Napolitano nove anni nei miei blog: 2012, un presidente intercettato – 44.

378. la morte di D’Ambrosio, un giusto nel paese di Pulcinella.

27 luglio 2012

https://bortocal.wordpress.com/2012/07/27/378-la-morte-di-dambrosio-un-giusto-nel-paese-di-pulcinella/

ho avuto occasione di occuparmi in questo blog, sia pure di sfuggita, del consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, D’Ambrosio, morto ieri improvvisamente, dopo le molte polemiche che avevano toccato da vicino lui e il Presidente per le sue telefonate col senatore Mancino, intercettate dalla Procura di Palermo che indagava su di lui e che ha, proprio l’altroieri, incriminato il senatore per falsa testimonianza.

scrivevo, parlando di Napolitano:

purtroppo quanto emerso sinora dalle intercettazioni che ha subito il suo consigliere giuridico D’Ambrosio è veramente imbarazzante (a parte la scandalosità del fatto che sia emerso) e dimostra che neppure la Presidenza della Repubblica come istituzione e neppure sotto Napolitano, è andata immune del tutto da una impropria contiguità affettiva con un indagato, in questo caso l’ex senatore Mancino, rispetto al quale non ha saputo tenersi neutrale.

la morte di questa persona, per infarto, e il comunicato di ieri del Presidente della Repubblica su questa morte rendono per me un dovere morale tornare su quanto detto, riesaminarlo e chiedermi se devo correggerlo.

* * *

il presidente Napolitano ha parlato di atroce rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto.

a chi si riferiva? nella stampa ho letto critiche dure e dai toni spesso cruenti a cui siamo tristemente abituati in Italia (l’ex magistrato Di Pietro si distingue, ma no, farei meglio a dire si omologa ai vari Sgarbi, Beppe Brillo, Bossi, per non dire di Berlusconi, che hanno degradato oltre l’immaginabile il linguaggio della politica nel nostro paese).

ma, insomma, ingiurie vere e proprie non ne ho viste da nessuna parte: avrò guardato male.

per quanto mi riguarda, ribadendo lo sdegno per il fatto che intercettazioni escano da una procura a indagini non ancora concluse, purtroppo quelle intercettazioni le ho lette trascritte, e confermo il mio imbarazzo, il mio dispiacere (cerco di essere correttissimo e civile in ogni verbum), insomma la mia incazzatura solenne a vedere la penosa contiguità di un indagato con la Presidenza della Repubblica.

ma la legge non è uguale per tutti? quanti di noi possono permettersi, se sottoposti a indagine giudiziaria (io lo sono stato un paio di volte per ragioni connesse al mio lavoro) di telefonare alla Presidenza della Repubblica e chiedergli di intervenire?

* * *

D’Ambrosio rispondeva per conto del Presidente, stava facendo penosamente il suo lavoro, quando non ha risposto il Presidente di persona.

ora è fuori di discussione che entrambi sono persone correttissime e lo possiamo dire di D’Ambrosio ancora più chiaramente quando è risultato via via più evidente che quello che faceva lo faceva per conto del Presidente, informandolo, visto che il Presidente si è schierato duramente a difenderlo sia in vita sia in morte.

è fuori di discussione che non si è violata alcuna legge, ci mancherebbe, e che il Presidente ha fatto tutto quello che rientra nei suoi poteri e anche nei suoi doveri, per come lui li interpreta (e la cosa non è, per Costituzione, sindacabile).

ma abbiamo sì o no il diritto in democrazia di dire che questi poteri ci sono sembrati esercitati in modo improprio, e che l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge ne è uscita ferita: ferita dai comportamenti del Presidente della Repubblica che è il garante della Costituzione?

io penso di sì, penso che questo diritto ce l’abbiamo anche dopo che D’Ambrosio è morto, e dopo avere detto che umanamente ci dispiace e ci dispiace da ogni altro punto di vista.

* * *

dedico le mie ultime considerazioni all’orgia di dichiarazioni melliflue, sordide, ipocrite che accompagnano la morte di un giusto messo in una situazione difficile.

È morto forse di crepacuore, per quanto se ne può sapere.

Giorgio Galli

di infarto si muore per depositi di colesterolo nei vasi sanguigni, che avviene lentamente durante diversi anni; infarto non è sinonimo di crepacuore.

una situazione di stress può scatenare una crisi in una persona che già maturato tutte le condizioni per un infarto, ma in una situazione che è però già compromessa.

un infarto non è una sincope (parlo di cose che conosco bene), che può invece effettivamente essere scatenata anche direttamente da una forte situazione emotiva.

quindi evitiamo le sciocchezze.

* * *

nessuno mi pare abbia detto in questo paese che D’Ambrosio era un delinquente; se si occupano posizioni di rilievo, grande o piccolo, la critica feroce alla quale si viene sottoposti, soprattutto in un paese iperaggressivo come l’Italia, fanno parte delle regole del gioco; se non si è in grado di reggerle e si ha cara la pelle, si cambia mestiere.

se poi alla fine, qualcuno ha stressato l’onesto D’Ambrosio è stato certamente molto di più chi lo ha messo impropriamente sotto pressione per raggiungere il Presidente della Repubblica – che del resto non si è sottratto.

non vi è alcuna colpa, alcuna responsabilità per la morte del giusto consigliere D’Ambrosio, ma se ve ne fosse una sarebbe semmai da cercare in chi lo ha caricato di compiti impropri, non in chi ha espresso la sua opinione critica su quello che stava e che sta accadendo.

* * *

devo spiegare il titolo a questo punto? ma no, dai, che ci arrivate da soli.

* * *

ho rotto il rigoroso ordine cronologico dei post e anticipato di un paio di posizioni quello riportato qui sopra, perche` ci sono momenti nei quali la storia, perfino la meschina e arida storia politica che ci racconta come gli esseri umani combattano per il potere, lascia il posto alla tragedia, e la morte per infarto del consigliere del presidente della repubblica D’Ambrosio nel colmo della bagarre scatenata dalle intercettazioni di Napolitano realizzate dalla Procura di palermo sono uno di questi momenti, che lasciano turbati e rischiano di lasciare senza parole.

* * *

con questo post affronto un altro aspetto molto negativo, a mio giudizio, della presidenza Napolitano, anzi forse il peggiore in assoluto, considerando che ha portato ad una interpretazione regressiva dei poteri costituzionali del Presidente della Repubblica, che permarra` a lungo.

i fatti sono abbastanza recenti perche` li si possa soltanto accennare: intercettando telefonicamente Mancino, ex ministro dell’interno e gia` presidente del Senato, i giudici di Palermo lo registrano anche a colloquio col Presidente della Repubblica: nelle conversazioni non trovano nulla di penalmente rilevante, ma chiedono di poterle usare nel processo, ma Napolitano si oppone.

gia` Scalfaro era stato intercettato al telefono e non si era opposto alla pubblicazione delle sue telefonate, ma con Napolitano e` diverso: Napolitano solleva conflitto di attribuzioni alla Corte Costituzionale, ritenendo che rientri nelle sue prerogative istituzionali il non potere in alcun modo essere intercettato.

e` una posizione molto controversa tra gli stessi esperti, ma alla fine la Corte Costituzionale da` ragione a lui (e non credo che, negli equilibri reali dei poteri potesse fare diversamente).

questo chiude la partita: quindi questa parte della mia ricostruzione dei rapporti di questo blog con Napolitanoi poresidente e` anche la storia non sottaciuta di un torto, considerando che le sentenze della Corte Costituzionale non si possono discutere, neppure quando si dissente.

insomma avevo giuridicamente torto (assieme all’ex presidente della Corte Costituzionale Zagrebelsky, fra gli altri), nonostante la lunga battaglia argomentativa, nella quale venni sostenuto anche dal prof. Corradini Broussard dell’Universita` di Pisa, che per un brevissimo tratto collaboro` al mio blog, prima di rompere bruscamente i rapporti con me per un dissenso su Hegel.

nella Costituzione Italiana, secondo l’interpretazione sollecitata da Napolitano, ci sta che il presidente non e` considerato un comune cittadino che svolge un ruolo, ma un potere imperscrutabile dello Stato. e se la Corte Costituzionale ha detto cosi`, ha ragione: significa soltanto che la nostra Costituzione, visto che va letta cosi`, e` meno bella di quello che pensavo.

ed ecco la storia per me un poco dolorosa di questo torto, se a qualcuno potesse interessare.

ma quel che potrebbe interessare invece, da un punto di vista storico, e` come questa storia viene incredibilmente a intrecciarsi con un’altra, in un momento di tensione senza uguali nella storia della presidenza di Napolitano: ed e` lo sviluppo del processo a carico di Berlusconi per frode fiscale: il 18 giugno 2012 i Pubblici Ministeri del Tribunale di Milano chiedono la sua mcondanna a 3 anni e 8 mesi, e il 26 ottobre 2012 Berlusconi viene co ndannato in primo grado a 4 anni.

diventa vitale per Berlusconi andare ad elezioni anticipate per tornare a impadronirsi del Parlamento che gli e` sfuggito di mano ed impedire con nuove leggi la condanna definitiva.

e tuttavia, per esigenze di contenimento relativo della lunghezza del post, rinvio questo aspetto al prossimo post.

* * *

356. Napolitano e l’art. 90 della Costituzione: Corte contro Corte.

16 luglio 2012

https://bortocal.wordpress.com/2012/07/16/356-napolitano-e-lart-90-della-costituzione-corte-contro-corte/

non sono un opinion leader, cerco di chiarire le idee solo a me stesso, ma già che ci sono (cioè sono su questo blog) ho preso la cattiva abitudine di farlo in pubblico, quindi sei o sette persone mi leggono lo stesso, a volte; ma non voglio influenzare nessuno.

intanto, ecco il comunicato ufficiale sul sito della Presidenza della Repubblica di oggi:

Doveroso conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale per le decisioni sulle intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato all’Avvocato Generale dello Stato l’incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione.

Alla determinazione di sollevare il conflitto, il Presidente Napolitano è pervenuto ritenendo “dovere del Presidente della Repubblica”, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi, “evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”.

ma, a prima vista, da nessuna parte nella Costituzione è scritto che è vietato intercettare indirettamente il Presidente della Repubblica, cioè che si deve interrompere immediatamente una intercettazione se registrando le telefonate di un indagato questi parla al telefono col Presidente della Repubblica.

informalmente, cioè fuori comunicato viene fatto sapere, ad esempio al Corriere , che

Lo stabilisce l’articolo 90 della Costituzione e l’articolo 7 della legge 5 giugno 1989, n. 219.

davvero? no:

Art. 90.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

l’art. 90 non afferma che il Presidente della Repubblica non è indagabile, dice soltanto che non è responsabile giuridicamente e quindi neppure indagabile per “gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni” (fatta eccezione per l’alto tradimento, per il quale occorrerebbe seguire una procedura particolare, messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune); vi fosse, per assurdo, un omicidio, il Presidente della Repubblica è perfettamente indagabile, dato che l’omicidio per sua stessa natura non rientra tra gli atti che il Presidente può compiere nell’esercizio delle sue funzioni, ma soltanto come privato cittadino.

nel principio costituzionale italiano il principio berlusconiano della insindacabilità assoluta di tutto quel che fa il Presidente fino a che è in carica, fu introdotto, ma senza successo.

infatti il lodo Alfano, “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” (fatto approvare da Berlusconi con la legge 124/2008) è stato abrogato con pronuncia della Corte Costituzionale del 7 ottobre 2009 per violazione degli articoli 3 e 138 dellaCostituzione (sentenza 262\2009).

a conferma che neppure il Presidente della Repubblica è sottratto alla legge, come dicevo; e questo grazie ad una precisa battaglia dell’opposizione antiberlusconiana, che Napolitano dovrebbe avere bene presente.

e allora?

proviamo a rifarsi alla seconda fonte giuridica, che viene citata, la legge 5 giugno 1989, n. 219?

neppure così si trovano degli agganci per l’ingiusta pretesa di Napolitano: rinvio soltanto all’art. 5 , perché è sufficiente citarne il titolo per capire che non c’entra nulla con l’argomento in questione, ma riguarda soltanto l’alto tradimento previsto dall’art. 90.

CAPO II – NORME CONCERNENTI I REATI PREVISTI DALL’ARTICOLO 90 DELLA COSTITUZIONE

basta quindi aggiungere che, nel caso di cui ci stiamo occupando, l’intercettazione del Presidente è avvenuta casualmente e che quanto intercettato non ha alcuna rilevanza sul piano penale, per capire che ha palesemente ragione la Procura di Palermo di sostenere che in questo caso si devono seguire le normali procedure di legge.

e proprio la Corte Costituzionale si è già espressa in questo senso.

anche se ora sarà molto in imbarazzo a dare torto al Presidente.

* * *

e allora perché Napolitano va a mettersi in una situazione così scabrosa e con basi giuridiche tanto deboli?

purtroppo quanto emerso sinora dalle intercettazioni che ha subito il suo consigliere giuridico D’Ambrosio è veramente imbarazzante (a parte la scandalosità del fatto che sia emerso) e dimostra che neppure la Presidenza della Repubblica come istituzione e neppure sotto Napolitano, è andata immune del tutto da una impropria contiguità affettiva con un indagato, in questo caso l’ex senatore Mancino, rispetto al quale non ha saputo tenersi neutrale.

se dalle intercettazioni, che per legge possono essere distrutte solo col consenso delle parti, dato che sono equiparabili a testimonianze, dovesse emergere in Napolitano una simpatia per Mancino contro i giudici che indagano su di lui simile a quella espressa, in toni italianamente svaccati, dal suo consigliere giuridico, allora occorrerebbe dire che anche il probo Napolitano non era così probo né equilibrato.

e spiegherebbe l’affannosità di questo tentativo di difendersi.

* * *

è grave e preoccupante che l’unica istituzione che si riteneva seria in Italia e l’unica che per interposto Monti, sta tenendo in piedi questo paese sfilacciato, venga messa in difficoltà dai suoi comportamenti,

e se Napolitano, seguendo i consimili maldestri pareri di Scalfari su Repubblica nei giorni scorsi, si è deciso a questo passo clamoroso, terribile per il paese per il momento nel quale cade, e così debole sul piano giuridico, tutto fa temere che quel limite sia stato varcato e che la diffusione, da parte dei legali delle parti, di notizie su quanto intercettato potrebbe costringerlo alle dimissioni.

consegnando peraltro l’elezione del nuovo presidente a questo parlamento a maggioranza globale berlusconiana.

spiace che il paese corra questo rischio per qualche passo falso compiuto dal Presidente.

ma non si può dire altro, a mio parere, e aspettare che la nostra Corte Costituzionale si esprima: intanto il Presidente ha guadagnato tempo. (…)

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17 luglio 2012

https://bortocal.wordpress.com/2012/07/17/358-la-severino-intercetta-lintercettato-napolitano/

le dichiarazioni della ministra della Giustizia Severino sono un capolavoro diplomatico assoluto.

la Severino tira gentilmente ma fermamente per la giacca un Napolitano che l’ha sparata un po’ grossa, e gli dà ragione, in quanto intercettato, per intercettarlo che non faccia di peggio.

ecco i motivi di questa mia analisi, come al solito controcorrente, e più sottile di quelle che passa il convento.

* * *

seguo, commentandole, le dichiarazioni della Severino, come riportate da Repubblica e dal Corriere:

Le intercettazioni rappresentano uno dei mezzi importanti di investigazione, ma insieme con gli altri e non possono essere sicuramente l’unico.

Sono ampiamente regolamentate dal nostro codice.

La cultura dell’indagine prevede sempre che ogni tipo di acquisizione sia accompagnato da altre acquisizioni.

fuori dal giuridichese: i magistrati di Palermo hanno agito correttamente:

ma la Severino è anche più chiara:

Il punto non è “se il comportamento tenuto dalla procura di Palermo sia stato o meno corretto sotto il profilo della intercettabilità di una telefonata.

Se si è trattato di una intercettazione casuale si poteva fare, ma il tema non è se si poteva o non si poteva intercettare, e questo è bene chiarirlo perchè da questo equivoco ne possono nascere molti altri.

il punto “è se debba avere prevalenza una certa interpretazione della legge costituzionale che riguarda le garanzie del Presidente della Repubblica o se si debba applicare la normativa comune in materia di utilizzazione e utilizzabilità delle intercettazioni.

Il tema è tutto qui”.

insomma, dice la Severino, si tratta di capire se una interpretazione della Costituzione può prevalere su una norma scritta precisa.

nel modo di porre la domanda non è già compresa la risposta? rileggersi, per capire il senso, il comunicato della Presidenza della Repubblica di ieri:

Il Presidente ha considerato (sottinteso: le intercettazioni), anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione.

rileggersi la Severino:

Se si è trattato di una intercettazione casuale si poteva fare.

se questo non è dare torto a Napolitano! (come bisogna darglielo, del resto, in questo caso!)

caro Presidente, dice la Severino (come dicevo io ieri): non puoi pensare perché sei il Presidente che non ti può intercettare se un indagato sotto intercettazione ti telefona! questo lo pretendeva Berlusconi e la Corte Costituzionale gli ha già dato torto.

si tratta di capire che cosa fare delle tue telefonate intercettate dopo che le abbiamo fra le mani, e scottano.

però stai tranquillo, non agitarti troppo, che fai più danno che altro:

Qualsiasi sia la decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione nella vicenda delle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta di Palermo l’importante è mantenere la segretezza delle telefonate del capo dello Stato.

traduzione in italiano corrente: guarda che la Corte Costituzionale non potrà che darti torto, ma noi ti salveremo lo stesso.

Qualunque sia la soluzione interpretativa che si vorrà adottare, ossia l’adozione di regole di procedura penale, o quella della legge quelle garanzie applicate al capo dello Stato, si dovrà rispettare la sostanza della legge che è quella di evitare che le sue conversazioni possano essere rese pubbliche.

insomma, una legge che attualmente impedisca di depositare queste intercettazioni mettendole a disposizione delle parti attualmente non esiste, e quindi i giudici di Palermo hanno fatto benissimo a fare quel che hanno fatto, cioè a non muoversi per niente e ad aspettare che qualcuno gli togliesse la patata bollente dalle mani, soffrendo intanto stoicamente.

* * *

sono stato a pranzo con Ingroia non molti mesi fa e ho avuto occasione di parlargli a lungo: è un uomo lucido e astuto, con un senso preciso dello stato: non è sopravvissuto per niente a Falcone e Borsellino, ma credo che la sua intervista al blog di Grillo sia stato un errore, forse frutto di molta emotività.

a proposito, adesso mi mordo le dita a pensare che avrei potuto intervistarlo io, per il mio blog, molto prima, ma allora non immaginavo neppure che potesse concedere una intervista ad un blog, ma ora che ha detto che lo farebbe con chiunque… 🙂 🙂 🙂

in un’altra intervista Ingroia aveva detto:

Secondo Scalfari la Costituzione avrebbe dovuto imporre l’immediata interruzione delle intercettazioni.

La legge non prevede nulla di ciò.

non solo secondo Scalfari: pare che Scalfari di questo sia riuscito a convicere anche Napolitano (o è stato viceversa?).

ma poi le interpretazioni dei nemici dei giudici di Palermo si sprecano: chi dice che bisogna spegnere tutto appena si sente la voce di Napolitano, chi dice che registrarlo si può, salvo distruggere tutto immediatamente…

ma non si è fatta convincere la Severino!

Secondo la legge, di fronte a intercettazioni legittime e regolarmente autorizzate da un giudice, qualora casualmente vengano intercettate conversazioni con personalità che non possono essere sottoposte a intercettazioni, queste ultime, se in particolare risultano irrilevanti anche nei confronti della persona legittimamente intercettata, vengono tolte di mezzo.

Successivamente ci sarà un’udienza apposita davanti a un giudice che deciderà sulla distruzione delle intercettazioni.

così esattamente aveva spiegato Ingroia, rispondendo a Scalfari; e aveva perfettamente ragione; il conflitto sollevato da Napolitano serve a bloccare tutto in attesa che da qualche parte esca la mossa vincente, magari una interpretazione autentica data dalla Corte Costituzionale.

* * *

il governo nel frattempo farà una legge, in una delle due direzioni sopra indicate, ha detto la Severino, e il Presidente sarà comunque salvo.

considerando le mie foschissime previsioni di ieri sugli effetti di una crisi della Presidenza della Repubblica in questo momento in Italia, un sospiro di sollievo.

ma una gran tirata d’orecchie a Napolitano presidente intercettato da parte di questo blog non gliela toglie nessuno! 🙂

e una ancora più forte a Scalfari, dato che non è protetto da nessuna immunità!

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411. Napolitano il presidenzialista, tra Monti e Ingroia, Scalfari e Zagrebelsky.

19 agosto 2012

https://bortocal.wordpress.com/2012/08/19/411-napolitano-il-presidenzialista/

Scalfari su Repubblica e redpoz sul suo blog (si licet parva…, cioè Scalfari 🙂 ... componere magnis) si occupano entrambi di un importatissimo articolo di Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale, intitolato Napolitano, la Consulta e quel silenzio sulla Costituzione.

ma credo sia un refuso o una cattiva intenzione di Repubblica, dato che l’articolo meglio si sarebbe intitolato Napolitano, la Consulta e quel silenzio DELla Costituzione.

* * *

l’osservazione più importate che fa Zagrebelsky è infatti questa:

Una sola norma tratta espressamente delle conversazioni telefoniche del presidente della Repubblica e della loro intercettazione, con riguardo al Presidente sospeso dalla carica dopo essere stato posto sotto accusa per attentato alla Costituzione o alto tradimento.

“In ogni caso”, dice la norma, l’intercettazione deve essere disposta da un tale “Comitato parlamentare” che interviene nel procedimento d’accusa con poteri simili a quelli d’un giudice istruttore. Nient’altro.

non è una norma della Costituzione, ma discende da essa, dall’art. 90:

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

non vi sono altre norme, continua Zagrebelsky, sulla intercettabilità del Presidente della Repubblica:

Niente sulle intercettazioni fuori del procedimento d’accusa; niente sulle intercettazioni indirette o casuali (quelle riguardanti chi, non intercettato, è sorpreso a parlare con chi lo è); niente sull’utilizzabilità, sull’inutilizzabilità nei processi; niente sulla conservazione o sulla distruzione dei documenti che ne riportano i contenuti. Niente di niente.

è a questo punto che il ragionamento di Zagrebelsky si fa stringente sul piano giuridico-costituzionale.

o si ha “a che fare con una dimenticanza o una reticenza degli autori della Costituzione, alle quali si debba ora porre rimedio”; in questo caso “siamo di fronte a una lacuna, a un vuoto che si deve colmare e, per far ciò, si deve guardare ai principi e trarre da questi le regole che occorrono”.

oppure “siamo di fronte non a una lacuna, ma a un “consapevole silenzio” dei Costituenti, dal quale risulta la volontà di applicare al presidente della Repubblica, per tutto ciò che non è espressamente detto di diverso, le regole comuni, valide per tutti i cittadini”.

* * *

qui Zagrebelsky si è prudentemente fermato o quasi.

aggiungo quindi io una osservazione che lui non ha voluto fare, o che almeno non fa esplicitamente: per sessantcinque anni di applicazione della Costituzione il presupposto comune sulla base del quale si ci è mossi è stato il secondo.

è già capitato con Scalfaro, l’intransigente, che il Presidente della Repubblica fosse intercettato (intercettando un altro, naturalmente) e perfino che le intercettazioni fossero pubblicate.

dov’è il problema?

all’art. 68 la Costituzione scrive che occorre una “autorizzazione della Camera alla quale appartiene” per perquisire, arrestare o detenere un parlamentare, “salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza”.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

se avesse voluto estendere questa tutela anche al Presidente della Repubblica che cosa ci sarebbe voluto ad aggiungere un codicillo all’art. 90?

* * *

ma in realtà non vi sarebbe alcun motivo per farlo.

la ratio della tutela del parlamentare prevista dall’art. 68 è infatti il dovere di non alterare la rappresentazione parlamentare della volontà popolare: nessun’altra.

comunque venga interpretato nella prassi questo principio costituzionale, esso non è posto a tutela del potere, ma della rappresentanza dell’elettorato.

per questo motivo è la Camera di appartenenza a decidere sulla intercettabilità di un parlamentare.

questa ratio manca del tutto nel caso del Presidente della Repubblica, che non ha un ruolo di rappresentanza elettorale.

quale Camera del resto potrebbe decidere sulla intercettabilità diretta del Presidente della Repubblica?

nessuna, o meglio, come appena visto, potrebbe deciderlo il “Comitato parlamentare” che interviene nel procedimento d’accusa del Presidente.

* * *

d’altra parte non esiste alcun divieto della intercettazione indiretta del parlamentare, ovvero non è proibito registrare le conversazioni di un parlamentare intercettando qualcun altro con cui lui parla, e queste intercettazioni sono usabili senza nessuna autorizzazione parlamentare, a tutela delle esigenze di diritto e degli stessi indagati.

nel momento in cui il Presidente della Repubblica Napolitano ha sollevato un conflitto di attribuzione alla Corte Costituzionale per essere stato intercettato e perché le intercettazioni stesse vengano distrutte, senza chiedere il parere delle parti, non chiede che venga sancito per lui stesso una sorta di divieto all’intercettabilità anche indiretta?

cioè chiede per sé uno status superiore a quello stesso del parlamentare, mai esistito prima, nonostante la sua impropria citazione di Einaudi.

si noti che la Costituzione, procedendo in ordine di importanza, antepone, giustamente, il Parlamento al Presidente della Repubblica.

* * *

e allora? in base a quale principio, che non sia quello presidenzialista, Napolitano antepone invece la tutela del Presidente della Repubblica a quello parlamentare?

una tutela simile avrebbe senso costituzionale soltanto se il Presidente della Repubblica fosse eletto direttamente dai cittadini per rappresentarne la volontà.

ma nella nostra Costituzione, invece, il Presidente è soltanto un funzionario, sia pure il più alto di tutti i funzionari, ed è eletto dal Parlamento, quindi non può disporre di poteri e tutele superiori a quelli del Parlamento stesso.

* * *

le conclusioni di Zagrebelsky possono essere rese ancora più esplicite.

scrive l’ex-presidente della Corte Costituzionale che Napolitano ha dichiarato di voler “impedire che si formino “precedenti” tali da intaccare la figura presidenziale, per poterla lasciare ai successori così come la si è ricevuta dai predecessori”, e qui si è prudentemente fermato, nonostante gli accenni successivi a qualche riserva.

l’osservazione obiettiva dei fatti mostra invece che è esattamente il contrario: Napolitano sta agendo per lasciare al proprio successore una figura presidenziale nettamente diversa da quella definita dalla Costituzione. siamo, ahimè, al confine dell’attentato alla Costituzione, perché dietro il dettaglio si nasconde un presidenzialismo mal formato, per non dire semplicemente malformato del tutto.

lo dico con tutta l’amarezza necessaria a chi ha previsto sei anni fa l’elezione di Napolitano quando non ci pensava ancora nessuno 102. e insomma al Quirinale chi ci va?  e l’ha sostenuto, affermando che sarebbe potuto essere un buon presidente, contro la folle idea di nominare D’Alema 208. addio D’Alema (spero).

D’Alema era portatore allora di un progetto presidenzialista, Napolitano fu scelto anche per bloccare questo progetto, ed è veramente sconcertante che, sul fine di un egregio settennato, Napolitano torni al presidenzialismo a smentire tutta la sua storia.

* * *

quanto a Monti, su cui questa mattina tutti si agitano, il testo della sua intervista è qui.

i passaggi che interessano sono questi:

domanda:

Giustizia e intercettazioni. Dopo il caso sgradevole delle intercettazioni nei confronti del Capo dello Stato…

risposta: Aggiungerei: grave.

il resto non è direttamente pertinente a questa discussione:

domanda:

Condivido. Dicevo che dopo il caso che ha coinvolto il presidente Napolitano altri episodi (come quello del 19 luglio scorso in cui un capo di procura siciliana ha detto che certe istituzioni e personalità “puzzano” e ha rivendicato il “profumo della libertà” per una certa parte della magistratura che io definisco “combattente”: bene, al solo ventilare la possibilità di una sanzione per quel procuratore da parte del Csm, 320 magistrati hanno fatto quadrato dichiarando che sottoscrivevano il discorso del loro collega) dovrebbero finalmente convincere il suo governo a porre un argine a certa barbarie giudiziaria che produce gogna sui giornali e violazione sistematica del segreto istruttorio. Lei non può essere accusato di fare leggi ad personam…

risposta:

Non tocca al governo, al presidente del consiglio, di esprimere giudizi di carattere generale. È peraltro evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi. È compito del governo prendere iniziative a riguardo.

a parte il giudizio iniziale, queste ultime mi sembrano affermazioni generiche, che ritengo del tutto condivisibili.

e dunque la bagarre in corso, lanciata da Ingroia, mi pare faccia parte del solito teatrino di un paese che, abituato a nascondere i problemi veri, è abituato allo sport di crearsene di falsi per distrarre l’opinione pubblica.

in questo caso il giochino di parlare di Ingroia per non parlare del tema centrale dell’intervista, cioè di evasione fiscale, è addirittura puerile, tanto è evidente.

in ogni caso dei magistrati farebbero meglio a tacere e ad attendere il giudizio della Corte Costituzionale.

* * *

in chiusura due ultime osservazioni:

l’articolo di Scalfari di oggi su Repubblica è penoso, tutto giocato sulla trasformazione in disputa sportiva e in dietrologia su un serio problema costituzionale: Perché attaccano il capo dello Stato.

di questo modo di fare informazione (ma l’inconscio ha digitato, meglio, inforNazione) vorrei che fossimo stufi: non abbiamo bisogno di qualche presunto informato sugli arcana imperii che ne sa più di noi, e che ci svela gli intrighi del potere, bensì di informatori informati che ci pongano davanti ai problemi nella loro vera natura, così che ci possiamo fare un’idea personale fondata possibilmente sui fatti e non sulle inverificabili dietrologie.

facendo l’enorme sforzo di liberarsi nella lettura da tutto questo apparato retorico bolso e stantio, si arriva ad un unico nucleo di argomentazione propriamente giuridica:

Il ricorso, anche ad esaminarlo con il microscopio, chiede soltanto che sulla base dell’articolo 90 della Costituzione venga chiarito se l’irresponsabilità politica del Presidente per atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni contempli anche l’inconoscibilità di quegli atti qualora essi siano ritenuti processualmente irrilevanti.

veramente la rappresentazione stessa del ricorso voluto da Napolitano è ridicola: il presidente non chiede alla Corte di “verificare se”, ma di “dichiarare che” gli atti compiuti dal Presidente della Repubblica, se processualmente irrilevanti (per lui), debbano essere distrutti prima che le parti coinvolte nel processo che ha generato quelle intercettazioni indirette possano valutare se possano essere loro utili oppure no.

sconcertante.

* * *

quanto a redpoz, ha scritto “Zagrebelsky ben potrebbe addentrarsi nell’analisi giuridica, ma preferisce un altro piano: “politico”, se vogliamo, dell’opportunità e della responsabilità istituzionale degli attori coinvolti, in primis Napolitano”.

non so se leggerà mai questo post, ma non gli sembra un giudizio, il suo, poco riduttivo?

redpoz poi rispose e ne segui` una interesante discussione, che si puo` consultare tra i commenti del post, cliccando sul link riportato al suo inizio qui sopra.

* * *

415. i torti di Napolitano in una sentenza già scritta: un Presidente funzionario, cittadino come tutti gli altri.

21 agosto 2012

https://bortocal.wordpress.com/2012/08/21/415-i-torti-di-napolitano-in-una-sentenza-gia-scritta-un-presidente-funzionario-cittadino-come-tutti-gli-altri/

sul blog di Luigi Li Gotti, citato dal Fatto, è riportata la sentenza n. 154 del 2004 della Corte Costituzionale, presieduta allora, guarda caso, da Zagrebelsky, sui poteri e sulla figura del Presidente della Repubblica, in un post intitolato La Corte Costituzionale ha giá detto che tutti i cittadini sono uguali, anche il capo dello stato. Buona lettura anche al nostro Presidente.

ne riporto i punti essenziali, chi fosse interessato ne trova il testo integrale al link riportato sopra.

* * *

in premessa: la causa era stata sollevata del senatore a vita Francesco Cossiga, nella qualità di ex Presidente della Repubblica, contro due sentenze con cui la Corte di Cassazione aveva annullato due decisioni della Corte d’appello di Roma di assoluzione dalla accusa di ingiurie e diffamazione dei parlamentari Sergio Flamigni e Pierluigi Onorato, da parte del medesimo Cossiga, allora Presidente della Repubblica e condannato in primo grado.

Cossiga aveva sollevato (come oggi Napolitano ha fatto con i giudici di Palermo) conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sostenendo la sua irresponsabilità in quanto Presidente della Repubblica.

la Corte di Cassazione aveva prima ricostruito i fatti, e poi argomentato la sua decisione.

* * *

“a) Ai sensi dell’art. 90, primo comma della Costituzione, l’immunità del Presidente della Repubblica (che attiene sia alla responsabilità penale che civile o amministrativa) copre solo gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni (nelle quali rientrano, oltre quelle previste dall’art. 89 della Costituzione, anche quelle di cui all’art. 87 della Costituzione, tra le quali la stessa rappresentanza dell’unità nazionale) e non quelli ‘extrafunzionali’; né la continuità del munus comporta che l’immunità riguardi ogni atto compiuto dalla persona che ha la titolarità dell’organo per quanto monocratico. (…)

c) L’autorità giudiziaria ha il potere di accertare se l’atto compiuto sia funzionale o extrafunzionale, salva la facoltà per il Presidente della Repubblica di sollevare il conflitto di attribuzione per menomazione.

d) Pur non essendo il Presidente della Repubblica vincolato ad esprimersi solo con messaggi formali (controfirmati a norma dell’art. 89 della Costituzione), il suo c.d. ‘potere di esternazione’, che non è equiparabile alla libera manifestazione del pensiero di cui all’art. 21 della Costituzione, non integra di per sé una funzione, per cui è necessario che l’esternazione sia strumentale o accessoria ad una funzione presidenziale, perché possa beneficiare dell’immunità.

e) Le ingiurie o le diffamazioni commesse nel corso di un’esternazione presidenziale beneficiano dell’immunità solo se commesse “a causa” della funzione, e cioè come estrinsecazione modale della stessa, non essendo sufficiente la mera contestualità cronologica, che dà luogo solo ad atto arbitrario concomitante.

f) Il legittimo esercizio della critica politica, riconosciuto ad ogni cittadino, pur potendo sopportare toni aspri e di disapprovazione, non può trasmodare nell’attacco personale e nella pura contumelia, con lesione del diritto di altri all’integrità morale”.

* * *

Il ricorrente (… evidenziava) il paradosso di una garanzia del Capo dello Stato di livello inferiore a quella dei parlamentari (…).

Quanto al potere di “esternazione” del Presidente della Repubblica, (…) caratteristica evidente della presidenza del senatore Cossiga sarebbe stata appunto la prassi delle “esternazioni”, attraverso i media e in vista di una comunicazione diretta e non mediata con i cittadini e la pubblica opinione (…)

la Corte d’appello di Roma (…) ha concluso per l’irresponsabilità di esse, in quanto comunque riferibili alla realizzazione dell’indirizzo politico-costituzionale, ai poteri di stimolo e di persuasione, alle forme di “autotutela” della istituzione presidenziale, prescindendosi dunque del tutto dal formalistico collegamento – istituito invece dai giudici di primo grado – tra irresponsabilità e controfirma ministeriale.

Questa conclusione, afferma il ricorrente, deve ora essere ribadita, per “superare l’anacronistica concezione dei poteri e delle prerogative presidenziali dei Costituenti, costantemente smentita nella prassi recente e non più compatibile con la logica del sistema costituzionale” (…).

Infine, il ricorrente affronta l’aspetto del regime dei c.d. atti “extrafunzionali” del Presidente della Repubblica, disciplinando la Costituzione solo quelli “funzionali”, cioè compiuti, come recita l’art. 90 della Costituzione, “nell’esercizio delle sue funzioni”: richiamati i lavori sul punto dell’Assemblea costituente, si sottolinea come alla fine prevalse, per ragioni di opportunità, l’idea di non disporre espressamente alcunché sulla responsabilità del Capo dello Stato per illeciti comuni. (…)

* * *

5.– Il ricorso è in parte non fondato, in parte inammissibile (…)

Non può accogliersi, in primo luogo, la tesi secondo cui l’autorità giudiziaria ordinaria difetterebbe radicalmente di competenza giurisdizionale (… sugli) atti del Presidente della Repubblica, al fine di verificare l’applicabilità o meno della clausola di esclusione della responsabilità di cui all’art. 90 della Costituzione.
Tale clausola non fa che recare, infatti, una eccezione alla regola della responsabilità di ciascuno per gli atti compiuti in violazione di diritti altrui. Questa regola, che (…) per i pubblici funzionari è espressamente ribadita dall’art. 28 della Costituzione (…) fonda la generale competenza delle autorità giudiziarie all’accertamento dei presupposti della responsabilità e alla pronuncia delle eventuali misure (…).

É pertanto alla stessa autorità giudiziaria che spetta, in prima istanza, decidere circa l’applicabilità in concreto, in rapporto alle circostanze del fatto, della clausola eccezionale di esclusione della responsabilità. (…) Non può essere negata la competenza dell’autorità giudiziaria a pronunciarsi, nell’esercizio della sua generale funzione di applicazione delle norme, ivi comprese quelle della Costituzione. (…)

La garanzia del rispetto della norma costituzionale, anche nei confronti di eventuali erronee applicazioni da parte dell’autorità giudiziaria, non sta nell’esclusione a priori della competenza di questa – che verrebbe in pratica a configurare una esenzione senza limiti dalla giurisdizione e un privilegio personale privo di fondamento costituzionale – ma nella possibilità (…) di sollevare conflitto di attribuzioni contro le determinazioni dell’autorità giudiziaria.

* * *

6.– Nemmeno può condividersi, sul piano sostanziale, la tesi secondo cui anche gli atti extrafunzionali (…) del Presidente della Repubblica dovrebbero ritenersi coperti da irresponsabilità, a garanzia della completa indipendenza dell’alto ufficio da interferenze di altri poteri (…): l’art. 90 della Costituzione sancisce la irresponsabilità del Presidente – salve le ipotesi estreme dell’alto tradimento e dell’attentato alla Costituzione – solo per gli “atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni”.
(…) Quando dunque la Corte di cassazione (…) stabilisce i principi di diritto secondo cui l’immunità del Presidente della Repubblica riguarda solo gli atti che costituiscono esercizio delle funzioni presidenziali e le dichiarazioni strumentali o accessorie rispetto a tale esercizio, coglie correttamente la portata dell’art. 90 della Costituzione e non reca lesione alle prerogative del Presidente.

* * *

PER QUESTI MOTIVI LA CORTE COSTITUZIONALE
a) dichiara che spetta all’autorità giudiziaria, investita di controversie sulla responsabilità del Presidente della Repubblica in relazione a dichiarazioni da lui rese durante il mandato, accertare se le dichiarazioni medesime costituiscano esercizio delle funzioni, o siano strumentali ed accessorie ad una funzione presidenziale, e solo in caso di accertamento positivo ritenerle coperte dalla immunità del Presidente della Repubblica, di cui all’art. 90 della Costituzione (…)

* * *

questa sentenza riguarda dichiarazioni pubbliche rese dall’allora Presidente della Repubblica Cossiga; sono curioso di conoscere come potrà la stessa Corte Costituzionale decidere qualcosa di diverso sulla competenza della magistratura in merito a dichiarazioni provate del Presidente della Repubblica casualmente intercettate.

Li Gotti scrive:

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 154 del 2004, decidendo sul conflitto di attribuzioni sollevato dall’ex Presidente della Repubblica, Cossiga, ha affermato che il capo dello stato, dinanzi alla giustizia, è un cittadino come gli altri: stessi diritti, stessi doveri, stesso trattamento. L’unica eccezione è quella degli specifici e limitati casi previsti dall’art.90 della Costituzione.

Il Presidente Napolitano, ripercorre ora la stessa strada e tenta di farsi riconoscere come cittadino diverso dagli altri.
I suoi sostenitori, con Eugenio Scalfari in testa, non leggono le sentenze.
Essi non hanno tempo, perché invece devono scrivere per informare i lettori.
In verità essi vogliono trasmettere ai lettori, la loro ignoranza, sperando che gli venga riconosciuto lo status di “guru” ufficiale.
Buona lettura a tutti, ai sinceri democratici, a chi crede nella Costituzione, agli opinionisti in buona e cattiva fede.

ha perfettamente ragione e non c’è altro da dire.

* * *

ed ecco l’elenco dei posti del prof. Corradini Broussard pubblicati sul mio blog:

DOMENICO CORRADINI H. BROUSSARD, I RICORSI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA INAMMISSIBILI.   23 agosto 2012

DOMENICO CORRADINI H. BROUSSARD, IL PARTICIPIO VIOLANTE. 25 agosto 2012

DOMENICO CORRADINI H. BROUSSARD, SE IL SILENZIO UCCIDE. 25 agosto 2012

DOMENICO CORRADINI H. BROUSSARD, EZIO MAURO TRA ZAGREBELSKY E SCALFARI 26 agosto 2012

DOMENICO CORRADINI H. BROUSSARD, IL FIGLIO DEL TESTIMONE (TRA ZAGREBELSKY, MONTI E SCALFARI). 27 agosto 2012

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