Santa Monica, Los Angeles, India – My roundtheworld n. 110 – 613.

Come va il viaggio?

A parte la lettura che faccio dei post vorrei saperlo direttamente da te 🙂

bortocal 20 ottobre 2014 alle 15:26

sinceramente devo ammettere che comincio a sentirmi stanco, soprattutto in questa California tutta sole e mare bellissimo, dove mi sono praticamente seduto da una settimana…

ma oggi ho nei piani di andare a San Francisco e spero di scuotermi dall’inerzia e dalla pigrizia.

pensa che sto cominciando a contare i giorni che mancano al rientro: e sono 41, il tempo di due vacanze intere, ancora in sospeso!

ma nello stesso tempo sto macinando il progetto del prossimo roundtheworld fra un paio d’anni!

* * *

ma per intanto eccomi qui ad esplorare, sempre piu` blandamente, la citta`, e continuando ad evitare Hollywood e le attrazioni connesse, come il giro dei “luoghi del delitto”, dalla casa in cui e` stata suicidata Marilyn a quella dove Simpson ha ucciso la moglie per la giustizia civile e invece no per quella penale: perche` a me una civilta` che produce come proprie opere d’arte dei delitti non viene voglia di incoraggiarla neppure indirettamente.

e invece ieri che era domenica mi sono aggregato ad una escursione organizzata da questo ostello iper-efficiente: che prevedeva, accompagnati da una guida di pelle scura e filiforme, che pareva la controfigura di Obama con 25 anni di meno, 10 minuti di autobus in questa provincialissima citta` di case sparse, che sembra un immenso villaggio operaio, solo piu` benestante, e poi una salita, neppure terribile, non tanto verso una cascata, che non c’era, dato il tempo asciutto, ma verso delle punte collinari, per non dire montuose, sempre sui 500 metri, che ricordavano alquanto quelle di ieri, con la differenza che si affacciavano direttamente sulla baia e offrivano un panorama, se possibile, ancora piu` entusiasmante.

poi siamo scesi ed eravamo alle spalle di Beverly Hills, e la guida ci ha mostrato con un filo di emozione la villa di Clooney, se non ho capito male, che stava in mezzo ad altre due o tre egualmente lussuose.

ma voi lo sapevate che Beverly Hills, nonostante sia decisamente in mezzo all’agglomerato urbano di Los Angeles, e` un comune a parte, come Malibu?

un comune di 36.000 abitanti soltanto, prevalentemente ricchissimi; ed e` in questo modo che gli stra-ricchi di Los Angeles fanno in modo che le tasse che pagano restino sotto il loro controllo, ad abbellire il loro quartiere – che e` un comune a parte – e non finiscano nel calderone della citta` piu` grande, col rischio che vengano utilizzati anche per qualche intervento a favore dei derelitti.

* * *

che, a proposito, continuano a farmi impressione.

quando sono uscito, dopo un riposino prolungato per via del poco sonno della notte prima, per godermi il solito tramonto, non ha cessato di ferirmi la vista di questi corpi distesi ovunque nelle aiuole, alcuni dediti a nutrirsi degli avanzi trovati nei cestini dei rifiuti, altri con una coperta sulla testa, quasi pronti ad andare incontro al passaggio finale della loro esistenza.

e ho pensato che queste scene non erano poi troppo diverse da alcune viste in India: con la differenza che la miseria indiana e` famosa, forse perche` e` circondata comunque da forme di poverta` di poco piu` ridotte, e qui invece i miserabili, invisibili a volte anche per scelta, stanno in mezzo ai benestanti che fotografano il tramonto, senza vederli, neppure fossero gli escrementi dei cani, che invece tutti raccolgono con estremo scrupolo.

non crediate dunque troppo alla geografia; certamente Los Angeles e` in India.

e non so neppure se Santa Monica faccia parte di Los Angeles, dato che pare che qui i ricchi del posto stiano cominciando a spostarsi, abbandonando altri quartieri ancora famosi ma in declino, come appunto Beverly Hills.

* * *

verso le nove ho appuntamento con Juan, che vuole offrirmi una cenetta spagnola; andiamo insieme al super-mercato a comperare fette di pane con i semi (americane), pomodori (mediterranei), formaggio grana (italiano) e jamon (prosciutto spagnolo): all’olio d’oliva dobbiamo rinunciare, perche` troppo caro.

ma, con questa scorta, nella cucina dell’ostello ci prepariamo lo stesso delle fettine gustosissime, che pian piano attirano anche i tre ragazzoni tedeschi che stanno nella stessa camerata con Juan e me, e anche con loro si socializza un poco.

ora occorre sapere che questi tre ragazzi, che girano spogliati e a volte completamente nudi fra i letti, quando andiamo a dormire, non si possono dire propriamente belli, ma sono di una imponenza fisica veramente fuori del comune; tanto che stamattina al risveglio anche Juan ci ha fatto una battuta su.

colpisce in particolare uno dei tre che ha un corpo decisamente da modello o da attore, e se lo porta sempre in giro con una specie di ostentazione imbarazzata, come a dire: avete visto che schianto!

ma questo ragazzo poi non parla assolutamente mai, non sorride mai, sembra una statua vivente, che appena respira; e fa pensare che in fondo non e` poi una fortuna come si crede essere belli: a volte puo` essere un peso eccessivo, a volte persino una colpa.

* * *

ed eccomi comunque ad organizzare la partenza per Los Angeles, dove ho deciso di andare con un bagaglio ridotto al minimo del minimo: lascio il troller e lo zainone in deposito, pagando anticipatamente i 25 dollari, e me ne vengo via con lo zainetto stipato si`, ma privo di molte cose essenziali (non del computer, ad esempio, grazie al quale sto scrivendo il post dalla Biblioteca pubblica di Los Angeles).

ho in mente di fare il biglietto alla stazione dei bus, dove mi porta direttamente un autobus da Santa Monica, e poi girare un po` fino alle 6 quando parte il bus per Los Angeles, sulla base degli orari trovati in internet: invece la sorpresa e` che questo bus, al quale stavo per fare il biglietto online ieri, non esiste, o forse e` solo nei week end, e quindi devo ripiegare sul bus dell’una e 45; il che significa che devo trovare il modo di passare diverse ore di attesa in piu`, e che arrivero` a San Francisco verso mezzogiorno, col rischio di trovare gli ostelli gia` occupati.

 ma mica ci fasciamo la testa, vero?

* * *

era gia` previsto che avrei dato un’occhiata al Pueblo, un posto che la guida svaluta definendolo turistico, ed e` vero: negozietti, cibo, musica, tutto e` messicano e turistico; ma e` un bel modo per accostarmi alla prossima tappa latina del mio viaggio, no?

e` il villaggio messicano dal quale nacque all’inizio dell’Ottocento la citta`: una decina di famiglie vi furono mandate a fare assistenza ad una guarnigione militare con un ordine delle autorita` di allora.

erano pochi decenni prima della guerra del 1846-48 con la quale gli Stati Uniti si annetterono tutto il Messico settentrionale di allora, dal Texas a qui.           

ma poi, invece, a sorpresa, vicino al quartierino con i piu` antichi edifici restaurati della citta`, che fanno sentire in un vecchio film western muto e in bianco e nero, scopro anche un piccolo museo, appena aperto, sulla storia della comunita` messicana in California.

e sentite questa: negli anni Trenta, al tempo della grande crisi, circa 2 milioni di persone di origine messicana furono fatti rientrare dagli Stati Uniti al Messico, con una vera e propria deportazione organizzata sulla base di un accordo fra i due governi.

ma la cosa piu` incredibile di tutte e` che la maggior parte di queste persone, che furono sradicate dalle loro case, dalle loro attivita` e dai loro affetti, non erano immigrati: erano oramai nati negli States.

e avevano una cittadinanza americana regolarissima e riconosciuta; insomma il Messico si prese piu` di un milione di cittadini americani solo perche` i loro genitori o i loro nonni erano stati messicani.

* * *

un ragazzo californiano, palesemente latino di origine, che stava visitando il museo con la sua ragazza, mi ritrova seduto al piccolo giardino di fronte, mentre ascolto la musica del posto.

“ti e` piaciuto?” mi domanda.                  

si`, rispondo, erano cose che non sapevo.

e non mi sono ancora stancato di scoprire in giro per il mondo ingiustizie e delitti politici compiuti in nome del razzismo.

ma questo non gliel’ho detto, e non so neppure se dovrei dirlo neppure a voi, perche` in fondo faccio sempre la figura dell’ingenuotto a scandalizzarmi ancora di queste cose.

14 risposte a “Santa Monica, Los Angeles, India – My roundtheworld n. 110 – 613.

  1. Se ti avanza del tempo fai una visita alle Santa Monica Mountains.
    Ci andavo a passeggiare dopo il lavoro, è come un Parco dell’ Uccellina ( GR ) dove però se sei fortunato incontri Puma, Coyote, senti le rane Toro . Passa per Topanga Canyon e trova quello che resta dei frikkettoni. l Museo Ghetty a Malibu merita e vai a mangiare qualcosa a Gladstone four fish sulla spiaggia ( mi dicono che è diventato un pò troppo alla moda ) e tira i resti del gibo ai gabbiani e pelicani. Al prossimo giro del mondo ti accompagno.
    P.S. Se un auto durante il week end costa ancora niente , tipo 19 $ con chilometri illimitati, affitta un auto e vai a vedere tutti i parchi nazionali che puoi della zona : Anza Borrego, Death Valley , etc , non ce ne è nessuno che ti delude

    • uau, che miniera di notizie; e, prima di tutto, ciao, francesco.

      e tu pensa che ci sono andato a Malibu`, ma senza neppure dare un’occhiata alla guida e quindi il Museo Getty me lo sono perso.

      e ci sono stato in autobus, giusto alla ricerca di un canyon, a occhio, che ora non ricordo come si chiamasse.

      il fatto e` che ho scartato l’idea di usare l’auto a noleggio e sono anche stanchino dopo piu` di tre mesi che vado su e giu`.

      e quindi questo pezzo di viaggio in California e` decisamente sotto tono e ha preso quasi l’aspetto di una vacanza al mare in quel di Santa Monica, con qualche piccola escursioncella qua e la`.

      alla Death Valley, ad esempio, che era un must nel progetto iniziale, ad esempio, ho rinunciato.

      ma la prossima volta la metto con la California all’inizio del secondo giro del mondo, piuttosto che verso la conclusione, e se ci sei tu a farmi da guida, il successo e` assicurato.

      proposta accettata!

  2. “…e non mi sono ancora stancato di scoprire in giro per il mondo ingiustizie e delitti politici compiuti in nome del razzismo..”

    A volte sai che non sono sicura che sia proprio razzismo? Ma, proprio il voler eliminare “il problema”. Come quando si accantona o si butta via un oggetto che non si sa bene come gestire.

    … e chissà perché certi “olocausti” sono rimasti nell’ombra…. conosciuti e sentiti soltanto sulla pelle di quelle persone che sono lontane dal nostro “orticello”.

    • quando ho scirtto “in nome del razzismo” in effetti ero insoddifsatto, ma qui scrivo molto piu` di getto del solito e senza tempo di curare troppo l’espressione.

      il razzismo e` il fragile velo di precisi interessi economici in questo caso.

      e tuttavia l’espulsione di piu` di un milione di regolari cittadini e` un fatto che mi pare senza altri precedenti storici e purtroppo essi furono individuati esclusivamente sulla base della loro origine etnica.

      qui si colpirono nel mucchio i latinos per risolvere il problema della disoccupazione.

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