i rom e l’innocenza colpevole di Casapound a Roma – 688

che razza di strumentalizzazioni stupide i titoli di Repubblica e del Fatto su Casapound che a Roma blocca l’ingresso dei bimbi rom a scuola, con tanto di condanna del Campidoglio.

basta leggere il corpo degli articoli per capire che non e` vero.

oppure stare al comunicato della Questura di Roma:

“La manifestazione di protesta orientata contro le presunte aggressioni e violenze perpetrate dai nomadi ai danni delle scuole e degli studenti, svoltasi anche con gli interventi oratori di personaggi esterni agli istituti, riconducibili comunque al Blocco Studentesco è terminata intorno alle ore 9, dopo l’accensione di alcuni fumogeni e lo srotolamento di diverse bandiere con il tricolore.

Il sit-in non ha creato pericolo o intralcio al traffico cittadino ne tantomeno ha impedito agli studenti di accedere all’interno delle aule.

Anche le attività all’interno del campo nomadi sono proseguite regolarmente e non risulta che sia stato impedito il passaggio di alcuni bambini rom che stavano andando a scuola.

Sono in corso accertamenti da parte degli agenti della Polizia di Stato, al fine di identificare le persone che hanno aderito all’iniziativa”.

* * *

non basterebbe dire che con queste manifestazioni Casapound attizza in modo disgustoso l’odio razziale e getta benzina sul fuoco di un incendio razzista che gia` divampa nelle periferie di Roma?

non esiste in Italia il reato di incitamento all’odio razziale?

non basta questo? perche` inventarsi dei blocchi che non esistono?

forse perche` i lettori di Reoubblica non sono tanto disposti ad indignarsi contro l’odio razziale in se stesso considerato e occorre mettere i soliti bambini di mezzo per provare a risvegliare in loro qualche scintilla di sdegno?

e perche` dobbiamo raffigurarci peggiori di quello che siamo e inventarci un nemico al quale attribuire anche nefandezze che non ha commesso?

* * *

per coincidenza leggo in parallelo dalla Germania quest’altra notizia sullo Spiegel, e chi vuole intendere intenda.

governo federale e Laender della Germania si sono accordati in un incontro a Berlino per l’aumento dei contributi centrali agli stati della Federazione tedesca per l’integrazione dei rifugiati.

stiamo parlando di rifugiati e non di immigrati: distinzione che e` fondamentale ma in Italia praticamente sconosciuta.

constatando che il numero dei rifugiati sta crescendo, e non potrebbe essere diversamente, considerando le varie guerre che l’Occidente sta aprendo nel mondo e la risposta degli integralisti islamicia, si e` deciso di accrescere le spese necessarie ad una corretta integrazione.

* * *

qualcuno in Italia ha mai pensato che l’integrazione e` un investimento sociale? e che costa? che occorrono mediatori culturali, insegnanti di lingua, forme di assistenza a carico dello stato?

macche`, da noi dominano la solita caciara, l’improvvisazione, l’approssimazione e, diciamolo pure, la perfetta ignoranza sui diversi aspetti del problema.

e poi, eccoli, gli ignoranti, come gli agitati di Casapound o della Lega, a prendersela con i rifugiati e non con chi non sa accoglierli ne` fare la politica di integrazione che e` un dovere primario dello stato.

* * *

altro che Casapound, scusate lo sfogo.

e adesso qualcuno si chiedera` sorpreso se ho voglia di difenderla.

certo che no, ma vorrei che ce la pigliassimo con l’avversario giusto.

questi sono dei poveretti che giocano per il sistema senza neppure accorgersene.

4 risposte a “i rom e l’innocenza colpevole di Casapound a Roma – 688

  1. Concordo pienamente, ma sulla … corretta integrazione… (orrenda parola) operata in Germania ho qualche perplessità. Credo che abbiano capito l’emergenza, il rischio la necessità di anticipare scenari di difficile gestione.

    • veramente il punto centrale della situazione tedesca e` che, usciti con 8 milioni di morti dalla seconda guerra mondiale, hanno dovuto fondare la loro ricostruzione post-bellica sulla immigrazione con decenni di anticipo rispetto agli altri paesi europei.

      e dunque hanno accumulato esperienza, oltre al fatto che per loro una corretta integrazione era questione di vita e di morte.

      all’inizio la condizione degli immigrati in Germania era tremenda, e si puo` dire che vivessero in nuovi Lager (la parola in tedesco significa semplicemente magazzino), ma poi pian piano la situazione e` molto cambiata.

      e i tedeschi sono certamente riusciti in generale a definire una politica dell’accoglienza degli immigrati, molto meglio della Francia, dell’Olanda, per non dire di noi, che stiamo ponendo accuratamente le basi di conflitti laceranti per il paese futuro.

      ho lavorato per sette anni in Germania proprio nel campo della integrazione scolastica dei bamini di origine italiana, come responsabile scuola nel consolato con la comunita` italiana piu` grande del paese.

      posso testimoniare che il problema, tremendo, era negli italiani, non negli operatori scolastici tedeschi che, nei limiti della loro mentalita`, ce la mettevano tutta.

      poi, certo, bisognava provare a convincere (senza riuscirci) i genitori che la richiesta tedesca di rispetto delle regole non era una forma di razzismo contro di loro.

        • e` un piacere discutere con te.

          il commento l’ho scritto per evidenziare quanto sia problematica la logica dell’accoglienza (che prepara l’integrazione) e come ci siano delle reazioni psicologiche universale dell’immigrato che colpevolizza chi ha intorno delle oggettive difficolta` di fare i conti con una mentalita` diversa dalla sua.

          l’ultima frase nasce da qualche ferita: scusa se mi dilungo un attimo.

          vorrei ricordare un progetto pilota di recupero scolastico, del tutto gratuito, per i bambini a rischio di una scuola elementare di una delle capitali della nostra immigrazione (c’era una fabbrica della Volkswagen).

          organizzo un incontro dei genitori con la direttrice della scuola elementare, per presentare i corsi a 4 famiglie, per i loro bambini.

          due famiglie non vengono, una mamma va via prima della fine e l’ultima prende al volo un momento in cui la direttrice si assenta per domandarmi a muso duro: Ma che ci viene in tasca a Lei?

          due bambini su 4 frequentarono, saltuariamente, il corso, e l’esperimento fini` li`.

          fra parentesi il corso al Consolato costava, naturalmente.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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