Felix, Cojimar, il vecchio e il mare a Cuba – My roundtheworld n. 139 – 657.

Felix mi saluta da una panchina del parco notturno dietro il Capitolium che sto attraversando: e` un mulatto snello e asciutto, dal sorriso contagioso e dalla mentalita` aperta, ferocemente anti-cattolico, amante del suo paese, dice, ma critico verso la mancanza di liberta` personali: quarant’anni, ma ne dimostra dieci di meno.

nel paio d’ore che passero` con lui provero` a vedere la vita di Cuba con gli occhi di un cubano dallo spirito libero, e non e` una bella esperienza.

* * *

prima di tutto Felix non ha in tasca al momento non solo un CUC, ma neppure un peso cubano, e mi mostra il portafoglio vuoto: anche lui mi dice dei costi assolutamente insostenibili di alcuni prodotti e gia` che c’e` mi chiede se non ho qualche vestito da regalargli.

ma la conversazione sulla panchina non e` troppo lunga: in lontananza compare il profilo di un poliziotto con sfollagente e divisa grigia e Felix mi dice che dobbiamo separarci subito, per evitargli di essere fermato e interrogato perche` sta parlando con uno straniero.

ci allontaniamo dal parco separatamente, per ricongiungerci molto piu` avanti, perche` c’e` un altro poliziotto anche lungo la via.

ma i poliziotti nella notte sono sparsi un poco dappertutto e questa parte della serata sta diventando un specie di guardie e ladri, solo che noi due non abbiamo rubato niente e non intendiamo fare niente di male, se si esclude il fatto che io vorrei fare due chiacchiere con un cubano, che in questo paese e` un fatto altamente sospetto.

mi rendo conto che Cuba, che vive di turismo, stabilisce poi attorno ai turisti questa specie di apartheid, per la quale dovrebbero attraversare il paese lasciando soldi, ma senza nessun contatto umano diretto con gli abitanti, cioe` in sostanza lasciando i soldi soltanto allo stato.

fanno eccezione i soggiorni nelle casas particulares, che sono poi una particolarita` cubana, se mi si passa il bisticcio di parole, ma evidentemente coloro che sono autorizzati a gestirne una sono persone molto fidate dal punto di vista del regime, e a loro volta tenute ad un sistema di regole rigidissime.

e` una apartheid dorata, nella quale pero` il discriminato sono io, costretto ad usare autobus speciali, hotel isolati dal resto della popolazione, perfino una moneta a parte, ed e` veramente sgradevole.

* * *

alla fine, dopo fughe e ricongiungimenti, Felix mi propone di di andarci a bere qualcosa in un locale; accetto volentieri, ma sono anche sulle spine, perche` il mio ultimo prelievo a Vinales e` stato mal-calcolato e sono gia` a corto di liquidi, considerando la spesa del taxi per l’aeroporto e la tassa turistica di uscita che dovro` pagare sabato (Cuba e` l’unico paese al mondo in cui si paga due volte, una per entrare e una per uscire!) , oltre alle due notti di casa particulare che restano.

Felix mi fa salire dunque con lui su un rikscio` a pedale di un suo amico e, trascinati oltre che dalla pedalata da una musica travolgente, ci immergiamo nelle strade in dissesto della Citta` Vecchia: esperienza bellissima questo viaggio al buio fra le note, e rimpiango di avere lasciato la fotocamera a casa.

al bar ordiniamo due mojitos, bevanda a base di soda, succo di limone e foglie di menta che vi si macerano lasciando il loro sapore, il mio con poco alcool, mi raccomando, ma mi stordisce lo stesso: Felix ne ordina due in successione, e il secondo non glielo perdono, perche` cosi` il mio budget della serata e` gia` finito, mentre lui adesso corteggia una tedesca cinquantenne del Mecklenburg decisamente anomala e molto su di giri, accompagnata da un marito che e` invece un truce ed imbronciato teutonico da manuale e rifuta la proposta di andare a ballare da un’altra parte, mentre la moglie ci fa le boccacce voltandogli le spalle.

poco importa, noi tre ci salutiamo abbracciandoci, sotto gli occhi cupi del marito, e intanto Felix ha reclutato un altro amico che incontra davanti ad un albergo: mi propone una nottata nel piu` grande locale musicale dell’Avana: non importa se non ho budget, posso andare a prendere del denaro alla casa particulare, no?

vero…, ma poi il peso dell’alcool nelle gambe mi vince e proprio non me la sento: sono gia` le 11 passate, del resto, e in viaggio non sono un tira-tardi: con loro disappunto, do appuntamento a Felix e al suo amico domani sera, alla stessa ora nello stesso parco, stessa panchina, direi.

* * *

passata l’eccitazione della serata, venerdi` sera alle 8 invece io ero non nel parco, ma di fronte al parco, nell’atrio dell’Associazione Culturale Yoruba, che documenta la cultura africana nell’isola, nello stesso edificio che ospita anche il Museo de los Orishas sulla religione afro-cubana e sulla cosiddetta santeria.

e` davvero incredibile il numero di istituzioni culturali che si trovano all’Avana e ci si dimentica di essere in un paese che supera di poco i 10 milioni di abitanti ed e` cosi` povero, guardando a quanto la cultura e` sostenuta, appoggiata e anche finanziata.

all’Associazione facevano questa sera uno spettacolo di danze e percussione davvero scatenato e notevole.

avevo qualche senso di colpa per Felix e l’amico che mi stavano aspettando proprio li` fuori, a un centinaio di metri, chiedendosi dove fossi andato a finire, ma insomma questo viaggio sta anche sviluppando in me qualche capacita` in piu` di fare qualche cattiva azione.

* * *

neppure qui avevo portato la videocamera, e anche qui mi sono morso le dita, per non avere potuto documentare un altro momento magico di questa esperienza cubana, dove sei donne, parte mulatte parte no, vestite di bianco e con le solite cuffie bianche a coprire i capelli, ballavano in modo molto seducente, con l’apparizione a tratti di un unico ballerino maschio molto agile e prestante.

il pubblico era chiamato, prima singolarmente e poi collettivamente, ad entrare nel cerchio magico della danza e a parteciparvi, certamente perche` risaltasse meglio la destrezza dei ballerini.

insomma, alla fine mi sono divertito e ho ballato effettivamente in piena febbre da notte del venerdi` sera, ma non in una discoteca, e al ritmo indiavolato di una musica che a Felix non sarebbe certamente piaciuta, anche se era la sua.

e qui io mi sono reso conto che Cuba e` un ponte fra l’America Latina e l’Africa, cosi` come, in piccola misura lo e` anche, dall’altra parte dell’oceano, specularmente, il Senegal: non avevo mai colto questo aspetto dell’isola caraibica.

* * *

nella giornata di sabato temo inizialmente di non trovare molto di nuovo da vedere e da fare, a parte il nuovo rifornimento finanziario che faccio vicino a Plaza Vecchia, questa volta decisamente sovrabbondante, ma terro` i CUC che avanzeranno per il prossimo viaggio intorno al mondo e a Cuba, che non ho affatto finito di esplorare, visto che mi manca tutta la lunghissima parte centrale e orientale.

invece, tanto per cominciare, proprio nella piazza, ci sta Camera Obscura, all’ottavo piano di un palazzo che prima ti regala una vista bellissima su tutta la citta` dal vivo, e poi te la fa esplorare riflessa in uno specchio concavo, mentre in ottimo inglese un addetto illustra i diversi monumenti, facendo ruotare lentamente sulla tua testa l’osservatorio sulla cima di un largo tubo di metallo.

* * *

la prossima meta sarebbe la laguna dietro una delle spiagge dell’Est, che ho visto l’altro giorno andando a Guanabo e dove ho letto sulla guida che si mangia, a modico prezzo, dell’ottima langosta.

e ci arrivero`, nel pomeriggio oramia nuvoloso, e mi gustero` tre etti di aragosta che mi faranno fare indigestione, mentre un gatto mal abituato, che ha appena finito di pasteggiare con una lucertola che gli si dibatte viva invano fra i denti, reclama la sua porzione miagolando a piu` non posso sotto il tavolo e strusciandosi sulle gambe, forse per migliorare il sapore del suo truce pasto; sorrido sarcastico: che sia il gatto Felix?

ma e` proprio in autobus, prima di arrivare li`, che ho di colpo una folgorazione: perche` non farmi lasciare invece lungo il percorso al bivio per Cojimar, il paese di pescatori dove veniva Hemingway, quando stava a Cuba, per le sue battute di pesca con l’amico Gregorio, e che ha ispirato Il vecchio e il mare?

ne parlo subito con la signora che un po` fa da guida e un po’ da controllora sul bus turistico: non c’e` problema, e Cojimar e` molto bella, fa lei, con le sue case variopinte disposte lungo il mare.

e per il rientro?

ti metti sul bordo della strada, sventoli bene il biglietto e fai segno all’autista di fermarsi.

sicuro?

seguro.

sicuro per niente, come si vedra`, ma non saltiamo le tappe.

intanto diciamo che la controllora pero` si dimentica e solo dopo un bel pezzo le viene in mente il patto con me: e allora mi fa scendere, giusto in concomitanza col bus della stessa compagnia che rientra in direzione opposta; e insomma eccomi finalmente al bivio per Cojimar e senza neppure la fatica di dovere attraversare la super-strada!

* * *

effettivamente la cittadina di Cojimar inizia 200 metri dietro lo svincolo e all’inizio pare catapultata li` da un altro continente, tanto e` pulita, ordinata, benestante nel vialone principale (ma solo in quello).

come gia` sapete, a Cuba i cartelli stradali scarseggiano, e quindi mi muovo un poco alla cieca, andando dalla citta` moderna verso la costa piu` vicina, scogliosa e marrone, falciata da onde piuttosto mosse per il maltempo: del paesello non si vede traccia, pero`.

non mi scoraggio e proseguo fino a che un’insenatura si scopre gradualmente dietro una curva interna, ed e` controllata da una fortificazione della meta` del Seicento, che non riusci` pero` ad impedire nel secolo successivo lo sbarco degli inglesi, che partirono da qui per la conquista dell’Avana.

a fianco della fortezza ecco un piccolo colonnato neo-classico circolare e al suo centro il celebre busto di bronzo di Hemingway che guarda verso il mare, voluto dai suoi amici pescatori.

con calma mi faccio il giro di tutta l’insenatura fino al lato opposto, attraversando la spiaggia piu` piena di rifiuti e piu` nauseabonda che abbia visto in vita mia, neanche in India si arriva a qualcosa di simile; ma a parte questi 300 metri da vomito, il resto dello spettacolo e` stupendo.

in un angolo, vicino alla darsena appartata dove stanno le barche dei pescatori, un modestissimo murale ricorda l’incontro fra Ernest e Fidel, avvenuto qui, poco prima del suicidio dello scrittore, che da ultimo doveva essere conciato proprio male, squallido e precoce epilogo della figura del macho che aveva impersonato per una vita intera, e, in preda alle paranoie piu` diverse, o forse anche ai rimorsi per i tanti che ne aveva ammazzato con gusto, uomini e animali, si era convinto di essere spiato da lui, oltre che dalla CIA, e aveva smesso di frequentare l’isola.

* * *

ma aldila` di queste mie maldicenze e` una delle poche volte che trovo un ritratto di Castro.

la dittatura castrista in questo e` differente da altre che ho conosciuto: il ritratto del capo non imperversa affatto, lo si incontra raramente.

la dittatura non e` infatti di Fidel Castro come persona, ma del castrismo come ideologia, e il leader sta iconograficamente in secondo piano, rispetto agli onni-presenti Guevara (che veramente e` propinato continuamente e qui si trasforma da simbolo occidentale dell’anti-conformismo libertario in icona conformista del potere presente) e a Jose` Marti, il leader della rivoluzione di fine Ottocento per l’indipendenza.

se proprio occorre aggiungere un terzo lato a questa Santissima Trinita` laica, allora e` Camilo Cienfuegos, non Castro, che semmai recita la parte del dio supremo che non si puo` nominare.

eh gia`, perche` anche Cuba, rifletto, e` una dittatura teocratica come il Myanmar, che per qualche aspetto mi ha ricordato, ma questa e` una dittatura laica, del resto annunciata dai diversi luoghi di incontro massonici che ho incontrato in questo viaggio e che la anticipano.

una religione pura e dura, senza misteri, piena di buona volonta` e di buoni principi, piena di frasi di Marti`, delle quali rimpiango di non avere fatto un’antologia sin dall’inizio.

ma questa e` proprio a Cojimar, sotto uno dei suoi infiniti busti, a quel che ho visto obbligatori, ad esempio, nelle scuole elementari:

il miglior modo di decidere e` fare.

* * *

la frase, se volete, potrebbe anche averla scritta Hemingway.

ma nella figura del pescatore del Vecchio e il mare, che fa, e sconfigge lo squalo e lo cattura, e vince, ma viene poi vinto a sua volta dai tanti piccoli squali che gli divorano la preda prima che lui possa riportarla a casa, tragica metafora del tempo e della vecchiaia, Hemingway aveva gia` tracciato la parabola del machismo, personificata anche nella triade cubana.

fare, fare, fare e` il miglior modo di decidere.

ma non salva dalla morte, che tutto logora e vince.

chissa` se Castro ha davvero mai letto Il vecchio e il mare, almeno ora che e` un grande, saggissimo e ingombrante vecchio, vecchissimo, che non cessa di dare analisi di stupefacente acutezza sul mondo attuale.

ma che non ha nessuna ricetta per salvarlo.

come appunto la sua Cuba dimostra.

* * *

ah, mi stavoi dimenticando di dire delle complicazioni del ritorno.

quando arrivo di nuovo alla superstrada l’autobus turistico che passa dopo 10 minuti ovviamente non si ferma, ho ben voglia io di sventolare il biglietto: mi sembrava troppo bello; e un’auto disponibile a darmi uno strappo in autostop va da un’altra parte.

non mi rimane che rientrare a Cojimar per provare a risolvere il problema, e mi va bene, perche` subito si ferma un taxi che ha a bordo un ghanese e, visto che sono un cliente in piu`, mi chiede la bellezza di 30 cent in euro per portarmi all’Habana (dev’essere la concorrenza del bus di linea che ha la fermata li` davanti).

al ghanese stringo subito la mano in segno di ringraziamento, ma col cavolo che io rientro alla capitale: all’altezza del forte mi faccio lasciare giu`; l’autobus all’indietro, per la laguna, mi passa sotto il naso, ma basta aspettare il prossimo per 40 minuti e la meta e` raggiunta lo stesso.

io mi ricordo di lei, fa la controllora.

anche io: lo sa che il bus non ha fermato?

ma nessuno ha fermato me…

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15 risposte a “Felix, Cojimar, il vecchio e il mare a Cuba – My roundtheworld n. 139 – 657.

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  10. Avevo notato anche io con curiosità queste icone della rivoluzione in cui Castro non compare mai o quasi. Inotre, trovo molto significativo che pure Che e Cienfuegos siano meno presenti che José Marti.

    Però vedo che Cuba sta risvegliando un lato vizioso: mojito e aragoste… a quando un sigaro?
    😉

    • Jose` Marti, padre della patria,un po’ come per noi Garibaldi, e` un simbolo trasparente della volonta` di indipendenza, oggi dagli USA.

      ah gia`, anche tu sei gia` stato a Cuba.

      ma insomma sono solo io che si e` preso la briga di scriverci su tutti questi post? 😉

      il sigaro proprio mai, sicuro: pero` ne riporto uno a mio figlio (uno solo, per i limiti gia` superati del bagaglio).

      quando ad una certa trasformazione interiore che sta conseguendo a questo viaggio, ci stai azzeccando… 🙂

  11. commento ricevuto via mail.

    Sicuro che devi tornare per conoscere il resto dell’isola…?
    Quale isola?
    Buona buona, ciao

    Tu Risa”
    Quítame el pan si quieres
    quítame el aire, pero
    no me quites tu risa.

      • risposta ricevuta via mail:

        chiamiamo amore l’altro lato della violenza, per mascherarne meglio l’essenza e non trovarci costretti a limitarlo.

        ma l’amore vero e` quell’altro: e` desiderare per qualcun altro, e` desiderare il bene suo come se fosse il nostro proprio.

        Fra tutte le tue disquisizioni riguardo l’amore, recentemente e in tutti i tuoi blog, questa è quella che condivido in pieno:

        Volere il bene di qualcuno che sappiamo essere ben distinto da noi e volere il suo bene anche quando non coincide col nostro, questo e` l’unico sentimento che merita di essere chiamato amore.

        Quindi il commento riguardo la gelosia mi è piaciuto tanto, molto spiritoso, ma secondo ciò che condivido non dovrebbe…;) esistere.

        In questo momento da te sono le 00.22 del 16 e forse sei arrivato da poco.

        Ma per il ritorno partirai da Los Angeles il 29 come previsto o direttamente da Citta del Messico?
        Non riesco ad uniformare la scrittura, scusa : sono un’imbranata.

        • il commento non esisterebbe se non esistesse quello che l’ha occasionato e che umanamente esiste, in barba a tutte le disquisizioni…

          al momento il progetto del viaggio non ha subito modifiche e quindi partiro` da Los Angeles per il rientro.

          sempre che non ci sia qualche altra soppressione di aereo, come quella di oggi, con tutti i casini che ne sono seguiti e che raccontero`: alle 0:22 ero ben lontano ancora dall’aver trovato una sistemazione.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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