nuotare con le balene, carezzare le mante a Moorea, Polinesia – My roundtheworld n. 88 – 579.

per diminuire l’invidia dei lettori diro` solo che, delle due azioni citate nel titolo, una non l’ho fatta (e non e` difficile individuare quale) e mi sono limitato a guardare gli altri che la facevano (ma e` stato entusiasmante lo stesso).

* * *

ma, procedendo con ordine, la mattina di ieri, sabato 4 ottobre, festa di san Francesco, l’ho dedicata prima alla contemplazione dell’alba in riva al mare e poi al blog e alle mail, approfittando del fatto che, dall’apertura dell’office alle 12:30, al campeggio in cui sto, la connessione internet era gratis.

non dovevo preoccuparmi d’altro, del resto, dal momento in cui avevo compiuto l’azione ecologicamente senza dubbio piu` riprovevole del mio viaggio, e l’unica della quale un poco mi vergogno, effettivamente, cioe` prenotato per 80 euro una escursione in barca a vedere le balene in mare aperto.

alle 12:30 infatti e` arrivato regolarmente un furgoncino a prenderci, e per l’occasione ho scoperto che erano della partita anche Thomas, piu` una ragazza del camping che non conoscevo e il canadese cinquantenne, anzi il quebecchiano come tiene a precisare, che condivide con Thomas e me la camera e che si direbbe abbia un debole per lui.

l’approdo del battello per le balene infatti non era vicino al campeggio, ma all’altro lato della costa settentrionale di Moorea, il che ci ha consentito quasi una mezzora di viaggio a contemplare i suoi paesaggi decisamente fuori di testa, nei quali sembra che un disegnatore impazzito di libri di favole per bambini sia riuscito non si come a relaizzare delle gigantografie di montagne magiche in tre dimensioni, anzi perfino in quattro, dato che c’e` stato tutto il tempo di girarci attorno, lungo le coste delle due profonde baie che fanno assomigliare sulla carta il lato nord dell’isola ad una specie di grossolana zampa d’uccello a tre dita molto grosse.

alla fine del lato orientale della baia di Cock ci aspettavano altri membri della spedizione, fino a farci raggiungere il numero della decina: una coppia di giapponesi, tre donne palesemente madre figlia e nipote, e chi altro?

* * *

purtroppo, per vedere le balene, bisogna trovarle, e questa ricerca assomiglia molto ad una caccia e credo che le disturbi parecchio: da qui il senso di rimorso che non e` pero` riuscito a trattenermi dal voler fare questa esperienza straordinaria, ma – giuro – mi tratterra` da tutte le prossime possibili…

in questo caso ci e` stato fatto vedere un depliant con le varie specie ed indicato che oggi avremmo visto dei capodogli, col muso piuttosto lungo ed affilato, e non delle balene classiche; ma andava benissimo lo stesso, evidentemente.

la ricerca e`cominciata in un grande clima di eccitazione, che poi e` diventato quasi isterico: il mare era molto mosso, ieri, e quindi il battello saltava sulle onde, a volte sprofondando quasi completamente fra un’onda alta e l’altra, fino a dare l’impressione di poter affondare; ma nessuno se ne dava pena, neppure io, dopo l’esperienza dell’isola vietnamita di Champa, dove le onde erano piu` forti e il battello piu` piccolo; e poi eravamo troppo presi dall’ansia della scoperta, per preoccuparci di una inezia simile.

le prime grida indicavano lontane nuvolette di schiuma prodotte dall’espirazione di qualche animale o il fugace apparire dell’ombra scura di un dorso, piu` difficile da riconoscere, perche` facile a confondersi con gli scogli affioranti delle barriere coralline che delimitano il mare davanti alle coste e gli fanno assumere quella caratteristica variazione di colore fra l’acqua molto chiara della laguna – che diventa smeraldina nel caso vi siano delle nuvole, e ce n’erano – e quello azzurro purissimo e incredibilmente intenso del mare aperto.

i primi capodogli comunque sono stati via via individuati, e decisivo era l’occhio esperto dei tre marinai, per distinguere le apparizioni vere da quelle mezzo immaginarie a volte degli altri avvistatori, e mie.

* * *

ma le bestie, come a confermare la saggia osservazione del capo spedizione nelle istruzioni date come premessa del viaggio (“ricordate che sono animali selvaggi“) , giocavano con noi come il gatto col topo: si facevano vedere, ci mettevano tutti in pre-allarme su un lato del battello a fotografare e filmare freneticamente quando erano ancora lontane, e poi sparivano sotto rendendosi irreperibili.

la piu` beffarda di tutte aveva sostato a una cinquantina di metri dopo una esibizione decisamente notevole, con arco dorsale, salto in acqua e sventagliamento della grande coda bianca, tanto da indurre un marinaio ad immergersi in acqua col boccaglio e ad andare verso di lei.

occorre infatti indurre la balena a giocare vicino al battello, cosi` si da` il tempo a tutti di scendere in acqua e di collocarsi sopra di lei lungo i suoi fianchi: la balena nuota lentamente, allora, e gli esseri umani, piu` in alto nuotano con lei, senza disturbarla piu` di tanto, dopo tutti i fastidi che le sono stati procurati per raggiungerla.

* * *

in questo caso la balena si e` lasciata avvicinare dal marinaio, anzi ha poi cominciato a rincorrerlo scherzosamente fingendo di volerlo ingoiare, fino a due metri dal nostro battello, ma qui si e` inabissata al di sotto, lasciandoci ancora urlanti di meraviglia per lo spettacolo, e non si e` fatta piu` vedere, paga dello scherzetto beffardo.

di qui e` seguita una fase stanca di quasi un’ora, nella quale i marinai hanno completamente cambiato zona, raggiungendo una parte di mare piu` aperto, e quindi anche piu` mosso, nella quale si trovavano gia` altri tre battelli in formazione, ed anche un paio di capodogli.

e, dopo che entrambi si sono esibiti per cinque minuti emergendo parzialmente dall’acqua (ma temo che dalle riprese si potra` vedere poco o niente, delle foto numerose nessuna e` riuscita a riprendere una balena in modo accettabile), uno si e` lasciato raggiungere a nuoto da questa ventina di esseri umani con maschera, pinne e boccaglio, che nuotavano in formazione a testa in giu`.

venendo fornito il giubbotto galleggiante avrei potuto buttarmi anche io, dopo il pre-esercizio con lo snorkelling di Champa, ma mi hanno dissuaso il mare mosso, la lunghezza del tratto da affrontare staccandosi dal battello, e la paura di creare qualche fastidio al resto della spedizione con la mia inesperienza.

poco male, mi sono divertito molto lo stesso, anche se la batteria della fotocamera si e` ovviamente scaricata giusto in questo momento (ma onestamente era stata messa a dura prova e sfruttata anche troppo): quindi tutto il resto rimane precariamente documentato soltanto dalla memoria mia e degli altri partecipanti.

* * *

a bordo con me erano rimasti soltanto il giapponese, che sembrava stesse male, e la nonna giovanile, che mi ha guardato e gridato sorridente: I am eighty! ho ottant’anni!

giuro, non lo avrei mai detto, la consideravo una pressapoco coetanea, soltanto piu` segnata dai raggi ultravioletti del sole neozelandese.

and You?

e alla risposta, la sua risata maliziosa: ma allora sei soltanto un ragazzino...

questione di punti di vista: io questa signora cosi` brillante l’ho subito fotografata e chi vorra` riuscira` a conoscerla quando arrivero` a postare foto e videoclip.

* * *

mi ha ricordato mia zia Claire, la francese che aveva sposato Francesco, il fratello maggiore di mio padre, il primogenito, ed era piu` vecchia di lui di 5 anni, e gli sopravvisse a lungo, dopo che lui mori` di tubercolosi alla fine degli anni Cinquanta, e, per il suo carattere altrettanto brillante e il senso travolgente dell’umorismo, faceva la dama di compagnia di qualche vecchia signora (come diceva lei, ma in realta` sua coetanea) che viveva sulla Costa Azzurra: una specie di prostituzione al femminile, ma senza fastidioso sesso di mezzo.

sfoggiava a ottant’anni dei prodigiosi decollete` e andava a fare i tuffi in piscina fino a che, al monento dell’ottantesimo compleanno, il medico non glielo vieto` per la pressione alta, e lei si lamentava.

e mori`, la zia, giusto subito dopo gli ottant’anni, durante un pranzo di Pasqua, con i due figli a fianco, una dall’Italia, l’altro dall’Inghilterra, per una rapidissima emorragia cerebrale che la fece accasciare sulla sedia senza un gemito e probabilmente senza neppure coscienza.

morte felice, come era stata la sua vita negli anni di vedovanza, improvvisati ed esuberati.

* * *

ma ecco che intanto che io vi racconto la storia della zia sgargiante ottantenne e della sua rivale sul battello, la lunga nuotata lungo i fianchi del cetaceo si conclude, i pinnati risalgono sul battello deponendo gli attrezzi del mestiere, i marinai sono felici della buona riuscita della spedizione e tutti cantano, mentre ora la barca rapidissima rientra alla base di partenza.

qui scendo, assieme a quasi tutti gli altri, ma vengo fatto risalire, giusto il tempo di salutare chi e` gia` arrivato: noi quattro del camping ci saremo riportati via mare, il battello fara` da taxi.

ma mica e` tutto, perche` lungo la bella traversata della costa nord dell’isola dal lato del mare ci fermiamo due volte, la prima a fare rifornimento di gasolio (prezzo non troppo diverso da quello italiano; notizia che mi e` stata richiesta, e la riporto per questo), e poi in una zona di laguna dalla sabbia bianchissima e dall’acqua trasparente come vetro puro.

il marinaio piu` giovane e pingue ha dei pesci morti e ne butta dei pezzi nell’acqua; ed ecco arrivano squaletti di un metro e un paio di mante, come animali ammestrati.

lui ci fa segno a gesti di scendere e, visto, che si tocca, e si puo` restare in piedi, questa volta scendo anche io.

* * *

gli squaletti non sono pericolosi, e le mante sono animali affettuosi.

sono come i gatti, gli piace farsi carezzare, dice lui buttando il pesce a pezzi, che gli squali mangiano soltanto se lo vedono in movimento, nell’atto di cadere, mentre ignorano quello sanguinante che galleggia, sfuggito alla cattura immediata.

ecco infatti una manta che mi ha preso in simpatia e mi si strofina contro, guardandomi con un grosso e inquietante occhio bianco sulla schiena, che ha qualcosa di umano.

la carezzo, sento il suo corpo freddo ma morbido che scivola sotto le mie dita cercando il contatto.

o Polinesia, come capisco coloro che scelsero di non lasciarti.

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6 risposte a “nuotare con le balene, carezzare le mante a Moorea, Polinesia – My roundtheworld n. 88 – 579.

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