come arrivare a Merida, Yucatan, e perdercisi volentieri – My roundtheworld n. 149 – 676

Merida, citta` di 700mila abitanti, e` la capitale dello stato dello Yucatan e la citta` piu` importante della penisola omonima, che comprende altri due degli Stati Uniti del Messico (lo sapevate che il paese propriamente si chiama cosi`? io no).

ho deciso di sportarmi a Merida per iniziare la mia marcia di avvicinamento alla capitale e al rientro; intanto mi sposto di circa 250 km rispetto a Cancun e abbandono lo Yucatan caraibico per affacciarmi al lato occidentale della penisola.

ma intanto, al risveglio, devo misurarmi col fatto che stanno andando in crisi gli occhiali, adesso: roba da poco, a parte un generale allentamento della parte meccanica; ma scopro che una delle alette in plastica dei poggianaso e` scassata: riesco a impedire che sparisca del tutto, il che mi piagherebbe il naso, ma oramai e` evidente che tutte le attrezzature tecniche sono messe in crisi da un viaggio cosi` lungo; a pensarci bene incidenti e guasti che si moltiplicano sono effetto dello stress.

e il mio corpo? scrivo in una serata di extra-sistoli, di nuovo, e cerco di starmene buono.

e mettiamo nel conto positivo che miracolosamente, scendendo dall’autobus, mi sono accorto in tempo che mi era scivolato il portafoglio dalla tasca dei pantaloni e sono riuscito a recuperarlo e subito dopo a fare il mio ultimo rifornimento di pesos, credo.

* * *

la mattina ho chiesto ai gestori delle cabane di Coba` a che ora c’e` l’autobus per Merida: alle 8 e alle 8 e 30, e` la risposta; strano perche` la guida diceva che ce n’e` uno solo, e dovrebbe essere quello col quale sono arrivato ieri da Tulum alle 9:45, che proseguiva appunto per  Merida.

siccome sono le 8, penso che il primo sia gia` passato, ma per il secondo mi fido di loro, mi fido a tal punto che quando passa il bus per Valladolid delle 8:20 lo lascio andare; Valladolid e` sulla strada per Merida e da li`, centro piu` grande, si trovera` certamente un autobus che ci va; ma e` inutile sottoporsi al trasbordo delle valigie quando fra 10 minuti arriva l’autobus diretto.

invece un’ora e mezza dopo o quasi sono ancora li` che aspetto: l’orario del bus per Merida e` diverso per ogni persona che interrogo, ce n’e` uno alle 9 e uno alle 10

e ho tutto il tempo di contemplare le api sui fiori di palma, i cani che fermano i camion girellando sullo stradone, il negozietto che apre con calma messicana, il via vai tranquillo, tranquillissimo, perche` il Messico e` come la Polinesia, un paese che non conosce la fretta, e qui ce la mettono tutta per  essere all’altezza del cliche` del messicano stanco; che poi non e` affatto stanco, e` semplicemente tranquillo.

finalmente all’orario di ieri, ne` 9 ne` 10, ecco l’autobus ADO: solo che quello di oggi a Merida non arriva, si ferma a Chichen Itza.

* * *

non solo, ma il bigliettaio mi dice che non posso salire dato che non ho il biglietto, ma ieri all’ufficietto ADO vicino alla zona archeologica si sono rifiutati di farlo dicendomi che dovevo farlo sul bus.

io faccio l’italiano, cioe` il patetico, e l’autista fa il messicano: alla fine mi fa salire, a prezzo molto maggiorato, ma non mi fa il biglietto e tiene i soldi per se`: resta sottonteso per il lettore che io scendo alla stazione dei bus di Valladolid, vado di corsa a fare il biglietto e salgo sul nuovo bus per Merida che sta partendo.

cosi` alle 2 del pomeriggio eccomi arrivato.

e ho deciso che non girero` la citta` per far contenta la Lonely Planet scegliendo uno dei suoi alberghi, e prendo invece il primo hotel libero di fronte alla stazione dei bus: probabilmente e` anche un hotel a ore, ma non mi importa.

mi colpisce molto invece, entrando, il fatto di trovarci un albero di Natale.

* * *

ora capisco che questa mia reazione sembrera` molto strana, ma e` dall’inizio di questo viaggio al 16 luglio che il tempo per me e` entrato in una condizione anomala e sostanzialmente ha cominciato ad avere un suo andamento parallelo che lo ha totalmente sottratto al ciclo delle stagioni dell’Europa occidentale, collocandolo in un contesto un poco speciale, nel quale siamo passati dall’estate tropicale della Cina Meridionale, del Laos e del Vietnam, all’autunno giapponese, per precipitare all’inizio della primavera neo-zelandese, per concludere infine in una stagionalita` completamente diversa polinesiana, californiana o caraibica, che non prevede l’inverno.

in sostanza, da luglio io vivo dentro una bolla temporale mia propria, che non ha ancora visto profilarsi l’inverno, e dunque la comparsa in questi ultimi giorni dei primi accenni di addobbi natalizi, che per i miei lettori sara` stata accompagnanata da un congruo progressivo peggioramento climatico e dalla riduzione della luce che rende quasi necessario il Natale per noi europei, qui mi fa l’effetto di un colpo a sorpresa (anche se capisco che sta bene, perche` anticipa il trauma climatico che subiro’  al rientro, fra una settimana).

* * *

non basta: nella modesta hall di questo alberghetto economicissimo e anche molto scadente e rumoroso (sono le tre di notte e il rumore del traffico mi impedisce di dormire) uno schermo televisivo sta trasmettendo le immagini di una corrida, messicana, in ripetizione differita, come mi informo: nella groppa del toro, impaurito e sconcertato, vengono via via infilzate, con suprema crudele eleganza, le banderillas che servono ad indebolirlo progressivamente  in vista dell’ammazzamento finale.

bene, anche nel cattolicissimo Messico ci sono le corride, lo sospettavo gia`: quello che mi mancava era questo stupendo abbinamento visivo fra l’albero di Natale e il toro innocente, che viene tormentato a morte.

* * *

esco subito: il centro di Merida ha veramente un’aria elegante e tutto sa di messicano tipico: la grande cattedrale nella piazza quadrata piena di palme, 

images (11)le carrozze con gli addobbi e i pennacchi variopinti che portano in giro i non pochi turisti con un suono di campanelle,

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altre chiese costruite sopra i templi maya, riutilizzandone le pietre, la musica diffusa nelle strade, e c’e` perfino un australiano, la sera, che fa meravigliosi ghirigori acustici col didgeridoo, quel lungo tubo che e` il principale strumento musicale degli aborigeni di li`; perfino le pretenziose architetture di fine secolo inteso come Ottocento nel grande vialone di rappresentanza costruito in quel periodo.  

ci sono dei musei molto belli, come quello di arte contemporanea nella piazza centrale, che ha una sezione assolutamente straordinaria sulla storia dell’architettura messicana e tre esempih giganteschi di arte dei graffiti nel cortile centrale, opere di artisti locali e internazionali.

e che dire del municipio con gli immensi murales di Siqueiros? molto piu` belli, a parer mio, di quelli sopravvalutati di Ribera della capitale?

eccone uno che raffigura l’uomo che nasce dal mais, secondo la concezione maya.

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insomma, ecco realizzato nel mio viaggio, anche oggi, il principio della varieta` delle esperienze, dopo il mare caraibico e le rovine maya: segreto, a parer mio, del successo di ogni viaggio riuscito, ma che in questo ha raggiunto veritci di virtuosimo assolutamente straordinari, come assaggio della varieta` del mondo.

* * *

ed e` uscendo dal Museo della canzone che le note inconfondibili del Messiah di Haendel mi conducono ad una chiesa adiacente, in cui entro da una porta laterale: nel grande recinto sospeso davanti al grande organo sta un coro che canta con una intensita` stralordinaria il finale potente e glorioso di questo capolavoro musicale: gli applausi che concludono il grido di fede finale delle note sembra non si concludano mai.

anche gli esecutori si affacciano, applaudendo senza fine.

ma chi applaudono, allora?

tra le persone che cominciano ad uscire dalla chiesa molti hanno gli occhi arrossati e un paio di ragazze singhiozzano apertamente.

mi muovo controcorrente, entrando, ma ovunque regna un clima di commozione cosi` intensa che non si spiega neppure con una esecuzione di livello straordinario, certamente la piu` bella di questo pezzo che io abbia sentito in vita mia dopo Viridiana di Bunuel, dove accompagna il banchetto dei barboni nel palazzo della ricchezza e del potere.

e poi, di colpo, ecco che ho l’illuminazione! sono alla commemorazione del musicista di Merida strangolato dalla mafia, per motivi oscuri, di cui ho letto ieri su un giornale locale.

* * *

sono senza parole: chi sta costruendo la sceneggiatura di questo viaggio cosi` intenso? chi infila le perle della collana colorata della mia esperienza?

come mai sulla parete azzurra della mia rumorosissima camera d’albergo sta scritto un borforisma sulla musica?

La musica e` sinonimo di liberta`,

di poter raggiungere quello che vuoi e come vuoi,

sempre che sia buono e abbia passione,

che la musica sia l’alimento dell’amore.

il Messico del Natale e della corrida, della sua bellissima architettura neo-coloniale e della violenza mafiosa e politica che lo attraversa e` qui davanti ai miei occhi che sono pure commossi, con i suoi, arrossati di lacrime.

mi manca solo la capacita` di tradurre tutto questo in musica.

5 risposte a “come arrivare a Merida, Yucatan, e perdercisi volentieri – My roundtheworld n. 149 – 676

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