prima o poi, non c’e` dubbio, nonostante la brutta esperienza singalese.

      queste grotte galleria scavate dalla natura nella montagna stessa sono un inccanto che neppure sapevo che esistesse!

      ho visto Postumia, Castellana e Frasassi, ma questa e` un’altra esperienza.

      e la toilet? ce n’era una, una soltanto, alla fine del megapercorso, non ti so dire se superaffollata oppure no, perche` avevo dovuto risolvere il problema per conto mio…

      secondo me i pellegrini buddisti ci pensano prima per non violare la santita` del luogo.

      comunque adesso nel testo ho precisato meglio… 😉

      • E’ incanto che si ripete, ogni volta!
        Io ne sono stata “scioccata” quasi!
        E’ vivere in un’altra dimensione.

        Bellissimo il nuovo passaggio sulla “toilet”! Ironia! 🙂
        Ne avrei io da raccontare… sulle “toilet” dei porti turistici e sui porti stessi…

        Sì. Cedi alla tentazione del massaggio!
        Poi mi racconti, in pvt, se vuoi… 😉

        A presto, Bort!
        Abbraccio
        gb

    • mica ce ne sara` uno solo di filmato, se ben mi conosci… 😉

      solo della farfalla, ti preavviso, le foto non rendono l’idea e dovrai stare soprattutto alla descrizione a voce, perche` questo essere quasi magico prima stava nascosto tra le foglie e poi, quando e` volata via, resta sempre difficilissimo fotografare le farfalle per quel loro modo sghembo e nevrastenico di volare, e non sono ruscito a riprenderla.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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