l’economia e la sindrome di Stoccolma.

l’economia non è una scienza esatta: si occupa di comportamenti umani, cioè di fatti irrazionali; ha certamente le sue leggi, verificate in base all’esperienza, ma la loro combinazione è imprevedibile, perché i fattori in gioco sono troppo complessi.

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l’economia assomiglia alla metereologia o alla scienza medica e dunque ogni sperimentazione pratica è quasi un unicum, per via della eccezionalità delle circostanze che non si ripeteranno.

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l’economia è schiava della freccia del tempo.

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ogni fatto economico si fonda su uno scambio, che non è mai perfettamente equivalente: ogni scelta avvantaggia qualcuno e danneggia qualcun altro.

scoprire chi è la prima e fondamentale domanda da porsi nell’analisi economica.

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in economia ogni scelta ha le sue vittime, e dunque presuppone anche un carnefice: ma l’economia ha il privilegio di godere degli effetti di una massiccia e incontrastata sindrome di Stoccolma, quella che induce le vittime ad affezionarsi al loro carnefice.

dato che essere maltrattati è per qualcuno l’unico modo per sentirsi vivo.

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4 risposte a “l’economia e la sindrome di Stoccolma.

  1. aggiungo una riflessione fondamentale, che vale per il post iniziale ma anche ai due commenti generati.

    “ogni fatto economico si fonda su uno scambio, che non è mai perfettamente equivalente: ogni scelta avvantaggia qualcuno e danneggia qualcun altro.”
    per poter modellare astrattamente le dinamiche sociali e costruire previsioni efficaci è necessario riflettere e fre valutazioni su cosa sia vantaggioso e cosa non lo sia, per l’individuo come per la collettività.
    ogni teorico su questo premette le sue ipotesi più o meno elaborate, e crolla inesorabilmente ogni teoria alla luce dei fatti storici.

    il problema è che il vantaggio/svantaggio procurato da ogni scambio (anche informativo) è valutabile diversamente da soggetto a soggetto, e questo dettaglio fa la differenza di fondo nello studio, rispetto ad altre scienze che ci risultano nei fatti più utili ed efficaci, e apparentemente veritiere.

    non dubito che per imitazione l’uomo comune tende ad associarsi alle valutazioni comunemente percepite e promosse in società e nei media.
    ma è solo una parte del processo comportamentale: le pulsioni caratteristiche individuali, l’esperienza, la sensibilità, le informazioni contestuali e la consapevolezza interiore sono i fattori cardine da cui si determina il concetto stesso di vantaggio, e dunque il comportamento.
    difficile fare modelli globali…
    ma possiamo studiarci meglio, molto meglio di quanto non stiamo facendo oggi.

    • mi piace molto questo approfondimento nella direzione della evidenziazione della complessita` del processo!

      si`, lo sottoscrivo proprio, anche se poi occorre ritornare a qualche semplificazione concettuale per orientarsi un poco nella gestione pratica…

  2. “l’economia ha il privilegio di godere degli effetti di una massiccia e incontrastata sindrome di Stoccolma, quella che induce le vittime ad affezionarsi al loro carnefice.”
    Perfettamente d’accordo. E’ esattamente ciò che sta accadendo a Tsipras in Grecia e Podemos (si chiama così?) in Spagna nei confronti di Bruxelles…

    • questo giudizio regge soltanto se si ritiene che il carnefice sia a Bruxelles.

      se si pensa invece che sia alla City di Londra, allora questo stesso giudizio e` una manifestazione evidente della sindrome di Stoccolma applicata all’economia.

      qualcuno e` cosi` affezionato al suo vero carnefice da convincersi che il carnefice e` un altro. 😦

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