Napolitano nove anni nei miei blog: 2013, come far fuori Bersani – 54.

e` la memoria, che rende liberi.

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l’esito delle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 e` stato quanto di peggio potesse verificarsi, dal punto di vista di Napolitano: in fondo, ahime`, un colossale e anche inconsapevole voto di sfiducia nei suoi confronti.

non solo il Movimento a 5 Stelle di Grillo risulta il partito piu` votato d’Italia, con il 30% dei voti circa, dopo una incredibile e martellante campagna elettorale a piazze stracolem (un vero e proprio movimento di popolo, quasi insurrezionale) sulla quale i media concordi hanno messo il silenzatore quasi completo, e soltanto il discutibile voto degli italiani all’estero ha impedito che si prendesse il premio di maggioranza e fosse anche il maggiore partito nel parlamento.

ma – come scrissi allora – soltanto il voto dei sudtirolesi impedi` che Berlusaconi superasse l’evanescente e balbettante Bersani, pure ampiamente sabotato anche lui nella campagna elettorale, ma incapace di reagire, e imprigionato in un lessico da fattoria degli animali, come nello slogan famoso smacchieremo il giaguaro, oppure nei proverbi grotteschi sul passerotto in mano e il tacchino sul tetto, che denunciano impietosamente l’inadeguatezza del personaggio al ruolo di presidente del consiglio.

scoraggiante ed autolesionistico tifare per lui in campagna elettorale, come e` capitato a me. 

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ecco dunque un parlamento incredibile che vede tre forze quasi esattamente alla pari quanto al consenso elettorale, ma dove il Partito Democratico esercita senza imbarazzo alcuno il ruolo di dominus, per qualche migliaio di voti esteri in piu`, grazie ad una legge elettorale gia` dichiarata discutibile dalla Corte Costituzionale (con un intervento a sua volta discutibile).

e` lo stravolgimento palese di ogni concetto di democrazia, la sanzione ufficiale del trionfo della casualita` e dell’arooganza, lo sfacelo del concetto stesso di sovranita` popolare, che del resto caratterizzano a fondo questi anni di decadenza politica italiana, dove il trionfo della disonesta` e` finalmente diventato senso comune, come nella nostra migliore tradizione di un machiavellismo da sacrestia.

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in questo quadro Napolitano che e` agli ultimi giorni del suo mandato ed ha dichiarato piu` volte di non intendere affrontare una rielezione, si trova di fronte al compito quasi impossibile di far esprimere un governo coerente con la sua visione della politica ad un Parlamento che e` formato per due terzi da nemici suoi: Grillo e Berlusconi.

col senno di poi, se Napolitano avesse voluto consapevolmente farsi rieleggere, non avrebbe potuto agire in modo diverso da quello che ha scelto: fa muro contro la naturale ipotesi di Bersani e contro la possibile convergenza fra il Partito Democratico e il Movimento di Grillo sui temi dell’antiberlusconismo e di un radicale rinnovamento della politica italiana.

non conferisce mai a Bersani l’incarico di formare un nuovo governo, metti mai che ci riesca, ma soltanto quello di esplorare se puo` riuscirci.

la stupidita` politica di Grillo fa il resto.

Bersani scompare rapidamente di scena, non prima di essersi fatto svillaneggiare in streaming dal comico.

la fine meritata di una persona perbene, ma senza gli attributi necessari a governare il paese piu` rissoso del mondo: che vuole un Mussolini o un Craxi o un Berlusconi, mascalzoni capaci di tenergli testa, oppure un Moro o un Giolitti, vecchie volpi dei giochi parlamentari, capaci di modernizzare il paese sottobanco e senza che lui quasi se ne accorga: Bersani non era ne` questo ne` quello, un onest’uomo (forse, a non guardare cosa faceva la segretaria), ma palesemente incapace di cavarsela.

da questo punto di vista forse Napolitano ha perfino fatto bene a non dargli l’incarico.

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e` l’ennesimo favore politico fatto a Berlusconi, che ripaga (leggersi gli altri 15 post per averne la cronistoria),

l’oscura congiura politica dei 101 franch tiratori affossa in Parlamento Prodi (per cui i grillini non votano): protagonisti D’Alema, ancora in subordine Renzi, ma soprattutto Napolitano, ovviamente.

ecco il chiaro segnale che il paese puo` pensare quello che vuole, ma il parlamento e` con lui, e il potere si esercita alla camere, pur se elette solo teoricamente a rappresentare il popolo.

Berlusconi, che non aveva votato Napolitano la prima volta, lo vota la seconda: e si determina un plebiscito parlamentare.

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un risultato incredibile per il figlio illegittimo di Umberto II di Savoia: rieletto presidente della repubblica, cosa mai riucita a nessuno.

rieletto anche da Berlusconi, in un parlamento eletto per due terzi da un popolo esasperato da Berlusconi!

e subito dopo Napolitano da` l’incarico a Letta, per un governo appoggiato da Berlusconi.

un altro governo del presidente, non scelto e non voluto dagli italiani.

un insulto al popolo sovrano che alle elezioni aveva chiaramente detto di volere il contrario.

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ma del resto il popolo, rassegnato, ha scrollato le spalle e si e` girato da un’altra parte.

il divorzio piu` profondo e` oramai scavato tra le istiuzioni e coloro che esse dovrebbero rappresentare.

rimangono aperte altre domande naturalmente: in nome di chi, di quali poteri reali, Napolitano ha violato cosi` gravemente i suoi doveri costituzionali formali e sostanziali?

non e` difficile rispondere e la risposta puo` tranquillamente essere lasciata all’intelligenza dei lettori.

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143. vota Bersani vota Bersani vota…

22 marzo 2013

https://bortocal.wordpress.com/2013/03/22/143-vota-bersani-vota-bersani-vota/

dice Napolitano che prima di dare l’incarico di formare il nuovo governo doveva rileggere gli appunti delle consultazioni fatte.

dopo una notte di riletture (e c’era scritto quello che ho messo nel titolo), ecco un incarico inutile da Prima Repubblica per continuare la grande operazione  aria fritta.

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abbiamo votato circa un mese fa.

su un punto Grillo ha ragione da vendere: un mese di manfrine per dare un incarico, e perdipiù sapendo che è a vuoto, non per vedere un governo, fa parte delle cose inverosimili che si vedono solo in Italia.

e questo sistema non può né deve continuare.

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ed ecco un post da non prendere troppo alla lettera, che espone in modo molto serioso delle prospettive soltanto surreali, ma con lo scopo di sollecitare la mente a visioni non convenzionali.

145. Monti for ever: il poker di Grillo e la briscola di Bersani.

24 marzo 2013

https://bortocal.wordpress.com/2013/03/24/145-monti-for-ever-il-poker-di-grillo-e-la-briscola-di-bersani/

esercizi domenicali di pensiero sulla situazione politica italiana, che non deve essere così tremenda, viso che non sta succedendo niente, e dove una soluzione è a portata di mano, anzi c’è già ed è quella che sta tenendo in piedi il paese.

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uno: il presidente della repubblica è nel semestre bianco, cioè negli ultimi sei mesi del mandato: quindi, secondo la Costituzione, non può sciogliere il parlamento fino a fine mandato, cioè a metà maggio.

due: un governo c’è, è in carica per l’ordinaria amministrazione, ma c’è, ed è quello di Monti; vediamo benissimo dalla faccenda dei marò quanto danno può fare, ma non si può dire che l’Italia sia senza governo.

tre: dubito molto che Bersani possa raggiungere in qualche modo la fiducia al Senato e non me lo auguro neppure, a questo punto: il prezzo da pagare è troppo alto: si è già cominciato a togliere dal carnet del programma il conflitto di interessi.

quattro: se anche Bersani riuscisse ad avere un voto non contrario al Senato, la cosa sarebbe possibile solo con l’appoggio di Berlusconi; sarebbe quindi totalmente ricattabile e anche il suo sarebbe un governo per l’ordinaria amministrazione; tanto vale che continui a sputtanarsi e sputtanarci Monti.

cinque: se non si fa un governo nuovo, c’è un modo solo per arrivare alle elezioni: Napolitano si dimette in anticipo e si elegge un nuovo Presidente della Repubblica, che per prima cosa scioglie il parlamento, oppure soltanto il Senato; l’idea delle dimissioni anticipate di Napolitano è irreale sia per il carattere monarchico del personaggio sia perché sarebbe davvero stupido rinunciare al più formidabile strumento di pressione su Berlusconi.

sei: il nodo centrale della situazione politica è dunque il nuovo Presidente della Repubblica; del resto questa situazione spinge oggettivamente verso il presidenzialismo; Berlusconi lo ha capito e cerca di barattare una patacca (il suo appoggio al governo, che potrebbe ritirare due giorni dopo) col potere vero: sette anni di Presidenza della Repubblica.

sette: il Partito Democratico ha i numeri per eleggere da solo il Presidente della Repoubblica, cioè ha in mano l’asso di briscola.

Bersani è bravo a giocare a briscola e spero che non lo butti via.

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bene, adesso tiriamo le conseguenze di queste premesse.

fra meno di un mese si elegge il nuovo presidente: e facciamo conto che il Partito Democratico non lo venda per un piatto di lenticchie ed elegga Prodi o chi per lui, lasciando Berlusconi ai margini.

a metà maggio il Presidente entra in carica; se non ci sarà ancora un governo, potrà rimandarci alle urne.

già, ma quando?

l’Art. 61 della Costituzione dice che “Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti”.

tenendo conto che è molto difficile scendere di molto al di sotto dei 70 giorni, per problemi tecnici, anche ammettendo uno scioglimento attorno al 20 maggio, avremmo elezioni alla fine di luglio.

impossibile, occorre arrivare almeno a fine settembre; dunque sciogliere una camera o due non prima di luglio.

c’è tutto il tempo di rifare la legge elettorale, intanto: in particolare quella del senato.

se le operazioni per la revisione della legge elettorale del Senato, che potrebbe stabilire addirittura che per il Senato non si vota neppure, ma che lo nominano le regioni, dovessero avere bisogno di tempo, il nuovo Presidente della Repubblica  potrebbe aspettare.

a maggior ragione se si dovesse eliminare il bicameralismo perfetto e il Senato non dovesse più dare la fiducia al governo, ma votare solo le leggi sui temi di competenza concorrente tra Stato e Regioni.

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vi sembra fantapolitica di quella di bortocal, che ci azzecca quasi sempre?

no, è quel che succederà davvero, credete a me.

rifiutando ogni appoggio a Bersani, dunque impedendo un governo nuovo, Grillo di fatto sta mantenendo al potere, senza dirlo, l’odiato Monti per tutto il tempo necessario.

quale è il tempo necessario? lo abbiamo appena visto: fino a settembre, per nuove elezioni, oppure anche oltre.

vi è un disegno politico razionale dietro tutto questo, e non è banale.

e se vi sembra una mia fantasia bizzarra, leggete il Corriere, qui: che lo dice e non lo dice, per via del proverbio sul contadino, sul formaggio e sulle pere.

al Senato (…) già questa settimana dovrà nascere la commissione speciale per la conversione dei decreti legge varati dal governo Monti (in carica per gli affari correnti): (…) perché escludere a priori che almeno la commissione Affari Costituzionali (quella che si occupa di materie tipicamente parlamentari) possa funzionare anche in assenza di un governo legittimato da un voto di fiducia?

è l’ipotesi allo studio degli uffici.

“la proposta «minima» del M5S” è “quella di far partire almeno le commissioni parlamentari permanenti pur in assenza di un esecutivo legittimato da un voto di fiducia”.

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in sostanza, con tipica creatività italiana, possiamo continuare a tenerci Monti per i compiti ordinari dell’esecutivo, e per il resto questo non significa affatto che il parlamento non possa approvare leggi più impegnative.

soltanto, non saranno proposte da un governo.

in sostanza si avrà una gestione pienamente parlamentare dell’attività legislativa, non esclusa dalla Costituzione, con la possibilità che nel parlamento sulle singole questioni si creino maggioranze reali, effettivamente corrispondenti agli orientamenti maggioritari anche nell’opinione pubblica.

qualcosa che farà assomigliare terribilmente il parlamento italiano, privo della guida effettiva di un governo, ad una convenzione rivoluzionaria come quella del 1789 in Francia.

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non amo Grillo, ma non sono portato a dargli torto per partito preso.

e questa idea, secondo me, non è per niente male.

potrebbe addirittura raddrizzare le cose.

c’è solo da sperare che al Partito Democratico la capiscano e non continuino a seguire vecchi schemi mentali.

Bersani è bravo a briscola, ma col poker come se la cava?

e, soprattutto, ha capito che non si sta giocando a briscola, ma a poker?

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154. Grillo e i suoi grilletti: le elezioni del presidente online.

30 marzo 2013

https://bortocal.wordpress.com/2013/03/30/153-grillo-e-i-suoi-grilletti/

bene, Napolitano non si è dimesso, come volevasi dimostrare: Monti for ever: il poker di Grillo.

ma allora la notizia che stava pensando di dimettersi data da tutta la grande stampa era un modo per costringerlo a farlo?

credo di sì.

e da chi veniva questa pressione?

credo di saperlo.

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anzi, oggi 1 aprile 2013 lo so:

“Ci aspettavamo le dimissioni di Napolitano, un’accelerazione sul voto del suo successore e poi le elezioni” dice Maurizio Gasparri”.

chi diffonde una notizia che non è una notizia dunque lavora per costringere Napolitano a dimettersi rima del tempo?

la risposta è sì.

anche se si fa passare per nemico di chi vuole costringere Napolitano a dimettersi?

la risposta è sempre sì.

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un governo l’Italia ce l’ha, è quello di Monti, dice adesso Napolitano, dando ragione al Grullo che lo aveva detto e adesso prova in un primo momento a far dire il contrario, poi si rassegna.

sai che novità (rimando al post di una settimana fa citato all’inizio): è chiaro a tutti come il sole che Grillo preferisce che Monti continui; è il solo modo che ha per continuare a fare demagogia.

e lo scrive perfino sul suo blog:

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Grazie a Grillo ci terremo Monti

IL GRAFFIO — Cosa sia andato a fare in Parlamento il MoVimento 5 Stelle, ancora quasi nessuno l’ha…

dirittodicritica.com

tranquilli, Beppe Grillo è sempre il dittatore in pectore che sappiamo: un uomo sgradevole, aggressivo, volgare.

questo è soltanto un inserto pubblicitario.

già, perché il blog di Beppe Grillo lucra al suo proprietario diversi milioni l’anno proprio grazie alla pubblicità.

il modello è lo stesso identico di Berlusconi, solo che Grillo usa il blog al posto delle televisioni, ma guadagna facendo questa sua porca politica (eh, quando ce vo’ ce vo’) esattamente come lo psiconano di Arcore.

questa volta evidentemente la pubblicità è sfuggitra alla censura, a differenza dei commenti non allineati come i miei, oppure pecunia non olet e, purché si paghi per poterle fare, sono ben accette anche le critiche.

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lui, Monti, si è appena detto schifato di dovere restare a governare.

gli italiani hanno appena votato mostrando di pensarla come lui, a proposito dello schifo.

il 10% soltanto ha detto che era contenta di lui; e un altro 30%, democratico, ha detto che era disposta a continuare a governare con lui, ma purché non avesse più il potere di decidere.

e però continua a governare ancora lui, dopo elezioni che sono state impostate da Berlusconi e da Grillo come un referendum (stravinto) contro Monti.

è la democrazia, ragazzi: non fateci caso…

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infatti il tentativo di Monti di prendere la leadership della destra al posto di Berlusconi è fallito.

e così, grazie a Beppe Grillo che ha preso un 25% di voti di protesta degli italiani e li ha neutralizzati, come ha sempre fatto in questi anni, mentre ci lucrava su, noi ci teniamo ancora Monti, la sua difesa dei marò, l’inerzia contro i poliziotti solidali con i colleghi violenti, le sue posizioni oscurantiste nel campo dei diritti civili, e tutta la sua cultura di destra, quando c’è un’Italia che non ne può più.

ma Monti è stato fondamentale (assieme al voto dei sudtirolesi… ;)) per impedire che tornasse al potere Berlusconi a furor di popolo.

continuo ad essergliene grato, ma una destra presentabile in Italia è impossibile, e Berlusconi lo dimostra.

Grillo sta cercando di dimostrare che anche una sinistra pulita è impossibile.

e poi, bastavano altri 250.000 cittadini democratici che si facevano abbindolare da lui e votavano per le 5 Stelle, che tra due settimane ci saremmo ritrovati Berlusconi presidente della repubblica.

peccato, Grillo, hai fallito di poco il bersaglio anche tu.

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e adesso Grillo ha fatto partire un’altra kermesse sul suo blog, dove corrono a cliccare i grilletti, portando soldi al suo proprietario: le lezioni del presidente della Repubblica online.

le tecniche sono sempre quelle di chi ti aspetta nell’atrio della stazione per chiederti “una firma contro la droga”.

mi sono illuso, lo ammetto, che i grillini potessero essere almeno in parte autonomi dal loro guru.

sono stato sciocco, ho il capo cosparso di cenere, del resto la Quaresima finisce domani.

quelli non sono grillini, sono grilletti: scattano e sparano al comando del capo. (…)

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157. l’imperatore Giorgio e i suoi vassalli.

1 aprile 2013

https://bortocal.wordpress.com/2013/04/01/157-limperatore-giorgio-e-i-suoi-vassalli/

avrei dovuto intitolare questo post “i miei conti con Napolitano”, per preavvisare della sua lunghezza e fare scappare i lettori subito.

ora non resta che riassumere per i frettolosi i suoi contenuti:

1. la noma dei 10 saggi da parte del presidente della repubblica è una boiata costituzionale gravissima

2. Napolitano è un presidente semipresidenzialista e sta violando la Costituzione

3. c’è una breve storia del presidenzialismo in Italia e chi vuole può saltarla; chi vuole usarla per la tesina della maturità si accomodi, ma è solo una traccia… 🙂

4. c’è una cronaca di come Napolitano abbia progressivamente imposto un semipresidenzialismo incostituzionale.

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e adesso, le soluzioni che ho in testa e le conclusioni del post le metto qui, così almeno chi ci arriva e non resiste oltre le 10 righe le legge:

Napolitano andrebbe messo sotto processo dal Parlamento per attentato alla Costituzione, come dice Micromega, ma naturalmente non ne vale la pena e ce lo risparmiamo.

la prossima presidente della repubblica dovrà essere una donna, per rimediare alla figuraccia maschilista della saggezza tutta al maschile di Napolitano: Bonino o Cancellieri.

io preferisco di gran lunga la Bonino; la Cancellieri mi sembra troppo fragile come figura: è una sconosciuta.

ma chiunque sia, dovrà riportare la Presidenza della Repubblica nella Costituzione.

e adesso chi ha stomaco il giorno di Pasquetta, prosegua prendendosi 10 minuti di tempo.

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nel nuovo medioevo politico che la caratterizza, l’Italia non ha più solo un papa Francesco, ma oramai anche un imperatore riconosciuto, Giorgio, dal quale ci libererà solo la oramai prossima scadenza del settennato, ma sarà tutto da vedere se per regalarcene un altro o per permetterci di ritornare ad essere una repubblica parlamentare.

questo è stato uno dei regali della dittatura berlusconiana, più tremenda ancora di quella fascista, perché entrata col virus televisivo nelle coscienze – mentre gli italiani non sono mai stati fascisti, come diceva Pasolini, hanno sempre soltanto fatto finta di esserlo; votavano per burla ai referendum dove il voto era pubblico e andavano nelle piazze a fa caciara quando c’era Mussolini, ma prendendosi gioco di lui: erano un popolo cinico e aveavno di meglio da fare gli italiani del ventennio, salvo pochi esaltati.

negli anni berlusconiani – che neppure è detto che siano finiti se il grande Grullo continuerà a spaccare i due parti inconciliabili gli antiberlusconiani (o per meglio dire i berlusconiani) – Napolitano è stato l’unico argine per limitare il potere mafioso e corruttore del dominus di Arcore, e ci siamo dovuti stringere a lui, che alla fine ha decapitato il mostro a sette vite, e ci siamo dimenticati di guardare ai suoi difetti e a quel che faceva.

l’assenza momentanea del mostro ci consente tuttavia di renderci conto che l’avversario del mostro è quasi più insidioso del mostro stesso e ha fatto per parte sua un danno meno visibile, ma più sostanziale, conducendo l’Italia sulla strada della repubblica presidenziale senza presidenzialismo.

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rinfrancato dal fatto che vedo condivisa la mia analisi anche nelle più nobili stanze di Micromega, proseguo ricordando che sette anni fa, quando si trattò di eleggere il presidente della repubblica, il candidato più autorevole della sinistra era Massimo D’Alema, che propose – fatto alquanto inaudito – un esplicito programma politico della sua presidenza, che era il presidenzialismo.

inaudito e già sempresidenzialista era che D’Alema attribuisse al presidente un programma politico, dato che la Costituzione non gli assegna affatto questo ruolo, anzi dichiara il presidente della Repubblica irresponsabile politicamente dei suoi atti, salvo nel caso di alto tradimento e attentato alla Costituzione.

inaudito poi che questo programma fosse il presidenzialismo, perché anche questo è contrario alla Costituzione.

inaudito infine che D’Alema pretendesse di essere di sinistra e che facesse questa proposta a nome della sinistra o di una sua autorevole parte.

ma il presidenzialismo è tutt’altro che una novità nella storia dell’Italia repubblicana…

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il presidenzialismo fu tentato dal presidente in carica Gronchi nel 1961, un democristiano “di sinistra” che era già stato sottosegretario nel governo Mussolini fino a che non si era trasformato in regime: Gronchi aveva voluto un governo del presidente sostenuto in parlamento dal voto dei neofascisti del Movimento Sociale, quello di un altro democristiano di sinistra, Tambroni; questo era stato abbattuto all’istante da una vera e propria rivolta di piazza, preludio operaio del Sessantotto studentesco, che aveva visto la polizia sparare sui dimostranti: erano i famosi “morti di Reggio Emilia” di una canzone di protesta degli anni Sessanta.

ci aveva riprovato un altro presidente in carica, Segni, nell’estate del 1964, convocando platealmente a palazzo il comandante dei carabinieri, per minacciare il capo del governo in carica, Moro, colpevole di un programma di riforme troppo radicali il governo appena nato di centro-sinistra, ma un ictus provvidenziale pose termine al tentativo, peraltro forse più fi facciata a scopo di ricatto, e impose la nomina di un altro presidente, che fu Saragat, troppo amante della bottiglia per pensare a queste cose.

il presidenzialismo era nel programma politico di Gelli, il piduista, chissà quanti se lo ricordano ancora, ed era stato il programma esplicito di un altro attacco alla presidenza, quello di Fanfani del 1971: la guerra al fanfascismo era stata la prova del fuoco politica della mia giovinezza e una grande vittoria politica del Manifesto (che avrebbe preparato la catastrofe elettorale dei 700.000 voti presi alle elezioni dell’anno successivo, peraltro).

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questo per dire che la destra italiana ha sempre avuto nel suo DNA il presidenzialismo, che in Italia, per la nostra tradizione politica sarebbe fascistoide e non una variante democratica come negli USA o in Francia: e infatti il presidenzialismo sinora frustrato è l’anima non tanto segreta anche del berlusconismo.

e occorre fare attenzione alle minacce berlusconiane contro un prossimo presidente della repubblica di sinistra: Berlusconi sa di potere vincere facilmente le elezioni imminenti grazie al porcellum e sa di potere ricorrere all’art. 90, con un parlamento che fosse totalmente dominato da lui, per revocare qualunque presidente non gradito:

Art. 90.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

la Costituzione non lo dice esplicitamente, ma l’accusa di attentato alla Costituzione può portare, naturalmente, anche alla destituzione del Presidente.

questo per accennare una piccola storia del presidenzialismo italiano passato e futuro.

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nel mio piccolo blog nel 2006, all’inizio di quella che sembrava potesse la seconda occasione storica del centrosinistra e di Prodi, se la sinistra non avesse fatto harakiri e non si fosse spaccata abbattendolo per la seconda volta, combattei con tutti i post che potevo scrivere l’idea scellerata di vedere presidente della repubblica Massimo D’Alema, l’intrallazzatore che aveva portato l’Italia in guerra anticostituzionale contro la Serbia, abbattendo Prodi, che non la voleva fare, dieci anni prima.

e con un certo anticipo, e quando l’idea sembrava peregrina, proposi come alternativa a D’Alema, che mi pareva impresentabile, proprio Napolitano, azzeccandoci ancora una volta per sbaglio.

credevo che Napolitano, storicamente un moderato dentro il Partito Comunista Italiano, sarebbe stato un presidente misurato e corretto.

a conclusione di questo settennato pessimo (salvo quanto detto sopra) devo riconoscere di essermi sbagliato: non perché Napolitano non sia stato quel che prometteva di essere, cioè misurato, ma perché in modo misurato e prudente, e dunque più insidioso, ha realizzato sostanzialmente il programma politico di D’Alema e fatto dell’Italia una curiosa repubblica semipresidenziale senza presidenzialismo vero, introducendo una forma di disequilibrio costituzionale i cui guasti si stanno rendendo evidenti.

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lo strumento usato da Napolitano per raggiungere questo risultato stanno nel progressivo appannamento del principio costituzionale della fiducia data o ritirata dal Parlamento, al quale ha sostituito quello della fiducia data o ritirata dal Presidente della Repubblica, tenendo conto degli orientamenti del Parlamento.

Napolitano è stato ostile al governo Prodi nel 2006-08: voleva, già allora la grande alleanza fra la sinistra e Berlusconi: Prodi era appeso al filo della risicata maggioranza al Senato e Napolitano gli ha ripetutamente imposto di andare a verificarla ad ogni occasione per liberarsi di lui al più presto e sperando di imporre la grande coalizione; quando finalmente, dopo meno di due anni lo spregiudicato filibustering di Berlusconi – contro il quale Napolitano non ha mai fiatato – e il fanatismo trotzkista di un Turigliatto eletto nelle file del centro-sinistra videro Prodi soccombere di poco in un voto sulla politica estera, Napolitano, solo per questo, pretese le dimissioni di Prodi, asserendo che il voto aveva un carattere determinante.

e si scontrò con lui, perché Prodi gli impose il rispetto della Costituzione, e volle andare in Parlamento a farsi correttamente sfiduciare.

Napolitano ha imposto la stessa operazione nel 2011, prendendo atto di persona che Berlusconi non aveva una chiara maggioranza alla Camera, ma evitando di farlo verificare alla Camera stessa.

sembrava la mossa estrema di una situazione di emergenza senza via d’uscita, ma era la premessa di un pasticcio costituzionale inaudito, perché Berlusconi non è mai stato sfiduciato dal Parlamento e questo gli ha permesso di farsi passare come vittima di un colpo di stato, il colpo di stato di Napolitano, naturalmente mai chiamato per nome.

perché Napolitano non volle quel passaggio così semplice e cristallino, cui sarebbero bastati due giorni, e invece fece senatore a vita Monti e lo mandò di carriera a prendersi la fiducia di una Parlamento semiesautorato che non aveva sfiduciato Berlusconi?

perché nella sua visione del ruolo della presidenza della repubblica (che non è quella della Costituzione) il presidente del Consiglio risponde al presidente della repubblica che lo nomina e non al Parlamento che gli dà o gli toglie la fiducia.

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nel corso del 2012 Napolitano, con l’appoggio della Corte Costituzionale, che aveva appena respinto le stesse pretese per quanto riguarda Berlusconi col lodo Alfano, ha fatto un altro passo verso la repubblica presidenziale e ha fatto sancire la non intercettabilità del Presidente.

a mio parere indubbiamente naif, per non dire ignorante, un pasticcio giuridico senza pari e una lesione assurda dei diritti della difesa del comune cittadino: abbiamo infatti in corso un conflitto gravissimo tra Corte di Cassazione, che ha vietato la distruzione delle intercettazioni, e Corte Costituzionale che ha sancito il diritto del Presidente della Repubblica di pretenderla.

e intanto, naturalmente, i giudici che indagano sulla trattativa stato mafia degli anni Novanta hanno giustamente convocato Napolitano presidente come testimone, facendo capire che era meno imbarazzante che si lasciasse ascoltare registrato, piuttosto che andare a dire sotto giuramento nelle aule del tribunale quel che aveva sussurrato al telefono all’indagato Mancino (peraltro a mio parere, innocente, se andiamo a guardare nei dettagli la scombinata indagine di Ingroia).

per fortuna la testimonianza arriverà soltanto a settennato concluso, senza creare altri problemi di lesa maestà a Napolitano, che vi si presenterò come privato cittadino, e se dal processo risulterà che lui è stato parte attiva negli anni Novanta della trattativa stato-mafia (che è l’unica cosa che mi immagino che le intercettazioni potessero contenere per giustificare un Presidente che si rifiuta di rendere noto al popolo il suo operato e si appella al segreto dovuto alla sua funzione), potrà finire sotto processo come un Sarkozy qualsiasi.

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ed eccoci al terribile pasticcio finale 2012-13, che chiude nel ridicolo una presidenza della repubblica tragica: Napolitano, di fronte alle sparate di Berlusconi e Alfano contro Monti di fine 2012, considera, lui personalmente, sfiduciato Monti: non lo rimanda in Parlamento per verificare: sa che alla prova del fuoco avrebbe messo troppo in pericolo Berlusconi.

lo costringe a dimettersi, senza sfiducia.

aveva altre scelte: poteva prima di tutto rimandare alle Camere Berlusconi, che dopotutto era il vincitore delle elezioni del 2008 e non era mai stato sfiduciato: questo però avrebbe impedito al pifferaio magico di poter fare la campagna elettorale truffaldina che ha fatto, perché lo avrebbe costretto a governare per sei mesi e lo avrebbe riportato davanti agli italiani nell’evidenza del fallimento del suo programma.

poteva, tanto per chiarire, rifiutarsi di sciogliere il parlamento senza una riforma elettorale; è la Corte Costituzionale, non altri, che ha definito non conforme alla Costituzione il porcellum e un presidente garante della Costituzione non dovrebbe farci votare con quella legge.

invece no, pasticcia e ci fa votare, ancora col porcellum… (salvo che all’estero…)

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le elezioni sono un plebiscito contro Monti, che prende a stento il 10% dei voti, cioè contro Napolitano politico che lo aveva voluto, e consegnano un paese ingovernabile, non per la legge elettorale, ma perché, di fronte al veto del Grullo, non resta che una tregua fra sinistra e destra classica.

che però può esistere solo togliendo di mezzo Berlusconi.

e siccome questo non è possibile, perché la destra italiana non vuole farlo, allora di necessità la democrazia in Italia è finita, perché deve governare una minoranza: e lo può fare o tramite il porcellum o tramite un golpe dell’esercito, che oscuramente a me pare vi si prepari se sarà necessario, a partire dal caso dei marò o di Aldrovandi, tanto per chiarire che razza di minoranza sarà quella che ci governerà.

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ed eccoci al capolavoro finale dell’altroieri del presidente semipresidenzialista, di fronte alla situazione impallata: rifiutarsi ancora una volta di mandare Bersani in Parlamento a verificare come la pensa il Parlamento, e scoprire che Monti non è stato sfiduciato e che può continuare a governare anche se si è dimesso…

e anche se ha voluto presentarsi alle elezioni, quando Napolitano non voleva, e ha dovuto litigare con lui per farlo…

se è per questo, neppure Berlusconi è stato sfiduciato, e perfino Prodi è stato sfiduciato solo perché lo ha preteso con tutte le sue forze, togliendo a Napolitano il primato di essere il primo presidente della repubblica democratico in cui per sette anni non c’è stato un solo voto di sfiducia ad un governo, a solo la sfiducia data e tolta da un presidente che non è neppure eletto dal popolo, ma – se vogliamo vedere – dalla casta politica.

* * *

non basta ancora.

il programma del futuro governo, che sarà, naturalmente, un governo del presidente, Napolitano non lo fa preparare al governo che tiene artificialmente in vita con accanimento troppo terapeutico, visto che il paziente è il popolo italiano, ma un comitato di dieci saggi, tutti rigorosamente forniti di pisello.

che cosa sia questo comitato la costituzione non lo sa; se lo ricorda semmai la rivoluzione francese quando ricorse al direttorio, preparando Napoleone.

restando più raso terra, questi dieci, come i comandamenti, purtroppo sembrano essere solo dieci ministri in pectore di Napolitano, che ancora una volta non ha fatto l’unica cosa sensata che gli sarebbe rimasta da fare, costituzionalmente: dare l’incarico di formare il nuovo governo a se stesso.

qualcuno ha osservato (ma dev’essere una barzelletta, se Napolitano non l’ha presa sul serio) che la nostra Costituzione non dichiara esplicitamente incompatibile la carica di capo del governo e di presidente della repubblica.

avanti allora: neppure Napolitano è mai stato sfiduciato, si dia l’incarico di formare il nuovo governo e chissà che questa non sia la volta buona che il Parlamento lo sfiducia…

* * *

167. Grasso che cola e le Commissioni del Senato.

5 aprile 2013

https://bortocal.wordpress.com/2013/04/05/167-grasso-che-cola-e-le-commissioni-del-senato/

(…) c’è scritto forse da qualche parte che il Presidente della Repubblica può nominare un decemvirato per scrivere il programma del governo prima di dare l’incarico di farlo?

eppure questa innovazione non da poco Napolitano l’ha fatta.

c’è scritto da qualche parte che il presidente della Repubblica può dare un incarico tra il dire e non dire e neppure revocarlo? (…)

* * *

decisamente, non vi fosse l’omerta` della stampa, il comportamneto di Napolitano comincia a rasentare la stranezza; ma quanti erano a dirlo?

* * *

173. se senza governo cala lo spread.

9 aprile 2013

https://bortocal.wordpress.com/2013/04/09/173-se-senza-governo-cala-lo-spread/

se lo spread comincia addirittura a calare, come è successo ieri, ma bisogna scriverlo sui giornali soltanto tra le righe, questo vuol dire che i mercati tirano un sospiro di sollievo a vedere che quanto meno l’Italia non è malgovernata… (…)

e se non eleggessimo neppure il presidente della repubblica?

averne un altro che non sa stare al suo posto e che pretende di decidere lui di che tipo di governo hanno bisogno gli italiani?

avere di nuovo un presidente della repubblica che vuole benedire il diavolo con l’acqua santa e pretende che il Partito Democratico e Berlusconi governino assieme, contro la volontà dell’86% degli italiani?

no, grazie.

e vuoi vedere che, senza un presidente fotocopia di Napolitano, la finanza mondiale comincia addirittura a scommettere su di noi?

* * *

mi fermo qui, a questo post di nuovo paradossale e provocatorio (ma pare che il sarcasmo sia l’atteggiamento mentale da assumere per reggere), ma inconsapevolmente profetico.

chi altro poteva essere  un presidente fotocopia di Napolitano se non Napolitano stesso?

ci sarebbero altri post da inserire in questa rassegna sulla fatidica primavera 2013, ma questo e` gia` mostruosamente lungo, come al solito, e mi riservo eventualmente una nuova puntata per completare l’analisi di questa fase.

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4 risposte a “Napolitano nove anni nei miei blog: 2013, come far fuori Bersani – 54.

    • hai perfettamente ragione, e avrei dovuto studiare un modo per rendere il testo meno insopportabile, ma stamattina non ho avuto tempo e adesso mi sembra comunque troppo tardi.

      il fatto e`, pero`, che volevo rileggermi tutti i post che ho scritto su Napolitano per verificare se l’insieme di quello che ho scritto ha un senso.

      e questo e` l’unico modo che mi costringe davvero a farlo.

      tirero` le fila con un auto-giudizio quando saro` giunto alla fine.

      mi sono accorto che ne sta uscendo una specie di libro a puntate, che pero` non pubblichero` mai, neppure online, perche` non avrei il coraggio di leggerlo neppure io…

      tentero` invece qualche trucco per una leggibilita` migliore nei prossimi post, promesso.

      e grazie della critica! 🙂

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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