Palenque e il Chiapas, Messico – My roundtheworld n. 152 – 681

e cosi`, eccomi nel Chiapas, adesso, a Palenque.

con un brusco cambiamento di paesaggio (cielo nebbioso e montagne), di vegetazione (grande, vera giungla), di situazione politica (soldati armati con i mitra qua e la` nei punti strategici) e sociale: qualcosa globalmente mi ricorda il Sikkim, cioe` una zona montagnosa dell’India, perche` la maggiore poverta` e` evidente e confermata subito dalle tariffe piu` basse del taxi e dell’hotel.

* * *

ieri ho concluso la mia visita a Campeche con un giro della citta` su uno di quei tram turistici fine Ottocento nell’aspetto (ma andava a benzina!) che ho sempre aborrito, ma questa volta non e` stato poi male, perche` mi ha messo a contatto con alcuni quartieri semi-periferici, ma pur sempre caratteristici come il centro storico, con il Cristo nigro di una chiesa di uno di questi quartieri, col lungo-mare, che anche qui come all’Avana, si chiama Malencon.

lo avevo gia` visto, il lungo-mare, girellando per conto mio, e avevo ammirato dei lunghi pesci affusolati dalle pinne azzurre, che lo costeggiavano in acqua, ma e` stato bello averne una visione piu` veloce e d’insieme, nel tramonto un poco rosseggiante.

e anche quest’ultima esplorazione mi ha confermato l’immagine un poco faustiana che mi sono fatto di questa citta`, che sembra un inno al lavoro, alla voglia di fare, alla stima di se` che sta dietro a questi comportamenti.

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insomma, un bilancio positivo, penso, prima di partire da Campeche, dalla camera dell’hotel, dove trascorro le poche ore che mi separano dalla mezzanotte, girellando su internet e sul blog, guardando al tragico disfarsi del mio trolley principale che ora da` segnali di dissesto generalizzati, con le suture che appaiono in crisi in piu` punti, e spero soltanto che regga i sei giorni che mancano, constatando che gli occhiali hanno appunto perso intanto una delle due alette che proteggono dal poggianaso, ma fortunatamente il naso non mi si sta piagando affatto.

poi mi trascino alla stazione dei bus, praticamente di fronte, e alle 12:40 am, dopo mezzanotte, un poco in ritardo, finalmente partiamo.

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il viaggio mi e` lieve, in quanto sonnecchio, sia pure a intermittenza, e le prime luci dell’alba, dopo le 6:30, mi consegnano le prime impressioni su questo nuovo e famoso stato messicano, quelle che ho gia` detto all’inizio.

all’arrivo predipongo la prossima tappa e compero i biglietti per il viaggio notturno verso Veracruz, con tappa intermedia e cambio di bus a Villahermosa

un errore, capiro` nel corso della giornata, perche` Palenque valeva una sosta di due giorni; ma nello stesso tempo anche una doverosa prudenza per il grande salto finale, che merita non si lasci spazio ad improvvisazioni e si ecceda in anticipi, piuttosto che in corse all’ultimo momento.

questo nuovo hotel e` molto scadente, oltre che chip – e ho appena scoperto uno scarafaggio sotto la valigia, e spero tanto di non portarmene uno a casa -, ma tanto non ci passero` neppure la notte: partiro` alle 8 di sera, infatti.

del resto, ci sara` qualche motivo se per un paio di giorni mi sono ostinato a cambiare leggermente nome a Palenque (si pronuncia Palenche e significa palizzata) e a chiamarlo Palanche, ma non rendendomi neppure conto che stavo usando la parola padana che indica i soldi…

ed e` strano perche`, a fine viaggio, oramai la preoccupazione della spesa e` finita, anzi a Merida ho fatto un altro prelievo precauzionale e non misurato sull’unghia, a cuor leggero, rendendomi conto che in Messico i bus sono cari e che il liquido che avevo in tasca non sarebbe bastato: ma oramai tranquillo, che il conto corrente non l’ho prosciugato…

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tre ore di stentato recupero del sonno in questa cameretta decisamente squalliduccia (e mi aspetta un bello stress, considerando che anche le prossime due notti saranno cosi`) e poi alle 11 esco, un poco frastornato ancora, ma non posso indugiare di piu`.

a tre caseggiati dall’alberghetto c’e` il punto da dove partono i trasporti collettivi che a meno di due euro ti fanno fare i 7 km che ci separano dal sito archeologico.

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e poi non resta che girare in questa nuova meraviglia, che e` di nuovo un Patrimonio culturale dell’Umanita`, e non ditemi che mi sto trattando bene, visto che visito uno o due al giorno, ma lo so…; il fatto e` che il Messico e` particolarmente ricco di luoghi turisticamente molto belli, e questa e` una vera sorpresa per me.

aggiungiamo che anche queste sono rovine maya, naturalmente, ma hanno un loro stile: e` il quarto tipo diverso di architettura maya che incontro in questo viaggio, anche se quello che fa la differenza, prima ancora che lo stile, e` l’ambiente naturale.

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giungla vera, alberi enormi, profili montuosi alle spalle, un poco in controluce, dato che si trovano a sud, un fiume che attraversa il sito (i maya nella citta` lo avevano ricoperto, per ricavarci una piazza davanti al Palacho, che doveva essere il palazzo reale, direi io, ma una parte delle volte e` crollato nei secoli, e in parte il fiume scorre visibile e anche canterino.

piu` avanti, in una zona un tempo residenziale per i maya, ci sono persino delle cascate di fronte alle ultime modeste rovine: spettacolo meraviglioso, perche` sono cascate, se posso dirlo, placide e diffuse, che un poco mi ricordano quelle vicine a Luan Prabang, visitate in agosto con le tre ragazze di Roma.

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si susseguono prima tombe monumentali, poi il palazzo, appunto, e diversi templi, organizzati simbolicamente in gruppi accuratamente studiati in disposizioni, proporzioni e rapporti, e nella giungla una quantita` incredibile di resti, a volte rimasti nella loro condizione naturale, cioe` invasi dalla vegetazione, che qui assume spesso l’aspetto di alberi monumentali, che lasciano senza parole.

sono piu` di 500 gli edifici identificati, anche se la maggior parte non sono stati restaurati.

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ma qui di nuovo rispetto agli altri siti visti finora ci sono anche le decorazioni, molto meglio conservate: forse perche` questo e` stato invaso dalla giungla e a lungo dimenticato, fino alla casuale riscoperta ottocentesca…

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infine il modernissimo museo, di livello eccezionale, che raccoglie la migliore documentazione e la presenta spiegandola accuratamente, in una esposizione nuova ed esemplare.

e insegna sui maya molte cose, almeno a me, che non li ho mai studiati a fondo, e che li avrei persino confusi con gli atzechi, che stanno nella mia immaginazione come giganti da quando anni fa ho letto quel libro meraviglioso che e` La conquista del Messico, dello storico ottecentesco Prescott, lui stesso un prodigio della natura di tipo quasi beethoveniano, considerando che a 25 anni divenne completamente cieco, ma questo non gli impedi` di scrivere degli autentici capolavori, assolutamente da non perdere.

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Palanque era gia` stata abbandonata da due secoli, quando arrivarono gli europei da queste parti, e il suo posto era stato preso da qualche altra struttura urbana molto piu` povera e semplice, altrove.

la civilta` maya era sostanzialmente gia` esaurita quando gli spagnoli arrivarono qui; mancano le interpretazioni, ma la piu` probabile e` che sia stata vittima, come altre (quella dei Khmer, Petra, Rapa Nui) del suo stesso successo: perenne monito, uno sviluppo impetuoso della popolazione si tradusse in un fulmineo crollo sotto il peso della carestia e della fame.

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qui non ci sono libri, ma i monumenti rimasti restituiscono qualche frammento di conoscenza in piu` su questa cultura.

i maya dicevano di essere capaci di viaggiare nel tempo: per questo lasciarono cronache accurate non solo di un lontanissimo passato, ma anche del prossimo futuro per altri 1.500 anni rispetto ai giorni nostri.

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anche per i maya, come per gli atzechi, la morte e` uno degli aspetti fondanti della vita, e non ne avevano una immagine negativa.

il simbolo della vita era, per loro, il serpente, che da` la morte, ma ogni anno rinasce cambiando pelle.

anche il sole o la luna rinascono ogni giorno dopo essersi immersi al tramonto nel mondo intermedio delle tenebre dell’aldila` e avere vinto la battaglia per la resurrezione.

cosi` i morti rinascono sotto forma di piante e in questo modo garantiscono la vita ai loro discendenti, che continuano a proteggere dall’aldila`.

* * *

ma e` giornata anche di incontri che arricchiscono la mia antologia di tipi umani fuori dai modelli standard.

come dico proprio ad una bruna e piacevole ragazza australiana figlia di italiani, che parla un poco la nostra lingua, nel mio viaggio di 140 giorni posso pensare di incontrare forse 140 monumenti (monumento e` cio` che latinamente monet, cioe` fa ricordare), ma credo anche 140 persone altrettanto degne di essere ricordate.

(incontri resi possibili proprio dal fatto che viaggio da solo: chi viaggia in compagnia questo dono l’ha in modo molto ridotto).

questo ruolo di personaggio fuori dalle righe del giorno spetta oggi a Raffaello (o Raphael?), un bel ragazzo spagnolo, anzi andaluso, di Cordoba (ricordiamo nostalgicamente entrambi la favolosa Mesquita), dalla strana barba bionda, che da sei anni vive in Guatemala facendo la guida, e qui e` a capo di una decina di escursionisti, che lo hanno assunto per due mesi, nei quali li condurra` attraverso tutta l’America Centrale.

e` lui che mi da` alcune dritte su questi paesi, che saranno preziose per il prossimo roundtheworld

ad esempio su un sito guatemalteco che lui definisce la New York dei maya perche` le sue piramidi superano in altezza ogni altra.

* * *

sento tuonare, il cielo era gia` molto buio quando sono rientrato, credo mi aspetti una bella tempesta tropicale…

ecco il rumore scrosciante della pioggia, sara` forse il caso di prepararsi a partire, anche se e` piuttosto presto, ancora.

la pioggia si intensifica ancora, sta diventando impressionante, pero` qui devono esserci piu` abituati di me, quindi non mi chiedo se riusciro` a partire con questo quasi uragano in atto.

9 risposte a “Palenque e il Chiapas, Messico – My roundtheworld n. 152 – 681

  1. constato con fastidio che continuo a ricevere le tue esternazioni malgrado quanto comunicatoti nell’ultimo post.

    sei un grosso pavone che si gratifica con questo blog dove ogni tua cazzata vieve adulata da un popolo attentamente selezionato

    ….:” cipi cipi cipi cipi bortocal che profondita’ di pensiero…..che analisi acuta….che lucida esposizione ,che frase storica..”….

    che squallore e che tristezza…!

    CANCELLAMI DEFINITIVAMENTE DALLA LISTA..!!

    • eh certo, con tutta quella polizia in giro… 😦

      pero` ho appena visto un cartello nella piazza principale di Ciudad de Mexico che invita ad un incontro in loro appoggio…

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