le ultime peripezie a Ninh Binh, Vietnam, e la sindrome di Pollyanna – My roundtheworld n. 46 – 521.

e allora vediamo se questa volta almeno riesco a chiuderla la cronaca dei giorni di Ninh Binh: stasera il netbook sembra particolarmente remissivo e conciliante.

* * *

e` il 14 mattina e il cielo e` coperto, pero` almeno non piove (ancora), e io mi dico: meglio! cosi` la vedro` anche sotto un altro punto di vista.

quando si dice saper vedere il bicchiere mezzo pieno, eh?

oh, aspetta, l’ho gia` raccontata la diagnosi che mi aveva fatto a Luang Prabang una delle tre ragazze di Roma?

mi pare di si`, ma non vorrei che ve la perdeste, perche` merita, e nel dubbio preferisco semmai raccontarvela per la seconda volta.

loro hanno scoperto per me una nuova malattia, la sindrome di Pollyanna: voi tutti la conoscerete benissimo questa protagonista di un cartone giapponese degli anni Ottanta, immagino, ma per me e` stata invece una novita`, il vecchio bacucco, che comunque si aggiorna.

dunque, in un ripasso che serve soltato a me, Pollyanna e` sfigatissima, le e` morta anche la mamma che lei era ancora piccola, ma il padre, che e` un pastore, di fedeli, non di pecore, le insegna “il gioco della felicità”, cioe`a vedere la vita sempre in positivo.

naturalmente a questo punto muore anche il padre e la doppiamente orfana finisce nelle grinfie di una perfida zia che non la puo` vedere per motivi suoi.

ma Polyanna non si rassegna al negativo della zia e, a forza di vedere come fa lei il bene nel male, anche la zia cambia verso di lei.

inutile dire che a questo punto per un incidente Pollyanna resta paralizzata, senza che questo le faccia perdere il suo ottimismo; infatti un medico la guarisce, che altri non era che un vecchio fidanzato della zia, che ricomincia a corteggiarla.

muore anche il medico a questo punto? nessuno pensi che Pollyanna porti la sfiga affosso, perche` per lei c’e` questo di bello, che adesso potra` vivere per sempre con la sua adorata zietta.

tutte queste cose dettagliate le so a seguito del corso di aggiornamento rapido di Luang Prabang: comunque non sono cosi` sicuro che il loro fosse un complimento senza doppio fondo…

* * *

in ogni caso, complimento o no, a me il grigio del cielo non disturba piu` di tanto e, piuttosto che girare nevroticamente ogni giorno in un luogo diverso, preferisco approfondire tutti gli aspetti di un posto se mi piace.

quindi rieccomi sul seggiolino posteriore del solito motodriver, alla stessa tariffa e si va; al terzo giorno si e` creata una certa confidenza in piu`, si puo` immaginare, e quindi giriamo quasi piu` come due amici che dentro la dialettica hegeliana servo padrone, nella quale io dovrei rientrare perfettamente, considerando che ho appena preso in affitto il suo tempo lavoro.

* * *

la prima tappa, alla faccia del raffreddore, e` la grotta di Mua, cioe` della danza; non saprei spiegare perche`si chiama cosi`, ma adesso che mi ricordo meglio, c’era davvero una grande caverna aperta alla base della montagna, che si raggiungeva passando attraverso dei bei giardini e un laghetto, con qualche moderna statua buddista colorata in modo anche troppo disneyano: grotta usata come ospedale da campo al tempo della guerra americana, come ricorda una lapide, ma piuttosto e` una ampia galleria naturale, visto che si affaccia anche sull’altro lato della montagna, con vedute sempre spettacolari.

il vero e proprio spettacolo e` pero` la salita, che la Lonely Planet presenta con molta diffidenza: sono 450 scalini, ricorda, tutti pieni di cacche di capre (confermo), la vista non ha niente di speciale (ma e` scemo?), portate dell’acqua con voi; ma perche`? tanto ha cominciato a piovere di brutto e non fa per niente caldo; e in cima ci sta la statua della Pieta`, insinua con tipica tecnica di manipolazione dell’opinione: pieta` per chi si e` fatto i 450 scalini che salgono a zigzag?

pieta` piuttosto per il vostro giramondo che, quando torna indietro, a 50 metri di altezza circa all’approdo finale, si trova la scalinata chiusa da un cancello e si fa prendere dal dubbio di avere infilato una discesa sbagliata; ma poi, no, ci sono dei lunghi serpenti scolpiti con la testa di drago che fanno da scorrimano, sono passato proprio di qui.

al terzo tentativo, con relativa discesa e risalita esplorativa, si scopre che e` stato il vento freddo di accompagno alla pioggia che ha smosso quella specie di cancello col reticolato, facendolo sembrare chiuso, quando e` soltanto accostato.

e cosi`raggiungo, mezzo inzuppato, il motodriver che se ne sta al coperto a giocare a carte, e che cosa c’e` di piu` bello che guardare una partita di cui non si conoscono le regole, cercando invano di capirle?

intanto spiove.

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la seconda tappa e` ancora piu` bella, ad avere la pazienza di esplorarsela bene, e la Lonely Planet neppure ne parla (credo io, a torto) e penso che sia una iniziativa azzecatissima del driver, per cui al momento non so neppure dirvi come si chiama; credevo di dover cercare tra i vari depliant che mi riporto a casa; e invece viene presentata come la pagoda di Bich Dong.

arrivi e la pagoda c’e`, effettivamente, moderna e insignificante, tanto che ti chiedi che cosa sei venuto a fare qui; poi vedi due ragazzi che compaiono da dietro una roccia e scopri che c’e` una scala che sale tra i soliti (!) dirupi spettacolari.

un’altra scalinata, direte voi: vero, ma che vista, che emozioni!

le pagode, antiche e un poco rustiche, si scoprono salendo a poco a poco: la prima e` in uno spiazzo aperto, sotto la roccia incombente fino quasi a sovrastarla, ma le altre due sono proprio dentro le grotte. la seconda, in particolare, sta dentro un’altra grotta galleria, ma molto piu` stretta e tortuosa di quella che aveva fatto da ospedale nascosto ai bombardamenti.

si cammina in un buio quasi completo, spingendo avanti piede dopo piede con prudenza, per sentire se il sentiero c’e`, e finalmente ricompare la luce che fa emergere le sagome silenziose dei Budda che si confondono con le stalattiti.

ma un’altra pagoda, in una grotta piu` piccola e aperta, ti aspetta ancora piu` su, e a questo punto ti dispiace che dietro ci siano soltanto rocce fantasmagoriche che fanno da palo ai mostri stortignaccoli buddisti scolpiti a tenere lontano il malocchio: si deve ridiscendere, purtroppo, mentre era cosi` bello salire anche col fiato corto.

* * *

terza tappa sono le Tre grotte, Tam Coc, che oggi appaiono come una versione piu` grigia, modesta e quasi campestre dello spettacolare itinerario del primo giorno assolato a Trang An: perfette per una giornata rannuvolata.

l’aspetto piu` strano di questo secondo giro in barca lungo il fiume Ngo Dong e` che qui le donne che conducono le barche (quasi tutte donne anche qui) lo fanno pedalando con i remi, naturalmente con i piedi.

capisco che non e` una descrizione esaustiva che renda bene l’idea, ma aspettate i video e vedrete di persona.

 * * *

a questo punto il driver mi porta ad un’altra pagoda ancora, questa si` davvero destinata a restare senza nome, interessante, ma non troppo, e mezza in restauro.

pero` capisco subito che il suo vero obiettivo e` il baracchino di generi commestibili vari che ci sta davanti; il venditore e` certamente amico suo, infatti oggi mangia anche lui; io scelgo del cetriolo cosparso di peperoncino, che mi ricorda il Nepal.

ci sono dei ragazzi e socializziamo un po’, ridendo assieme, fino a che il driver mi dice di andarmene pure a zonzo a fare fotografie, lui resta a chiacchierare.

le foto escono una meraviglia, c’e` perfino qualche sparuto sprazzo di sole ad hoc: libellule, fiori, farfalle e un serpente morto, decapitato, in una pozza d’acqua; a sorpresa (per me) mi ritrovo ritornato al fiume Ngo Dong, ma dal lato di terra, dove continuano a passare le barche con le loro donne pedalanti.  

* * *

ma e` tempo di tornare e soprattutto di ficcarsi per qualche ora in camera, considerando che la sortita non puo` certamente avere migliorato il mio stato di salute.

intanto mi ritorna dalla laundry la biancheria, peccato per il paio di mutande andate perse (sempre a proposito della disorganizzazione vietnamita): mi andra` meglio col carico dell’indomani, quando scopriro`, ma gia` ad Haifong, di essere stato ampiamente risarcito con l’omaggio di un paio di pantaloni a mezza gamba, che giusto mancavano al mio corredo di viaggio.

be`, almeno avrai scritto per il blog in queste ore al chiuso, mentre del resto piove ancora: macche`, il netbook e` in sciopero oggi, tanto che quando esco per la cena vado a fare un sopralluogo in un negozio di prodotti informatici che ho visto vicino all’hotel, ma di netbook nessuna traccia, solo i piu` ingombranti e costosi notebook, che poi lasciano irrisolto il problema della tastiera, vietnamita o al massimo inglese.

* * *

non resta che una cena sfiziosa, che stasera ho deciso dovra` essere a base di carne di capra; i relativi ristoranti popolari che la vendono non dovrebbero essere lontani da quelli che spacciavano le lumache che ho mangiato due sere fa.

ma stasera la ricerca non e` altrettanto fortunata, vedi serendipity.

pero` al terzo tentativo una donna che definirei giovane e graziosa si offre addirittura di accompagnarmi, parlando in un buon francese, che io seguo come posso, rispondendo in un modo orripilante dal punto di vista della proprieta` linguistica.

Don, perche` questo e` il nome della brillante creatura, e` un vulcano di parole e insomma nei 5 minuti che impieghiamo ad arrivare al ristorante che mi fara` mangiare la carne di capra, ha gia` carpito da me le notizie essenziali sulla mia vita e raccontato i punti salienti della sua.

e` un’insegnante di francese, prima di tutto: capite la mia doppia brutta figura di improvvisatore; e poi e` in pensione dall`eta` di 52 anni, perche`, anche se di fatica a crederlo, e chi ha visto la sua foto dell’altro post potra` ben darmi ragione, ha gia` sessant`anni; infine e` divorziata; anche lei.

* * *

intanto che parliamo, Don mi ha giusto riportato a quel ristorante antipatico dove avevo giurato di non rimettere piu` piede, e appena la carne di capra arriva, si mette a prepararmi i bocconcini come si deve, salvando la mia cena, che altrimenti sarebbe stata un fiasco completo.

come immaginare infatti che quella specie di rotolo di tovagliolini di carta, portati insieme al piattone di pezzi di carne, sia appunto la carta di riso nella quale vanno avvolti i pezzi di carne appena usciti dal fuoco, intingendoli in una salsa color besciamella, ma di ben altro sapore, e intrecciandoli a mazzetti di erbe aromatiche da prelevare dalla grande terrina?

e cosi`, mentre Don parla e bortocal parla ancora di piu` e i due si piacciono ogni momento di piu`, si direbbe…, che razza di narratore sarei se a questo punto non chiudessi il post lasciandovi col fiato sospeso?

* * *

per ora vi basti sapere che la carne di capra non l’ho finita, perche`gia` non mi sentivo molto in forma quella sera, ma ho convinto Don a farsi, come usa in Germania, un cartoccetto e a portarsi la sua mezza porzione abbondante a casa.

avevamo infatti anche confrontato, fra le tante chiacchiere, le relative pensioni e scoperto che la mia e` circa 15 volte la sua, che e` la meta` esatta del suo stipendio precedente; per cui Don fa lavori extra fra cui la guida turistica e ha anche qualche occasione di venire in Europa, la prossima volta ad ottobre, quando io dovrei essere in Mexico.

occorre dire che le ho chiesto di provare a spostare il suo viaggio a dicembre?

10 risposte a “le ultime peripezie a Ninh Binh, Vietnam, e la sindrome di Pollyanna – My roundtheworld n. 46 – 521.

  1. Pingback: rilassandosi nella natura, vicino a Ninh Binh, Vietnam – videoclip n. 237. | bortoround·

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  3. Pingback: Bih Dong, vicino a Ninh Binh, Vietnam: la pagoda inferiore; quella di mezzo e quella superiore nelle grotte – videoclip nn. 234 e 235. | bortoround·

  4. Pingback: Tam Coc, vicino a Ninh Binh, Vietnam: la partenza della navigazione – videoclip n. 229. | bortoround·

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  7. Pingback: il paesaggio rurale vietnamita vicino a Ninh Binh – videoclip n. 225. | bortoround·

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    • ma no, sono una sopra l’altra, sulla montagna, non dentro l’altra.

      anche se poi stanno dentro grotte.

      mmm, credo di non essermi spiegato bene neppure qui…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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