Bernard Maris e` vivo e si chiama Tsipras (o bortocal?) – 10.

Vengo a sapere dell’esistenza di Bernard Maris solo perche` e` tra le vittime della strage di Parigi, e dunque quando questa esistenza e` stata spezzata.

Pero` la mano assassina che ha cancellato la sua vita fra le altre sta dando una imprevista risonanza alle sue idee, ed ecco allora che ritrovo un coetaneo autorevole espressione del mondo dell’economia che sul problema delle vie d’uscita dalla crisi che attanaglia l’Europa sosteneva con chiarezza e ricchezza di documentazione, dall’alto di una spiccata professionalità`, proprio le idee che confusamente mi capita da qualche anno di cercare di portare avanti da questa modestissima e quasi sconosciuta tribuna.

Bernard Maris, associato in scienze economiche e professore all’Istituto di studi europei dell’Université Paris VIII, dal 2011 membro del Consiglio generale della Banca di Francia su nomina del presidente socialista del Senato, partecipava contemporaneamente alle attivita` di Attac France, associazione legata al movimento anti-globalizzazione.

Ha scritto Dio, quanto è bella la guerra economica, Lettera aperta ai guru dell’economia che ci prendono per imbecilli, Marx, o Marx, perché mi hai abbandonato?

Scriveva anche su Charlie Hebdo firmandosi Oncle Bernard, Zio Bernardo, ed e` stato ammazzato dagli integralisti nel corso di quella famosa riunione di redazione.

* * *

Ma, dopo questo estremo riassunto delle notizie su di lui trovate sul Fatto Quotidiano, vengo al punto che ha suscitato la mia attenzione, che riporto con le parole di quel giornale.

Tra le sue proposte non convenzionali per risolvere la crisi economica (…) il default (o meglio, l’haircut, direi io) del debito pubblico perché “tutti i Paesi dovranno, prima o poi, rassegnarsi a cancellare una parte del debito. Occorre rinegoziare la parte che supera il 60% del Pil”.

E` una proposta solo leggermente diversa da quella che faccio io, che prevedo un taglio corrispondente agli interessi versati nel corso del debito: forse e` piu` radicale la sua, ma anche piu` diseguale: ma non e` questa la sede per addentrarsi in una discussione tecnica di dettaglio: la sostanza e` che anche Maris credeva nella riduzione del debito pubblico insostenibile – piu` o meno concordata con i creditori.

E, con i risparmi del bilancio statale resi possibili dalla diminuzione degli interessi sul debito publico, Maris proponeva di introdurre il “reddito minimo di esistenza (…) da elargire a ciascun essere umano, ricco o povero, da conservare per tutta la vita e cumulare con qualsiasi altro reddito o patrimonio”.

Tralascio al momento alcune puntualizzazioni personali anche su questa seconda proposta e sottolineo che le idee di Maris tracciano a mio parere l’unica via di uscita ragionevole dalla crisi che ci attanaglia.

* * *

Circola per la rete l’idea, che trovo abbastanza bislacca, che il vero obiettivo della strage fosse lui e che tutto il resto sia stata una abile messa in scena per confondere l’opinione pubblica, ma trovo quella tesi ridicola, nonostante la stranezza del comportamento dei killer che chiamavano per nome le loro vittime, prima di freddarle, come se avessero proprio delle esecuzioni mirate da compiere.

Vi sono forme di complottismo paranoico, anche se la gestione del potere negli ultimi decenni ci ha fatto vedere di tutto sulle tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica e noi italiani dovremmo essere il popolo piu` esperto del mondo in materia, considerando come fu gestito dalla CIA il caso Moro 37 anni fa (ma pare che non ne abbiamo imparato nulla, anzi che non ci interessi neppure impararne nulla).

Nel 1978 in Italia gli equivalenti dei criminali islamisti in Italia erano le Brigate Rosse, gruppi di giovani terroristi di generica estrazione marxista e rivoluzionaria: i servizi segreti, italiani e non, li sorvegliavano nell’ombra e li lasciavano agire, manipolandoli con tecniche perfezionate di condizionamento psicologico a distanza, come ha rivelato recentemente un agente CIA di quegli anni lontani.

Non serviva ai servizi segreti americani e ai loro collaboratori ben inseriti in quelli nostrani organizzare direttamente gli attentati, c’era chi li faceva per loro.

E ne venne non solo il blocco dell’entrata al governo del Partito Comunista di Berlinguer, che cercavano al momento, ma un condizionamento mentale profondo, forse neppure previsto in questa misura, che da allora ha indirizzato la storia italiana con un orrore per le idee di sinistra, di cui le Brigate Rosse facevano caricatura.

Da allora non ci siamo ancora scrollati di dosso nelle generazioni nate in quegli anni una paura della politica come insieme ragionato e discusso di scelte collettive che e` l’essenza stessa del pensiero di destra, non e` ancora finita e forse e` una delle chiavi per capire il disinteresse per la politica della generazione perduta nata in quegli anni.

perche` essere di destra significa appunto avere paura.

* * *

Comunque nel caso di Maris uno scenario del genere mi pare assolutamente fuori luogo; sono piuttosto convinto che non ci fosse una particolare predisposizione nei servizi segreti francesi a impegnarsi per difendere quel gruppo di rompicoglioni di Charlie Hebdo; insomma, semmai qualcosa di simile a quello che capito` a Biagi da noi, qualche anno fa, caduto vittima di un’ultima recrudescenza di terrorismo rosso, perche` lasciato scoperto, li` su input preciso del potere politico (Scaiola defini` davvero letteralmente Biagi un rompicoglioni perfino dopo il suo ammazzamento).

A Parigi probabilmente la decisione di non mettere al centro dei propri pensieri la difesa della redazione di questo giornale eccentrico e in bilico fra idee di destra e di sinistra e` stata presa per istintiva antipatia ai piani bassi della gerarchia dei servizi, insufficientemente controllati dal governo socialista.

C’entra la Le Pen, allora? E` ovvio che la strage e` un enorme regalo fatto a lei e quasi una campana a morte, dunque, sull’Unione Europea, ma credo avventato, in mancanza di prove piu` precise, pensare a complotti articolati e consapevoli; mi pare piuttosto l’effetto di trascinamento di equilibri reali di potere di fatto.

Non possiamo pensare che i servizi segreti pullulino di no global ed e` piuttosto normale che vi siano parecchi lepenisti al loro interno, piuttosto: ora un lepenista non si scaldera` troppo a proteggere dei libertari tra i quali si annida anche qualche no global, e non si straccera` neppure troppo le vesti se verra` fatto fuori, vedi che bel regalo, proprio da qualche esaltato islamista.

Che era sotto controllo fino a sei mesi prima, ma poi, guarda caso, e` stato giudicato inoffensivo e dunque lasciato libero di organizzare la strage, di procurarsi le armi, di compiere indisturbato tutte le azioni preparatorie di un simile massacro.

Quasi incredibile no?

Eppure Maris era un personaggio troppo oscuro e secondario per meritare una vera e propria congiura ad personam; la sua morte ha finito per dare maggiore risonanza alle sue idee (alle volte e` un prezzo perfino da pagare: chi sarebbe Socrate se non avesse bevuto la cicuta?).

Anche perche` le idee di Maris sulla riduzione del debito che taglierebbe un poco le ali all’arroganza del mondo della finanza, circolano comunque e stanno al centro della proposta politica di Tsipras.

* * *

Ma ancora piu` interessante per me e` stato leggere ieri sullo Spiegel che la discussione sulle tesi di Tsipras e` gia` in corso nelle sedi europee e che comincia a farsi largo l’idea che un ulteriore taglio al debito greco si puo` fare, nonostante ponga diversi problemi.

Si discute della possibilita` di abbattere ulteriormente il debito greco, dopo la riduzione gia` concessa nel 2012, e si entra nel merito della misura possibile, che qualcuno propone pari al 50%, che corrisponde ad una perdita per i creditori di 120 miliardi di euro, di cui circa 50 a carico della Germania.

E la divisione passa, piu` che sulla scelta, sui tempi e i modi del taglio: ed e` tra chi accetterebbe di farlo subito e chi vorrebbe rinviarlo di un paio d’anni perche` teme che questo oggi sia un precedente per altri paesi che devono invece essere ancora spinti a restituire il debito.

* * *

Lo leggo sulla stampa tedesca perche` non sia mai che gli italiani vengano a saperne qualcosa.

E del resto, anche se venissero a saperlo, sono gia` stati ammaestrati per bene dalla destra rampante e scatenata del paese a pensare che uscire dall’euro e` molto meglio, e` molto meglio scegliere la strada di una inflazione che tagli il potere d`acquisto reale dei salari e rilanci i profitti, anziche`, non sia mai, restituire ai creditori della grande finanza solo una parte dei loro crediti, anche solo sforbiciata degli interessi, come propongo io (non Maris).

Le capacita` di condizionamento degli italiani, popolo vecchio e dipendente dalla televisione, hanno del miracoloso: basti vedere l’entusiasmo di massa con cui e` stato accolto il taglio delle province, per concentrare i poteri decisionali in quei covi di corruzione che sono le regioni: basta agitare loro il drappo rosso della lotta ai costi della politica e il gioco e` fatto.

Grande maestro e guru di queste manipolazioni perfino chi passa per il piu` intransigente difensore del sistema, Grillo, un esaltato alla ricerca di popolarità` e di potere che arriva perfino a lodare la mafia per raccattare voti in Sicilia.

* * *

Mi sono sforzato di delineare il quadro italiano non per gusto della divagazione e dell’invettiva, ma perche` questo e` necessario per rispondere all’ultima domanda che potrebbe essere posta.

La Grecia ha gia` avuto una riduzione del debito tre anni fa ed ora se ne prepara forse un’altra.

Ammettiamo che Tsipras vinca davvero le elezioni risultando il primo partito, anche se poi dovra` comunque coalizzarsi con qualcuno per governare, e ammettiamo che davvero alla fine trovi spazio, sia pure con qualche compromesso, la sua idea – uovo di Colombo; io naturalmente ci credero` soltanto quando lo vedro`; sono abbastanza esperto di manipolazioni dei sondaggi che presentano imminente la vittoria di qualcuno considerato pericoloso per il sistema per spingere tutti gli spaventati a coalizzarcisi contro.

Ma siccome sognare non costa nulla, sogniamo pure che Tsipras vinca sulla paura della classe media greca, abbastanza traumatizzata per credergli, e che ottenga un qualche ragionevole taglio ulteriore del debito pubblico greco, giusto perche` troppo alto per potere essere restituito.

Non sarebbe questo profondamente ingiusto nei riguardi di paesi un poco meno indebitati della Grecia, che stanno diligentemente facendo i compiti continuando ad avvitarsi in una recessione senza fine provocata dal loro svenarsi per pagare gli interessi sul debito?

E pensate che basterebbe una moratoria del 30% circa degli interessi annuali sul debito pubblico italiano per istituire un salario di cittadinanza a favore di chi e` senza lavoro (a condizione che si impegni in opere di pubblica utilita`): cosa che sarebbe perfino vantaggiosa per i creditori che a forza di tirare la corda rischiano di strozzare l’indebitata Italia e di trovarsi in mano con un pugno di mosche.

* * *

La mia risposta e` che non sarebbe affatto ingiusto.

Non solo vedendola dalla parte dei creditori che, prestando il loro denaro a un paese fortemente indebitato come la Grecia hanno lucrato di piu` perche` hanno rischiato di piu` e non ci sarebbe nulla di anomalo se il loro rischio, per una volta, fosse finito male.

Ma soprattutto perche` in Italia prospettive di questo genere sono assolutamente minoritarie e di nicchia: di chi e` la colpa se idee di questo genere in Italia raccolgono forse il consenso del 3% della popolazione, anziche` del 30% come oggi in Grecia o in Spagna?

Neppure nella lista Tsipras italiana alle elezioni europee dell’anno scorso idee di questo genere avevano cittadinanza, ma – almeno a Brescia – si fantasticava di uscita dall’euro senza capirne il significato e le conseguenze.

Quindi, che dire? Ognuno ha l’haircut o sforbiciata del debito che si merita.

* * *

E in ogni caso si sappia che, se Maris partecipava alle riunioni di redazione di Charlie Hebdo, questo blog viene scritto in assoluta solitudine e quasi in clandestinità`.

Ci fosse qualche islamista desideroso di farmi la pelle per quel che ho scritto su Mohammed, se la cava con un omicidio individuale e non sara` neppure troppo difficile trovarmi a casa mia, senza coinvolgere nessun altro, ora che sto per ritirarmi in montagna… 

* * *

face-aux-attentats

questa immagine e` presa dal blog existence! di Jean-Paul Galibert

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5 risposte a “Bernard Maris e` vivo e si chiama Tsipras (o bortocal?) – 10.

  1. molto bella l’immagine conclusiva.

    ricordami invece la “definizione” di destra quando, finalmente, pubblicherò un post su quel tema…

    concordo, infine, con te che le aspetative sulle elezioni greche siano troppo ottimistiche.

    • stai parlando del manifesto, vero? 🙂

      destra e sinistra, storicamente sono la paura e la speranza.

      a sinistra ci sta il Sol dell’Avvenire e il rosso dell’aurora, a destra il nero della morte e i teschi sui gaglardetti.

      mi pare chiaro.

      Tsipras potra` risultare il primo partito (con molti forse), ma comunque lontanissimo dalla maggioranza assoluta, e gli altri potrebbero anche coalizzarsi contro di lui.

      se tocchera` a lui il governo, sara` comunque un governo di coalizione.

      la percentuale di chi potrebbe votarlo non e` troppo lontana dalla percentuale di grillesca memoria, anche se lui, per fortuna della Grecia, e` un personaggio molto piu` serio.

      ma dopo la batosta del referendum scozzese andrei cauto a prevedere clamorose sconfitte dell’establishement europeo ovunque.

      in ogni caso il problema del taglio ulteriore del debito greco resta, perche` il merito di Tsipras, comunque vadano le elezioni, e` quello di avere posto al centro dell’attenzione il tema del taglio del debito in modo tale che sara` difficile comunque ignorarlo, e qualunque governo si costituisca in Grecia dovra` – a parer mio – riprendere la questione; se non sara` Tsipras a dirigerlo, per tagliargli almeno l’erba sotto i piedi.

  2. “reddito minimo di esistenza (…) da elargire a ciascun essere umano, ricco o povero, da conservare per tutta la vita e cumulare con qualsiasi altro reddito o patrimonio”.
    questo l’ho già letto da qualche parte…non so se in un libro che acquistai tempo fa di Benoist o un altro filosofo francese….mah…la mia memoria fa cilecca assai…

    Comunque non era e non è un’idea malvagia…assolutamente. Questa del reddito di esistenza dico…
    Solo che per realizzare questo (ora un’utopia) bisognerebbe stravolgere certe dinamiche economiche e non so proprio se le banche siano d’accordo…

    Cercherò di rintracciare il libro…impresa non facile….

    • aspetto le altre informazioni, dunque…

      ma sin d’ora domando: e` proprio necessario che le banche siano d’accordo?

      se vai sul blog di Raimondo Bolletta usando il link li` sopra vedrai una ulteriore discussione sul reddito minimo di esistenza, su cui lui non e` troppo d’accordo.

  3. Pingback: Riflettendo su Parigi | Raimondo Bolletta·

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