ma Tsipras e` come Renzi? – 45.

i media italiani sono in attesa dell’esito del voto greco (dato comunque per certo il successo della lista di sinistra guidata da Tsipras).

da un lato incrociano le dita sperando ancora in un flop, dall’altro hanno avviato la campagna propagandistica di confusione per neutralizzare almeno da noi l’effetto del voto.

Tsipras vince? meglio! un alleato in piu` in Europa per Renzi – ecco quello che dicono adesso…

* * *

ora, o io non capisco nulla (e ci puo` anche stare, ma in questo caso Tsipras starebbe ingannando i suoi elettori), o tra il programma di Renzi e quello di Tsipras c’e` una differenza di 180 gradi.

perche` un conto e` pensare di uscire dalla crisi aumentando il debito, come propone Renzi (magari per comprarsi una fetta di elettorato a 80 euro al mese): e i galoppini la chiamano politica keynesiana contro l’austerity.

e una cosa diversa, io direi opposta, e` pensare di uscire dalla crisi tagliando il debito, cioe` rinegoziandolo e smettendo di pagare gli interessi su una parte del pregresso.

vi sembra la stessa cosa?

dice Tsipras:

Giustizia fiscale, così che a quell’oligarchia finanziaria che dai quattro anni della crisi non è stata neanche sfiorata, toccherà finalmente pagare.

vi sembra il programma di Renzi che si propone invece di allargare la depenalizzazione dell’evasione fiscale?

La stragrande maggioranza del valore nominale del debito pubblico deve essere cancellata, bisognerà imporre una moratoria sulla sua restituzione, e bisognerà introdurre una clausola per la crescita che si occupi della parte rimanente del debito, così da poter impiegare le rimanenti risorse per la crescita.

questo e` Tsipras, e non Renzi, che parla: ma c’e` bisogno di spiegarlo?

* * *

a proposito: c’e` qualcuno in Italia, a parte questo blog e pochi osservatori indipendenti, che sostiene davvero il programma politico di Tsipras? anche per l’Italia intendo.

qualcuno che ritiene che l’uscita dalla crisi non e` monetaria, ma sociale…

a me pare di no; e quando ho partecipato a Brescia l’anno scorso a un’assemblea preparatoria della lista Tsipras per le europee, la platea dei suoi presunti sostenitori locali farneticava di uscita dall’euro, senza neppure rendersi conto che non era la linea di Tsipras, che giustamente nell’euro vuole starci e non vuole consegnare il continente alla speculazione finanziaria internazionale senza nessuna possibilita` neppure teorica di difesa.

* * *

guarda caso, la Banca Centrale Europea ha varato il piano di Draghi giusto il giorno prima delle elezioni greche. 

il significato trasparente e` quello di un ricatto.

in pratica per poter dire alla Grecia da stasera che, se non paghera` il debito nella misura gia` definita, non potra` accedere alla grande festa della distribuzione gratuita di 60 miliardi al mese che la Banca centrale Europea ha avviato per salvare le banche e gli stati.

di cui il 25% andra` peraltro alla Germania (le cui banche non sono affatto messe bene e ancora peggio starebbero se il programma di Tsipras diventasse davvero europeo).

e da noi dagli chi dice, calcolatrice alla mano, che Draghi ha fatto un favore alla Germania, salvo i tedeschi stessi, che protestano, ma evidentemente non capiscono nulla…

* * *

eh gia`, dobbiamo salvarci dalla deflazione, dicono i sostenitori di Draghi, annunciando con giubilo che l’inflazione riprendera`.

cosa parecchio dubbia, peraltro:

Già nel 2004 un ottimo eco­no­mi­sta della Bce, Ulrich Bind­seil, com­men­tando il primo Qe effet­tuato dalla Banca del Giap­pone nel 2001 affer­mava che al di là dell’infondata asso­cia­zione mone­ta­ri­sta di aumento della liqui­dità a mag­giore infla­zione, non si capi­sce come mag­giore liqui­dità alle ban­che possa tra­dursi in mag­giore spesa e uscita dalla defla­zione, per cui l’unico argo­mento a difesa del Qe è che «tanto male non fa».

ma tu pensa poi che disastro se i prezzi accennano a scendere e i redditi fissi non vengono spolpati ogni mese un po`.

avanti, pappagallini, ripetete tutti quanto e` brutta la deflazione.

dal punto di vista degli speculatori!

ma una sana deflazione combinata con un taglio netto dei profitti finanziari e con la tassazione degli iper-plutocrati non potrebbe, invece, essere la ricetta economica perfetta dal punto di vista di chi no  specula?

e infatti dobbiamo aspettarci che gli euro inondino il mondo nei prossimi mesi e che il valore dei soldi che abbiamo in tasca cali.

peccato che tutti questi soldi finiranno nelle banche e non a chi ne ha davvero bisogno.

* * *

comunque, Renzi e` non solo amico della Merkel, ma anche sostenitore di Tsipras?

che sia amico dell’acqua santa lo sapevamo gia`, tanto puzza di sacrestia e di oratorio.

ma anche amico del diavolo?

perfetto, allora:  tagli il debito anche lui, magari solo del 25%; farebbero 25  miliardi di euro risparmiati all’anno.

giusto quelli che servono per introdurre il salario sociale.

la vedresti allora come riparte l’economia!

una bella deflazione applicata ai creditori, pero`.

* * *

ma non lo fara` mai, figurati: hanno messo in quell’incarico un farabutto simile per proteggersi meglio.

la sua funzione e` proprio quella di confondere la plebe con trucchetti che stanno diventando stantii.

figurati se puo` tradire il mandato: verrebbe liquidato il giorno dopo.

e intanto tutti a bersi le favole del momento e a ripetere quanto e` brutto il calo dei prezzi e quanto sono belli i miliardi al vento buttati nelle banche dalla BCE.

Annunci

33 risposte a “ma Tsipras e` come Renzi? – 45.

  1. @ Krammer

    avevi scritto: “la musica è impoverita dalla parole”: tutto qui 🙂

    invece non solo le potenzia, ma puo` esserne potenziata.

    poi e` chiaro che se vai all’opera e cerchi di concentrarti per capire le parole, rischi di distrarti dalla musica…

    per il resto, qualcuno dovra` pure spiegarmi come mai 🙂 io che sono un ateo razionalista tendo a dare all’irrazionale nella mente umana una presenza molto piu` vasta di te che sei credente.

    “tutta la realtà consapevole è comunicazione razionale”: ci potrebbe anche stare ma la realta` inconsapevole e la comunicazione non razionale? 😦

    la comunicazione empatica, se condo me, non si fonda sul razionale, proprio perche` non e` mediata…

    e poi emozioni e sentimenti non sono la stessa cosa: i sentimenti sono gia` le emozioni trasformate i n fatto linguistico e quindi in qualche modo razionalizzate, volevo dire…

    • e infatti continuo a pensarlo, che “la musica è impoverita dalla parole”, nel senso che ho già spiegato, sperando di essermi spiegato 🙂
      la musica, la sonorità, non è linguaggio razionale, e non è comunicabile con il linguaggio razionale.

      la parola logica non potenzia la musica, ma tutto il messaggio comunicativo nel suo complesso (musica+parole). non è più soltanto musica.
      nel teatro, ad esempio, o nel ballo, non solo ci sono musica e parole, ma anche rappresentazione visiva. il pacchetto completo ne è potenziato dall’insieme, e l’insieme crea un qualcosa che le ‘parti’ comunicate separatamente non possono comunicare.
      si tratta di molte diverse percezioni, e l’aspetto musicale è solo una parte tra questi.

      “per il resto, qualcuno dovra` pure spiegarmi come mai 🙂 io che sono un ateo razionalista tendo a dare all’irrazionale nella mente umana una presenza molto piu` vasta di te che sei credente.”
      qui sei completamente fuori strada.
      parlo di razionale perchè sto costruendo un sistema filosofico il più possibile compatibile e coerente con le conoscenze scientifiche, e dunque mi baso esclusivamente su ragionamenti logici e su manifestazioni sperimentali, per comunicare con altri essere umani.
      mica perchè sono credente, irrazionalmente e vertiginosamente credente 😉

      potrei anche prendere una paletta, raccogliere i termini razionale/irrazionale e buttarli nel cestino, per quello che conta questa distinzione funzionale mentale nei fatti concreti.
      ma se voglio comunicare in questa società trovo più comodo mantenere l’uso di queste terminologie.
      oltre a questo, mi piace far sempre presente che il pensiero razionale ce l’abbiamo solo noi esseri umani, che possiamo scegliere se esercitarlo o meno. visto che siamo dominati socialmente dall’irrazionalità ed il tempo per la riflessione è compresso e tendente allo zero, un po’ di comprensione razionale sulle nostre vite non farebbe schifo… sono certo che concorderai, visto che non fai altro anche te 🙂

      ““tutta la realtà consapevole è comunicazione razionale”: ci potrebbe anche stare ma la realta` inconsapevole e la comunicazione non razionale? 😦 ”
      la realtà inconsapevole è infinitamente smisurata, e concerne ogni singola interazione fisica di ogni particella del nostro ridicolo organismo col resto dell’universo.
      la comunicazione irrazionale si avvicina a questo stesso concetto espresso, dal momento che per me ogni interazione nel sistema universo è comunicazione. chiaro che poi si possono dividere funzionalmente i vari processi inconsapevoli, che vanno dall’interazione atomica alla reazione impulsiva ad uno stimolo ricevuto dall’organismo.

      tu hai la pretesa di parlare di tutto?
      per me è sufficiente parlare di ciò che possiamo analizzare razionalmente, a questo mi limito, e per questo forse ti sembra che per me molto sia razionale 🙂
      tutto quello che dico _cerca_ di essere razionale (speculazioni immaginative infondate a parte). ogni percezione logica è razionale, anche la spiegazione più cretina e inconsistente che ci diamo. la razionalità la possiamo sviluppare, affinare e far crescere insieme, cooperando. la matematica ne è l’esempio principe.
      l’irrazionalità no.

      “la comunicazione empatica, se condo me, non si fonda sul razionale, proprio perche` non e` mediata…”
      *si gratta la testa*
      dove ho mai scritto il contrario? è fin dall’inizio che dico che l’aspetto empatico si fonda sull’irrazionale, totalmente e inesorabilmente irrazionale 🙂
      poi, se tentiamo di spiegarlo e carpirne i meccanismi logici che ci determinano, allora si che passiamo sotto l’aspetto razionale: com’è razionale ogni spiegazione logica che ci diamo sul mondo.
      ma ciò non toglie che tutto il resto si fonda sull’irrazionale.
      anche il principio del pensiero razionale, della percezione conscia, si fonda sull’irrazionale della coscienza in Sè.

      “e poi emozioni e sentimenti non sono la stessa cosa: i sentimenti sono gia` le emozioni trasformate i n fatto linguistico e quindi in qualche modo razionalizzate, volevo dire”
      no, su questo vado in controtendenza, anche se comprendo che faccio la pecora nera.
      emozioni e sentimenti si riducono – razionalmente parlando – ad unico principio funzionale, che regola lo stato d’animo e la predisposizione mentale in determinati contesti.

      un sentimento non è altro che uno stato d’animo particolarmente complesso e contestualizzato, che prende in sè e intreccia diversi stati d’animo ed emozioni più semplici. ma non c’entra nulla la ragione con il sentimento, come non c’entra nulla con l’emozione.

      la ragione entra in scena quando un sentimento, un’emozione, una sensazione devono essere concettualizzate, ad esempo per comunicarle a parole al prossimo (il che è completamente diverso che trasmettere il sentimento/emozione/sensazione in sè)
      la ragione opera quando chiamiamo l’amore con il termine “amore”, e quando chiamiamo la rabbia con il termine “rabbia”.

      si dà per scontato che l’interlocutore, quando parlo di rabbia, capisca quello che dico perchè l’ha già provata (per nulla scontato).
      ma se volessi veramente trasmettere la rabbia dovrei scegliere comportamenti adeguati allo scopo, come obbligarti a vedere immondizie tipo TG5 (nel tuo caso) 🙂

      • la discussione rischia di diventare troppo complessa, e poi di cominciare a ruotare in circolo attorno alla riproposizione di punti di dissenso gia` verificati (e per fortuna il dissenso c’e`! 🙂 e` il sale della vita e dell’amicizia!)

        possiamo prendere atto che la vediamo diversamente su alcuni punti:

        1) per me razionale e irrazionale non si contrappongono, ma si integrano, non sono i due poli opposti del magnete, ma i due estremi di un continuum: il mondo non e` in bianco e nero, distinto in essere e non essere, ma e` una scala cromatica continua di probabilita`;cosi` avviene anche che il razionale sia istintivo in una certa misura e l’istintivo razionale nell’essere umano.

        vado contro corrente rispetto alla nostra classica tradizione filosofica, ma non alla ricerca piu` recente: come e` possibile ignorare Freud cosi` profondamente e quel che ci ha detto sul funzionamento della nostra mente? e inoltre un secolo ancora di ricerche dopo di lui?

        2) i sistemi filosofici sono morti da piu` di un secolo e la loro scomparsa ha qualcosa a che fare con la crisi dell’idea di una ragione assoluta.

        lo dico pur tendendo anche io a dare sistematicita`, se ci riesco alla mia visione del mondo.

        ma sistematicita` non e` sistema.

        la sistematicita` si cerca, ovviamente, ma il sistema realizzato uccide questa ricerca che deve continuamente riporporsi perche` la scienza pone continuamente di fronte a dati nuovi che possono dissestare il sistema appena finito.

        sulle Scienze l’anno scorso c’era un articolo molto interessante, di cui ora mi sfugge l’autore, che illustrava nuove tendenze filosofiche recenti che stavano cercando in America di introdurre il concetto di filosofia sperimentale, mi pare anche di averne scritto, ma non ricordo dove e chiedo scusa per la confusione della mia memoria. purtroppo in questo momento non ho i fascicoli a portata di mano e occorrerebbe sfogliare l’indice dell’annata 2014.

        pero`, prima ancora di leggere questo articolo interessante, avevo introdotto anche io per io conto questo concetto come traccia possibile della filosofia del futuro: https://bortocal.wordpress.com/2013/01/05/7-borforismi-quantistici-anomala-recensione-di-anton-zeilinger-la-danza-dei-fotoni-1-la-filosofia-sperimentale/

        ehi, l’ho trovato, e non e` cosi` recente come ricordavo: https://bortocal.wordpress.com/2012/02/15/86-il-libero-arbitrio-della-filosofia-sperimentale/

        era un articolo del 2012.

        3) sulla musica e le parole: l’opera e` teatro e non musica?

        e le canzoni?

        qui stiamo discutendo sostanzialmente perche` la contrapposizione netta tra musica irrazionale (presuntivamente) e parola, altrettanto presuntivamente irrazionale, non regge.

        e` questo il punto che ci vede in dissenso: ma non cade il mondo per questo, tutt’altro!

        anzi, pensa che bello, che il dissenso ci regala ore di discussione!

        • ottimo sunto, hai trovato l’inghippo. io tenevo separato i concetti per funzionalità astratte, ma concordo assolutamente che poi nella concretezza nell’uomo c’è sempre razionalità nell’irrazionalità e viceversa, quell’anologia sulla moltitudine di sfumature rispetto al bianco e nero l’avevo scritta anch’io tempo fa, l’arcobaleno della possibilità è molto bello come immagine 🙂

          mi farebbe piacere, ma non voglio chiederti troppo, se mi suggerisci quali concetti che da me espressi contraddicono Freud e sviluppi derivati. mi piace mettermi in discussione e sarebbe importante correggermi se ho scritto qualcosa di infondato.

          sulle teorie filosofiche, come ti accennavo, vengo da più di un decennio di totale asistematicità, ora gli schemi mi vengono fuori da soli senza sforzi, so che sono racconti che lasciano il tempo che trovano ma, forse come per te, non posso fare a meno, è terapeutico, autoanalisi online 😛

          sulla parte finale sì, è così, nella mia teoria mentale una percezione multisensoriale come il teatro non è solo musica, appunto, ma musica con molto altro, ed il risultato finele non lo chiamerei musica.
          ma si tratta di concetti astratti come dicevo, e capisco che ti possano suonare male.

          non sarei così categorico nella vita comune, ma all’interno di questo sistema filosofico tali manifestazioni le imposterei in questo modo.
          lasciaci pure fuori il discorso razionale/irrazionale: mi rendo conto che questo concetto, riferito alle canzoni, è tirato per i capelli nella concretezza della percezione (è anche vero che spesso il testo delle canzoni non lo si analizza razionalmente – a volte in lingua straniera nemmeno sappiamo cosa dice – ma viene piuttosto percepito inconsciamente attraverso la musica stessa: le parole, infatti, sono anche suoni musicali e non solo veicoli di linguaggio dichiarativo, vedi ad esempio il messaggio poetico che risuona più per evocazione sensoriale che per logica, ma in ogni caso contiene entrambi)

          non ti preoccupare sul dissenso, se parlo molto con te è proprio perchè trovi sempre ottime argomentazioni da ribattere a ciò che penso, è il sale del dialogo e mi fa crescere soltanto 🙂
          ma in fin dei conti nemmeno qui, dopo questo chiarimento, noto tutto questo dissenso…

        • *correggo: ho scritto teatro, ma volevo intendere opera.
          nonostante l’evidenza in cui, mentre nel teatro prevalgono i dialoghi narrativi per lo più razionali, nell’opera senza dubbio prevale la componente musicale

        • tra l’altro, ripensandoci, più che di un discorso filosofico sto cercando di elaborare una teoria che vorrebbe definirsi scientifica, e dunque anche in continua revisione ed affinamento
          e qui chiudo! 😛

          • ti consiglio allora di approfondire il tema della filosofia sperimentale. 🙂

            prafrasando Marx: i filosofi hanno sempre cercato di interpretare il mondo: ora e` giunto il momento di sottoporre a controllo sperimentale le loro teorie… !

            nella descrizione della mente umana che fa Freud (e che oggi interessa nel campo degli studi della mente piu` o meno come un resto archeologico) la Ragione non trova posto: c’e` l’Es, il mondo degli istinti, il Super-Io ce cerca di controllarlo, ma e` soltantouna proiezione della figra paterna, e l’Io che si trova a mediare fra queste due forze.

            e allora come si puo` costruire un sistema su qualcosa che nessuno studioso del cervello o della mente umana le riconosce come proprio nel suo funzionamento concreto?

            tu parli di ragione come se fosse il Super-Io, ma in questo modo lo sovraccarichi di significati come se fosse il Dio monoteista.

            – l’unica forma di musica come la intendi tu, che mi viene in mente, sono i puri spartiti del Calvicembalo ben temperato di Bach o delle 33 variazioni su un tema di Diabelli di Beethoven.

            a che serve una teoria astratta della musica che poi si trova ad escludere il 99,99% della musica concreta?

            la musica concreta e` sempre mescolata ad altro, come ogni altra realta`.

            viaviamo in una caos che solo la nostra mente cerca di ordinare.

            questo ordinamento e` l’unica nostra realta`, ma purtroppo non e` una realta` assoluta e dunque non puo` portare ad alcuna Verita`.

  2. @ Krammer

    stavo quasi per dimenticarmi di commentare il link che mi hai mandato, dal Fatto Quotidiano, con le tesi di analista finanziario jovanottiano, che hanno lo stesso spessore delle canzoni del medesimo.

    qui ti sei messo su un terreno minato. non tanto esprimendo i tuoi gusti per la musica leggera (che non condivido troppo, ed anche Mozart e` davvero grande quando nella cartamoneta della sua musica leggera appare in filigrana lo spessore della tragedia e della morte).

    ma scrivendo che la musica e` sentimento.

    ripercorro la storia della musica, da Monteverdi a Bach, da Beethoven a Wagner, da Debussy a Stravinsky, e la musica mi sembra molto piu` vicina alla matematica.

    la musica e` sentimento soltanto quando il musicista e`un sentimentale o recita quella parte 😉

    il rapporto fra musica e parola e` poi simile e inverso a quello fra parola e immagine: la musica e` impoverita dalla parola, ma la parola e` impoverita dall’immagine (vedi la trasposizione di un libro in un film, quando i personaggi acquistano un volo che limita la nostra fantasia di lettori).

    • qui dissento col vigore di un ballo tribale 😀
      è un inganno amico mio, su questo mi espongo senza riserve.
      certo che la musica è matematica, tutto l’universo si risolve in matematica se lo analizziamo con gli occhi della razionalità. e la miglior musica è una matematica sublime, con centinaia di armoniche sovrapposte. ma non importa quanto sia complessa, basta un niente per stonare anche un motivo banale.

      lo spartito è una traccia, che l’artista reinterpreta e ridipinge ad ogni esibizione. i tempi sono fondamentali, le pause anche impercettibili, l’intensità e il timbro delle note sono fondamentali.
      la musica che esce dall’azione dell’artista è pathos, niente logos.
      l’artista che pensa, sbaglia. ha già dentro di sè tutto, e lo lascia uscire dal proprio corpo inconsciamente, seguendo istintivamente canali diversi dal raziocinio.
      anche nella recente musica elettronica, campionata e digitale, resta fondamentale l’apporto creativo dell’autore: oltre a scegliere i campioni secondo i suoi gusti, li suona, gli da temporalità nel ritmo e nell’armonia
      non è così comune trovare un artista veramente bravo che reciti. ogni tanto succede, succede quando non domina la situazione ad esempio, e l’ascoltatore lo percepisce. i migliori riescono sempre a metterci un pezzetto di cuore nell’interpretazione.
      c’è chi poi fa dell’improvvisazione il suo cavallo di battaglia, nel jazz ad esempio.

      ma come tutta la comunicazione anche la musica si deve scindere tra chi la produce e chi la riceve. l’emotività scaturita dall’ascoltatore è sempre un qualcosa d’altro rispetto al sentire dell’artista (ma lo è anche nel linguaggio logico in realtà, se consideriamo le sfumature interpretative del linguaggio e tutto il background culturale ed esperienziale delle singole persone)
      nel caso della musica non c’è nulla di razionale nel ricevente che si lascia vivere in essa, dentro quella realtà sensoriale.
      chiaro che non parlo del ‘critico’ che giudica la musica secondo rigori logici, operazione a mio avviso del tutto scema, sarebbe come misurare il fuoco con un metro.

      poi la musica si lega nella maggior parte dei casi al ricordo associato dall’ascoltatore: a volte l’ascoltatore si lascia vivere nella musica del passato, per riassaporarla successivamente tramite quella stessa melodia che diventa una memoria dei momenti chiave della vita, quelli che ricordiamo con commozione.
      per questo a volte ci si indispettisce quando in un concerto l’artista suona in modo diverso rispetto alla versione che abbiamo imparato a conoscere, ci rovina il ricordo.
      però in molti casi il ricordo associato è marginale, riusciamo perciò a godere ancora di più della musica in sè, assaporandone diversamente i gusti ad ogni nuova interpretazione.

      la musica non è logos, scaturisce dall’irrazionale, dall’espressività emotiva, dal pathos: non è il calcolo mediato che ci muove, esce fuori da sola e l’esecutore stesso la assapora nel momento in cui la sente crearsi nella mente.

      paradossalmente un ascoltatore potrebbe apprezzare anche una musica prodotta secondo regole precise da un automa.
      in tal caso diresti che la musica è razionale?
      no. la musica non è il pacchetto sonoro digitalizzato, la musica è l’armonia che il nostro cervello crea ricevendo e interpretando quel ‘freddo’ dato ricevuto dalle orecchie in forma analogica.
      la musica è sempre pathos nella mente dell’artista e dell’ascoltatore, che la comprendono ognuno con la propria personalità.

      la predisposizione alla musica è innata. si può allenare come facoltà intellettiva ma fino ad un certo punto. siamo limitati nei progressi delle facoltà irrazionali, è la razionalità che ha la caratteristica di poter imparare a riprogrammarsi coscientemente.
      l’orecchio musicale o ce l’hai dalla nascita o non ce l’hai. la sinfonia i compositori la sentono dentro e solo dopo la scrivono su spartito, interpretandola mentalmente.
      chi non sa scrivere lo spartito, ha comunque già in sè tutta la musica. ci sono un sacco di artisti che non sanno scrivere musica, eppure sono dannatamente bravi ad inventarla e suonarla, anche improvvisandola sul momento.

      musica sono i tamburi tribali dei popoli primitivi, sono le filastrocche dell’asilo, l’ululato di un lupo, il giro di basso, i canti dei partigiani, le ballate dell’amor cortese, il soul degli schivi, i canti folkloristici, le opere dei cantautori….

      c’è un sacco di musica in noi, c’è una musica per ogni momento della nostra vita, se ci facciamo caso, se sintonizziamo l’ascolto.
      forse, così come in pochi hanno il dono di crearla, non tutti possiedono la predisposizione per riceverla chiaramente. potrebbero essere dominati da diversi canali ricettivi.
      io ad esempio ho un olfatto quasi assente, e i ricordi legati a tale senso sono irrisori, limitati alle esperienze dove l’odore era più forte: faccio molta fatica a capire qualcosa quando mi si parla di odori delicati. non ne sono portato 😛

      concludo il solito papiro constatando che tra Salieri e Mozart non c’era proprio metro per disputare una partita. Eppure il ‘matematico’ era Salieri 😉

      • ops, aspetta, ho appena aggiunto una frase in fondo, pensando tu non avessi ancora letto il commento.

        ti lascio il tempo di aggiungere il tuo eventuale dissenso anche da quella… 🙂

        • no ci ho ripensato! 😀
          non sono così d’accordo sulla correlazione.

          l’essere umano è impostato come senso dominante sulla vista,.
          il punto è che ciò che muove l’intelletto razionale si appoggia pesantemente sulla sensibilità visiva, sulle immagini memorizzate, dalle quale riesce facilmente – con l’immaginazione – a disgregarle e ricomporle in nuove forme originali più o meno creative. forse il principio parte dall’aquisizione dei neuroni specchio, che si basano sull’imitazione visiva. dunque il linguaggio e il pensiero logico, che ha tra i componenti fondamentali i neuroni specchio, indirettamente si appoggia sulla vista.
          naturalmente la mente umana riesce a disgregare e ricomporre anche i concetti astratti, ma in qualche modo sempre attraverso codici visivi di supporto
          perchè quando vediamo un film ci delude rispetto al libro?
          perchè siamo predisposti a immaginare, a prefigurarci episodi e situazioni ipotetiche create razionalmente, ma in queste ricostruzioni, correggetemi se sbaglio, ma l’audio non è in genere presente, o almeno è raro.
          dopo aver letto un libro abbiamo evocato le nostre figure immaginarie, che immancabilmente si discostano dalle figure del film (derivate dalla fantasia del regista)
          per la musica non succede così, in genere non ci capita di creare musica. cmq in alcuni casi succede anche per la musica: se sei ad esempio in uno scenario drammatico ti sei forse immaginato una colonna sonora adeguata, e se nel film ti fa invece ca***e, ci resti male 🙂

          la musica è impoverita dalla parole perchè la musica ti evoca concetti, stati d’animo e non scene razionali. se in questi stati d’animo piacevoli senti discorsi che stridono col contesto rovini la torta, ti deconcentri, sei distratto da una parola che non ti convince o non ti piace.
          questo perchè la razionalità coscente tende a focalizzarsi sul linguaggio (logos), lasciando la musica al sottofondo umorale e sentimentale (pathos).
          nel momento in cui in una musica ti esponi con un concetto, questa nella mente umana passa in secondo piano.
          se il linguaggio non viene invece riconosciuto attira meno attenzione su di sè

          • mi sono dimenticato di dire che abbiamo trovato un altro punto di contatto: anche io sono quasi completamente privo di olfatto, e non parlo solo dei momenti in cui sono fortemente raffreddato, come questi.

            pare che l’intelligenza visiva non sia assolutamente dominante in tutti gli esseri umani, ma che in alcuni prevalga quella auditiva e in altri addirittura quella tattile, come sa o dovrebbe sapere chiunque insegna: ci sono bambini che imparano soprattutto attraverso la vista di quel che l’insegnante scrive alla lavagna ed altri che imparano prevalentemente ascoltando le sue spiegazioni: la scuola tradizionale ha combinato questi due aspetti, coinvolgendo nell’apprendimento la maggior parte dei bambini.

            ma ci sono bambini che apprendono attraverso il tatto e, per esempio, per capire quel che l’insegnante spiega, hanno bisogno di un contatto fisico.

            questi sono i bambini esclusi dalla scuola: andranno a fare precocemente lavori pratici, dove realizzeranno tutta la loro intelligenza, che crescera` per strade diverse dalla scuola.

            non sembra che esista invece nell’uomo una intelligenza di tipo olfattivo, che al contrario predomina in quasi tutti gli animali.

            come vedi, non credo esistano regole universali.

            dai test che ho fatto a suo tempo, la mia intelligenza e` di tipo prevalentemente uditivo; ad esempio mi capita di sognare moltissimo dei discorsi.

            e il blog e` il campo nel quale parlo con me stesso e mi ascolto parlare.

            • è come dici.
              queste cose in realtà le ho lette su libri appositi sulle tecniche di memorizzazione.
              e l’olfatto, tra tutti i sensi, è quello che percepiamo ‘direttamente’ senza alcun filtro da parte del logos razionale: ci arriva sparato diretto al cervello, è la forma più forte di memorizzazione, con l’olfatto si riesce a rievocare un ricordo in un modo più vivido di tutti gli altri sensi.

              l’olfatto sembrerebbe una delle memorie che abbiamo sviluppato prima nella scala evolutiva, forse già a livello di vertebrati terrestri, e che poi con la specializzazione in alcuni casi è stato sostituito da altro.

              la mia ragazza è una tipa estremamente olfattiva e molto pratica (e priva di attitudini analitiche: con lei parlare di numeri è impossibile oltre 2-3 minuti di attenzione, poi parte l’irritazione o la perdita totale di interesse)
              io rispetto a lei vedo un po’ tutta la realtà sotto forma di numero o meglio di proporzione, ci faccio enormemente più caso ai dettagli, alle forme, alle linee dei movimenti, in modo innato, automatico

              non direi che non ci sono regole universali: ci sono regole specifiche sviluppate con l’evoluzione, da cui in media non ci discostiamo poi di molto 🙂 abbiamo una traccia da seguire, oltre la nostra singolare originalità di individui

              nelle varie aree della nostra mente abbiamo sviluppato aree di memoria diverse associate ad ogni senso percepito.

              ad esempio, per una normale persona visiva, imparare a memoria ripetendo è poco efficace ed estremamente noioso: si fa uso della memoria uditiva. i trucchi per memorizzare sono usare l’evocazione immaginativa, la creazione di una storia topologica da ripercorre (i locus di Cicerone, gli schemi grafici delle slide di tante trasmissioni televisive) meglio se molto vivida, paradossale e sinestetica, e utilizzare criteri di codifica che agganci concetti ed idee a questi film in movimento.
              i bambini apprendono principalmente con questa modalità: il mondo che osservano non è ancora razionale ma per lo più fantastico e d’immaginazione, sono incuriositi, spronati ad interagirci. soprattutto con l’azione. la spiegazione dovrebbe essere di supporto ed aiuto alla pratica, meglio se una pratica creativa e divertente con un alternanza di stimoli sensoriali diversi (la multimedialità è il concetto applicato all’informatica).
              così le cose restano impresse, così ci si ricorda meglio nella mente di un persona comune.
              che un fatto che sarebbe bene che si conoscesse in giro.

              come dici te, con le tecniche di insegnamento classiche e un maestro non motivato finisce che impara solo chi ha un’ottima memoria uditiva, oppure chi acquisisce da sè le corrette tecniche di studio.

              ultima nota di colore: leggevo che in alcuni casi, nelle riviste nelle pubblicità utilizzano delle impercettibili fragranze per associarle all’immagine/logo.
              ma sarà un caso che noi maschi, più celebrali, abbiamo abbandonato l’uso dell’odore mentre le ragazze, più pragmatiche, gli odori li percepiscono molto meglio di noi?
              si svelerebbe il dramma dello shopping ahah

      • pezzo superbo, e non riesco a dissentire se stiamo parlando della musica occidentale moderna.

        se invece parliamo della musica come fenomeno universale e transculturale, ci rendiamo conto che quello che hai descritto cosi` bene e` soltanto UNO dei tanti modi possibili di fare musica e che ci sono diversi tipi di creazione musicale dove il sentimento non gioca nessun ruolo, o molto marginale.

        per questo, volendo parlare della musica nel suo insieme, secondo me dobbiamo fare riferimemto ad altre caratteristiche.

        insomma la musica nel suo insieme e` fatta di note e di accordi, cioe` di proporzioni matenmatiche, che solo in certi contesti diventano funzionali all’espressione dei sentimenti.

        ma e` musica anche quella prodotta a macchina dal programa di un computer se le note e gli accordi ci sono.

        • grazie 🙂
          si infatti sostengo anch’io che sia solo uno dei fenomeni, quello della musica per come la intendiamo noi, e ci sono altri infiniti modi di concepire la musica. è individuale dicevo.

          quello che dico anche è che questa si ricollega ad una funzionalità mentale irrazionale da correlare con le capacità comunicative empatiche, dello stato d’animo, a vari livelli evolutivi.
          avevo messo apposta l’esempio dell’ululato del lupo: non è musica solo per qualcuno di noi, ma è musica anche per loro, espressa sotto forma di canto
          gli animali comunicano con la musica, cantando.
          anche per l’uomo era così, il linguaggio logico è arrivato dopo.
          occhio che all’interno del canto io ci metto una bella gamma di versi e rumori 😉
          anche un sospiro lo è a mio avviso.

          la musica come ogni linguaggio, socialmente riconosciuto, si basa su un veicolo – il suono – che può essere imitato da una macchina.
          quell’imitazione può far scatenare reazioni emotive comuni nell’ascoltatore, che interpreta il messaggio.
          la musica si risolve nell’interpretazione che ne dà l’individuo, e solo l’individuo può dire se è bella o meno, ma soprattutto cosa gli ha comunicato.
          (anche nell’arte figurativa è così, e in tutto il campo irrazionale)

          ogni atto individuale è comunicazione, e comunichiamo in un sacco di modalità diverse, la musica è una di queste 🙂

          • aspetta, oggi arrivo a scoppio ritardato, e faccio un passo indietro.

            quello che hai scritto in un altro commento e io ho condiviso sul rapporto musica parola e` totalmente sbagliato, considerando che trascura manifestazioni assolutamente fondamentali in campo musicale come il canto, la canzone o l’opera, dove musica e parola interagiscono ottimamente fra loro.

            ma veno a questo commento, DOVE SOSTIENI L’IRRAZIONALITA` DELLA COMUNICAZIONE MUSICALE, E IO NON TI DARO` TORTO.

            PERO` IL PARADOSSO E` CHE QUESTA COMUNICAZIONE FORTEMENTE IRRAZIONALE SI AVVALE IN REALTA` DI UN LINGUAGGIO MATEMATICAMENTE E QUINDI ANCHE RAZIONALMENTE RIGOROSO.

            e poi mi domando: irrazionalita` della comunicazione ed espressione dei sentimenti sono la stessa cosa?

            io credo di no.

            credo addirittura che nel concetto di comunicazione dei sentimenti ci sia molto piu` di razionale che nel concetto di comunicazione irrazionale e basta.

            per il semplice fatto che ai sentimenti occorre dare un nome, e spesso a quel che ci comunica irrazionalmente la musica non e` neppure possibile darlo.

            • “quello che hai scritto in un altro commento e io ho condiviso sul rapporto musica parola e` totalmente sbagliato, considerando che trascura manifestazioni assolutamente fondamentali in campo musicale come il canto, la canzone o l’opera, dove musica e parola interagiscono ottimamente fra loro.”
              no, mi spiego meglio.
              c’è un veicolo, che è il mezzo sonoro, percepito dal nostro senso uditivo, e arriva alla mente.
              la mente applica diversi livelli di ‘ascolto’ dell’input, e a questi diversi livelli sono associati zone funzionali diverse.
              l’area irrazionale (ma ce n’è più di una!) che identifico con la comunicazione sociale sotto forma di suono, evolutasi con i mammiferi e su cui si basa la percezione empatica, l’etichetto con il nome musica. o anche con il nome canto, se inteso come vocalizzazione tonale illogica
              altre a questa forma comunicativa, ce ne sono molte altre più ancestrali basate su altri sensi e su altre aree mentali: ad esempio l’olfatto e le secrezioni chimiche, o la vista e i comportamenti specifici.

              forse adesso puoi capire cosa intendo: il veicolo fisico è il suono, che senza la mente di per sè altro non è che una variazione di pressione. non è comunicazione di per sè, è la mente umana che la intepreta come messaggio, con risultati diversi a seconda dei filtri interpretativi adottati e all’attenzione prestata.

              questo veicolo sonoro, entrando nella mente, può essere compreso in diverse modalità: l’aspetto musicale è più antico e comune tra i mammiferi, l’aspetto logico discorsivo è più recente e prerogativa umana.

              se tu ascolti un’opera lirica interpreti tutto il pacchetto sonoro ricevuto, utilizzando aree mentali diverse, e il risultato è dato da un’amalgama di tutti questi processi.
              il suono viene prima di tutto filtrato dalla mente ancestrare per cogliere eventuali segnali di pericolo, se sta in allerta, poi passa ai processi di comprensione empatica ed irrazionale, immediata, le armonie e le differenze tonali e d’intensità che veicolano gli stati d’animo nell’uomo, e solo alla fine passa per il filtro logico-razionale del linguaggio: se il suono è un vocalizzo quest’area non viene usata molto per cui la musica di sottofondo resta rilevante nella comprensione sintetica complessiva.
              se il suono diventa anche parole di senso compiuto scatta l’interpretazione liguistica, e l’aspetto più prettamente musicale resta in secondo piano.
              però, se l’opera lirica la conosci a memoria, le parole, la storia, sono già dentro di te e allora puoi goderti appieno l’opera, potendo usufruire in accoppiata sia del messaggio musicale emozionale – essenziale – sia del messaggio concettuale – la trama di contorno.

              è tutto un discorso di attenzione, e la parola specie se non è chiara può distrarre la mente dal resto, questo intendo.

              “PERO` IL PARADOSSO E` CHE QUESTA COMUNICAZIONE FORTEMENTE IRRAZIONALE SI AVVALE IN REALTA` DI UN LINGUAGGIO MATEMATICAMENTE E QUINDI ANCHE RAZIONALMENTE RIGOROSO.”

              tutta la realtà consapevole è comunicazione razionale. lo studio di tutti i mezzi trasmissivi non può che ridursi in matematica, in schemi astratti fisici concettuali. ciò che viene razionalmente compreso si identifica con la matematica (anche la scrittura è matematica in senso generico, come interpretazione di simboli convenzionali che rappresentano un concetto).
              non possiamo comunicare concettualmente che su questo livello, razionalmente.
              altrimenti restano le arti irrazionali, così non dovremmo scrivere ma dipingere, o ballare etc etc stati d’animo empatici difficilmente possono essere trasmetti attraverso il filtro della ragione, li percepiamo in altro modo

              “e poi mi domando: irrazionalita` della comunicazione ed espressione dei sentimenti sono la stessa cosa?”
              no, come dicevo l’espressività emozionale è solo uno dei tanti canali comunicativi irrazionali. ai quali bisogna aggiungere il canale comunicativo razionale.
              tutti canali sviluppatesi man mano con l’evoluzione e la specializzazione.

              “credo addirittura che nel concetto di comunicazione dei sentimenti ci sia molto piu` di razionale che nel concetto di comunicazione irrazionale e basta.”
              certo se analizzi razionalmente la comunicazione empatica non può che risultarti razionale.
              ad un bimbo piccolo come la trasmetti la gioia e l’entusiasmo se non con una risata? come trasmetti la rilassatezza se non con una ninna nanna cullata? etc etc
              razionalmente tutti questi gesti hanno una qualche origine e spiegazione funzionale, ma il bimbo queste cose non le sà, eppure riceve forte e chiaro il messaggio empatico, in modo immediato.

              puoi spiegarlo e giustificarlo razionalmente come vuoi, ma se vuoi trasmetterlo il modo più efficace abbiamo dei canali fatti apposta

              “per il semplice fatto che ai sentimenti occorre dare un nome, e spesso a quel che ci comunica irrazionalmente la musica non e` neppure possibile darlo.”
              il nome di un sentimento non ne descrive la qualità. è solo un’etichetta identificativa di un’esperienza che l’altra persona deve aver già provato. come il nome della canzone 🙂

  3. ……… che non si parlerebbe tanto male della deflazione se non ci fosse un debito da ripagare.
    Mi ricordo quando mio padre chiuse il mutuo che aveva fatto per acquistare le casa a fine anni ’60, la rata era diventata così ridicola che lo chiuse qualche anno prima. Per come vanno le cose adesso chi fa debito non solo deve rispettarlo ma gli aumenta pure… Però se è in crisi l’idea di Progresso, sarà pure in crisi questa concezione economica incomprensibile in cui va bene se cresce sempre tutto. In fondo l’inflazione è Progresso. 🙂

    • aspetta: sono un esperto di mutui, almeno dal punto di vista pratico, visto che ne ho fatto sei nella mia vita e sto per fare il settimo.

      dal punto di vista di chi un mutuo ce l’ha e ha uno stipendio fisso la deflazione e` l-ideale, ibvece, dato che abbassa il peso degli interessi.

      stiamo arrivando agli interessi negativi: cioe se tieni i soldi in banca ti diminuisce un poco mil capitale. e quindi anche mgli interessi sui mutui a tasos variaile scendono.

      il problema sussite per chi e` un imprenditore: mediamente infatti deve aspettarsi che anche i suoi guadagni calino, e dunque pagare il mutuo puo` diventargli molto piu` difficile.

      quindi i nflazione e deflazione non trattano tutti alla stess a maniera: la seconda favorisce chi lavora in proprio, la prima, inb genere, chi ha un lavoro dipendente, almeno fino a che non porta ad un taglio anche di stipendi e pensioni, naturalmente.

      e` l’idea di progresso come continua espoansione che sta andando in crisi, ma in una societa` matura e benestante non e` forse logico che sia cosi`?

      la logica della continua espansione quantitativa npn coi sta portando a un suicidio di massa?

      grazie del commento.

      • Bah! 🙂 Io sono esperta di niente, sono un paio d’anni che provo a cominciare a capirci qualcosa, un po’ per curiosità ed un po’ per cercare di difendere i “risparmi” ereditati. Credo abbiamo punti di vista diversi. Vero quello che dici che in questo momento calano i tassi. Però credo il valore del denaro sia un’altra cosa. Se c’è stato un tempo in cui mille lire erano tante e dopo qualche decina di anni con mille lire ci facevi niente… forse non si chiamerà inflazione? ma io pensavo a questo.

        La logica dell’espensione quantitativa, a cosa porterà lo vedremo a seconda di quanto lunga sarà la nostra vita… Ci sono un sacco di storie nella Storia dell’economia, di solito non rassicuranti. Di qui potrei avventurarmi in nebulose ipotesi, tra cui che certe scienze non sono esatte, e certe Storie troppo corte per essere basi certe, ed io tra queste vedo l’Economia come storia e come scienza.
        Grazie a te…

        • condivido completamente le tue conclusioni, che coincidono anzi con una affermazione che faccio spesso: l’economia non e` una scienza esatta (anche se resta pur sempre una scienza, ma come la medicina).

          questo non ci esime dal cercare di capire.

          su scala storica l’inflazione domina l’ultimo secolo (ma non l’Ottocento, ad esempio; vedi il recente libro di Piketty): chiunque di noi guardandosi indietro fin dove puo` arrivare con la memoria personale o quella familiare indiretta vede una continua svalutazione della moneta; ma non e` sempre stato cosi` e quindi potrebbe anche smettere di essere cosi`.

          quanto al modo di tutelare il risparmio proprio e familiare, io mi sono sempre regolato cosi: dargli forma di bene concreto ed utile, perche` il denaro alla fine e` soltanto un simbolo e un feticcio.

          direi di non avere sbagliato.

          ciao e grazie di nuovo.

  4. Uno dei pochi argomenti che trovano per sostenere gli aumenti dei prezzi al consumo, è che in quel caso aumenterebbero anche gli investimenti e quindi l’occupazione. TUTTAVIA: che aumentino gli investimenti ci puo’ stare, ma non dobbiamo dimenticare che esistono aziende come Google e Amazon che con 20 dipendenti fanno milioni di euro di profitti, e altre che hanno milioni di dipendenti e fanno profitti minori. Quindi se si vuole aumentare l’occupazione si facciano delle misure mirate di politica industriale settore per settore e per le aziende più grandi se necessario anche azienda per azienda. Buttare milioni di euro a caso nell’economia favorirà gli investitori di Borsa, renderà la vita più difficile ai consumatori, cioè anzi, altrettanto difficile di quello che è sempre stata, e non necessariamente servirà a combattere contro la disoccupazione!

    • Credo che sia proprio così, anche se noi cittadini comuni non dovremmo permetterci di avere delle opinioni, soprattutto se pensate con la nostra testa.

      È vero che la deflazione diminuisce i profitti nominali ma è anche vero che la moneta aumenta di valore reale.

      E poi fino al trionfo del capitalismo l’economia ha funzionato senza inflazione, che anzi veniva sentita come una sciagura.

      Non potrebbe tornare ad essere così?

            • questa di Jovannotti non me la ricordavo, ma adesso il ragazzo e` renziano.

              be` niente di stranoi direi se adesso chiediamo all’ex terzo mondo di rimettere i nostri debitri a noi.

              e gli conviene anche se vogliono vedere qualcosa…

          • sisi non volevo incensare Jovanotti, anche se mi è piaciuta la sua musica e sa rinnovarsi come cantante e come divo, come persona lo trovo un bimbo cresciuto, credulone e manipolabile come molti enfant prodige saliti al successo da giovanissimi che non hanno mai avuto la fortuna di conoscere il mondo reale da adulti.
            è renziano perchè ha costruito tutta la sua immagine mediatica come ottimista che appoggia la sinistra bene.
            ovviamente il suo essere di sinistra non era la lotta per rivendicare i diritti degli operai, la sinistra proletaria, ma piuttosto la lotta per la salvaguardia del pianeta, seguendo l’onda del pace e amore e tanta morale scontata della sinistra borghese.
            un renziano tipico.

            • ah tra l’altro, il primo giovanotti diciottenne canta “sei come la mia moto sei proprio come lei” col cappellino stelle e strisce, e disco disco disco. la sinistra arrivò dopo, quando si è buttato su musiche più decenti 😛

            • gia`, me lo ricordo il Jovannotti quasi bambino, che pena.

              poi e` diventato un poco piu` digeribile, ma deve essere stata una condizione transitoria.

              ma non badarmi troppo, avrei parlato male anche di Mozart, potendo, visto che entrambi sono riusciti a rendere arte, a diversi livelli e Jovannotti qua e la`, anche la fanciullaggine e la superficialita`. 🙂

              • tutta la musica è sentimento, sensibilità, e mi risulta più bella e piena proprio quando fanciullesca e pure superficiale, imho 😉
                gratuita, leggera, umile

                puoi metterci tutta la razionalità che vuoi nella musica pur restando un extra opzionale, Bach è superlativo ma basta una cantilena sussurrata ad accendere un cuore, la voce di un angelo umano, il ritmo incalzante per un ballo appassionato

                anche se direi che tendenzialmente una musica senza parole di senso compiuto potrebbe dare molto di più che con un testo, anche se non fosse un testo banale. ma il testo priva in parte della fantasia, della suggestione provocata dal puro suono.

                aggiungere testo alla melodia è come fare la parafrasi di una poesia, rischi di distruggerla.
                ma certamente l’accompagnamento musicale è il modo migliore per veicolare comunicazione razionale.

                i media insegnano 😉

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...