dove stanno finendo le pensioni del futuro (auguri) ed altro – 37.

mentre la Banca Centrale Europea, tra le grida di giubilo dei media controllati dagli iper-plutocrati, e` attivamente impegnata a consumare il potere d’acquisto di salari, stipendie e pensioni presenti cercando di rilanciare l’inflazione che sola puo` logorarne il valore reale, e` interessante dare un’occhiata anche ad una operazione del governo Renzi che, analogamente, sta mettendo a rischio le pensioni future.

ricavo l’infoirmazione dall’autorevole blog di Mario Seminerio, che fornisce un prezioso servizio quotidiano di contro-informazione sui dati economici, anche se da un punto di vista complessivo molto diverso da quello proposto qui.

Nel consiglio dei ministri del 20 gennaio è stato dato il via libera alla costituzione di una “società di servizio per la ristrutturazione, il riequilibrio finanziario e il consolidamento industriale di imprese italiane in temporanee difficoltà patrimoniali e finanziarie, ma con buone prospettive industriali ed economiche”.

secondo una intervista al Sole 24 ore del viceministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, le aziende in questione «Possono trovarsi anche in squilibrio operativo, ma solo se il Cda della società di turnaround valuterà che è un gap recuperabile in un arco di tempo predeterminato.

in altre parole, bastera` che i loro consigli di amministrazione lo chiedano, per essere aiutate.

e fino a qui Seminerio ricorda giustamente la fallimentare esperienza analoga della Gepi, nata con capitali statali negli anni Settanta, con gli stessi scopi.

ricorda anche: Come sono andate le cose, è storia. Di un paese fallito. E non per colpa dei tedeschi.

ma, secondo il sottosegretario, ci sono differenze sostanziali. Non c’è lo Stato nell’operazione, ma potranno esserci soggetti partecipati dallo Stato che sono comunque operatori di mercato.

infatti  tra i soggetti che potranno partecipare, De Vincenti individua anche i fondi pensione. I quali, ne siamo certi, godrebbero della famosa agevolazione fiscale pensata dal governo per “determinate tipologie di investimenti”.

infatti, il governo che ha tagliato le tasse, secondo tutte le grancasse della propaganda di sistema, le ha invece  alzate dall’11,5 al 20% per i fondi pensione e dal 20 al 26% per i fondi delle casse di previdenza.

pero` questi aumenti saranno restituiti se le casse medesime impiegheranno i fondi consegnati loro dai lavoratori, per finanziare interventi mirati nell’economia reale del Paese: sara` il governo a decidere quali e che misura.

in altre parole, con questi provvedimenti il governo sta praticamente tentando, in modo molto convincente, di mettere le mani sui fondi pensioni per indurli a finanziare le imprese in difficolta`.  

Visto che parliamo di aziende in perdita, i fondi pensione dovranno armarsi di tanta e santa pazienza, ed attendere l’orizzonte di piano industriale (i 7-10 anni), prima di vedere, forse, qualche frutto.

forse a differenza di Seminerio, non penso che l’operazione sia negativa di per se stessa, ma soprattutto perche` siamo in Italia, dove da decenni i governi sono al servizio dei giochi spesso truffaldini di certa imprenditoria italiana.

ma e` giusta la sua osservazione che, se quelle aziende sono sane, a parte difficolta` momentanee, dovrebbe essere il mercato stesso ad investirci, e se invece occorre costringere i fondi poensioni a farlo, allora tanto sane non sono e le future pensioni integrative sono a rischio.

ma di quali altri prove abbiamo bisogno per capire che Renzi e` la (credo precaria) invenzione dei poteri reali di questo paese per fare i loro porci comodi?

* * *

ma, visto che ho la penna in mano (i lettori credo di essermeli gia` persi per strada se pure qualcuno ha messo il naso in questo post), fatemi scrivere ancora una cosa, tornando all’esordio.

due parole sul quantitative easing della Banca Centrale Europea, uno dei termini volutamente oscuri per il lettore medio, col quale intortarlo su e convincerlo che l’economia e` cosa da addetti ai lavori, ai quali deve affidarsi anima e corpo…

col che ritorniamo proprio al tema del tentativo di immettere liquidita` nel sistema economico per rilanciare la domanda, si dice (svalutando i redditi fissi).

* * *

diciamo meglio – perche` l’obiettivo stesso potrebbe apparire una contraddizione in termini – per finanziare le banche sperando che finanzino le imprese.

la domanda di beni si sta infatti, al contrario, moderatamente rilanciando in questo ultimo periodo nel quale il valore della moneta tende ad aumentare leggermente (deflazione): in altri termini i prezzi calano leggermente e la gente compera di piu`, ma con profitti ridotti per le aziende.

se i consumatori invece spenderanno di piu` in termini monetari, con un euro svalutato, ecco che i margini di profitto verranno a ricostituirsi.

* * *

e` esattamente la ricetta monetaria per gestire la crisi che gli ambienti della destra economica e della sinistra confusa hanno proposto e  propongono per l”Italia, con l’idea dell’uscita dall’euro.

ora questa politica e` realizzata obvece dall’italiano Draghi per tutta l’area euro dalla Banca Centrale Europea stessa, che ha provocato un deprezzamento abbastanza rapido dell’euro rispetto al dollaro, portandolo in qualche mese da un  rapporto 1:30 circa all’attuale 1,15 circa, e marcia decisa verso la parita`.

ci si potrebbe chiedere allora che senso ha la vecchia proposta di ritorno alla lira e perche` circoli ancora: un ritorno alla lira accentuerebbe il processo inflattivo in Italia in modo esponenziale (anche se gli apologeti piu` o meno prezzolati e in malafede si sforzano di dimostrare il contrario con arrampicate argomentative ridicole, dato che, se il risultato non fosse proprio questo, l’operazione stessa perderebbe di senso – sempre ammesso che ne abbia uno anche oggi in un paese che dipende fortemente dalle importazioni per i suoi processi produttivi).

evidentemente, chi vuole il ritorno alla lira vuole che i prodotti italiani si svalutino ulteriormente anche rispetto all’euro gia` svalutato per gestire meglio la concorrenza economica anche rispetto all’area euro.

in altre parole, la svalutazione in corso dell’euro ci consente di vendere meglio fuori di eurolandia, ma se vogliamo guadagnare fette di mercato in eurolandia, dobbiamo potere svalutare ulteriormente da soli.

la lira cioe` servirebbe a fate la guerra commerciale ad eurolandia (Davide e Golia, e auguri per la fionda): del resto la popolazione e` gia` stata aizzzata adeguatamente dai vari Bagnai in circolazione all’odio anti-tedesco ed anti-europeo; e questo dio non e` un accessorio, ma la sostanza stessa del processo di mistificazione in atto.

del resto ci sono bagnaisti cosi` livorosi in giro e ultras da stadio sull’economia, che non gli starebbe forse male se dalla guerra economica si passasse forse anche ad altro di piu` fisico. 

* * *

ma i veri problemi naturalmente non nascono tanto dalla Germania (anche se qua e la` ci sta mettendo del suo): del resto una governance d’Europa realmente efficace saprebbe metterla al suo posto, come sta facendo Draghi con queste scelte, che vedono l’opposizione della Germania stessa.

dato che neppure la Germania e` l’Europa.

la Germania e` l’arma di distrazione di massa che viene periodicamente agitata per impedire che ci renda conto dei veri problemi del momento.

* * *

1. l’orizzonte economico del futuro delle economie avanzate e` quello di un mondo a consumi materiali stabili oppure, meglio ancora, tendenzialmente decrescenti (il Giappone e`gia` entrato da anni in questo scenario; ora tocca all’Europa: gli USA non possono permetterselo per i costi militari dell’impero), e questa e` la radice della crisi del modello economico dello sviluppo capitalistico potenzialmente infinito degli ultimi tre secoli.

2. questo scenario economico dell’economia stabilizzata non comporta di necessiuta` l’impoverimento della popolazione o la disoccupazione, se avviene una ri-distribuzione sociale della roicchezza dalla elite degli iper-plutocrati, che si avvia a detenere la meta` della ricchezza globale, verso gli strati di popolazione in condizione di bisogno.

3. un taglio del debito sotto forma anche soltanto di moratoria sul pagamento degli interessi sarebbe misura sufficiente per rendere tollerabili socialmente i costi della crisi dell’economia espansiva.

4. la continuazione della folle corsa allo sviluppo intesi in termini quantitativi e` un suicidio di massa programmato al quale occorre ribellarsi non soltanto con i vecchi modi ideologici prevalsi nel Sessantotto, ma anche nelle forme non convenzionali delle scelte di vita concrete: cioe` della fuga parziale dal mercato e dal sistema dei media  e dello sviluppo dell’autoconsumo e dell’autosufficienza energetica. 

(ne ho parlato ieri in un altro post: 10 punti sulla Resistenza che ricomincia dalle montagne… – 35.)

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