12 ottobre – My roundtheworld n. 99 – 594.

bene, anche Bortocal ha scoperto l’America.

esattamente 522 anni dopo Colombo e nell’anniversario esatto, guarda che caso.

sono a Los Angeles e sto abbastanza bene.

* * *

per il resto, da oggi, salvo alcune comunicazioni come queste, per le quali sara` il caso piuttosto di riattivare la pagina Facebook, questo blog da oggi diventa privato.

se qualcuno proprio desidera ricevere i post me lo chiede privatamente e, semmai, gli verra` mandato il link.

sinceramente mi pare di meritare di piu` di quello che ricevo e non desidero continuare con un bilancio in perdita.

e a questo punto preferisco limitare il dialogo ai pochi amici veri.

* * *

ma no, dai, lasciamo che mi passi anche questa…

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13 risposte a “12 ottobre – My roundtheworld n. 99 – 594.

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  6. Non puoi misurare quanto sei amato dal numero di persone che commentano il blog 🙂 Ho l’ impressione che l’ importanza che tu attribuisci a questa lettura sia un po’ esagerata, anche se capisco che possa fare molto piacere. Il fatto è molte persone non amano stare davanti al computer, anche se magari gradiscono la tua compagnia. Le due cose non sono sovrapponibili. Ehm…non so se sono riuscita a darti un’ idea convincente. Come va negli USA?

    • ma no, principotta: certamente non stabilisco una relazione fra il numero dei commenti del blog e quanto sono amato!

      ma certamente su quanto sono letto e soprattutto su quanto riesco ad essere contraccambiato in termini di scambio di idee.

      e` un po` piccino il mio risentimento, perche` succede che alcuni dei miei lettori abituali siano colpiti da vari problemi decisamente piu` gravi di quelli che io enfatizzo durante il mio viaggio, che poi alla fine sta proseguendo felicemente e perfino certe disgrazie minori fanno parte del colore locale.

      purtroppo sono un emotivo e le mie reazioni su questo piano sono poco misurate: l’onda delle diverse sensazioni non la tengo propriamente sotto controllo.

      e hai ragione anche nel ricordare che il piacere che puo` dare una condivisione delle esperienze dal vivo non e` mai del tutto paragonabile a quella che ricavi online, come sappiamo bene le pocohe volte che abbiamo il piacere di farlo.

      negli Usa sono da 24 ore, ho appena scritto qualcosa ieri e sto per mettermi all’opera, ma ho materiali mentali per tre interi post, non per uno solo, e non credo che riusciro` a scriverli tutti tre.

      l’aspetto negativo di un viaggio cosi` lungo e` che se non ti costringi a scirvere giorno giorno delle esperienze che fai, poi alla fine ti rimene in testa soltanto un polpettone indistinto.

      a volte penso perfino che in parte la mia visibile smemoratezza o distrazione (del resto non completamente nuova) sia strettamente collegata allo sforzo mnemonico che sto facendo perche` certe impressioni non si dissolvano troppo rapidamente.

      l’altroieri uno dei americano della Florida conosciuto all’aeroporto di Tahiti mi ha chiesto all’improvviso quale era stato il paese che mi era piaciuto di piu` sinora in questo viaggio, e colto di sorpresa non ho saputo rispondergli, e solo per salavfre la faccia ho provato a dire, senza convinzione, il Laos.

        • no, non mi sarebbe piaciuto essere un computer.

          soltanto, mi sarebbe piaciuto avere una emotivita` meno marcata, ecco tutto. 😉

          il che , tra l’altro, mi avrebbe consentito di esprimerla piu` facilmente, mentre invece adesso devo continuamente lottare per tenerla sotto controllo… 😦

          • Anch’io. Come ti capisco. Ma consoliamoci: dicono che il lato buono della medaglia sia una maggiore sensibilità e capacità di metterci nei panni degli altri. Boh, speriamo.

            • chiamasi maggiore sensibilita` una maggiore predisposizione a soffrire.

              tu dici che porta ad una maggiore capacità di metterci nei panni degli altri, forse.

              nel mio caso non so.

              mi verrebbe da risponderti di no.

              poi vedo gente che sgozza senza emozione un altro essere umano e mi pare di essere l’orbo nel mondo dei ciechi.

              quindi e` vero, forse, che noi che siamo iper-sensibili siamo anche meno pericolosi di un essere umano normale.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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